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la scuola di Terni sulla sentenza del TAR del Lazio e la laicità della scuola pubblica

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Movimento

                                                                  COBAS - Comitati di Base della Scuola
Sede Provinciale : Via San De Filis 7a 05100 Terni

Apertura il martedi dalle 17 alle 20

Tel. 328 6536553 - Fax 0744 431314

www.cobas-scuola.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 



VERSO UNA SCUOLA LAICA.

genuflessioni bipartisan al Vaticano

 

 


Il TAR del Lazio, con sentenza n.7076 del 17/07/09 -che si richiama al parere della Corte Costituzionale 203 del 1989 sulla laicità “garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà religiosa in regime di pluralismo confessionale e culturale” - ha fissato un punto importante contro le discriminazioni nella scuola pubblica in Italia e gli indecenti privilegi alla chiesa cattolica ed agli insegnanti di Religione Cattolica.
Cosa ha stabilito il TAR del Lazio? Cose che in un paese in cui la classe politica non fosse asservita al potere temporale di una chiesa particolare sarebbero semplicemente accettati da tutti. Agli scrutini non debbono partecipare gli insegnanti di religione cattolica (una materia opzionale) assunti non per regolare concorso pubblico, ma catechisti di una religione particolare (che si pretende assoluta ed universale, ma è un ulteriore sintomo della sua scandalosa protervia) pagati oltre 1 miliardo di euro all’anno dallo Stato e scelti dalle curie. E’ chiaro che tra studenti non avvalentesi e studenti che frequentano l’ora di catechismo cattolico non dovrebbe esserci nessuna discriminazione. Inoltre il TAR afferma che “l’attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato italiano non assicura identicamente la possibilità a tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni, ovvero per chi dichiara di non professare alcuna religione in Etica Morale Pubblica”. A meno di non incorrere in discriminazioni, non si deve attribuire alcun credito formativo a chi frequenta l’ora di religione cattolica, scelta che riguarda la libertà di pensiero, il libero convincimento dei soggetti in formazione, ma non deve assolutamente pesare nel giudizio finale degli alunni, perché ciò prefigurerebbe una sorta di stato etico, di religione di stato, alla faccia della laicità della scuola e dello Stato.
Mentre la Spagna sta votando una legge che esclude su tutto il territorio nazionale la presenza del crocefisso nelle aule scolastiche per evitare una pericolosa associazione negli alunni tra lo Stato (la scuola pubblica, di tutti) e la chiesa cattolica, nel nostro paese lo scorso anno scolastico ha visto una caccia alle streghe contro due docenti, entrambi dei Cobas, che hanno portato avanti, sulla loro pelle, una battaglia generale per la laicità della scuola pubblica e degli ambienti formativi. Nel febbraio ’09 Franco Coppoli, docente di Terni viene sospeso su parere del CNPI del MIUR da un mese dall’insegnamento e dallo stipendio per aver tolto nelle sue ore il crocefisso dall’aula, per la laicità ed l’imparzialità degli ambienti formativi. Pena raddoppiata addirittura a due mesi per Alberto Marani, docente di Cesena, sospeso per un questionario somministrato ai suoi studenti sull’ora alternativa alla religione cattolica e per aver proposto al collegio docenti, che l’ha approvato a larga maggioranza, un programma alternativo basato sui diritti umani, inserito anche nel POF. I ricorsi per queste battaglie civili, seguiti dai Cobas e dall’UAAR vanno avanti, ma questi pesanti provvedimenti disciplinari sono il sintomo dell’indecente ingerenza clericale nelle nostre scuole e nei ministeri.
Un esponente della CEI, che difende con le unghie i propri privilegi, monsignor Coletti Diego Presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, da Radio Vaticana ha lanciato la sua sharia contro il “bieco illuminismo” dichiarando che quella de TAR del Lazio è una sentenza che danneggia la laicità ed e' sintomo del ''più bieco illuminismo che vuole la cancellazione di tutte le identità''. L’Illuminismo è forse considerato da questo anacronistico dinosauro bieco perché ha cancellato da ormai due secoli -almeno in gran parte d’Europa - la società dei privilegi ed il potere temporale della chiesa cattolica. A questi integralisti similtalebani rispondiamo che biechi sono i privilegi cattolici, bieco è l’oscurantismo clericale che trova origine nello scellerato concordato del ’1929 con il quale si strinse un patto politico-economico tra il fascismo e la chiesa cattolica.
Tutto questo ricorda la favola di Esopo del lupo che accusa di inquinare l’acqua l’agnello che beve a valle, cioè il fatto che chi detiene inaccettabili privilegi non vuole lasciarli e prepotentemente fa anche la vittima tentando di ribaltare la realtà. Allora, ribaltando le pronte dichiarazione della teodem del PD Binetti Paola, elenchiamo velocemente i “biechi” privilegi che appartengono ai veri insegnanti di serie A: quelli di religione cattolica, scelti dalle curie e pagati dallo Stato. In un gravissimo contesto in cui nel prossimo anno verranno tagliati 60.000 docenti ed ATA nessun posto è stato tagliato per i docenti di religione cattolica. Quegli stessi docenti che sono stati assunti in ruolo in massa (oltre 15.000) dalla ministra Moratti Letizia, insegnanti che da precari, al contrario delle decine di migliaia di precari, dopo 4 anni cominciano a ricevere scatti di anzianità sullo stipendio. Docenti che costano ogni anno un miliardo di euro e che non vediamo perché non siano pagati direttamente dal Vaticano che li sceglie. Tra l’altro in un contesto che vede tagli pesantissimi ai finanziamenti alla scuola pubblica l’unica voce che, dopo le proteste di qualche mese fa di oltretevere, mantiene inalterate le entrate, alla faccia dell’articolo 33 della costituzione, è la voce che riguarda le scuole private, esamifici confessionali o padronali, parificate alla scuola pubblica dall’ex ministro PD Luigi Berlinguer.
In questi giorni osserviamo una triste subalternità bipartisan ai diktat clericali: della Binetti che ciarla di insegnanti di serie A e B abbiamo già detto, a lei si aggiunge tra i PD l’ex ministro della Pubblica istruzione, Fioroni che fedele, dopo le parole di monsignor Coletti, lancia un appello all’attuale ministra Gelmini Maria Stella perché faccia ricorso al Consiglio di Stato contro il parere del TAR del Lazio. La ministra PDL ed il mondo politico, usi ad obbedir tacendo e fedeli fino al cadavere prioni si ergono: è di ieri la notizia che la ministra che ha dato il colpo di grazia ai finanziamenti alla scuola pubblica, ha limitato il tempo pieno e prolungato alle medie, ha abolito le compresenze nelle scuole elementari, ha ridotto il tempo scuola alle superiori in particolare iniziando lo smantellamento delle scuole professionali, che non ha detto una parola sui 60.000 tagli tra personale docente ed ATA si è svegliata nel torpore ferragostano ed ha annunciato che, in barba al principio di laicità dello stato e quindi delle scuole pubbliche, farà il ricorso chiesto dal Vaticano.
Questo è lo stato delle cose. Invitiamo alla mobilitazione contro le discriminazioni religiose e per la costruzione di una scuola laica ed inclusiva di tutte le differenze, contro i privilegi acquisiti dalla chiesa cattolica. Il 6 novembre il CESP organizza a Roma un convegno nazionale di aggiornamento per il personale della scuola dal titolo “La laicità nella scuola pubblica: la croce della religione cattolica”. Tutti i docenti e gli ATA le persone libere ed interessate ad una scuola pubblica imparziale ed inclusiva, libera dalle ingerenze e dai simboli religiosi sono invitate a partecipare.
 

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