fuori i compagni antifascisti dalle galere
| Movimento |
Il 28 giugno scorso è iniziato il processo agli antifascisti arrestati in
seguito ai fatti dell 11 marzo, data in cui diversi compagni scesero in
piazza per impedire la marcia della Fiamma Tricolore, una delle frazioni più
oltranziste della destra nazionale.
Da subito, sia da parte delle forze politiche - allora in piena campagna
elettorale- sia da parte dei mezzi di comunicazione, laccento fu posto quasi
esclusivamente sui "disordini" provocati dalla contromanifestazione
antifascista, sulla "violenza" dei compagni, dipinti come teppisti e
pericolosi delinquenti. Non una parola fu spesa sulla reale "violenza":
quella propria dellideologia reazionaria, antiproletaria, xenofoba e
razzista, misogina e omofobica, dei neofascisti della Fiamma Tricolore. Allo
stesso modo, nessuna indignazione fu espressa (nemmeno dai partiti della
cosiddetta sinistra, sedicenti difensori della Costituzione nata dalla
Resistenza) in merito al fatto che la manifestazione di questi
neonazifascisti fosse regolarmente autorizzata dalle istituzioni, resesi, in
tal modo, complici e responsabili dello sbandieramento di svastiche e croci
celtiche, dei saluti romani e degli inneggiamenti al duce, provocazioni
inaccettabili contro cui, giustamente, gli antifascisti coerenti scesero in
piazza.
La manifestazione antifascista fu duramente repressa dalle forze dellordine,
che effettuarono cariche e pestaggi e un vero e proprio rastrellamento,
conclusosi con più di 40 antifascisti arrestati.
Oggi, a distanza di quattro mesi, 25 di loro sono ancora rinchiusi nelle
carceri di S. Vittore e di Bollate, "colpevoli" di rivendicare la necessità
dellantifascismo, di non aver rinnegato le ragioni e le motivazioni che li
hanno spinti a scendere in piazza. Lobiettivo di questa assurda carcerazione
è chiaro: si vuole condannare lideale dellanti-fascismo per cancellare la
Resistenza e i suoi insegnamenti, al fine di costruire un modello di società
fondato sulla sopraffazione, lautoritarismo.
Il processo che si sta celebrando ne è, infatti, una chiara dimostrazione:
ciò a cui si intende pervenire è una "sentenza esemplare", che, ad un tempo,
condanni la coerenza di mettere in pratica i valori e gli insegnamenti della
resistenza partigiana, e faccia da deterrente per tutti i proletari, gli
antifascisti, gli immigrati, i giovani che osano ribellarsi, manifestare il
proprio dissenso, scendere in piazza per rivendicare diritti e ideali,
lottare per conquistarli. Il processo in atto è lennesimo tassello del
"moderno fascismo" che avanza: moderno fascismo che, negli anni scorsi, è
stato facilmente individuabile nelle forze fasciste del governo Berlusconi,
(attraverso una politica, che ha contribuito a dare agibilità alle forze
della destra più estrema dimostrandosi, di fatto, portatore della stessa
ideologia reazionaria, antiproletaria e razzista) e che, ora, anche se in
forme e modi diversi, non cessa di manifestarsi nelle scelte politiche
antiproletarie e neo- imperialiste del governo Prodi. Noi, che in tutti
questi anni abbiamo denunciato la natura di regime di "moderno fascismo" del
governo Berlusconi Bossi- Fini, combattendone le politiche antipopolari e
antioperaie, lottando contro il razzismo di stato, così contro lideologia
maschilista e reazionaria, non nutriamo, oggi, nessuna illusione sul governo
di centro sinistra, che si configura, per il programma presentato e per i
personaggi che esprime, come un nuovo "governo dei padroni".
Ma, soprattutto, non possiamo tollerare che quegli stessi esponenti politici
che l11 marzo si precipitarono a condannare la manifestazione antifascista,
prendendo le distanze dai disordini e dalle "violenze", oggi si ergano a
difensori della Costituzione e a paladini dei valori dellantifascismo. Non
possiamo dimenticare, infatti, che non solo la destra scatenò unignobile
canea, utilizzando gli episodi avvenuti in piazza per la propria campagna
elettorale: le forze della cosiddetta sinistra, accodandosi alla falsa
versione mediatica e alla denigrazione e degli antifascisti, hanno
dimostrato definitivamente di aver abbandonato anche il più blando richiamo
ai valori e agli insegnamenti della Resistenza partigiana, praticando un
antifascismo retorico e celebrativo, o arrivando a sostenere impunemente
tesi revisioniste.
Risultano, quindi, quanto meno tardivi, gli attuali appelli ad un processo
"equo" e contro lesemplarità della sentenza: lappello "Mai più 11 marzo",
firmato da parlamentari e intellettuali, non deplorando vivamente che sia
stato permesso il corteo fascista e, quindi, non individuando la reale
violenza subita da questa città, di fatto, finisce col significare "Mai più
antifascismo". Gli estensori dellappello, auspicando che non si faccia
"giustizia esemplare, magari sotto la pressione suggestiva dellopinione
pubblica", in realtà, riprendono proprio le idee che lopinione pubblica si è
formate, grazie anche al contributo di intellettuali e politici
"progressisti".
Oggi bisogna mobilitarsi con ancora maggiore determinazione fino alla
completa liberazione di tutti gli antifascisti con una campagna che sia
effettivamente in grado di contrastare gli attacchi politici, ideologici che
si sono scatenati sull11 marzo e che sono parte integrante dellhumus
reazionario, da Moderno Fascismo che si sta affermando!
Il 19 luglio è prevista la sentenza: saremo presenti al tribunale e al
corteo successivo
LANTIFASCISMO NON SI ARRESTA!
LIBERTA PER GLI ANTIFASCISTI ARRESTATI!
VIVA LANTIFASCISMO MILITANTE!
Proletari comunisti
C/o Centro Documentazione Proletaria Via Bolzano, 18 Milano
e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ; cell:338-7211377 prol_com_bg@infinito,it;
cell:340-4694474
fip16/07/06milanov.bolzano,18
seguito ai fatti dell 11 marzo, data in cui diversi compagni scesero in
piazza per impedire la marcia della Fiamma Tricolore, una delle frazioni più
oltranziste della destra nazionale.
Da subito, sia da parte delle forze politiche - allora in piena campagna
elettorale- sia da parte dei mezzi di comunicazione, laccento fu posto quasi
esclusivamente sui "disordini" provocati dalla contromanifestazione
antifascista, sulla "violenza" dei compagni, dipinti come teppisti e
pericolosi delinquenti. Non una parola fu spesa sulla reale "violenza":
quella propria dellideologia reazionaria, antiproletaria, xenofoba e
razzista, misogina e omofobica, dei neofascisti della Fiamma Tricolore. Allo
stesso modo, nessuna indignazione fu espressa (nemmeno dai partiti della
cosiddetta sinistra, sedicenti difensori della Costituzione nata dalla
Resistenza) in merito al fatto che la manifestazione di questi
neonazifascisti fosse regolarmente autorizzata dalle istituzioni, resesi, in
tal modo, complici e responsabili dello sbandieramento di svastiche e croci
celtiche, dei saluti romani e degli inneggiamenti al duce, provocazioni
inaccettabili contro cui, giustamente, gli antifascisti coerenti scesero in
piazza.
La manifestazione antifascista fu duramente repressa dalle forze dellordine,
che effettuarono cariche e pestaggi e un vero e proprio rastrellamento,
conclusosi con più di 40 antifascisti arrestati.
Oggi, a distanza di quattro mesi, 25 di loro sono ancora rinchiusi nelle
carceri di S. Vittore e di Bollate, "colpevoli" di rivendicare la necessità
dellantifascismo, di non aver rinnegato le ragioni e le motivazioni che li
hanno spinti a scendere in piazza. Lobiettivo di questa assurda carcerazione
è chiaro: si vuole condannare lideale dellanti-fascismo per cancellare la
Resistenza e i suoi insegnamenti, al fine di costruire un modello di società
fondato sulla sopraffazione, lautoritarismo.
Il processo che si sta celebrando ne è, infatti, una chiara dimostrazione:
ciò a cui si intende pervenire è una "sentenza esemplare", che, ad un tempo,
condanni la coerenza di mettere in pratica i valori e gli insegnamenti della
resistenza partigiana, e faccia da deterrente per tutti i proletari, gli
antifascisti, gli immigrati, i giovani che osano ribellarsi, manifestare il
proprio dissenso, scendere in piazza per rivendicare diritti e ideali,
lottare per conquistarli. Il processo in atto è lennesimo tassello del
"moderno fascismo" che avanza: moderno fascismo che, negli anni scorsi, è
stato facilmente individuabile nelle forze fasciste del governo Berlusconi,
(attraverso una politica, che ha contribuito a dare agibilità alle forze
della destra più estrema dimostrandosi, di fatto, portatore della stessa
ideologia reazionaria, antiproletaria e razzista) e che, ora, anche se in
forme e modi diversi, non cessa di manifestarsi nelle scelte politiche
antiproletarie e neo- imperialiste del governo Prodi. Noi, che in tutti
questi anni abbiamo denunciato la natura di regime di "moderno fascismo" del
governo Berlusconi Bossi- Fini, combattendone le politiche antipopolari e
antioperaie, lottando contro il razzismo di stato, così contro lideologia
maschilista e reazionaria, non nutriamo, oggi, nessuna illusione sul governo
di centro sinistra, che si configura, per il programma presentato e per i
personaggi che esprime, come un nuovo "governo dei padroni".
Ma, soprattutto, non possiamo tollerare che quegli stessi esponenti politici
che l11 marzo si precipitarono a condannare la manifestazione antifascista,
prendendo le distanze dai disordini e dalle "violenze", oggi si ergano a
difensori della Costituzione e a paladini dei valori dellantifascismo. Non
possiamo dimenticare, infatti, che non solo la destra scatenò unignobile
canea, utilizzando gli episodi avvenuti in piazza per la propria campagna
elettorale: le forze della cosiddetta sinistra, accodandosi alla falsa
versione mediatica e alla denigrazione e degli antifascisti, hanno
dimostrato definitivamente di aver abbandonato anche il più blando richiamo
ai valori e agli insegnamenti della Resistenza partigiana, praticando un
antifascismo retorico e celebrativo, o arrivando a sostenere impunemente
tesi revisioniste.
Risultano, quindi, quanto meno tardivi, gli attuali appelli ad un processo
"equo" e contro lesemplarità della sentenza: lappello "Mai più 11 marzo",
firmato da parlamentari e intellettuali, non deplorando vivamente che sia
stato permesso il corteo fascista e, quindi, non individuando la reale
violenza subita da questa città, di fatto, finisce col significare "Mai più
antifascismo". Gli estensori dellappello, auspicando che non si faccia
"giustizia esemplare, magari sotto la pressione suggestiva dellopinione
pubblica", in realtà, riprendono proprio le idee che lopinione pubblica si è
formate, grazie anche al contributo di intellettuali e politici
"progressisti".
Oggi bisogna mobilitarsi con ancora maggiore determinazione fino alla
completa liberazione di tutti gli antifascisti con una campagna che sia
effettivamente in grado di contrastare gli attacchi politici, ideologici che
si sono scatenati sull11 marzo e che sono parte integrante dellhumus
reazionario, da Moderno Fascismo che si sta affermando!
Il 19 luglio è prevista la sentenza: saremo presenti al tribunale e al
corteo successivo
LANTIFASCISMO NON SI ARRESTA!
LIBERTA PER GLI ANTIFASCISTI ARRESTATI!
VIVA LANTIFASCISMO MILITANTE!
Proletari comunisti
C/o Centro Documentazione Proletaria Via Bolzano, 18 Milano
e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ; cell:338-7211377 prol_com_bg@infinito,it;
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Ultimo aggiornamento (Lunedì 24 Luglio 2006 14:38)




