QUESTO È CIÒ CHE SI FESTEGGIA IL 17 MARZO 2011
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QUESTO È CIÒ CHE SI FESTEGGIA IL 17 MARZO 2011
A 150 anni “dall’unità” di’Italia
1860: UNA GUERRA SPORCA CONTRO IL REGNO DELLE DUE SICILIE.
Cavour, fedele servitore del re, ideò una strategia militare che usava agenti segreti provocatori, volontari non inquadrati in un esercito regolare, utilizzando la corruzione di quadri militari e notabili locali, il traffico di armi, l'omicidio politico, la 'ndrangheta, la mafia e la camorra per provocare la destabilizzazione interna dello stato borbonico.
Il 12/5/1860 impose la dittatura nel regno delle due Sicilie in nome di Vittorio Emanuele II difeso dai picciotti del barone Sant Anna, a cui allora il re affidò il controllo del regno delle due Sicilie.
I principali capi dell'intelligence piemontese, pagati per gestire i piani di Cavour, si chiamavano: La Farina e Curletti; la loro missione consisteva nel promettere protezioni e promozioni.
La storia dell'unità d'Italia, si caratterizza soprattutto per la corruzione, la tendenza a scendere a patti con i poteri forti (massoneria), per l'utilizzazione di agenti segreti a scopi non istituzionali, per l'utilizzo della criminalità e lo sfruttamento, per ragioni di stato, di terroristi e rivoluzionari.
Era ormai dall'inizio dell' '800 che l'Inghilterra, approfittando dei disordini causati, perseguiva tenacemente una sua strategia geopolitica per impossessarsi del Mediterraneo.
Nel regno delle due Sicilie, gli affaristi londinesi, gestivano l'estrazione dello zolfo e del petrolio. Solo con la completa eliminazione della Russia dal Mediterraneo l'Inghilterra avrebbe avuto campo libero. La questione orientale aveva il suo nodo strategico nei Balcani e nell'impero Turco e stava diventando una lotta tra Russia e Inghilterra: la questione del Mediterraneo, ed era questa la partita che Cavour giocava a fianco dell'Inghilterra e della Francia.
Col cambio della guardia tra garibaldini e piemontesi, la spregiudicata gestione finanziaria della dittatura, fu messa sotto accusa. Vennero a galla le ambiguità nelle concessioni di appalti per le ferrovie, di cui aveva beneficiato il finanziere mazziniano Adriano Lemmi, futuro gran maestro della massoneria italiana.
Sui giornali si iniziò a parlare insistentemente dell'utilizzo dei fondi pubblici per il finanziamento dei partiti. Agostino Bertani, fu accusato di illecite sovvenzioni alla sinistra garibaldina.
Il governo della repubblica monarchica, era in forte imbarazzo, non poteva più chiudere occhio sulla gestione delle finanze garibaldina; l'ala conservatrice, aveva sollevato un polverone sulla dubbia amministrazione della spedizione dei mille, pertanto si dovette chiedere al vice intendente generale delle finanze garibaldine in Sicilia, lo scrittore Ippolito Nievo, di tornare a Palermo per recuperare la documentazione delle spese sostenute e portarla a Torino.
Era il 15/2/1861, quando lo scrittore-soldato si imbarcò sull'Elettrico, tormentato dall'idea di finire sotto inchiesta. Le sue elargizioni erano imbarazzanti ed erano state tante: dalle spese per il rifornimento di armi a quelle per corrompere generali e ammiragli borbonici; dai costi per i vettovagliamenti o le munizioni a quelli per pagare spie e informatori. Nievo arrivò a Palermo e ci rimase per 20 giorni, poi il 4/3/1861, salpò dal molo dell'arsenale a bordo dell'Ercole. Dopo un solo giorno di navigazione, all'improvviso, il piroscafo naufragò al largo di Capri.
L'Ercole sparì, inghiottito dalle acque con 78 persone a bordo. Fu una strage, una verità scomoda, destinata a restare un segreto di stato sotto il mare. Una strage che inaugurò la storia segreta massonica dell'Italia unita in nome di Vittorio Emanuele II.
Nota: guerra sporca, strategia militare, agenti segreti provocatori, volontari, corruzione, traffico di armi, omicidio politico, utilizzo della criminalità organizzata, destabilizzazione, dittatura, protezioni, promozioni, sfruttamento per ragioni di stato di terroristi e rivoluzionari, strategia geopolitica, ambiguità nelle concessioni di appalti, fondi pubblici per il finanziamento dei partiti, verità scomoda, strage, segreto di stato e massoneria.
È questa la vera storia del “bel Paese” che si ripete da 150 anni fino ai giorni d'oggi, passando da quei 'meravigliosi' anni '60-'70 in cui si assiste alla guerra tra i 2 opposti Dc e Pci (comunismo e anticomunismo); i partigiani bianchi anticomunisti coi loro apparati militari, all'ombra dell'ombrello diedero inizio all'oltranzismo atlantico, attraverso la guerra a bassa intensità (strategia della tensione).
IL sistema padronale capitalistico dove la logica del profitto privato è dominante, sopra tutto sopra ogni cosa, funziona in questi termini e utilizza questi metodi da sempre.
Nel passato la politica coloniale di stati più avanzati capitalisticamente, finalizzata all’accaparramento di nuove risorse economiche, le materie prime, non ha risparmiato le popolazioni che comprendevano gli stati preunitari, all’unità di Italia, come gli stessi popoli del Regno delle Due Sicilie.
Oggi le cose non sono poi molto cambiate se non in peggio, gli stati imperialisti continuano i questa pratica di guerra contro i paesi più arretrati capitalisticamente e per le stesse ragioni e finalità politico - economiche.
La mancanza di autodeterminazione dei popoli dei paesi, soggiogati ieri dal colonialismo, oggi dall’imperialismo ha prodotto e produce agli stessi, una condizione economica politica sociale devastante, tale da spingere immense masse umane ad emigrare.
La soluzione resta quella del superamento di questo sistema economiCavour, fedele servitore del re, ideò una strategia militare che usava agenti segreti provocatori, volontari non inquadrati in un esercito regolare, utilizzando la corruzione di quadri militari e notabili locali, il traffico di armi, l'omicidio politico, la 'ndrangheta, la mafia e la camorra per provocare la destabilizzazione interna dello stato borbonico.
Il 12/5/1860 impose la dittatura nel regno delle due Sicilie in nome di Vittorio Emanuele II difeso dai picciotti del barone Sant Anna, a cui allora il re affidò il controllo del regno delle due Sicilie.
I principali capi dell'intelligence piemontese, pagati per gestire i piani di Cavour, si chiamavano: La Farina e Curletti; la loro missione consisteva nel promettere protezioni e promozioni.
La storia dell'unità d'Italia, si caratterizza soprattutto per la corruzione, la tendenza a scendere a patti con i poteri forti (massoneria), per l'utilizzazione di agenti segreti a scopi non istituzionali, per l'utilizzo della criminalità e lo sfruttamento, per ragioni di stato, di terroristi e rivoluzionari.
Era ormai dall'inizio dell' '800 che l'Inghilterra, approfittando dei disordini causati, perseguiva tenacemente una sua strategia geopolitica per impossessarsi del Mediterraneo.
Nel regno delle due Sicilie, gli affaristi londinesi, gestivano l'estrazione dello zolfo e del petrolio. Solo con la completa eliminazione della Russia dal Mediterraneo l'Inghilterra avrebbe avuto campo libero. La questione orientale aveva il suo nodo strategico nei Balcani e nell'impero Turco e stava diventando una lotta tra Russia e Inghilterra: la questione del Mediterraneo, ed era questa la partita che Cavour giocava a fianco dell'Inghilterra e della Francia.
Col cambio della guardia tra garibaldini e piemontesi, la spregiudicata gestione finanziaria della dittatura, fu messa sotto accusa. Vennero a galla le ambiguità nelle concessioni di appalti per le ferrovie, di cui aveva beneficiato il finanziere mazziniano Adriano Lemmi, futuro gran maestro della massoneria italiana.
Sui giornali si iniziò a parlare insistentemente dell'utilizzo dei fondi pubblici per il finanziamento dei partiti. Agostino Bertani, fu accusato di illecite sovvenzioni alla sinistra garibaldina.
Il governo della repubblica monarchica, era in forte imbarazzo, non poteva più chiudere occhio sulla gestione delle finanze garibaldina; l'ala conservatrice, aveva sollevato un polverone sulla dubbia amministrazione della spedizione dei mille, pertanto si dovette chiedere al vice intendente generale delle finanze garibaldine in Sicilia, lo scrittore Ippolito Nievo, di tornare a Palermo per recuperare la documentazione delle spese sostenute e portarla a Torino.
Era il 15/2/1861, quando lo scrittore-soldato si imbarcò sull'Elettrico, tormentato dall'idea di finire sotto inchiesta. Le sue elargizioni erano imbarazzanti ed erano state tante: dalle spese per il rifornimento di armi a quelle per corrompere generali e ammiragli borbonici; dai costi per i vettovagliamenti o le munizioni a quelli per pagare spie e informatori. Nievo arrivò a Palermo e ci rimase per 20 giorni, poi il 4/3/1861, salpò dal molo dell'arsenale a bordo dell'Ercole. Dopo un solo giorno di navigazione, all'improvviso, il piroscafo naufragò al largo di Capri.
L'Ercole sparì, inghiottito dalle acque con 78 persone a bordo. Fu una strage, una verità scomoda, destinata a restare un segreto di stato sotto il mare. Una strage che inaugurò la storia segreta massonica dell'Italia unita in nome di Vittorio Emanuele II.
Nota: guerra sporca, strategia militare, agenti segreti provocatori, volontari, corruzione, traffico di armi, omicidio politico, utilizzo della criminalità organizzata, destabilizzazione, dittatura, protezioni, promozioni, sfruttamento per ragioni di stato di terroristi e rivoluzionari, strategia geopolitica, ambiguità nelle concessioni di appalti, fondi pubblici per il finanziamento dei partiti, verità scomoda, strage, segreto di stato e massoneria.
È questa la vera storia del “bel Paese” che si ripete da 150 anni fino ai giorni d'oggi, passando da quei 'meravigliosi' anni '60-'70 in cui si assiste alla guerra tra i 2 opposti Dc e Pci (comunismo e anticomunismo); i partigiani bianchi anticomunisti coi loro apparati militari, all'ombra dell'ombrello diedero inizio all'oltranzismo atlantico, attraverso la guerra a bassa intensità (strategia della tensione).
IL sistema padronale capitalistico dove la logica del profitto privato è dominante, sopra tutto sopra ogni cosa, funziona in questi termini e utilizza questi metodi da sempre.
Nel passato la politica coloniale di stati più avanzati capitalisticamente, finalizzata all’accaparramento di nuove risorse economiche, le materie prime, non ha risparmiato le popolazioni che comprendevano gli stati preunitari, all’unità di Italia, come gli stessi popoli del Regno delle Due Sicilie.
Oggi le cose non sono poi molto cambiate se non in peggio, gli stati imperialisti continuano i questa pratica di guerra contro i paesi più arretrati capitalisticamente e per le stesse ragioni e finalità politico - economiche.
La mancanza di autodeterminazione dei popoli dei paesi, soggiogati ieri dal colonialismo, oggi dall’imperialismo ha prodotto e produce agli stessi, una condizione economica politica sociale devastante, tale da spingere immense masse umane ad emigrare.
La soluzione resta quella del superamento di questo sistema economico politico sociale, che inevitabilmente porta e spinge i popoli gli uni contro gli altri, pur di consentire alle loro borghesie di mantenersi alla guida del potere politico ed economico nel sistema capitalistico presente, continuando a godere di ogni sorta di privilegio, grazie alla regola dello sfruttamento dell’uomo su l’uomo.
Da tutto ciò deriva lo sfruttamento del lavoro, la miseria, le rivolte, le guerre . Solo una prospettiva e pratica politica rivoluzionaria, di classe guidata da una classe operaia di nuovo antagonista, può contro questo stato di cose realmente cambiare il futuro dell’intera umanità.
Per far uscire l’uomo, l’umanità intera da questo suo stato di barbarie.
S.I. COBAS MODENA 09/03/11





Commenti
Sulla frase: "Era il 15/2/1861, quando lo scrittore-soldato si imbarcò sull'Elettrico, tormentato dall'idea di finire sotto inchiesta. Le sue elargizioni erano imbarazzanti ed erano state tante: dalle spese per il rifornimento di armi a quelle per corrompere generali e ammiragli borbonici; dai costi per i vettovagliament i o le munizioni a quelli per pagare spie e informatori. Nievo arrivò a Palermo e ci rimase per 20 giorni, poi il 4/3/1861, salpò dal molo dell'arsenale a bordo dell'Ercole. Dopo un solo giorno di navigazione, all'improvviso, il piroscafo naufragò al largo di Capri", posso precisare: Nievo si imbarcò per Palermo il 19 febbraio 1861. Non era tormentato di finire sotto inchiesta (anzi non voleva tornare a Palermo), perché non ci fu mai una inchiesta sulle spese garibaldine, né ordinata dalla Magistratura, né dal Palrlemento. Nievo era un semplice addetto all'Intendenza e solo a fine giugno 1860 fu proposto da Acerbi come suo vice-Intendente. L'ultimo soldato borbonico lasciò Palermo il 20 giugno 1860, quando Nievo era un semplice addetto all'Intendenza. La corruzione dei generali borbonici, in particolare di Lanza, ci fu, ma i denari passarono atteraverso il Tesoriere della Sicilia (cui facevano riferimento tutti coloro che in Sicilia raccoglevano le tasse), la nuova carica di cui, per decreto di Garibaldi, è stato titolare esclusivamente Giovanni Acerbi, dal 28 maggio al 10 giugno 1860. Dopo quella data la carica di Tesoriere non esistette più. Non cu furono spese per pagare spie e informatori. I contatti con i massimmi responsabili delle finanze siciliane erano stati presi, anni prima, da Crispi (ministro unico di Garibaldi dalla proclamazione della Dittatura fino al 7 giugno 1860 e che firmò il secondo armistizio con Lanza)il quale, sotto falso nome, si era recato a Palermo. Nievo aveva dormito fisicamente sopra cassette che contenevano monete, ducati d'argento e non piatre d'oro turche, come oggi si dice. E' vero che in una lettera Nievo parla di 500mila piastre, ma il termine, che utilizza più volte nel suo epistolario, egli lo usa con significato generico di "monete". Per monete d'oro egli usa sempre il termine "marenghi".
E 500mila piastre d'oro, valore 150 milioni di lire dell'epoca, non potevano essere messe insieme neppure svaliggiando tutte le casse dell'Impero turco!
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