Ancora polveri nocive al Porto di Ravenna
| Movimento |
Non solo la sicurezza minaccia la vita degli operai nei luoghi di lavoro, anche l'ambiente nocivo è un pericolo serio che colpisce la salute dei lavoratori.
Dopo la presenza di amianto nelle navi, adesso la denuncia dei lavoratori portuali richiede l'intervento dell'Arpa perchè non vogliono più essere costretti a respirare per 8 ore di lavoro le micidiali polveri quali l'argilla nell'area S. Vitale e il carbone e clinker nelle banchine della Baiona, sollevate dal vento di questi giorni ma, soprattutto, dal proliferare di montagne di materiale stoccato a cielo aperto. Le immagini pubblicate dai quotidiani locali sono molto eloquenti e richiedono un intervento risolutivo: operai sporchi come uscissero da una miniera!
A che sevono gli irrigatori per annaffiare le superfici del carbone se non sono soggetti a nessun tipo di controllo?
Ma soprattutto la movimentazione delle merci non può essere effettuata con le benne che causano notevole dispersione nell'aria ma con aspiratori e nastri trasportatori chiusi, come impone il protocollo d’intesa firmato il 18 settembre 2003 dall'Autorità Portuale, AUSL, ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI e CONFEDERALI per la limitazione della emissione e dispersione di polveri da merci polverulente nel Porto ma che viene costantemente violato.
Degli investimenti previsti dal piano d'interventi dell'Autorità portuale e disponibili con l'ultima finanziaria, neanche un centesimo è destinato alla messa in sicurezza dell'ambiente lavorativo. Ancora una volta il profitto è il valore supremo a cui la vita dei lavoratori è subordinata, la competitività è il metro di misura delle scelte padronali, non certo la salvaguardia della salute e sicurezza degli operai!
Pertanto lo SLAI COBAS chiede un intervento della Magistratura, della Medicina del Lavoro e dell'Ispettorato del Lavoro a tutela della salute dei lavoratori.
Ma, perchè gli interessi dei lavoratori si affermino, è necessario unire tutti coloro che si battono per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro, dentro e fuori il sindacato confederale che al Porto in particolare, come stiamo denunciando con l'esposto alla magistratura per l'omicidio bianco di Luca Vertullo avvenuta il 1° settembre dello scorso anno, è schierato con gli interessi dei padroni e della Compagnia portuale.
Occorre unirsi su una linea di classe su questi temi per nuovi rapporti di forza a favore della soluzione dei problemi dei lavoratori, come la realtà delle lotte sulla salute e sicurezza, sorti spontanei a livello nazionale, sta dimostrando.
E' necessaria la ricostruzione di un vero sindacalismo di classe nelle fabbriche e al Porto.
SLAI COBAS
Redazione di FRONTE DEL PORTO, giornale per l'autorganizzazione del lavoratori portuali di Ravenna
TEL 339-8911853
e mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Dopo la presenza di amianto nelle navi, adesso la denuncia dei lavoratori portuali richiede l'intervento dell'Arpa perchè non vogliono più essere costretti a respirare per 8 ore di lavoro le micidiali polveri quali l'argilla nell'area S. Vitale e il carbone e clinker nelle banchine della Baiona, sollevate dal vento di questi giorni ma, soprattutto, dal proliferare di montagne di materiale stoccato a cielo aperto. Le immagini pubblicate dai quotidiani locali sono molto eloquenti e richiedono un intervento risolutivo: operai sporchi come uscissero da una miniera!
A che sevono gli irrigatori per annaffiare le superfici del carbone se non sono soggetti a nessun tipo di controllo?
Ma soprattutto la movimentazione delle merci non può essere effettuata con le benne che causano notevole dispersione nell'aria ma con aspiratori e nastri trasportatori chiusi, come impone il protocollo d’intesa firmato il 18 settembre 2003 dall'Autorità Portuale, AUSL, ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI e CONFEDERALI per la limitazione della emissione e dispersione di polveri da merci polverulente nel Porto ma che viene costantemente violato.
Degli investimenti previsti dal piano d'interventi dell'Autorità portuale e disponibili con l'ultima finanziaria, neanche un centesimo è destinato alla messa in sicurezza dell'ambiente lavorativo. Ancora una volta il profitto è il valore supremo a cui la vita dei lavoratori è subordinata, la competitività è il metro di misura delle scelte padronali, non certo la salvaguardia della salute e sicurezza degli operai!
Pertanto lo SLAI COBAS chiede un intervento della Magistratura, della Medicina del Lavoro e dell'Ispettorato del Lavoro a tutela della salute dei lavoratori.
Ma, perchè gli interessi dei lavoratori si affermino, è necessario unire tutti coloro che si battono per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro, dentro e fuori il sindacato confederale che al Porto in particolare, come stiamo denunciando con l'esposto alla magistratura per l'omicidio bianco di Luca Vertullo avvenuta il 1° settembre dello scorso anno, è schierato con gli interessi dei padroni e della Compagnia portuale.
Occorre unirsi su una linea di classe su questi temi per nuovi rapporti di forza a favore della soluzione dei problemi dei lavoratori, come la realtà delle lotte sulla salute e sicurezza, sorti spontanei a livello nazionale, sta dimostrando.
E' necessaria la ricostruzione di un vero sindacalismo di classe nelle fabbriche e al Porto.
SLAI COBAS
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