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Portiamo solidarietà a Katiuscia, operaia della IP CLEANING - Per il diritto alla salute nei luoghi

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Movimento
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
S.L.A.I. Cobas

Coordinamento Provinciale di Cremona

Via Mazzini, 24 - 26010 Bagnolo Cremasco (CR)

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COMUNICATO STAMPA

PORTIAMO SOLIDARIETÀ A KATIUSCIA, OPERAIA DELLA IP CLEANING  S.p.A. DI VAIANO CREMASCO.

SOSTENIAMOLA ALL'UDIENZA DI VENERDÌ 20 GIUGNO 2008 ALLE ORE 12.00 PRESSO IL TRIBUNALE DI CREMA, PER RIMARCARE IL DIRITTO ALLA SALUTE NEI  LUOGHI DI LAVORO.

FACCIAMO SENTIRE A GRAN VOCE CHE I LAVORATORI NON SONO MERCE.

Vi ricordate il caso di Raffaella F., operaia della IPC FAIP di Vaiano Cremasco? Il 20 dicembre 2006 aveva fatto scalpore la notizia di quella madre licenziata dalla IPC FAIP per ripetuti ritardi a causa di un accordo interno di riduzione di mezz'ora della pausa pranzo. A nulla sono valse le ripetute richieste che le fosse concessa una flessibilità di orario, perché il nuovo orario la costringeva di fatto a non poter andare a prendere la figlia all'uscita di scuola per portarla a casa.

Un caso emblematico, ma non isolato, per descrivere le tante condizioni di esistenza della classe lavoratrice, dei ricatti e delle umiliazioni che vive ogni giorno. In questa fabbrica i sindacati conf-aziendali CGIL e CISL fanno il gioco delle tre scimmiette – non vedono – non sentono – non parlano. Se qualcuno nutre speranze sul loro ruolo di tutela dei lavoratori, dovrebbe ricredersi. Ormai ricoprono il ruolo di consulenti del lavoro dell'azienda e di controllo degli operai perchè non alzino la testa. Per i padroni i profitti vengono sopra di tutto. I diritti dei lavoratori possono aspettare.

Ma come sempre quando la storia si ripete, si trasforma da tragedia in farsa. Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.

(…) Katiuscia Bonomi è un'operaia metalmeccanica di 39 anni, ha due figli di 7 e 11 anni e un marito. Lavora da 14 anni presso la società FAIP s.r.l. ora IP CLEANING S.p.A. di Vaiano Cremasco (CR), dove si realizzano idropulitrici, pulivapor e compressori.

La produzione del prodotto finito si realizza attraverso l'utilizzo di sostanze, quali olii, colle e grassi oltre a sostanze chimiche. Già dal primo periodo di lavoro, Katiuscia soffre di un gravissimo sfogo allergico alle mani, polsi e braccia che la costringono a restare a casa utilizzando giorni di malattia al fine di curarsi.

Al rientro sul luogo di lavoro, ritorna sulla linea di produzione (linea 30), alla quale è stata assegnata, e anche in questo caso dopo uno o due giorni lavorativi è costretta a rimanere a casa in malattia per potersi curare le zone di mani e braccia colpiti da forti irritazioni cutanee e ulcerazioni sanguinanti.

Rientrata per la seconda volta in azienda chiede espressamente alla società di essere spostata di reparto perché le sostanze chimiche che utilizza per la realizzazione del prodotto aziendale sono causa del suo preoccupante malessere fisico.

Nonostante le reiterate ed esplicite richieste fondate anche sulla documentazione medica prodotta, l'azienda non interviene per collocare l'operaia ad altro reparto.

Soltanto nel 2004 e, quindi, ben 10 anni dopo il primo manifestarsi delle reazioni allergiche, Katiuscia viene spostata nel reparto magazzino e chiamata a svolgere le funzioni di carrellista, con la conseguente risoluzione dei problemi di allergie in considerazione della mancanza di contatto con le sostanze allergiche.

Inspiegabilmente, l'azienda ha periodicamente ricollocato Katiuscia alla linea di produzione e ciò ha ogni volta portato ad una grave sintomatologia derivante dal contatto con le sostanze e i materiali per lei nocivi e pericolosi. Pertanto ad ogni rientro nel reparto di produzione sono conseguiti allontanamenti dal lavoro per la necessità di sottoporsi a esami, controlli clinici e recupero delle normali condizioni di salute. Questa sintomatologia non è stata esclusa neppure a mezzo di guanti dei quali l'azienda ha prescritto l'uso.

Tale stato dei fatti e, in particolare, le sofferenze legate al manifestarsi della fenomenologia allergica a seguito della ricollocazione periodica alla linea di produzione, hanno creato una condizione di grave disagio sia fisico che psicologico, la quale, di recente, nel timore che al proprio rientro possa nuovamente ritrovarsi di fronte al presentarsi di un ulteriore episodio allergico, è giunta ad ingerire dei medicinali nel tentativo di togliersi la vita. In data 11 maggio.2008, la sig.ra Bonomi Katiuscia, in un momento di profonda disperazione è arrivata ad assumere medicinali quali 20 cp di rabreprazolo e 10 cp di domperidone per non rientrare il giorno seguente sul posto di lavoro, come si evince dal certificato medico del pronto soccorso che attesta: "Tentato suicidio per ingestione da farmaci" Viene immediatamente ricoverata.

Di tale circostanza l'azienda non può disinteressarsi, considerato la fondata certezza causale tra l'esposizione alle sostanze necessarie per le lavorazioni e l'insorgenza dei fenomeni allergici, vi è fondato pericolo che per il protrarsi nel tempo di tali esposizioni, la sintomatologia vada progressivamente aggravandosi e che, al peggiorare delle condizioni fisiche, vada ad assommarsi un crescente disagio psicologico, con il rischio di nuovi tentativi di suicidio. Il nesso causale tra i fenomeni allergici e l'esposizione alle sostanze con le quali Katiuscia si trova a contatto durante l'attività lavorativa è peraltro attestata da una svariata documentazione medica (l'INAIL gli riconosce un'indennità per inabilità temporanea assoluta e successivamente un'invalidità permanente del 5%), peraltro in possesso dell'azienda già dai primi episodi di reazioni cutanee e conseguenti lesioni.

In materia di igiene e sicurezza del lavoro non si ammettono deroghe alla salvaguardia della persona umana e nella sua integrità psico-fisica. La tutela del diritto alla salute del lavoratore, oltre cha al diritto all'incolumità fisica del singolo individuo, si configura come diritto ad un ambiente salubre. L'azienda è tenuta ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessari a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori. Occorre, peraltro, rilevare che l'azienda dispone della possibilità di assegnare l'operaia Katiuscia ad altro reparto, garantendo la tutela della sua salute sia dal punto di vista fisico che psicologico. La stessa, già nell'anno 2004 è stata assegnata al magazzino e, inspiegabilmente, a periodi alterni, successivamente ricollocata in produzione. Sembra quasi che la volontà del datore di lavoro sia quella di testare la permanenza delle allergie e ciò con chiaro dispregio della certificazione medica prodotta. Grava sull'azienda l'obbligo di destinare l'operaia che non possa essere più adibita a determinate mansioni ad altra occupazione che non comporti rischi per la sua salute. Le dimensioni aziendali e il numero dei reparti consentono senza dubbio, una differente collocazione di Katiuscia, cosa, peraltro, già avvenuta in tempi passati (…)

Lo Slai Cobas sta seguendo attivamente la questione, supportando con ogni mezzo la lavoratrice, ma per combattere questo stato di cose, occorre andare oltre la solidarietà e adoperarsi collettivamente, per costruire organizzare e rilanciare insieme un forte movimento di massa, unitario e autorganizzato "di resistenza e controffensiva" nei posti di lavoro e nel territorio per contrastare le politiche padronali, antiproletarie e di sfruttamento, che continuano ad indebolire e fiaccare i lavoratori in tutti i settori, condannandoli, insieme alle loro famiglie, al ricatto della precarietà a vita e la collocazione in fascia di povertà, a sotto-diritti e sotto-salario. 

LAVORATORI VOGLIAMO COMINCIARE A RISALIRE?

 LAVORO STABILE – SALARIO – DIRITTI

 

Bagnolo Cremasco, 3 giugno 2008


--
SLAI Cobas
Coordinamento Provinciale di Cremona

Via Mazzini, 24 – 26010 Bagnolo Cremasco (CR)
presso lo Spazio Popolare La Forgia
www.slaicobas.it

Apertura sede sindacale martedì e giovedì dalle ore 17.00 alle 19.00
Per appuntamenti tel.3335986270 - 0373470015
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