Joomla TemplatesBest Web HostingBest Joomla Hosting
Login
Calendario Eventi
Maggio 2012
Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
30 1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31 1 2 3
Statistiche
Total Members : 2892
Members Online : 0
Top List
Feed RSS

Sottoscrivi il feed

Enter your email address:

Delivered by FeedBurner

Ergastoli, nani e ballerine. Lettera aperta al Presidente Brasiliano Lula

Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 
Movimento
Ergastoli, nani e ballerine. Lettera aperta al Presidente Brasiliano Lula
 
 
 
 
 


Signor Presidente,

Le scriviamo ora che il clamore della vicenda Battisti si è assopito
sulle pagine dei giornali e delle televisioni italiane. Per settimane i
nostri media hanno dipinto il Suo paese come un paese da Terzo Mondo,
privo di una solida cultura giuridica, terra che custodisce latitanti e
criminali internazionali in spregio ad ogni principio del diritto. Per
settimane persone che ignorano la storia, le storie e perfino gli atti
processuali hanno dato giudizi severi, implacabili verso il suo Paese.
Noi non vogliamo entrare nel merito della vicenda Battisti. Vogliamo
esprimerle il nostro apprezzamento perché abbiamo letto che uno dei
motivi per i quali il Brasile non è favorevole all’estradizione di
Battisti è che in Italia vi è la pena dell’ergastolo, una pena che non è
prevista dal codice penale brasiliano.

Signor Presidente,

nel nostro paese la Costituzione prevede che la pena non debba essere
contraria al senso di umanità e debba tendere alla rieducazione del
condannato. Per molti di noi questo vuole dire che l’ergastolo, che è il
figlio giuridico della pena di morte, è incompatibile con i nostri
principi costituzionali. Per questi motivi abbiamo promosso un
dibattito, attraverso forme di lotta pacifica e non violenta. Abbiamo
sollevato una campagna per l’abolizione dell’ergastolo con uno sciopero
della fame, per il secondo anno consecutivo. Questa campagna, che
porteremo avanti coi tempi ed i modi che ci saranno possibili,
quest’anno è andata avanti per tre mesi e mezzo, dal primo dicembre
scorso al sedici marzo, ma in questo nostro paese il fatto che migliaia
di persone (agli ergastolani si sono uniti molti detenuti comuni con
condanne lunghe) facciano uno sciopero della fame, più o meno
prolungato, …non fa notizia! Così come <<non fa notizia>> il fatto che
abbiamo presentato alla Corte di Strasburgo 739 ricorsi contro la pena
dell’ergastolo. Siamo consapevoli che non è una battaglia popolare e che
possiamo essere facilmente strumentalizzati. Siamo consapevoli che
ognuno deve pagare il prezzo delle proprie scelte. Ma siamo altrettanto
certi che la vendetta non è giustizia e che è possibile offrire a tutti
una speranza, anche al termine della pena più lunga possibile.

Signor Presidente,

il primo atto del nostro governo appena eletto è stato di approvare una
legge che sospendesse il processo per il presidente del Consiglio.
Adesso, in questi giorni, sono in discussione proposte di legge che
prevedono carcere e pene severe per immigrati, tossicodipendenti,
prostitute e, pensi un po’, persino per i giornalisti. In questi giorni,
lo stesso ministro della Giustizia ha dichiarato alla stampa che le
prigioni italiane, tanto sono piene, non rispettano il dettato
costituzionale né il diritto alla dignità.
Non sappiamo se l’eco delle vicende italiane sia giunto nel suo Paese.
Noi sappiamo che la storia del suo Paese è stata una storia difficile e
che più di una volta la democrazia è stata messa in pericolo. Ma oggi,
Lei ha dimostrato di quale civiltà sia capace il suo popolo e di quale
ipocrisia sia composta la nostra classe politica. Lei ha dimostrato che
la democrazia si misura anche dalla capacità di uno Stato di essere buon
giudice e non cattivo vendicatore.

Signor Presidente,

Benjamin Constant ha scritto che l’ergastolo è «un consacrare la
schiavitù, un degradare l'umana condizione». Noi potremmo condurre
questa battaglia nel buio delle aule dei tribunali, singolarmente
attraverso i nostri avvocati. Abbiamo deciso, invece, di farne
discussione pubblica perchè a noi sembra che la Giustizia non è un fatto
privato quanto invece un atto politico essenziale nella storia sociale
dei popoli.
Noi La ringraziamo, signor Presidente, per aver ribadito un principio
giuridico internazionale che dovrebbe essere proprio di ogni paese
democratico e che, purtroppo, in Italia vale solo per i potenti!
Noi crediamo che, per quanti errori abbia potuto commettere, ogni uomo
ha diritto, una volta scontato il suo debito, a vivere e morire sotto un
cielo di stelle. Perché non sia consacrata la schiavitù del <<fine pena
mai>> contro la quale noi continueremo a lottare!

Alcuni ergastolani in lotta per la vita
 
 
 


Per informazioni sulla campagna “Mai dire mai” per l’abolizione
dell’ergastolo:
“Associazione Liberarsi”
Via Tavanti, 20
50134 Firenze (Italia)
tel/fax +39 055 473070
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
www.informacarcere.it/campagna_ergastolo.php
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna