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comunicato - sul contratto dei metalmeccanici

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Movimento
Comitati di Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (CARC)

Federazione Lombardia-Piemonte

Mail:  <mailto: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. > Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Tel. 0226306454

Milano, 16 Gennaio 2006

 

Comunicato stampa

 

Le mobilitazioni dei metalmeccanici per il contratto nazionale

 

Al contratto dei metalmeccanici scaduto da oltre un anno si aggiunge
l’arroganza degli industriali che, per voce di Federmeccanica, chiedono
nuovi sacrifici sotto forma di flessibilità in cambio di qualche soldo.

Esplode la rabbia e la volontà di lotta degli operai che da ormai troppo
tempo inseguono una soluzione dignitosa dei loro problemi salariali. Per la
seconda settimana consecutiva i lavoratori di decine di fabbriche
metalmeccaniche in tutto il paese scendono in lotta non accontentandosi di
tranquilli presidi e cortei di protesta che non impensieriscono i padroni di
Federmeccanica e il loro governo. Stanno bloccando strade e ferrovie anche
scontrandosi con l’azione di pompieraggio delle direzioni sindacali che in
più occasioni hanno cercato, insieme a polizia e carabinieri, di contrastare
i blocchi e le azioni più risolute degli operai; stanno ponendo in chiaro a
tutto il paese che i loro problemi vanno risolti ora e vanno risolti in modo
dignitoso: NO allo scambio tra aumenti di salario per contrastare il
carovita e il peggioramento delle condizioni di lavoro.

Il carovita ha ridotto drasticamente il potere d’acquisto dei salari e ciò
si unisce sempre più alle ristrutturazioni aziendali, alle migliaia di
licenziamenti in vari settori produttivi, alla chiusura di molte fabbriche.
Fabbriche che per gli operai sono l’unica fonte di reddito per la propria
sopravvivenza. Ad oggi sono oltre 50 le ore di sciopero nazionali svolte
dagli operai. Con le decise mobilitazioni di questi giorni gli operai
metalmeccanici stanno facendo tesoro delle lotte che in questi anni hanno
rappresentato punti di forza per le masse popolari: dagli scioperi
improvvisi degli autoferrotranvieri alle lotte dei forestali calabresi,
dalle lotte degli operai FIAT di Termini Imerese e Melfi a quelle dei
disoccupati napoletani, da quelle contro i depositi di scorie nucleari a
Scanzano Ionico e contro il degrado ambientale di Acerra a quelle contro
l’alta velocità ferroviaria in Val di Susa. Gli operai metalmeccanici
ribadiscono che le lotte si devono fare per vincerle e che a dirigerle ci
devono essere coloro che vogliono appunto vincere; ovvero coloro che ogni
giorno vivono la miseria di salari determinati dalle continue mediazioni al
ribasso da parte delle direzioni sindacali e dall’arroganza dei padroni e
dei loro servi nelle aziende; coloro che vivono il precariato esteso dalla
legge Treu prima e da quella Biagi poi (che nemmeno il centrosinistra vuole
eliminare), la repressione delle lotte con i manganelli di PS e CC. Gli
operai oggi ribadiscono nella pratica che le forme di lotta più efficaci e
sostenibili dai lavoratori devono essere decise da loro stessi.

Oggi come sempre gli industriali piangono miseria e continuano a chiedere
sempre più sacrifici: li abbiamo mai sentiti fare diversamente? Mai! Alla
ricerca di sempre più alti livelli di profitto gli industriali peggiorano
continuamente le condizioni di vita degli operai e delle masse popolari,
spostano i loro capitali dove trovano forza lavoro da sfruttare a minori
costi senza gli impedimenti di tutte le conquiste di civiltà e di benessere
frutto di anni di lotte sociali del periodo in cui vi era l’influenza di un
forte movimento comunista. Mentre chi dirige questo paese, la banda
Berlusconi e la cricca Fazio-Fiorani-Montezemolo, litiga su come spartirsi
la ricchezza prodotta quotidianamente dagli operai e su chi dovrà in futuro
dirigere questo furto (ancora la banda Berlusconi o il circo Prodi con le
sue Consorte-rie), agli operai dicono che i soldi per i rinnovi contrattuali
non ci sono, come non ci sono quelli per servizi pubblici degni di questo
nome e nemmeno prospettive dignitose per il loro futuro. È vero, se lasciamo
in mano la direzione della società alla borghesia imperialista e ai suoi
rappresentanti, di centrodestra o centrosinistra che siano, non potremo mai
raggiungere la soddisfazione dei nostri problemi e di quelli delle masse
popolari tutte. Bisogna lottare contro il programma economico e politico
della borghesia che è comune al centrosinistra e al centrodestra che
consiste: 1) nell’eliminazione delle conquiste di civiltà e benessere per le
masse popolari; 2) guerre di aggressione nei confronti dei paesi e dei
popoli oppressi; 3) nella repressione delle lotte delle masse popolari.

 

Viva la lotta degli operai metalmeccanici per il contratto

Viva le lotte delle masse popolari per la difesa delle conquiste di civiltà
e di benessere

Fare dell’Italia un paese socialista
 

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