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manovra: le donne più attaccate

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Movimento

Nell'odiosa manovra che il governo Berlusconi sta varando la condizione
delle donne viene attaccata da più provvedimenti:
per l'allungamento delle pensioni che ha al centro l'accelerazione
dell'allineamento
dell'età di vecchiaia delle donne con quella degli uomini, per portarla a 65
anni, facendo subito salire di un anno l'età per le lavoratrici statali;
per il taglio delle spese nella scuola dove la maggioranza sono donne che si
concretizzerà in blocco delle assunzioni ma anche in licenziamenti (vedi
insegnati precari e lavoratrici delle pulizie);
per i tagli ai Comuni e Regioni che si trasformeranno immediatamente in
tagli ai servizi, asili, strutture sanitarie; per i tagli diretti alla
sanità.

Da un lato con l'allungamento dell'età pensionabile non si riconosce alle
donne il doppio lavoro, dall'altro contemporaneamente si aumenta questo
doppio lavoro, scaricando sulla famiglie e quindi sulle donne il peso dei
servizi tagliati, come il peso di dover far quadrare ogni giorno salari
ridotti
all'osso e aumento dei prezzi, delle tariffe, dei costi dei servizi sociali.
Mentre alle lavoratrici del PI si costringe a restare al lavoro fino a 65
anni, ad altre si tagliano i posti di lavoro, con un "ritorno in casa" che
le rende totalmente dipendenti dalla famiglia.

Contro questi inaccettabili provvedimenti che per le donne uniscono
peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita ad aumento
dell'oppressione, non possiamo delegare la risposta ai sindacati.
Cisl e uil già anticipano che possono accettare questi sacrifici se
equamente vengono distribuiti; la cgil indice iniziative di facciata, ma
Epifani subito dà la disponibilità a sedersi ai Tavoli in maniera
responsabile; nel Pubblico Impiego, poi, i sindacati autonomi dicono
sciocchezze solleticando gli istinti corporativi e opportunisti di parte del
personale e proponendo niente scioperi,
niente lotte ma inutili petizioni.
I sindacati di base, RdB/cobas indicano manifestazioni/sfilate
"rigorosamente" di sabato quando la protesta non può attaccare i centri di
potere politico e economico.
Molti si propongono come bravi/sciocchi risolutori di strade alternative.

Noi pensiamo, invece, che ad attacco complessivo dobbiamo rispondere con una
lotta complessiva, dura e prolungata, sui posti di lavoro come nei
quartieri, come nelle case.
CON UNO SCIOPERO TOTALE DELLE DONNE.

Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario

28.5.010

 

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