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Africa, ecco l'atlante dei laghi perduti

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Movimento
02 novembre 2005

IL RAPPORTO DELL'ONU

Africa, ecco l'atlante dei laghi perduti

La denuncia del Programma ambientale delle Nazioni Unite al summit di Nairobi
Ci sono parole che non dicono e immagini che parlano. «Sviluppo sostenibile» è un'espressione che non racconta dettagli. «Parla» a chi vuole ascoltare, invece, la fotografia di un lago che una volta c'era e che non c'è più. Cambiamenti climatici, inquinamento, pesca intensiva, dighe. E nel giro di 30 anni il Lago Ciad, enorme bacino d'acqua fra Nigeria, Camerun, Niger e Ciad, è quasi scomparso dalla cartina. Le foto satellitari che lo mostrano nel 1972 e poi nel 2001 sono impressionanti: del blu dell'acqua non è rimasto che qualche sparuto puntino.
Benvenuti nel mondo dei paragoni che non avremmo mai voluto fare. Sono i confronti fra vecchie e nuove immagini satellitari dell'Africa e spiegano come poco sostenibile è stato, finora, lo sviluppo del continente più povero del pianeta. L'Unep, Programma ambientale delle Nazioni Unite, ha deciso di mostrare al mondo com'è cambiata la geografia africana. Aprendo l'undicesima Conferenza mondiale sui laghi, in corso in questi giorni a Nairobi, ha pubblicato un rapporto aggiornato sui cambiamenti ambientali, rivelando i nuovi confini di alcune delle aree lacustri più importanti d'Africa. E la platea è ammutolita.

http://na.unep.net/AfricaLakes/



Nei decenni passati il satellite ci aveva inviato ritratti di lagune sopraffatte ora dal deserto, fotografie di bacini d'acqua accanto a grandi superfici verdi scomparse nel tempo per la deforestazione. E poi centinaia di laghi che coloravano le mappe di un turchese che oggi si intravede appena. I luoghi sono tutti lì, la vecchia versione e la nuova, in una pagina internet dell'Unep. Il direttore dell'organismo Onu, Klaus Toepfer spera «che queste immagini galvanizzino i delegati della Conferenza perché facciano qualcosa, e alla svelta, per risanare la situazione», per riportare acqua dolce nei laghi dell'Africa. «Siamo certo lontani dagli otto "Obiettivi del millennio"», commenta Nick Nuttal, anche lui dell'Unep. Si riferisce al patto globale fra Paesi poveri e Paesi ricchi sottoscritto, nel 2000, da 189 capi di Stato e di governo in un vertice alle Nazioni Unite. Fu individuato un percorso che, in otto punti, portasse a un «mondo più giusto, più sicuro e più sostenibile». Entro il 2015. La strada, cinque anni dopo quell'accordo, si rivela molto più in salita del previsto.

Giusi Fasano

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/11_Novembre/02/fasano.shtml

Ultimo aggiornamento (Venerdì 04 Novembre 2005 09:04)

 

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