Volantino in distribuzione a Viterbo per il processo Cervantes
| Movimento |
Il 30 novembre inizia a Roma il processo "Cervantes" a carico di 9 compagni
anarchici (8 dei quali in carcere), di questi 6 originari o abitanti nel
Viterbese.
Un processo preventivo fondato sul nulla, tanto è vero che per la mancanza
di indizi certi e prove a fronte di decine di indagati (oltre 60) il vile PM
Vitello è riuscito a rinviare a giudizio solo 9 in base a sospette
"intercettazioni" sbirresche.
Un processo preventivo dovuto alla paura del sistema di dominio che la lotta
condotta a viso aperto dai compagni contro questo infame ordine sociale,
capace solo di sfruttamento, precarietà e disoccupazione per i proletari e
della difficoltà di "svoltare" il mese per sempre più ampie fasce di
popolazione possa
cortocircuitare con le autonome istanze di liberazione della classe che in
prima persona subisce gli effetti del capitale.
Paura ad esempio che la rivolta delle banlieus Francesi, sia pure con
caratteristiche diverse, arrivi in Italia: Non l'hanno detto apertamente i
nostri politicanti (Prodi e Pisanu in testa) che quanto succede oggi in
Francia potrebbe accadere domani in Italia?
Quando i corpi sfuggono alla "società disciplinare" modellata dall'attuale
modo di produzione (i cui guardiani sono psicologi, sociologi, operatori
sociali, burocrati e recuperatori di ogni risma e in ogni salsa
istituzionale).
quando consenso coattivo e controllo sociale non bastano più arriva la
repressione, fatta di sbirraglia, magistrati e giudici che tanto piacere
provocano al nostro centrosinistra giustizialista.
Se nei decenni passati i vari governi riuscivano a mantenere "pace sociale"
anche ridistribuendo una parte,
sia pure irrisoria, della ricchezza prodotta oggi nessuno può elargire un
bel niente vista la crisi strutturale che attanaglia l'intero sistema
capitalistico.
Se guardiamo le cose di tutti i giorni ci accorgiamo di supermercati
pullulanti di sbirri e di città inondate di telecamere (con la scusa della
sicurezza) mentre le carceri si riempiono di quelli che una volta erano
definiti "onesti padri di famiglia" costretti a "delinquere" per arrivare a
fine mese.
Siamo già alla "rivolta individuale" fatta di taccheggi, furtarelli e
piccole rapine nel negozi che, tra l'altro ha portato alla crescita della
popolazione detenuta dai 54.000 del 2002 ai 60.000 del luglio scorso, più
altrettanti costretti alle cosiddette misure alternative (arresti
domiciliari, firma obbligatoria ecc..)
La paura di chi comanda è che dalla rivolta individuale si passi alla
rivolta collettiva e che si metta in discussione l'intero esistente. E' qui
che si inquadra il processo "Cervantes", un processo interamente POLITICO in
cui non
sono i fatti a contare ma le personalità, le attitudini dei compagni in
quanto tali.
Non ci è mai interessato di disquisire di innocenti o colpevoli, termini
giuridici che. in quanto tali, sono espressione del dominio borghese.
Tanto meno lo faremo in questo caso.
Noi non disdegniamo di nascondere le nostre intenzioni, dichiariamo
apertamente di voler radicalmente cambiare lo stato di cose presente; vuol
dire essere sovversivi?
Ebbene rivendichiamo di essere sovversivi!!!
SENZA TREGUA CONTRO LO STATO E IL CAPITALE PER L'AZIONE DIRETTA
LIBERTA' PER CLAUDIA DANILO DAVID MARCO MASSIMO SERGIO
SIMONE STEFANO VALENTINA
ONORE E DIGNITA' PER I COMPAGNI CADUTI
COMBATTENDO CONTRO LO STATO E IL CAPITALE
Comitato cittadino contro il carcere e la repressione sociale di Viterbo.
f.i.p. \loc. Riello- Viterbo 24 nov. 2005
anarchici (8 dei quali in carcere), di questi 6 originari o abitanti nel
Viterbese.
Un processo preventivo fondato sul nulla, tanto è vero che per la mancanza
di indizi certi e prove a fronte di decine di indagati (oltre 60) il vile PM
Vitello è riuscito a rinviare a giudizio solo 9 in base a sospette
"intercettazioni" sbirresche.
Un processo preventivo dovuto alla paura del sistema di dominio che la lotta
condotta a viso aperto dai compagni contro questo infame ordine sociale,
capace solo di sfruttamento, precarietà e disoccupazione per i proletari e
della difficoltà di "svoltare" il mese per sempre più ampie fasce di
popolazione possa
cortocircuitare con le autonome istanze di liberazione della classe che in
prima persona subisce gli effetti del capitale.
Paura ad esempio che la rivolta delle banlieus Francesi, sia pure con
caratteristiche diverse, arrivi in Italia: Non l'hanno detto apertamente i
nostri politicanti (Prodi e Pisanu in testa) che quanto succede oggi in
Francia potrebbe accadere domani in Italia?
Quando i corpi sfuggono alla "società disciplinare" modellata dall'attuale
modo di produzione (i cui guardiani sono psicologi, sociologi, operatori
sociali, burocrati e recuperatori di ogni risma e in ogni salsa
istituzionale).
quando consenso coattivo e controllo sociale non bastano più arriva la
repressione, fatta di sbirraglia, magistrati e giudici che tanto piacere
provocano al nostro centrosinistra giustizialista.
Se nei decenni passati i vari governi riuscivano a mantenere "pace sociale"
anche ridistribuendo una parte,
sia pure irrisoria, della ricchezza prodotta oggi nessuno può elargire un
bel niente vista la crisi strutturale che attanaglia l'intero sistema
capitalistico.
Se guardiamo le cose di tutti i giorni ci accorgiamo di supermercati
pullulanti di sbirri e di città inondate di telecamere (con la scusa della
sicurezza) mentre le carceri si riempiono di quelli che una volta erano
definiti "onesti padri di famiglia" costretti a "delinquere" per arrivare a
fine mese.
Siamo già alla "rivolta individuale" fatta di taccheggi, furtarelli e
piccole rapine nel negozi che, tra l'altro ha portato alla crescita della
popolazione detenuta dai 54.000 del 2002 ai 60.000 del luglio scorso, più
altrettanti costretti alle cosiddette misure alternative (arresti
domiciliari, firma obbligatoria ecc..)
La paura di chi comanda è che dalla rivolta individuale si passi alla
rivolta collettiva e che si metta in discussione l'intero esistente. E' qui
che si inquadra il processo "Cervantes", un processo interamente POLITICO in
cui non
sono i fatti a contare ma le personalità, le attitudini dei compagni in
quanto tali.
Non ci è mai interessato di disquisire di innocenti o colpevoli, termini
giuridici che. in quanto tali, sono espressione del dominio borghese.
Tanto meno lo faremo in questo caso.
Noi non disdegniamo di nascondere le nostre intenzioni, dichiariamo
apertamente di voler radicalmente cambiare lo stato di cose presente; vuol
dire essere sovversivi?
Ebbene rivendichiamo di essere sovversivi!!!
SENZA TREGUA CONTRO LO STATO E IL CAPITALE PER L'AZIONE DIRETTA
LIBERTA' PER CLAUDIA DANILO DAVID MARCO MASSIMO SERGIO
SIMONE STEFANO VALENTINA
ONORE E DIGNITA' PER I COMPAGNI CADUTI
COMBATTENDO CONTRO LO STATO E IL CAPITALE
Comitato cittadino contro il carcere e la repressione sociale di Viterbo.
f.i.p. \loc. Riello- Viterbo 24 nov. 2005




