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LA REPRESSIONE AL SERVIZIO DI BORGHEZIO

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Movimento
LA REPRESSIONE AL SERVIZIO DI BORGHEZIO



Borghezio riesce dunque ancora a far parlare di sé e non solo per le
stronzate che quotidianamente va dicendo in giro, come quelle di chiaro
sapore razzista sulla finale del campionato mondiale fra Italia e
Francia. Lo fa grazie ad una solerte magistratura che dopo qualche tempo
di "indagini accurate" va ora alla ricerca di improbabili prove a carico
di chi ha organizzato una contestazione improvvisata contro la
provocatoria scelta fatta da questo triste figuro di salire sul treno
dei manifestanti che contestavano la TAV.

E siccome l'occasione è ghiotta allora è anche utile sparare nel mucchio
dei movimenti antagonisti, individuare compagni noti per la loro
militanza e scaricare su di loro il peso di denunce con reati da
capogiro: rapina aggravata, violenza e resistenza a pubblico ufficiale,
minacce ingiurie e percosse. Accuse che per essere sostenute si basano
sulla formula capestro del concorso di antica e nefasta memoria. Questa
è l'unica lettura possibile delle perquisizioni effettuate giovedì 6
luglio dalle DIGOS di Torino, di Milano e Padova, nelle case di 7
compagni di diverse realtà, per la contestazione ad uno degli esponenti
più vergognosi della xenofobia organizzata.

Non è certo casuale che questo attacco arrivi a pochi giorni dall'inizio
del processo agli arrestati dell'11 marzo: appare chiaro il tentativo di
esasperare il clima attorno a questo processo perché si vuole fare
piazza pulita di ogni forma di conflitto e di opposizione sociale,
costringendo il movimento a misurarsi su un terreno suicida e
autoreferenziale come quello della repressione.

Questo attacco repressivo mira infatti a oscurare il significato
politico delle mobilitazioni contro la devastazione sociale e ambientale
della TAV in Val di Susa, ma soprattutto l'eccezionale risposta di
quell'enorme corteo di popolo che quel giorno ha invaso Torino
all'arroganza e alla prevaricazione delle istituzioni.

Borghezio è stata solo la scusa, la verità è che ci troviamo davanti
alla vendetta di chi non ha accettato la ribellione del popolo della Val
di Susa e dei movimenti che l'hanno sostenuta e condivisa.

Riprendetevi le vostre denunce! Il diritto alla libertà non si può
processare. Solidarietà ai compagni inquisiti.

Milano 06/07/2006

CONFEDERAZIONE COBAS
 

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