Suicidio nel carcere di Sollicciano
| Movimento |
Comunicato stampa del gruppo 'Dentro e Fuori le Mura'
Firenze, 21 marzo 2006
“Suicidio nel carcere di Sollicciano”
Verso le ore 2 della notte tra il 20 e il 21 marzo 2006 si è suicidato
nel carcere di Sollicciano Santo Tiscione, di circa quarantacinque anni.
Servendosi della cintura dell'accappatoio, si è impiccato nel bagno
della cella nella quale era rinchiuso, la seconda della IV sezione del
reparto giudiziario. Il cadavere è stato ritrovato dai due compagni di
cella.
Sembra che prima di morire Tiscione abbia lasciato una lettera dalla
quale si potranno forse evincere i motivi specifici che lo hanno portato
a suicidarsi. Come per gli altri circa cinquanta suicidi, per le decine
di tentati suicidi e per le centinaia di casi di autolesionismo che
annualmente si registrano nelle carceri italiane, le cause di un tale
gesto vanno però anche ricercate nell'isolamento che l'istituzione
penitenziaria produce di per sé rispetto al mondo esterno e nelle
disumane condizioni di 'non-vita' che i detenuti sono costretti a
sopportare.
A Sollicciano oltre mille detenuti vivono per ventidue ore al giorno
letteralmente ammassati in celle di dieci metri quadrati e il resto in
quei cubi di cemento che sono i cortili di 'passeggio'. Il livello
intollerabile delle condizioni di detenzione nel carcere fiorentino è
stato da ultimo osservato e reso pubblico nella giornata di ieri, lunedì
20 marzo 2006, da una delegazione della quale faceva parte anche un
esponente del gruppo Dentro e Fuori le Mura. Le parole chiave per
descriverlo, sempre drammaticamente insufficienti a fronte di una realtà
drammatica, sono le seguenti: sovraffollamento, negazione del diritto
alla salute e dell'affettività, cronica scarsità di lavoro, fortissime
limitazioni nell'accesso alle misure alternative alla detenzione.
Dentro e fuori le mura
Firenze, 21 marzo 2006
“Suicidio nel carcere di Sollicciano”
Verso le ore 2 della notte tra il 20 e il 21 marzo 2006 si è suicidato
nel carcere di Sollicciano Santo Tiscione, di circa quarantacinque anni.
Servendosi della cintura dell'accappatoio, si è impiccato nel bagno
della cella nella quale era rinchiuso, la seconda della IV sezione del
reparto giudiziario. Il cadavere è stato ritrovato dai due compagni di
cella.
Sembra che prima di morire Tiscione abbia lasciato una lettera dalla
quale si potranno forse evincere i motivi specifici che lo hanno portato
a suicidarsi. Come per gli altri circa cinquanta suicidi, per le decine
di tentati suicidi e per le centinaia di casi di autolesionismo che
annualmente si registrano nelle carceri italiane, le cause di un tale
gesto vanno però anche ricercate nell'isolamento che l'istituzione
penitenziaria produce di per sé rispetto al mondo esterno e nelle
disumane condizioni di 'non-vita' che i detenuti sono costretti a
sopportare.
A Sollicciano oltre mille detenuti vivono per ventidue ore al giorno
letteralmente ammassati in celle di dieci metri quadrati e il resto in
quei cubi di cemento che sono i cortili di 'passeggio'. Il livello
intollerabile delle condizioni di detenzione nel carcere fiorentino è
stato da ultimo osservato e reso pubblico nella giornata di ieri, lunedì
20 marzo 2006, da una delegazione della quale faceva parte anche un
esponente del gruppo Dentro e Fuori le Mura. Le parole chiave per
descriverlo, sempre drammaticamente insufficienti a fronte di una realtà
drammatica, sono le seguenti: sovraffollamento, negazione del diritto
alla salute e dell'affettività, cronica scarsità di lavoro, fortissime
limitazioni nell'accesso alle misure alternative alla detenzione.
Dentro e fuori le mura




