Torino: -Sicurezza del degrado-
| Movimento |
-Sicurezza del degrado-
Il degrado dell’area dell’ex Balon prosegue con sicurezza e pare senza
altro intoppo che le risse fra gruppi di potere, finti comitati di bottega
o di partito e la Curia. Programmaticamente escluso il parere degli
abitanti.
L’animazione del mercato del Balon in piazza Borgo Dora ha lasciato il
posto alle spianate asfaltate e malsane di uno squallido ed irrazionale
parcheggio che funge da aureola all’immenso Arsenale della Pace di Ernesto
Olivero. La piazza si conclude con un giardino ingabbiato, dove i genitori
per far giocare i bambini devono far saltare il lucchetto.
Dalla piazza, risalendo verso corso Regina, sembra che il modello
trionfante sia quello che ha trasformato il “quadrilatero romano”, dopo le
dovute espulsioni e speculazioni, in una sequela di locali notturni per
fighetti, snaturando completamente le caratteristiche popolari e la
vivibilità stessa della zona al di sopra di corso Regina (mansarda 50 mq
=140.000€).
Così, risalendo le vie desolate dell’ex Balon, ci si ritrova a passare
davanti a una quantità abnorme di finte piole e finte osterie
autenticamente esose.
Dall’ex “piazza dell’Albero” (abbattuto insieme alle cabine telefoniche),
si può risalire fra le botteghe dei rigattieri, esose anch’esse, che
richiamano un pubblico perennemente bisognoso di scorta, fantasmi ed
imitatori di Mastroianni e Jaqueline Bisset.
In questo tratto almeno siamo oltre i tristi casermoni della speculazione
democristiana degli anni ’50 e ’60, che incombono da “piazza dell’Albero”
a piazza Borgo Dora, ma l’abbandono in cui versano le basse e secolari
case operaie non fa presagire nulla di buono.
Nei casermoni si concentra un’umanità che conviveva a fatica con i clamori
del Balon e che ora si affaccia su di un interminabile, anonimo
parcheggio, dove, il sabato, vengono esposte qua e là mercanzie scadenti
uscite da qualche negozio.
La casa del Feramiu, se pure sana, è stata abbattuta appena occupata e
subito recintata, non c’è fretta per costruire l’ennesimo parcheggio, la
fretta è solo quella di sgomberare gli occupanti dell’Osservatorio
Ecologico, già sgomberati dal casello n.1 della Ciriè-lanzo, cui
un’impresa edile ha provveduto prima a spaccare e poi ad asportare il
tetto, nonostante anche questo edificio fosse sano. Altra dolente nota,
quella della Ciriè-Lanzo, che, nonostante la sua linea interrata
prefigurasse la metropolitana, è stata abbandonata, stazione al centro di
Torino e caselli. Ma, si sa, i nostri amministratori hanno ben altri
progetti per le mani, il TAV per esempio…
Ora per l’Osservatorio n.3 è stato occupato l’Arsenale abbandonato e
saccheggiato da anni, destando un autentico vespaio. Tutti lo vogliono! La
circoscrizione forcaiola capeggiata da Mago Barberis, i pompieri per farci
il loro museo, la famelica lobby dei bottegai che non si accontenta di
aver acquisito gli spazi della piazza del Maglio e infine il potentissimo
e tentacolare Ernesto Olivero, raccomandato direttamente da Dio,
attraverso il suo rappresentante in terra: il Papa.
Sembra un mondo che gira all’incontrario, dove si conduce una guerra senza
quartiere a tutto ciò che è vivibile.
Parliamo dunque del Balon. Uno dei mercati dell’usato più affascinanti
d’Europa, uno dei più antichi mercati dei poveri, dove chiunque poteva
vendere senza alcun permesso quel che aveva per tirare su quattro soldi.
Bene il Balon è stato ucciso, non c’è più!
Nella Torino in cui l’ingiustizia sociale e il grigiore sono la regola
imposta, una congiura di burocrati e speculatori rossi e della lobby dei
bottegai, unita all’insipienza degli stessi venditori ed alla cieca
indifferenza degli altri, ha ucciso il Balon.
Ora i suoi resti sono raccolti in un ghetto con tanto di cancelli nei
pressi della chiesa di S. Pietro in Vincoli (il cimitero degli impiccati).
Peggio che nel ghetto di Varsavia, dove i documenti si davano per uscire,
qui si danno per entrare, per lavorare…
In spregio alla tradizione ambulante ed ariosa del Balon, i bottegai
riuniti hanno voluto al suo posto un’insulsa imitazione sterilizzata e
domenicale, gonfiata nei prezzi e nella pubblicità, frequentata non più
dalla gente di Torino, ma solo da alcuni: quelli che possono
permetterselo. Si è modestamente autodefinito il Gran Balon… Simbolo: un
pallone gonfiato.
Per animare questo cadavere, in appositi uffici, si organizzano ogni
tanto finte feste popolari.
Questo il disastro del quartiere del Balon.
Torino, 10 giugno 2005 fottinprop Ecosservatorio n.3 Arsenale
occupato
Il degrado dell’area dell’ex Balon prosegue con sicurezza e pare senza
altro intoppo che le risse fra gruppi di potere, finti comitati di bottega
o di partito e la Curia. Programmaticamente escluso il parere degli
abitanti.
L’animazione del mercato del Balon in piazza Borgo Dora ha lasciato il
posto alle spianate asfaltate e malsane di uno squallido ed irrazionale
parcheggio che funge da aureola all’immenso Arsenale della Pace di Ernesto
Olivero. La piazza si conclude con un giardino ingabbiato, dove i genitori
per far giocare i bambini devono far saltare il lucchetto.
Dalla piazza, risalendo verso corso Regina, sembra che il modello
trionfante sia quello che ha trasformato il “quadrilatero romano”, dopo le
dovute espulsioni e speculazioni, in una sequela di locali notturni per
fighetti, snaturando completamente le caratteristiche popolari e la
vivibilità stessa della zona al di sopra di corso Regina (mansarda 50 mq
=140.000€).
Così, risalendo le vie desolate dell’ex Balon, ci si ritrova a passare
davanti a una quantità abnorme di finte piole e finte osterie
autenticamente esose.
Dall’ex “piazza dell’Albero” (abbattuto insieme alle cabine telefoniche),
si può risalire fra le botteghe dei rigattieri, esose anch’esse, che
richiamano un pubblico perennemente bisognoso di scorta, fantasmi ed
imitatori di Mastroianni e Jaqueline Bisset.
In questo tratto almeno siamo oltre i tristi casermoni della speculazione
democristiana degli anni ’50 e ’60, che incombono da “piazza dell’Albero”
a piazza Borgo Dora, ma l’abbandono in cui versano le basse e secolari
case operaie non fa presagire nulla di buono.
Nei casermoni si concentra un’umanità che conviveva a fatica con i clamori
del Balon e che ora si affaccia su di un interminabile, anonimo
parcheggio, dove, il sabato, vengono esposte qua e là mercanzie scadenti
uscite da qualche negozio.
La casa del Feramiu, se pure sana, è stata abbattuta appena occupata e
subito recintata, non c’è fretta per costruire l’ennesimo parcheggio, la
fretta è solo quella di sgomberare gli occupanti dell’Osservatorio
Ecologico, già sgomberati dal casello n.1 della Ciriè-lanzo, cui
un’impresa edile ha provveduto prima a spaccare e poi ad asportare il
tetto, nonostante anche questo edificio fosse sano. Altra dolente nota,
quella della Ciriè-Lanzo, che, nonostante la sua linea interrata
prefigurasse la metropolitana, è stata abbandonata, stazione al centro di
Torino e caselli. Ma, si sa, i nostri amministratori hanno ben altri
progetti per le mani, il TAV per esempio…
Ora per l’Osservatorio n.3 è stato occupato l’Arsenale abbandonato e
saccheggiato da anni, destando un autentico vespaio. Tutti lo vogliono! La
circoscrizione forcaiola capeggiata da Mago Barberis, i pompieri per farci
il loro museo, la famelica lobby dei bottegai che non si accontenta di
aver acquisito gli spazi della piazza del Maglio e infine il potentissimo
e tentacolare Ernesto Olivero, raccomandato direttamente da Dio,
attraverso il suo rappresentante in terra: il Papa.
Sembra un mondo che gira all’incontrario, dove si conduce una guerra senza
quartiere a tutto ciò che è vivibile.
Parliamo dunque del Balon. Uno dei mercati dell’usato più affascinanti
d’Europa, uno dei più antichi mercati dei poveri, dove chiunque poteva
vendere senza alcun permesso quel che aveva per tirare su quattro soldi.
Bene il Balon è stato ucciso, non c’è più!
Nella Torino in cui l’ingiustizia sociale e il grigiore sono la regola
imposta, una congiura di burocrati e speculatori rossi e della lobby dei
bottegai, unita all’insipienza degli stessi venditori ed alla cieca
indifferenza degli altri, ha ucciso il Balon.
Ora i suoi resti sono raccolti in un ghetto con tanto di cancelli nei
pressi della chiesa di S. Pietro in Vincoli (il cimitero degli impiccati).
Peggio che nel ghetto di Varsavia, dove i documenti si davano per uscire,
qui si danno per entrare, per lavorare…
In spregio alla tradizione ambulante ed ariosa del Balon, i bottegai
riuniti hanno voluto al suo posto un’insulsa imitazione sterilizzata e
domenicale, gonfiata nei prezzi e nella pubblicità, frequentata non più
dalla gente di Torino, ma solo da alcuni: quelli che possono
permetterselo. Si è modestamente autodefinito il Gran Balon… Simbolo: un
pallone gonfiato.
Per animare questo cadavere, in appositi uffici, si organizzano ogni
tanto finte feste popolari.
Questo il disastro del quartiere del Balon.
Torino, 10 giugno 2005 fottinprop Ecosservatorio n.3 Arsenale
occupato




