GLI OPERAI DELL'INDUSTRIA: LA GRANDE FRATTURA
| Movimento |
Gli operai dell'industria hanno detto NO
INEQUIVOCABILMENTE
Tutto il resto è solo una truffa
Il dato è inequivocabile, l'accordo sulle pensioni è stato bocciato dagli operai con percentuali che vanno dall'80% in su.
La frattura fra Cgil, Cisl e Uil e le grandi fabbriche è ormai un dato di fatto.
Hanno fatto vincere i SI raccogliendo voti ovunque, dai pensionati ricattati dal miserabile aumento, ad indefinite casalinghe, dagli impiegati privilegiati fino a tutto quello strato di lavoratori che ha fatto carriera all'ombra del sindacato collaborazionista.
Un'area di voto completamente incontrollata dalla quale hanno tirato fuori, come un coniglio dal cappello milioni di SI.
Un SI per costringere gli operai a lavorare fino a morire per far arricchire i padroni e mantenere con loro tutte le classi superiori e i loro privilegi.
Gli operai delle grandi fabbriche hanno detto NO, con forza, senza tentennamenti, né ambiguità.
Non lascerà nessuna traccia?
Gli operai continueranno a farsi sottomettere dal voto di quel pantano sociale che va dai lavoratori privilegiati ai dirigenti industriali e sindacali, che si dicono anch’essi lavoratori, ai pensionati d'oro dell'industria e dello Stato? Continueranno, gli operai, a farsi sottomettere da gente disposta a votare SI a qualunque misura antioperaia pur di garantirsi la bella vita? Non sono forse questi che ci hanno battuto sulla scala mobile, sulla legge Dini, non sono stati i loro voti a farci digerire accordi contrattuali di quattro soldi per noi e buoni aumenti per loro?
Non sarà più così, il distacco degli operai dalle altre classi è palpabile, sul risultato del referendum non si confrontano più solo numeri, ma comportamenti omogenei di classi sociali. Gli operai sono andati di qua, gli altri di là.
Va registrato che anche fra gli altri lavoratori, delle vere e proprie zone di rifiuto dell'accordo si sono manifestate, la crisi ha lavorato con metodo e tante illusioni sono cadute.
Epifani, Bonanni ed Angeletti fanno ridere: dal trionfalistico 80% di SI sono scesi in poche ore al 70% ed ancora non è finita, non possono esibire nessuna prova seria di questi "entusiasmanti" risultati, tutte cifre politiche. Nelle fabbriche i NO sono certificati uno ad uno e sono l'assoluta maggioranza.
Potranno applicare l'accordo raccontando che hanno ottenuto ampio consenso, ma un sindacato senza operai è finito.
Montezemolo può continuare ad incontrare i capi di CGIL, CISL ed UIL, far finta che non è successo niente, ma il fatto innegabile è che non rappresentano più gli operai, gli operai di Mirafiori e di Melfi, dell’Alfa sud e dei Cantieri Navali e i padroni sanno di chi si sta parlando.
Un nuovo sindacalismo sta maturando nelle fabbriche, il sindacalismo degli operai, quello dei borghesi è stato travolto da un NO che nessuna operazione mediatica può più nascondere.
Associazione per la Liberazione degli Operai
Fip. 11 - 10
Per contatti scrivere: via Falck, 44 20099 Sesto San Giovanni (Mi)
www.ASLOPERAICONTRO.ORG
INEQUIVOCABILMENTE
Tutto il resto è solo una truffa
Il dato è inequivocabile, l'accordo sulle pensioni è stato bocciato dagli operai con percentuali che vanno dall'80% in su.
La frattura fra Cgil, Cisl e Uil e le grandi fabbriche è ormai un dato di fatto.
Hanno fatto vincere i SI raccogliendo voti ovunque, dai pensionati ricattati dal miserabile aumento, ad indefinite casalinghe, dagli impiegati privilegiati fino a tutto quello strato di lavoratori che ha fatto carriera all'ombra del sindacato collaborazionista.
Un'area di voto completamente incontrollata dalla quale hanno tirato fuori, come un coniglio dal cappello milioni di SI.
Un SI per costringere gli operai a lavorare fino a morire per far arricchire i padroni e mantenere con loro tutte le classi superiori e i loro privilegi.
Gli operai delle grandi fabbriche hanno detto NO, con forza, senza tentennamenti, né ambiguità.
Non lascerà nessuna traccia?
Gli operai continueranno a farsi sottomettere dal voto di quel pantano sociale che va dai lavoratori privilegiati ai dirigenti industriali e sindacali, che si dicono anch’essi lavoratori, ai pensionati d'oro dell'industria e dello Stato? Continueranno, gli operai, a farsi sottomettere da gente disposta a votare SI a qualunque misura antioperaia pur di garantirsi la bella vita? Non sono forse questi che ci hanno battuto sulla scala mobile, sulla legge Dini, non sono stati i loro voti a farci digerire accordi contrattuali di quattro soldi per noi e buoni aumenti per loro?
Non sarà più così, il distacco degli operai dalle altre classi è palpabile, sul risultato del referendum non si confrontano più solo numeri, ma comportamenti omogenei di classi sociali. Gli operai sono andati di qua, gli altri di là.
Va registrato che anche fra gli altri lavoratori, delle vere e proprie zone di rifiuto dell'accordo si sono manifestate, la crisi ha lavorato con metodo e tante illusioni sono cadute.
Epifani, Bonanni ed Angeletti fanno ridere: dal trionfalistico 80% di SI sono scesi in poche ore al 70% ed ancora non è finita, non possono esibire nessuna prova seria di questi "entusiasmanti" risultati, tutte cifre politiche. Nelle fabbriche i NO sono certificati uno ad uno e sono l'assoluta maggioranza.
Potranno applicare l'accordo raccontando che hanno ottenuto ampio consenso, ma un sindacato senza operai è finito.
Montezemolo può continuare ad incontrare i capi di CGIL, CISL ed UIL, far finta che non è successo niente, ma il fatto innegabile è che non rappresentano più gli operai, gli operai di Mirafiori e di Melfi, dell’Alfa sud e dei Cantieri Navali e i padroni sanno di chi si sta parlando.
Un nuovo sindacalismo sta maturando nelle fabbriche, il sindacalismo degli operai, quello dei borghesi è stato travolto da un NO che nessuna operazione mediatica può più nascondere.
Associazione per la Liberazione degli Operai
Fip. 11 - 10
Per contatti scrivere: via Falck, 44 20099 Sesto San Giovanni (Mi)
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Per oltre 60 anni dal 1937 al 1999, tutti i mesi, sulla busta paga degli impiegati dell'industria, é stato operato un prelievo destinato al Fondo di Previdenza Impiegati Industria (INA). Luigi Zazzera, pugliese d'origine, ma torinese d'adozione, ha raccontato come quasi per caso abbia scoperto il destino di questo fondo. Istituito nel 1937, fu abrogato dalla legge 144 del 1999 che, all'articolo 70, prevedeva la cessazione del prelievo ed il trasferimento di quanto incassato fino ad allora all'INPS per la liquidazione. Si tratta di sei fondi, e quindi di tanti pensionati coinvolti:
1. Fondo di previdenza per gli impiegati dell'industria;
2. Fondo di previdenza per i viaggiatori e piazzisti dipendenti da aziende industriali;
3. Fondo di previdenza per gli impiegati dipendenti da proprietari di fabbricati;
4. Fondo di accantonamento dell’indennit à di licenziamento per i dipendenti di studi professionali;
5. Fondo di accantonamento dell'indennità di licenziamento per i dipendenti da farmacie;
6. Fondo di accantonamento dell'indennità di licenziamento per i farmacisti collaboratori.
Dopo 4 anni, finalmente il decreto interministeria le attuativo e dopo un altro anno e mezzo, a marzo 2006, una circolare dell'INPS ha stabilito le modalità per richiedere quanto dovuto. Purtroppo tali provvedimenti sono rimasti lettera morta, quei fondi sono ancora all'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, perché i pensionati che avrebbero diritto alla liquidazione di quei soldi o non lo sanno (la maggior parte) oppure, come Luigi Zazzera, affrontano una lunga e tortuosa battaglia per entrarne in possesso.
Ecco perché dopo anni dei 56 milioni di euro originari, oltre 55 sono ancora nelle casse dell'Inps. E l'Istituto, per il 2007, prevede (in bilancio) di liquidare solo mezzo milione di euro. Quindi si aspetta poche domande da parte degli aventi diritto.
Per Mauro Nori, Direttore Centrale Prestazioni, l'Ina non ha dato dati completi dei lavoratori che versarono tali contributi. Trovarli, mandare delle lettere, ha un costo che l'istituto di previdenza non si potrebbe accollare. Per accedere al rimborso è necessario presentare un modulo di richiesta presso gli uffici Inps di zona e un altro compilato dalle aziende presso le quali si è prestato servizio. Nel caso tali società siano fallite o cessate non bisogna però disperare e presentare comunque domanda. Si tratta spesso di pochi soldi, dai 10 ai 50 euro che però possono diventare anche 300 per gli impiegati del settore edile che versavano importi più alti.
Ecco tutti i riferimenti normativi per avere un'informazione completa
• Legge di soppressione dei fondi: 144/1999
• Decreto interministeria le di attuazione: n. 285 28/09/2004 pubblicato in G.U. n.281 del 30/11/2004.
• Circolare INPS n. 45 del 16 marzo 2006
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