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filocinesi

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Movimento
Ipocrita e banalizzante appare la versione che sia stata una multa a
scatenare "la rivolta a Chinatown", non certo 40 euro di multa, ma di una
reazione perché "sono due mesi che qui siamo sottoposti a una forte
pressione" dice il console cinese a Milano.

Si è lasciato crescere a dismisura il mercato allingrosso in una zona poco
adeguata e dalloggi al domani, si vogliono imporre regole che, nei fatti,
impediscono di lavorare: limiti agli orari di carico e scarico delle merci,
nelluso dei carrelli per trasportare le merci etc.. Si tace su chi e perché
non ha fatto una reale politica di programmazione e pianificazione di questa
città; si tace su chi ha guadagnato e lucrato sulla vendita di immobili e
licenze(rilasciate, come è noto dai comuni).

Ma, in linea con la sua campagna, inaugurata al corteo di viale Monza del 7
febbraio e proseguita con la indizione del corteo del 26 marzo per "la
sicurezza e la legalità", il sindaco Moratti dice "lesasperazione è
ingiustificata per questo proseguiremo a far rispettare le regole".

Prima gli immigrati islamici=terroristi, poi i rom ed ora i cinesi. Si
attaccano le comunità che per motivi contingenti appaiono o sono più deboli
doppiamente vile risulta loperazione che si vuole fare - , si fa leva su
luoghi comuni, pregiudizi per scatenare la canea razzista che serve a creare
un humus reazionario, a giustificare più polizia, più repressione.

Per gli immigrati cinesi si usa oggi il luogo comune che "non hanno voglia
di integrarsi"  "vogliono vivere chiusi tra loro" e, nelle parole del
sindaco De Corato, a dimostrazione di ciò la pietra dello scandalo diventano
le decine di bandiere cinesi comparse in via Sarpi  perché, forse che
integrazione dovrebbe significare cancellare la propria identità, la propria
origine?- e megafoni, utilizzati per denunciare vessazioni, un clima di
intimidazioni, fatto anche da solerti comitati di cittadini guidati da
onnipresenti esponenti istituzionali di Lega- AN-FI, sempre pronti a presidi
anti-rom- anti immigrati, con il corollario di campagne mass-mediatiche che
contribuiscono a creare un clima di intolleranza oltre che di oscurantismo
culturale. "Linvasione" ieri di immigrati islamici o rom, oggi degli
immigrati cinesi viene ingigantita, da numeri necessariamente incerti,
utilizzati per creare un clima di "assedio" e di "cancellazione della
cultura occidentale". Ma si tace sulle leggi razziste che questo hanno
prodotto e per questo vanno cancellate.

"Basta violenza sulla comunità cinese"

"Basta razzismo e repressione"  gli slogan scanditi ieri  non si potrebbe
meglio rendere e sintetizzare la situazione reale che ha portato a quella
che i titoli di giornali di oggi riportano come "Milano la guerra dei
cinesi"  "Guerra di strada a Chinatown"

Slogan che sintetizzano esplicitamente qual è la "guerra" reale che si sta
combattendo in questa città: razzismo e repressione. Non vorremmo che questa
campagna contro gli immigrati cinesi fosse il preludio per una nuova
"deportazione" e sradicamento come quella già avvenuta per i rom di via
Ripamonti, questo sì foriero di reale emarginazione, ulteriore impoverimento
e fonte di nuova disperazione.

Ma sappiamo bene, come mostrano le vicende di questi giorni a Milano, che
lobiettivo reale sono sempre e comunque le masse popolari e i proletari
stranieri o italiani che essi siano, quello a cui si vuole alludere è la
cancellazione di ogni aspirazione a un cambiamento reale di questa società.

Per questo gli operai, i lavoratori, i giovani, gli antifascisti ed
antimperialisti devono scendere sinceramente e incondizionatamente al fianco
degli "aggrediti" di oggi e sostenere la loro giusta rivolta contro
loppressione.

Proletari comunisti  Milano

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