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E' LA PRECARIETA' CHE UCCIDE I GIOVANI OPERAI!

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Movimento
E' LA PRECARIETA' CHE UCCIDE I GIOVANI OPERAI!
 
Lo Slai Cobas si stringe al dolore della famiglia di Luca Vertullo, il giovane lavoratore interinale di 22 anni, ucciso da un rimorchio al Porto di Ravenna.
Quello che per l'amministrazione comunale, l'Autorità portuale, la Sapir, è il fiore all'occhiello per aumentare i profitti per i padroni locali, il Porto di Ravenna è invece un luogo ad altissimo rischio per i lavoratori che da tempo denunciano, inascoltati, i pesanti ritmi di lavoro, la fatica, i tempi di consegna e l'alto rischio per la loro sicurezza.
Gli investimenti annunciati dell'Autorità portuale per il triennio 2006-2008 non riguardano affatto la sicurezza ma servono a potenziare il traffico container : la competività tanto cara ai padroni viene pagata con la fatica dei lavoratori. E oggi sono i giovani, in affitto, sottopagati, precari, la nuova realtà operaia spinta nell'ingranaggio del sistema di sfruttamento. Un sistema che qualche anno fa ha ucciso un giovane operaio del Sud alla Marcegaglia e oggi Luca Vertullo, "Fagiano", al Porto di Ravenna.
Sentire parlare ancora una volta di "dramma", "tragedia", "ennesima sciagura", serve a poco e crea confusione.
Siamo stanchi di demagogia, di solite parole a vuoto dopo la morte sui luoghi di lavoro.
Il presidente della Compagnia portuale, Rubboli, ha detto chiaramente che "il lavoro viene svolto in base agli accordi sindacali e alle normative esistenti". Proprio queste normative, infatti, permettono ai padroni di impiegare un ragazzo di soli 22 anni a fare lavori che i lavoratori più anziani rifiutano, senza formazione, come fosse al fronte di guerra, con pressanti ritmi di lavoro, mezzi meccanici in movimento e camion sovraccarichi per rispettare i tempi di consegna! "Il più anziano tra questi giovani operai è stato assunto a luglio", ha denunciato un collega del povero Luca. E' la famigerata legge Biagi che permette ai nuovi caporali, le agenzie interinali, lo sfuttamento senza limiti dei lavoratori. I sindacati ed i politici che si strappano le vesti dopo l'ennesimo omicidio bianco nei luoghi di lavoro dovrebbero portare fino in fondo le denuncie del lavoratori. Ma non lo fanno perchè sono parte del sistema di sfruttamento dei lavoratori.
Certo che non è giusto morire per il lavoro, ma senza cancellare una volta per tutte la precarietà della condizione di tanti giovani lavoratori senza diritti e tutele, se, più chiaramente, non viene immediatamente cancellata la legge Biagi, sono tutte parole vuote che non cambiano le cose.
Al tempo stesso lanciamo quì la proposta che sta portando avanti lo SLAI COBAS di Taranto riguardo la fabbrica della morte, l'ILVA di Taranto: e cioè di una postazione fissa dell'Ispettorato del Lavoro, all'interno del Porto di Ravenna in questo caso.
Occorre che le testimonianze e le denunce dei lavoratori portuali abbiano un sindacato che li porti avanti: lo SLAI COBAS è pronto a raccoglierle e a trasformarle in vertenze.
Allo stesso tempo facciamo appello ai delegati più combattivi ad esprimersi chiaramente per la cancellazione della Legge Biagi, al Porto come altrove.
Non deve passare la rassegnazione della fatalità degli incidenti, degli omicidi bianchi. Lottare per la sicurezza si può e si deve. E' ora di finirla con il terrorismo padronale, con il loro sistema di potere nei luoghi di lavoro, con le loro leggi.
 
SLAI COBAS per il Sindacato di classe di Ravenna
tel. 339-8911853
 

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