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Lo sgombero in via Capofonte

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Movimento
In merito alla vicenda dello sgombero di 5 famiglie dalle case autoassegnate
in Via Capofonte e a tutto quello che ne è seguito molte cose sarebbero da
dire.
 
Trieste.......

Lo sgombero di mercoledì 16 maggio, attuato con una vera e propria operazione di guerra, aveva non solo lo scopo di restituire alla speculazione una palazzina (perché un bando europeo di quasi 9 milioni di euro per 60 appartamenti questo significa)  ma anche quello di dare un messaggio chiaramente intimidatorio a tutti coloro i quali -e sono centinaia- in città occupano case sfitte siano esse pubbliche o private.
Si è voluto attaccare in particolare l'esperienza di via Capofonte in quanto simbolo di una lotta che diviene proposta concreta attraverso la costituzione in cooperativa e il progetto di autorecupero delle abitazioni.

Le denunce per "associazione a delinquere" per il portavoce degli abitanti e cinque attivisti dello "Sportello degli invisibili" sono la ciliegina su una torta già troppo rancida.

Il Comune, dopo aver fatto bella figura trovando delle soluzioni -temporanee- per 9 famiglie si rende ridicolo dicendo che non può fare nulla per le 5 sbattute in strada.
E' evidente a tutti che dove si trova la soluzione per 9 la si trova anche per 14, specie se pensiamo alle migliaia di alloggi sfitti in città.
Ed è proprio questa situazione, che vede l'ATER devastare (ricordiamo gli innumerevoli appartamenti resi inagibili per prevenire le autoassegnazioni)
e svendere il patrimonio pubblico, che vede un mercato degli affitti sempre più da rapina., che vede famiglie intere sbattute in strada, ad essere criminale!
Di fronte a questo scenario la solidarietà concreta alle famiglie sgomberate deve estendersi, creando un tessuto solidale radicato in città.
E' chiaro a tutti che il problema della casa -così come tutti i problemi sociali- non avrà sbocchi positivi reali senza un movimento sociale ampio e determinato.
Da parte nostra abbiamo cercato di dare il nostro contributo in questi giorni convulsi perché crediamo che la solidarietà -innanzitutto umana prima ancora che politica- sia un fatto concreto e materiale che deve vederci tutti coinvolti.

Riguardo all'aggressione squadrista al presidio sotto il Comune, che ha portato al ferimento -fra gli altri- di un nostro compagno non abbiamo molto
da aggiungere. La miseria umana della banda di picchiatori fascisti (venuti lì a provocare ad arte) è tale che non merita neppure una riga di più.


Gruppo Anarchico Germinal - Federazione Anarchica Italiana
 

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