Sciopero generale dei metalmeccanici
| Movimento |
I METALMECCANICI SCIOPERANO PER SPEZZARE LA MORSA PADRONALE! I COMUNISTI SOSTENGONO LA MOBILITAZIONE DELL’INTERO PROLETARIATO!
Nonostante le menzogne dei governi borghesi, la crisi economica mondiale, risultato delle leggi fondamentali del capitalismo, durerà a lungo.
In Italia la produzione industriale ha già registrato un calo di circa il 25%. L'export è fermo, l'agricoltura al disastro. Il meridione è ricacciato indietro di decenni. Dilaga la disoccupazione: nel prossimo anno ci sarà un milione di senza lavoro in più rispetto al 2007. Vaste masse lavoratrici sono spinte nella miseria.
Qual è la risposta della classe dominante e del suo governo reazionario, capeggiato dal piduista Berlusconi, alla crisi? Miliardi di euro prelevati dalle casse pubbliche per aiutare coloro che hanno provocato la crisi, vantaggi per i criminali, per gli evasori, per coloro che vivono nel lusso, soldi per le guerre di rapina, fondi al Vaticano, arricchimento dei pescecani al potere. E mentre sugli sfruttati viene scaricato l'intero peso della crisi, si alimentano razzismo e fascismo per dividerli e attaccarli. Ecco il vero volto del capitalismo!
In questa difficile situazione sono partite le trattative del contratto dei metalmeccanici, che hanno subito visto la rottura. I padroni, d’accordo con i sindacati complici, puntano a ridurre ancora i salari e demolire i diritti, applicando l’accordo separato del 22 gennaio scorso, respinto dai lavoratori.
Di fronte all’intensificazione dell’offensiva antioperaia, la FIOM ha proclamato uno sciopero nazionale di 8 ore per il 9 ottobre. Si apre così l’autunno di lotta al capitale, caratterizzato da un più acuto conflitto fra le classi.
E’ uno sciopero importante per un settore chiave della classe operaia, che non vuole cedere all’arroganza dei padroni e dei loro servi, riaffermando il principio che sui contratti devono decidere i lavoratori.
Scioperando compatti i metalmeccanici vogliono bloccare i licenziamenti di massa e quelli politici. Vogliono difendere il CCNL e rivendicare aumenti salariali certi e consistenti, rigettando gli accordi-truffa e il sistema della “compartecipazione”. Esigono il rafforzamento e l'estensione degli ammortizzatori sociali a totale copertura del salario, l’abolizione del precariato e la regolarizzazione dei migranti, più sicurezza sul lavoro.
Al tempo stesso questo sciopero riguarda tutti gli sfruttati, perché se gli industriali, con l'appoggio del governo, riusciranno a imporre “nuove regole” ai metalmeccanici, verrà portato un attacco a fondo alle condizioni di tutti.
Quindi occorre che scendano in piazza anche gli altri lavoratori, i disoccupati, gli studenti, sostenendo la mobilitazione operaia (bene hanno fatto alcuni sindacati di base ad aderire allo sciopero), ampliando il fronte di lotta e rompendo con gli stantii rituali imposti dai vertici sindacali.
Va reclamato a viva voce lo sciopero generale su una piattaforma chiara, in grado di mobilitare l’intero proletariato per far pagare la crisi a chi l’ha causata e a chi ne beneficia: i capitalisti, i ricchi, i parassiti!
Noi comunisti insistiamo sulla necessità del fronte unico di tutti gli sfruttati e degli organismi che si rifiutano di pagare la crisi, per lottare contro l'offensiva padronale, la reazione politica e le aggressioni imperialiste. Oggi più che mai i lavoratori hanno l’esigenza di mobilitarsi uniti per difendere in modo intransigente i propri interessi e diritti, per porre sul tappeto un'alternativa politica di classe!
E' essenziale rafforzare il campo dell'opposizione operaia e popolare, creando consigli e comitati di massa come organi di unità e di lotta dei lavoratori contro il dominio dei monopoli capitalisti, utilizzando le assemblee come strumento di democrazia operaia per il più ampio coinvolgimento della base.
Nell’immediato, l'obiettivo politico è la convergenza di tutte le forze per abbattere il governo reazionario di Berlusconi nelle fabbriche e nelle piazze, con lo sciopero politico di massa. Non per un nuovo centrosinistra che riproporrà la solita ricetta dei sacrifici, ma per aprire la prospettiva di un “governo operaio e di tutti gli sfruttati” quale sbocco politico corrispondente agli interessi delle masse lavoratrici.
La crisi ha messo a nudo che la borghesia non ha soluzioni per uscire dalla crisi all’infuori della distruzione delle forze produttive. I mali del capitalismo non sono curabili.
La questione da mettere di nuovo al centro del dibattito fra i lavoratori è allora la questione del potere: il suo trasferimento dalle mani di una minoranza sfruttatrice alla maggioranza del popolo lavoratore diretto dalla classe operaia. Da questa rottura rivoluzionaria deriveranno tutte le trasformazioni economiche, politiche, sociali, morali, culturali, di cui la società ha bisogno.
Perciò è necessario che dentro le mobilitazioni autunnali gli elementi più consapevoli del proletariato promuovano momenti di discussione e si uniscano per ricostruire lo strumento politico insostituibile per organizzare e dirigere la lotta per abolire lo sfruttamento e l’oppressione borghese: il Partito comunista!
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