S.I. COBAS Lavoratori Autorganizzati (Sindacato Intercategoriale COBAS)
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Sindacato Intercategoriale Cobas
S.I. COBAS
Lavoratori Autorganizzati
In questi giorni abbiamo depositato l’atto costitutivo del nuovo sindacato: S.I. COBAS - Lavoratori Autorganizzati (Sindacato Intercategoriale COBAS) .
CHI SIAMO
Il S.I. COBAS nasce da una scissione dello SLAI Cobas che vede coinvolti numerosi comitati di base di tutte le categorie: industria, pubblico impiego, servizi, cooperative della logistica, più una serie di singoli militanti che sono stati in prima linea nell’attività politica-sindacale, nei luoghi di lavoro e sul territorio, e nelle lotte di questi anni . Una scissione quindi, ma una scissione subita e non voluta. Una scissione determinata di fatto dal gruppo dirigente in carica nello SLAI, che ha proceduto, dal congresso dell’aprile 2009 ad oggi, con interventi e prese di posizione contrari alle decisioni politiche congressuali, ed ai principi stessi dello statuto dell’organizzazione. Fino ad arrivare a compiere azioni ingiustificabili persino sotto il profilo etico prima che politico, come quello di mettere a rischio i diritti conquistati con dure lotte dai lavoratori delle cooperative, esclusivamente per ragioni di interesse personale e di gruppo (cobas Alfa Romeo). Su questo tema abbiamo ampiamente argomentato nel notiziario del coordinamento dei cobas dello SLAI di marzo, ed a questo rimandiamo per una migliore comprensione del problema.
(download dal sito http://sicobas.org)
L’IMPOSSIBILITÀ DI UNA RICOMPOSIZIONE
Abbiamo detto che il S.I. COBAS nasce da una scissione dello SLAI. Ripetiamo che si tratta da una scissione che abbiamo subito e che non abbiamo determinato volontariamente. Questo dato deve essere chiaro ai compagni che sono ancora attualmente nello SLAI - e non ci riferiamo ovviamente al gruppo dei DIRIGENTI! - per fare le giuste valutazioni su quanto è accaduto e su quanto accadrà in quella organizzazione.
Responsabili a tutti gli effetti sono i capi del cobas Alfa Romeo e i loro caporali, promossi a gradi di colonnello, dopo aver sposato la causa dei generali. E’ la terza scissione dalla nascita dello SLAI, tutte maturate e determinate dal cobas Alfa (Sin Cobas- Malabarba - Alfa; AL Cobas - Canavesi - Alfa; ora questa imposta da Delledonne - Alfa).
Le ragioni per cui siamo stati costretti ad uscire dovrebbero essere note a tutti i compagni che hanno seguito l’evolversi dei fatti da dopo il congresso. Sintetizzando, ribadiamo ancora una volta che, per seguire una strada che non porterà a nulla (il sindacato metropolitano), se non a garantire un futuro a qualche capo in cerca di sistemazione, è stata compiuta una strage di principi, valori, regole, proprie di un’organizzazione autorganizzata, nata con l’ambizione di proporre un’alternativa a questo sistema e alla società che lo esprime.
Azzerati spazi di democrazia in nome di una presunta necessità organizzativa, i dirigenti hanno deciso di usare anche l’arma della calunnia, delle minacce, delle falsità spacciate a piene mani. L’abisso è stato raggiunto con le cooperative e le porcherie che hanno realizzato - e stanno realizzando ancora - ai danni dei lavoratori.
Inutile dilungarci, i compagni presenti nello SLAI, hanno tutte le informazioni per poter capire e decidere con chi stare; speriamo in una loro saggia decisione... Potevamo restare e battagliare ancora all’interno? NO, il degrado era diventato insostenibile, e un’alternativa non c’era, salvo svendere - appunto come hanno fatto i capi del cobas Alfa - valori e principi.
Perchè costituire un nuovo sindacato oggi
PERCHÈ COSTITUIRE UN NUOVO SINDACATO OGGI
Altre motivazioni per questa decisione dolorosa dipendono strettamente dalla crisi che ha investito il mondo del lavoro nel suo complesso e i cui effetti si stanno producendo in forma più che mai virulenta. Una crisi che mentre mette in discussione la stessa possibilità di vita di milioni di lavoratori, che vedono venir meno la loro fonte di reddito per la perdita del lavoro, determina nello stesso tempo un durissimo attacco alle condizioni di lavoro, di vita, ed ai diritti elementari, di centinaia di migliaia di “nuovi schiavi” , spremuti, ricattati, come non mai in questo paese.
Il caso Rosarno è stato solo la punta dell’iceberg della condizione dei lavoratori immigrati; a questa corrisponde, tra l’altro, un tessuto di migliaia di cooperative, (in particolare della logistica), in cui civilissimi padroni - spesso ex sindacalisti (vedi coop. Papavero) - sfruttano in modo vergognoso gli immigrati, anche col ricorso diretto alle “forze dell’ordine” contro le loro sacrosante rivendicazioni, ed ora anche con la collaborazione del coordinatore nazionale dello SLAI!
A fronte di questi dati il collasso generale di ogni forma di rappresentanza politica e/o sindacale, anche solo tendenzialmente, o vagamente, di classe.
Delle formazioni politiche è inutile parlarne, necessario vedere il versante del sindacalismo di base.
I SINDACATI DI BASE
Cosa sta accadendo nel sindacalismo di base? Quale la situazione e la risposta alla crisi economica, politica e sociale? Quali le prospettive prossime e future?
La disgregazione del “Patto” CUB-RdB, SdL, Confederazione Cobas, ha dimostrato che questa non era la strada da percorrere per costruire un sindacato di classe. Invece di “rafforzare” tale prospettiva, questo modo di fare ha addirittura portato all’implosione di CUB-RdB. L’ipotesi di arrivarci tramite accordi di vertice, accompagnati da una serie di conferenze riservate ai delegati delle tre organizzazioni si è rilevata perdente.
Contemporaneamente si è sviluppata l’ipotesi di “sindacato metropolitano” lanciata da RdB e SdL, che non solo mantiene la stessa concezione verticistica del “Patto”, ma vi aggiunge una logica di assemblamento di forze sindacali e politiche (generalmente dell’area dei “disobbedienti”) nell’ottica di un blocco e non di un percorso verso l’omogeneità delle posizioni e degli obiettivi. Ciò senza aver messo in discussione tutte quelle pratiche e posizioni di RdB e SdL, che hanno caratterizzato in senso negativo la loro attività in questi anni. Questo percorso si compirà formalmente dopo i congressi delle due organizzazioni il prossimo maggio, per realizzarsi completamente, per ragioni di opportunismo spicciolo, a gennaio del 2011.
Il gruppo dirigente SLAI, nonostante le tesi sostenute dal congresso, ha iniziato unilateralmente, senza coinvolgere il corpo dell’organizzazione, un progressivo e continuo avvicinamento al percorso descritto, infischiandosene delle richieste di discussione interne. Se questo avvicinamento si compirà già col congresso SLAI dichiarato per metà maggio o se - anche qui per ragioni opportunistiche - sarà dilazionato nei prossimi mesi, non è dato sapere, ma certo la concomitanza dei congressi la dice lunga.
Sembrerebbe quindi - come caldamente auspicato da parti politiche più o meno di riferimento - che il mondo del sindacalismo di base stia per essere interessato da una rilevante novità: la costituzione dell’unità delle varie sigle in un unico grande soggetto, che potrà finalmente incidere su scelte di carattere economico e politico nazionali, dando voce agli interessi dei lavoratori (??); ma che in realtà vedrà le forze coinvolte paralizzate da una sostanziale mancanza di prospettiva anticapitalistica.
IL SINDACATO CHE SERVE, MA NON C’È
La necessità della costruzione di un sindacato di classe è un dato di fatto. I tempi e i modi per arrivarci sono da modulare in relazione alla ripresa della lotta dei lavoratori.
Il congresso nazionale del 2009 dello SLAI aveva cercato di delineare una strada verso questo obiettivo, in cui fossero coniugate l’esigenza di una difesa conseguente sul terreno sindacale, con una politica indipendente e autonoma dei proletari.
Quella presa dai dirigenti SLAI sta andando invece in una direzione decisamente diversa. “L’apparentamento” con RdB, la “sintonia” espressa più volte dal coordinatore nazionale, hanno tradito sostanzialmente l’esito del congresso, tralasciando ogni valutazione su degli aspetti che pure dovrebbero essere tenuti in grande considerazione.
Firme di “comodo” su contratti nazionali, partecipazione alla gestione di Fondi Pensione, accordi aziendali contro le lotte e gli interessi dei lavoratori, progetti di legge sui diritti sindacali per le sigle e non per i lavoratori, indizione di scioperi generali rituali, costituzione di realtà aziendali per fare concorrenza ad altre sigle, rifiuto di interventi e azioni comuni a partire dai posti di lavoro, ecc., non sono dettagli insignificanti della pratica quotidiana di RdB e SdL.
La stessa convergenza su tematiche generali (e spesso generiche) non ha ancora creato le condizioni per un superamento di queste posizioni, che sono limiti allo sviluppo di un sindacato di classe e che, se sottovalutate o, peggio, accettate in nome dell’urgenza dell’unificazione delle forze, porterebbero, se va bene, a una prossima spaccatura (avendo così perso del tempo politico) o, se va male, ad accettarle in una prospettiva di 4° sindacato (ma non di classe!).
IL S.I. COBAS
Siamo noi il sindacato di classe? I soli, duri e puri, in grado di combattere i padroni, difendere i diritti dei lavoratori, immigrati e no? Grazie a noi, finalmente la classe lavoratrice avrà uno strumento per realizzare grandi conquiste, in una prospettiva radiosa di rovesciamento del sistema capitalistico? Chi non è con noi, non rappresenta i lavoratori? Noi abbiamo la linea e già abbiamo deciso il nostro percorso, chi ci ama ci segua!
Magari siamo un po’ incoscienti a costituire oggi un nuovo sindacato, ma certamente non siamo pazzi. Il S.I. COBAS sarà uno strumento, fatto da lavoratori, nelle mani dei lavoratori, per difendere gli interessi immediati di tutta la classe lavoratrice, e per tentare di costruire una rappresentanza, sindacale innanzitutto, che sappia cogliere gli elementi di contraddizione di questo sistema per spostarne gli equilibri verso rapporti di forza più favorevoli, attraverso il conflitto e le lotte. Un obiettivo minimalista forse, se confrontato ai grandi progetti sbandierati in questi tempi dai grandi dirigenti dei grandi sindacati di base, ma certamente più allineato ad una visione di classe della realtà, e conseguentemente anche del fare sindacato e politica, che non gli sproloqui che tutti conosciamo.
Noi siamo certi, questo sì, che non abbandoneremo i principi dell’autorganizzazione, nè i valori fondanti di un’ipotetica nuova società: egualitarismo, solidarietà, internazionalismo. Con chi vogliamo fare questo sindacato? Con tutti i lavoratori che vogliono condividere con noi questo progetto. Con chi non è disposto nè a subire dai padroni, nè a delegare a chicchessia, anche ai nuovi burocrati dello SLAI e futuri dirigenti metropolitani, la rivendicazione e la conquista dei propri diritti. Siamo in una fase costituente, apriremo da qui in avanti un confronto con tutti i lavoratori, e con tutte le realtà di lotta presenti sui territori - in parte già al nostro fianco nelle lotte delle cooperative - per valutare con loro la possibilità di far vivere e crescere questo progetto. L’ipotesi è quella di un’assemblea pubblica da preparare nelle prossime settimane.
COSA SIAMO E COSA NO
Cosa NON è il S.I. COBAS:
· NON è il centro del mondo del sindacalismo di base in Italia;
· NON è la matrice, o il nucleo, da cui partire per generare il sindacato di classe;
· NON è un gruppetto di militanti duri e puri, più puri e duri di tutti quanti sulla piazza;
· NON è organismo autoreferenziale, ideologizzato, che vive per contemplare il proprio ombelico;
· NON è l’interfaccia sindacale di un gruppetto politico;
· NON è un’organizzazione gerarchica, strutturata in modo verticale;
· NON è un’associazione burocratica e formalistica.
Cosa È:
· È uno strumento per la ricostruzione di un sindacato di classe in Italia e a scala internazionale, aperto al confronto ed alla collaborazione con tutte le forze sindacali, politiche, di movimento, che condividono questo obiettivo;
· Promuove l’intercategorialità dei lavoratori, per superare la frammentazione e la divisione prodotti dalla concorrenza sul mercato del lavoro;
· È basato sull’autorganizzazione dei lavoratori, collettiva e di classe, per realizzare la difesa delle condizioni lavorative e sociali di tutti i lavoratori in una prospettiva anticapitalista;
· È fondato sui fondamentali principi di libertà, eguaglianza, solidarietà, lotta per l’abolizione del sistema capitalistico basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, internazionalismo;
· È contrario al principio della delega individuando nei lavoratori i protagonisti assoluti del fare sindacato;
· Rivendica l’applicazione della democrazia diretta;
· individua nei COBAS la struttura portante dell’organizzazione, espressione dell’autorganizzazione dei lavoratori in ciascuna realtà lavorativa;
· È contrario ad ogni sovrastruttura gerarchica e burocratica; nega il ruolo di dirigente e/o funzionario;
· Pone al centro della sua attività il conflitto inquadrato nella più ampia lotta di classe;
· Formula una serie di rivendicazioni, che corrispondono alla difesa degli interessi delle masse sfruttate nelle diverse fasi di sviluppo della società, contro le compatibilità capitalistiche;
· Ha quale fine la difesa reale delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori, con tutti gli strumenti possibili ed in primo luogo con la lotta;
· Combatte lo sfruttamento dei lavoratori e la loro mercificazione;
· Sostiene e promuove le lotte dei lavoratori immigrati, nuovi schiavi del sistema capitalista.
sito web: www.sicobas.org
e-mail:
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cell.: 3381168898 - 3400021679
fip il 3.04.2010





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