Milano, sfratti molto esecutivi
| Movimento |
Milano, sfratti molto esecutivi
manifesto
La polizia sgombera alcuni immigrati dal palazzo di via Cavezzali, dove a
febbraio morì un marocchino ucciso da un vigilante assoldato dai proprietari
dell'immobile.
A vederlo da fuori si stenta a credere che quello sia il «residence della
malavita», comunque ieri più di cento poliziotti pronti a farsi obbedire a
qualsiasi costo hanno fatto irruzione proprio nel residence di via Cavezzali
11, un alveare con decine e decine di mini alloggi affittati a prezzi
esorbitanti a immigrati di diverse nazionalità, con giardinetto, telecamere,
aria condizionata e servizio di portierato (vigilantes). Dunque non siamo in
nessun Bronx, ma in una traversa di via Padova, zona ad alta densità di
popolazione straniera, una delle tante a Milano.
Perché lo sgombero? Non per una questione di droga o piccola delinquenza,
«visto che venerdì scorso hanno arrestato un piccolo spacciatore, ma
l'appartamento è ancora affittato a lui semplicemente perché paga
regolarmente l'affitto», racconta un vicino di casa moto ben informato. La
verità è che stanno facendo passare per un'operazione di sicurezza un
semplice sfratto reso molto esecutivo dall'intervento degli agenti.
Risultato: 19 persone senza permesso di soggiorno, tra cui quindici
nodafricani, portate in questura, altre trentuno identificate, sfrattate e
lasciate andare.
Lo sfratto, ancora una volta, è stato voluto dal proprietario della
immobiliare Mercantile Ambrosiana, l'uomo che di fatto ha la delega da tutte
le altre agenzie e da tutti i piccoli proprietari del palazzo per trattare
con i turbolenti inquilini, alcuni dei quali, dopo i tragici fatti dello
scorso inverno, si sono rifiutati di sottoscrivere un nuovo regolare
contratto a prezzi ancora più alti: da 500 a 700 euro al mese per monolocali
e bilocali (di 22 metri quadrati). Alle dipendenze dell'immobiliare in
questione, anche se quel giorno il pistolero non era in servizio, c'era
anche la guardia giurata che il 27 febbraio scorso sparò «accidentalmente»
in testa a un marocchino, Abdel Khaled Nakab. L'omicidio rivelò una realtà
che (per un paio di giorni) scandalizzò tutta la città.
Affitti in nero, sovraffollamento, e metodi piuttosto bruschi - pistola alla
mano, e porte sfondate - per chi aveva qualcosa da ridire. Una situazione di
relativo degrado - a Milano c'è di molto peggio - che fino a quel momento
non aveva impedito alle immobiliari di fare soldi sulle spalle degli
stranieri.
Abdel Jabbar Moukrim, dell'associazione Al Quafila, insieme all'Arci e alla
Casa della Carità, ha seguito tutta la vicenda. E' preoccupato, sostiene che
di «sfratti» come questo ne vedremo ancora nelle prossime settimane. «Lo
scorso 12 giugno - spiega - lo stabile era già stato in parte sgomberato,
allora la proprietà propose nuovi contratti agli inquilini. Chi non ha
accettato l'aumento dell'affitto è diventato moroso e ieri è stato
sgomberato, ci sono clandestini che vivono ancora nel palazzo e nessuno si
occupa di loro: significa che chi non ha i soldi per pagare viene sbattuto
in mezzo alla strada, è un precedente pericoloso perché si tratta di uno
sfratto eseguito dalla polizia senza passare dall'autorità giudiziaria».
Sei mesi fa, a proposito di quell'omicidio in uno stabile affittato a peso
d'oro, Nando dalla Chiesa (Margherita) disse che «dietro le concentrazioni
di immigrati regolari o clandestini e di una popolazione border line ci sono
grandi e sordidi affarismi che fanno capo a persone considerate al di sopra
di ogni sospetto». Sono gli stessi che oggi, impuniti, «suggeriscono» anche
gli sgomberi degli immigrati morosi. Nel silenzio generale, e di fronte a
tre sgomberi in pochi giorni (l'ex area Falck e l'ex istituto Marchiondi),
solo il vicesindaco De Corato ha il coraggio di avanzare una proposta:
«Chiederò al governo fondi per aprire nuovi Cpt».
manifesto
La polizia sgombera alcuni immigrati dal palazzo di via Cavezzali, dove a
febbraio morì un marocchino ucciso da un vigilante assoldato dai proprietari
dell'immobile.
A vederlo da fuori si stenta a credere che quello sia il «residence della
malavita», comunque ieri più di cento poliziotti pronti a farsi obbedire a
qualsiasi costo hanno fatto irruzione proprio nel residence di via Cavezzali
11, un alveare con decine e decine di mini alloggi affittati a prezzi
esorbitanti a immigrati di diverse nazionalità, con giardinetto, telecamere,
aria condizionata e servizio di portierato (vigilantes). Dunque non siamo in
nessun Bronx, ma in una traversa di via Padova, zona ad alta densità di
popolazione straniera, una delle tante a Milano.
Perché lo sgombero? Non per una questione di droga o piccola delinquenza,
«visto che venerdì scorso hanno arrestato un piccolo spacciatore, ma
l'appartamento è ancora affittato a lui semplicemente perché paga
regolarmente l'affitto», racconta un vicino di casa moto ben informato. La
verità è che stanno facendo passare per un'operazione di sicurezza un
semplice sfratto reso molto esecutivo dall'intervento degli agenti.
Risultato: 19 persone senza permesso di soggiorno, tra cui quindici
nodafricani, portate in questura, altre trentuno identificate, sfrattate e
lasciate andare.
Lo sfratto, ancora una volta, è stato voluto dal proprietario della
immobiliare Mercantile Ambrosiana, l'uomo che di fatto ha la delega da tutte
le altre agenzie e da tutti i piccoli proprietari del palazzo per trattare
con i turbolenti inquilini, alcuni dei quali, dopo i tragici fatti dello
scorso inverno, si sono rifiutati di sottoscrivere un nuovo regolare
contratto a prezzi ancora più alti: da 500 a 700 euro al mese per monolocali
e bilocali (di 22 metri quadrati). Alle dipendenze dell'immobiliare in
questione, anche se quel giorno il pistolero non era in servizio, c'era
anche la guardia giurata che il 27 febbraio scorso sparò «accidentalmente»
in testa a un marocchino, Abdel Khaled Nakab. L'omicidio rivelò una realtà
che (per un paio di giorni) scandalizzò tutta la città.
Affitti in nero, sovraffollamento, e metodi piuttosto bruschi - pistola alla
mano, e porte sfondate - per chi aveva qualcosa da ridire. Una situazione di
relativo degrado - a Milano c'è di molto peggio - che fino a quel momento
non aveva impedito alle immobiliari di fare soldi sulle spalle degli
stranieri.
Abdel Jabbar Moukrim, dell'associazione Al Quafila, insieme all'Arci e alla
Casa della Carità, ha seguito tutta la vicenda. E' preoccupato, sostiene che
di «sfratti» come questo ne vedremo ancora nelle prossime settimane. «Lo
scorso 12 giugno - spiega - lo stabile era già stato in parte sgomberato,
allora la proprietà propose nuovi contratti agli inquilini. Chi non ha
accettato l'aumento dell'affitto è diventato moroso e ieri è stato
sgomberato, ci sono clandestini che vivono ancora nel palazzo e nessuno si
occupa di loro: significa che chi non ha i soldi per pagare viene sbattuto
in mezzo alla strada, è un precedente pericoloso perché si tratta di uno
sfratto eseguito dalla polizia senza passare dall'autorità giudiziaria».
Sei mesi fa, a proposito di quell'omicidio in uno stabile affittato a peso
d'oro, Nando dalla Chiesa (Margherita) disse che «dietro le concentrazioni
di immigrati regolari o clandestini e di una popolazione border line ci sono
grandi e sordidi affarismi che fanno capo a persone considerate al di sopra
di ogni sospetto». Sono gli stessi che oggi, impuniti, «suggeriscono» anche
gli sgomberi degli immigrati morosi. Nel silenzio generale, e di fronte a
tre sgomberi in pochi giorni (l'ex area Falck e l'ex istituto Marchiondi),
solo il vicesindaco De Corato ha il coraggio di avanzare una proposta:
«Chiederò al governo fondi per aprire nuovi Cpt».




