1° Dicembre 2008-2003 per non dimenticare...Saluti rossi.
| Movimento |
Lo sciopero improvviso
degli autoferrotranvieri
fa onore al movimento operaio
Abbasso la canea dei suoi denigratori!
Governo Regioni aziende municipalizzate calpestano gli accordi stipulati e degradano sempre di più il trasporto pubblico.
Il "senso di responsabilità", per i lavoratori, sta nel perseguire gli interessi collettivi di salariati perché così facendo salvaguardano gli interessi sociali della stragrande maggioranza del popolo.
Fronte proletario per difendere la dignità operaia e battere padroni governo apparati di controllo e repressione e i loro servi sindacali.
Lunedì 1º dicembre 2003 è una data che fa storia per il movimento operaio in quanto, dopo due anni di scioperi disciplinati, è bastato un anticipo e un prolungamento dello sciopero programmato, decisi e attuati autonomamente dal personale, per fare emergere la potenza degli operai e la fragilità dell'ordine padronale.
Il primo dicembre si è svolto a livello nazionale lo sciopero dei 120.000 autoferrotranvieri dipendenti dalle aziende municipalizzate 200 in tutto. Lo sciopero, il 12º a livello nazionale (di cui 8 indetti dalle confederazioni, 4 dai cobas), era stato indetto, non per avere aumenti retributivi o riconoscimenti normativi, bensì per ottenere il recupero dell'inflazione concordata col contratto collettivo di lavoro 2000-2003. In soldini, come li chiamano i tranvieri trattandosi di pochi soldi, allo scopo di avere i 106 euro mensili mancanti dalla busta paga dall'inizio del 2002. Lo sciopero era stato indetto quindi per protestare contro l'inadempimento del contratto da parte delle aziende.
A Milano i dipendenti dell'ATM, circa 8.700, stufi di avere perso tante ore di lavoro senza essere ascoltati, hanno deciso di farsi sentire, anticipando lo sciopero e proseguendolo fin dopo l'orario programmato (l'astensione era fissata dalle 8,45 alle 15). I conducenti appena sono giunti in autorimessa alle cinque del mattino si sono riuniti in assemblea e si sono trovati subito d'accordo a non uscire con gli automezzi. In tutti i depositi la decisione di anticipare lo sciopero è plebiscitaria. Parte così lo sciopero che paralizza la città in una giornata piovosa; e che assume maggiore incidenza quando, all'orario fissato per il termine, i tranvieri decidono di prolungare la protesta ad oltranza.
Il coro anti-sciopero
I burocrati sindacali si schierano coi rapinatori degli operai
Appena sono informati della decisione dei tranvieri, televisione radio stampa iniziano a vomitare contro gli scioperanti le accuse più oscene allo scopo di montare un'onda di indignazione di massa contro lo sciopero selvaggio. Il miglior commento, uscito da questi conventi, è che i tranvieri, pur comprensibilmente esasperati, sono irresponsabili e che sono visti come irriducibili nemici da altri lavoratori. Cosa quest'ultima montata ad arte avendo al contrario gli altri lavoratori capito l'importanza anche per loro dello sciopero improvviso.
Da parte loro autorità e associazioni padronali intervengono minacciosamente. Il sindaco Albertini definisce lo sciopero come "azione di intollerabile violenza che sconfina palesemente nel sabotaggio". Il presidente dell'Assolombarda, Perini, dichiara che lo sciopero non solo danneggia il mondo del lavoro ma che è "un attentato alla popolazione". Per questi reazionari lo sciopero è diventato un atto terroristico.
Il segretario della CGIL, Epifani, condanna l'anticipo dello sciopero senza avviso agli utenti, sentenziando stoltamente che "quando si sciopera bisogna rispettare le regole". La segretaria della CISL milanese, Maria Grazia Fabrizio, rincara la dose urlando che è da irresponsabili "prendere in ostaggio un'intera città". I burocrati sindacali, che portano in giro i lavoratori in scioperi inutili o peggio, appena questi si tirano su sputano il loro veleno per deprimerne il coraggio. È questo il mestiere dei servi del padrone.
Infine il lavorista Ichino non è mancato di strolicare che la città è offesa dall'anticipo dello sciopero e che occorre applicare sanzioni severe contro i tranvieri nell'interesse degli stessi agenti sindacali che non sono più in grado di controllare i lavoratori.
È un coro unico, di mass-media autorità rappresentanti padronali politicanti responsabili aziendali, che strepita sulla città tradita e offesa e che reclama con furore sanzioni disciplinari e azioni penali contro gli scioperanti.
La precettazione e le minacce di sanzioni
Non c'è uno sciopero di una certa importanza che non si svolga sotto la cappa del controllo militare. I tranvieri, appena giunti nei depositi, trovano la polizia. Nel pomeriggio, quando dalle assemblee viene compatta la decisione di prolungare lo sciopero, si svolgono frenetiche riunioni in prefettura tra autorità e direzione aziendale. E senza tanto discutere il prefetto ordina la precettazione dei tranvieri. Lo sciopero dura 15 ore. Il traffico si normalizza alle 21.
La birbanteria aziendale, e non solo questa, pur inadempiente agli obblighi contrattuali, reclama sanzioni contro gli scioperanti richiedendo l'intervento urgente della Commissione di vigilanza sugli scioperi e della Procura della Repubblica. La Commissione, che da due anni tace sul fatto che le aziende violino il contratto, ha preso subito in serio esame lo sciopero con chiaro intento di intimidire pubblicamente i tranvieri. Anche la Procura ha sollevato la minaccia dell'indagine penale aprendo un procedimento contro ignoti.
Quindi tutti i meccanismi di controllo, interdizione, sanzionamento e punizione, si sono messi in moto per stroncare lo sciopero improvviso e castigare gli scioperanti.
Il "rispetto delle regole" e l'illegalità dei comportamenti istituzionali
Non c'è soggetto, gruppo, ente del mondo istituzionale che contro i tranvieri non accampi il "rispetto delle regole". Non manca persino qualche notista rozzo di cronache operaie che non scriva che "le regole i lavoratori dell'ATM le hanno infrante". Questo del rispetto delle regole è un teorema da bari, agitato per penalizzare l'iniziativa operaia. Stiamo ai fatti. Chi è che non ha rispettato le regole nel conflitto di specie? Dall'esame della vicenda risulta, con estrema evidenza, che a violare sistematicamente le regole sono state e sono le direzioni aziendali, che fin'oggi non hanno ancora corrisposto il recupero lordo di euro 106 mensili stabilito dal contratto collettivo di lavoro. Non sono bastati 12 scioperi nazionali e un'infinità di scioperi locali a consentire ai tranvieri di percepire il recupero pattuito. Quindi chi non rispetta, e pervicacemente, le regole sono prima di tutto le aziende.
La cosa diventa poi più scandalosa se si risale alla catena di responsabilità pubbliche. L'Asstra e l'Anav, rappresentanti delle aziende di trasporto municipalizzate e private, nel giugno 2001 avevano avvertito Regioni Province e Comuni che sarebbe stato impossibile onorare la parte del contratto relativa al biennio 2002-2003. Tra enti locali e governo c'è uno scaricabarile indecente sull'esecuzione del contratto, che non si vede neppure in una sala da giuoco; e che, comunque, non esime nessuno di essi dalla responsabilità. Lo scaricabarile è questo: il governo non versa alle regioni gli stanziamenti dovuti; le regioni lamentano di non avere i fondi da passare ai comuni; i comuni dicono di non potere ripianare i bilanci delle aziende municipalizzate; queste ultime non pagano i tranvieri. Insomma a violare le regole sono, guarda caso, i "tutori della legge"; nell'ordine: Governo Regioni Comuni. Quindi lo scenario che viene fuori dall'esame della catena delle responsabilità pubbliche sul contratto degli autoferrotranvieri è quello vergognoso di un insieme di organi istituzionali che si riproduce su un complesso reiterato di comportamenti illegali.
Il trasporto pubblico sempre più degradato
Se non si trovano i soldi per i tranvieri e per il trasporto pubblico, ciò non si deve al fatto che i soldi non ci sono, si deve al fatto che il governo sostiene il trasporto privato e dà precedenza al finanziamento delle aggressioni belliche contro i paesi deboli. C'è sotto una scelta politica. I progetti avanzati da Asstra e Anav sono quelli di degradare ulteriormente il trasporto pubblico, riducendo i chilometri di percorrenza i servizi di tram e metropolitane e aumentando le tariffe. Il modello di trasporto pubblico di chi urla contro i tranvieri, accusandoli di non rispettare le regole, è il modello della compressione del salario, dello scadimento dei servizi, dell'aumento dei prezzi, dell'assenza di manutenzioni, del mancato rinnovo del parco automezzi, dell'insicurezza e dei disastri crescenti. Questo sono i predicatori del rispetto delle regole.
Va detto ancora che questi predicatori hanno messo in onda un altro teorema inibitore, ancora più melenso, quello che "non si sciopera contro i cittadini". E c'è da osservare che questa bigotteria, propalata in nome dei cittadini ma per conto di interessi personalistici e parassitari, ha tutta l'aria di volere essere un ulteriore freno inibitore all'iniziativa autonoma dei lavoratori. Anche i bambini sanno che gli scioperi si fanno contro le aziende e non contro i cittadini e che i tranvieri milanesi protestano contro l'ATM e il Governo e non contro gli altri lavoratori nei cui confronti uno sciopero non potrebbe avere alcun senso. Perciò la grande furbizia di questi miopi sabotatori del trasporto pubblico, la cui arroganza ha costretto i tranvieri alla rivolta, di sfruttare le conseguenze dello sciopero per ricattare gli scioperanti non potrà andare molto lontano. Ben presto questi ciarlatani dovranno fare i conti, non solo con i tranvieri, ma anche con i cittadini e gli altri lavoratori fintamente difesi.
La soluzione regionale come passo per disfarsi del contratto nazionale
Quando c'è da domare i lavoratori autorità direzioni aziendali burocrati sindacali esperti invocano sempre "regole certe", vincoli cioè all'iniziativa autonoma operaia; ma non si accontentano soltanto di questi, escogitano nuovi strumenti, nuovi catenacci, per imbrigliare l'azione dei lavoratori o per dividerli. Dopo lo sciopero improvviso, tra le autorità lombarde e l'ATM ha preso interesse l'ipotesi di un accordo locale sulla base delle considerazioni che l'ATM è in pareggio e che a Milano, più ancora delle altre città, i soldi non bastano. Formigoni e Soresina stanno intrigando col governo sulla realizzabilità di un accordo separato a livello regionale. Il governatore lombardo pensa di prendere due piccioni con una fava: da un lato spezzare il fronte unitario di lotta degli autoferrotranvieri con la soppressione del contratto nazionale; dall'altro esercitare sul terreno negoziale la competenza regionale sul trasporto pubblico. Bolle quindi in pentola una soluzione di questo tipo.
A ciò spinge indirettamente l'Asstra, sia con la provocatoria proposta di chiudere la vertenza con una una tantum di 400 euro per il 2002-2003 più 15 euro al mese per il futuro, sia con l'inconcludente suggerimento al governo di reperire i 650 milioni occorrenti con una accisa di 3 centesimi al litro sulla benzina. Il punto fermo, da parte dei tranvieri, è che gli arretrati vanno pagati tutti e senza ulteriori dilazioni. L'atteggiamento dei tranvieri milanesi su questo punto è netto e irremovibile: i soldi entro oggi, 4 dicembre, se no si andrà a un nuovo blocco. E non si vede come si possa demordere da questo atteggiamento. Dunque il conflitto entra ora nella fase culminante.
Forza e limiti dello sciopero del 1º dicembre
La protesta dei tranvieri milanesi va apprezzata per la sua decisione autonoma, per la sua compattezza e generalità, per la volontà di proseguimento dell'azione, per l'emarginazione dei controllori sindacali. I tranvieri hanno deciso che non si poteva più continuare a fare scioperi che non incidono, consci che contro l'arroganza del governo e lo scaricabarile delle regioni e delle direzioni aziendali bisognava dare un segnale di fermezza e far capire che i diritti operai non si calpestano impunemente. Essa esprime uno stato d'animo che è comune a tutta la categoria ed è una manifestazione locale di una situazione generale. Nel 2003 la classe operaia ha acquisito la consapevolezza che si è elevato il livello di scontro sociale e che per affrontarlo è necessario un adeguato attrezzamento politico-organizzativo. Se le aziende si ostinano a non dare questi miseri soldini si andrà a scontri più duri. È questo l'elemento specifico dello sciopero; l'aspetto che ne fa un'espressione della nuova fase di contrapposizione delle classi in cui siamo entrati con l'autunno. Questo il lato forte dello sciopero.
I limiti della protesta sono invece particolarmente due. Il primo è che lo sciopero dei tranvieri milanesi è rimasto isolato, nel senso che nelle altre città lo sciopero, benché fosse ovunque plebiscitario, non è stato né anticipato né prolungato. E questa isolatezza, oltre a rendere i tranvieri milanesi facile bersaglio della canea reazionaria, non ha consentito alla protesta quella estensività che avrebbe dato una dimensione molto più vasta alla potenza operaia. Il secondo limite è che la protesta ha ceduto all'ondata reazionaria piegandosi alla precettazione prefettizia. Su questo limite facciamo due rapide considerazioni. Innanzitutto i lavoratori non si debbono fermare per un malinteso senso di responsabilità di fronte a un potere che usa contro di loro, ormai in modo stabile, il dispositivo militare. Il massimo senso di responsabilità è quello di combattere contro questo potere con ogni mezzo. In secondo luogo la precettazione è un arnese statale sempre più in uso contro gli scioperi. È giocoforza per gli operai in lotta fare i conti con questo meccanismo militarizzatore, e contrastarlo con iniziative opportune; praticando lo sciopero ad oltranza. Proprio ieri i conducenti dei bus di Los Angeles hanno concluso con successo, dopo 32 giorni continui di sciopero, la loro lotta contro la pretesa dell'azienda di trasporto locale di portare l'orario di lavoro da 10 a 12 ore settimanali per 4 giorni. Non si vede quindi perché lo sciopero debba piegarsi alla precettazione e debba finire prima senza ottenere il risultato.
Le lezioni da trarre e come attrezzarsi
Il fatto che nei depositi c'era già la Digos sin dalle prime ore del mattino indica che la direzione aziendale era ben al corrente dello stato d'animo dei tranvieri; e che, nonostante sapesse che poteva accadere di tutto, si è guardata bene dal comunicare in tempo utile ai cittadini la situazione. Per contro essa ha sfruttato il disagio degli utenti per criminalizzare gli scioperanti e montare il clima per la precettazione. Tutto ciò insegna che canea reazionaria e precettazione vanno a braccetto a protezione dell'arroganza governativa e dell'inadempienza aziendale. Quindi la prima lezione da trarre è che il diritto di sciopero non può sottostare a nessun limite e/o proibizione e che l'iniziativa operaia deve sormontare qualunque barriera con qualsiasi mezzo.
Un organismo che acquista sempre più importanza per il suo ruolo inibitorio e sanzionatorio dell'iniziativa operaia è la "Commissione di vigilanza sugli scioperi". Questa commissione è entrata subito in azione per colpire lo sciopero improvviso. Non dobbiamo permettere che essa pronunci giudizi validi sui comportamenti operai. In primo luogo essa va denunciata per collusione padronale e copertura delle violazioni aziendali nei confronti dei lavoratori. In secondo luogo essa va contestata nel caso concreto non potendo giudicare il comportamento degli operai in quanto i "fattori di insorgenza del conflitto" non derivano da una iniziativa rivendicativa operaia bensì dal mancato pagamento del recupero salariale da parte di ATM. Quindi la seconda lezione da trarre è quella di non accettare passivamente alcuna decisione di questa Commissione e di attaccarla come ingranaggio della militarizzazione del lavoro.
La circostanza che ai tranvieri vengono corrisposti meno soldi e che il trasporto pubblico venga progressivamente degradato non dipende né da fattori economici né da fattori tecnici. È la conseguenza diretta di una politica di potere. Per cui i tranvieri non possono limitarsi a reclamare i soldini restando agnostici su questa politica del potere e sul carattere di classe di questo potere. Perciò essi debbono agire con una chiara visione dell'una e dell'altra cosa e battersi non solo per i propri interessi professionali, individuali e di categoria, ma anche e in particolar modo per i propri interessi generali di classe sfruttata che aspira al potere. La terza lezione da trarre è quindi quella di abbandonare ogni posizione economicistica e di organizzarsi sul piano operaio e su quello politico.
Infine e soprattutto ciò che occorre, e che deve diventare un'acquisizione definitiva, è che gli operai ragionino con la propria testa; e che si rendano conto che la legalità statale è una macchina di guerra controrivoluzionaria lanciata contro i lavoratori e i popoli oppressi (mediterranei, balcanici, mediorientali, centro-asiatici). Pertanto una lotta operaia, che non si ancori a queste premesse, per quanto energica e risoluta, non potrà mai sfuggire all'azione disgregante dello Stato e dei suoi apparati di dominio.
Fronte proletario di tutti i lavoratori locali ed immigrati
Dopo l'1 dicembre l'azione degli autoferrotranvieri per il recupero salariale può ripartire da un gradino più alto. E dunque, nell'assicurare il nostro appoggio, possiamo guardare con più fiducia ai suoi sviluppi. A conclusione e per questi sviluppi tracciamo le seguenti indicazioni operative.
1) Sciopero ad oltranza fino al pagamento immediato del recupero maturato.
2) Respingere ogni accordo locale e/o regionale mantenendo l'unità di movimento della categoria e preservando il contratto nazionale.
3) Costituire un coordinamento a livello nazionale della categoria al fine di imprimere alla lotta tempi e modalità concordati e incisivi.
4) Formare in ogni deposito gli organismi di lotta proletari, convogliando questi organismi nella più vasta organizzazione operaia di tutti i lavoratori, nel sindacato di classe.
5) Contrattaccare la precettazione, la Commissione di vigilanza, le indagini delle Procure, e tutti gli altri meccanismi di militarizzazione del lavoro, mediante iniziative di lotta articolate su ognuno di questi terreni, ancorate al principio che lo sciopero è un diritto irriducibile di ogni sfruttato.
6) Creare ed estendere il collegamento e la cooperazione tra tutti i lavoratori in lotta.
7) Promuovere una lotta offensiva per l'aumento del salario, la riduzione dell'orario, la crescita della dignità, il miglioramento del trasporto e la gratuità dello stesso per i senza salario gli studenti gli operai i pensionati.
8) Fronte di tutti i lavoratori, locali ed immigrati, a difesa delle condizioni di vita operaie e contro il padronato il governo lo Stato.
9) Guerra sociale rivoluzionaria contro la guerra statale controrivoluzionaria. Tutto il potere ai lavoratori.
Piena solidarietà e appoggio agli autoferrotranvieri da parte di tutti i lavoratori arrabbiati e combattivi
Milano, 4 dicembre 2003
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Edizione a cura di
RIVOLUZIONE COMUNISTA
SEDE CENTRALE: P.za Morselli 3 - 20154 Milano
e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/
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» 2008-12-01 18:06 ANSA
STOP BUS-METRO BLOCCA CITTA', MALTEMPO COLPISCE NORD ROMA - Disagi e circolazione difficile nelle città italiane, alle prese con lo sciopero di 24 ore degli addetti al trasporto pubblico locale proclamato dalla Cub ed in molti casi anche con il maltempo. Lo stop di bus e metro, al momento, registra adesioni altalenanti da città a città: secondo i primi dati, si va dal 4% di Roma all'oltre 60% di Venezia, che peraltro sta facendo i conti con un livello di acqua alta eccezionale. Una situazione che ha indotto la segreteria veneziana della Rdb cub trasporti a sospendere ora l'agitazione in corso. Adesione modesta, ad ora, anche a Milano e Napoli. La giornata di agitazione, che segue lo sciopero del 30 settembre e lo sciopero generale di tutte le categorie indetto dal sindacalismo di base il 17 ottobre scorso, è stata indetta per il rinnovo del contratto nazionale degli autoferrotranvieri 2008-2011, scaduto il 31 dicembre 2007, "che a tutt'oggi vede assenti le controparti datoriali, Asstra, Anav, Stato, Regioni, ed Enti locali", sottolinea la Cub.
La situazione più complessa riguarda Venezia: nella città lagunare, l'adesione allo sciopero veniva segnalata questa mattina al di sopra del 60% dall'Actv, l'azienda di trasporti pubblici; tra pullman e vaporetti erano in servizio 120 lavoratori, mentre 205 risultavano assenti (una cifra su cui, secondo la stessa azienda, dovranno essere conteggiati anche i dipendenti che non hanno potuto raggiungere il posto di lavoro a causa dell'acqua alta). La marea, come non succedeva dal 1986, ha infatti raggiunto l'altezza di 156 cm. Tanto che, indipendentemente dallo sciopero, il servizio di trasporto acqueo è stato sospeso, per motivi logistici, ossia per l'impossibilità di predisporre passerelle per la discesa dei passeggeri dai vaporetti.
Oltre allo sciopero, a Milano ed in tutta la Lombardia la pioggia e la neve (dai 600 metri in su) stanno rendendo difficili gli spostamenti. Nel capoluogo, lo sciopero per i mezzi di superficie, autobus e tram, è cominciato alle 8.45 e durerà fino alle 15, per poi riprendere alle 18 fino a fine servizio, con un'adesione modesta: solo tre mezzi di superficie su dieci sono rientrati nei depositi. Regolari, secondo quanto riferito da Atm, le tre linee della metropolitana. Circolazione bloccata, in alcuni tratti cittadini, per la caduta di un albero a causa del maltempo o per allagamenti. Proprio in considerazione dello sciopero, il Comune ha deciso di sospendere l'Ecopass, cioé il biglietto di ingresso in centro città per le auto più inquinanti.
A Roma, invece, è stata finora del 4% l'adesione allo sciopero del trasporto pubblico per quanto riguarda il servizio di tram e autobus gestito dalla società Trambus Spa. Rallentamenti ci sono stati sulla linea A della metropolitana, mentre è risultato regolare il servizio della metro B e delle ferrovie Roma-Lido, Roma-Giardinetti e Roma-Civitacastellana-Viterbo. La società Tevere Tpl, che a Roma ha in gestione le linee di bus della periferia, ha reso noto che, fino alle 11:30, non si segnalava alcun disagio per l'utenza. Bassa, con una percentuale pari all'8,5%, anche l'adesione registrata dall'Azienda napoletana mobilità allo sciopero nazionale proclamato dal Cub Trasporti-Rsb autoferrotranvieri, mentre risulta regolare il servizio delle linee della metropolitana e delle funicolari. Disagi limitati, viene quindi sottolineato, per gli utenti di Circumflegrea e Vesuviana, mentre è stata rispettata la prima fascia di garanzia compresa tra le ore 5,30 e le 8,30; La seconda fascia sarà dalle ore 17 alle 20.
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degli autoferrotranvieri
fa onore al movimento operaio
Abbasso la canea dei suoi denigratori!
Governo Regioni aziende municipalizzate calpestano gli accordi stipulati e degradano sempre di più il trasporto pubblico.
Il "senso di responsabilità", per i lavoratori, sta nel perseguire gli interessi collettivi di salariati perché così facendo salvaguardano gli interessi sociali della stragrande maggioranza del popolo.
Fronte proletario per difendere la dignità operaia e battere padroni governo apparati di controllo e repressione e i loro servi sindacali.
Lunedì 1º dicembre 2003 è una data che fa storia per il movimento operaio in quanto, dopo due anni di scioperi disciplinati, è bastato un anticipo e un prolungamento dello sciopero programmato, decisi e attuati autonomamente dal personale, per fare emergere la potenza degli operai e la fragilità dell'ordine padronale.
Il primo dicembre si è svolto a livello nazionale lo sciopero dei 120.000 autoferrotranvieri dipendenti dalle aziende municipalizzate 200 in tutto. Lo sciopero, il 12º a livello nazionale (di cui 8 indetti dalle confederazioni, 4 dai cobas), era stato indetto, non per avere aumenti retributivi o riconoscimenti normativi, bensì per ottenere il recupero dell'inflazione concordata col contratto collettivo di lavoro 2000-2003. In soldini, come li chiamano i tranvieri trattandosi di pochi soldi, allo scopo di avere i 106 euro mensili mancanti dalla busta paga dall'inizio del 2002. Lo sciopero era stato indetto quindi per protestare contro l'inadempimento del contratto da parte delle aziende.
A Milano i dipendenti dell'ATM, circa 8.700, stufi di avere perso tante ore di lavoro senza essere ascoltati, hanno deciso di farsi sentire, anticipando lo sciopero e proseguendolo fin dopo l'orario programmato (l'astensione era fissata dalle 8,45 alle 15). I conducenti appena sono giunti in autorimessa alle cinque del mattino si sono riuniti in assemblea e si sono trovati subito d'accordo a non uscire con gli automezzi. In tutti i depositi la decisione di anticipare lo sciopero è plebiscitaria. Parte così lo sciopero che paralizza la città in una giornata piovosa; e che assume maggiore incidenza quando, all'orario fissato per il termine, i tranvieri decidono di prolungare la protesta ad oltranza.
Il coro anti-sciopero
I burocrati sindacali si schierano coi rapinatori degli operai
Appena sono informati della decisione dei tranvieri, televisione radio stampa iniziano a vomitare contro gli scioperanti le accuse più oscene allo scopo di montare un'onda di indignazione di massa contro lo sciopero selvaggio. Il miglior commento, uscito da questi conventi, è che i tranvieri, pur comprensibilmente esasperati, sono irresponsabili e che sono visti come irriducibili nemici da altri lavoratori. Cosa quest'ultima montata ad arte avendo al contrario gli altri lavoratori capito l'importanza anche per loro dello sciopero improvviso.
Da parte loro autorità e associazioni padronali intervengono minacciosamente. Il sindaco Albertini definisce lo sciopero come "azione di intollerabile violenza che sconfina palesemente nel sabotaggio". Il presidente dell'Assolombarda, Perini, dichiara che lo sciopero non solo danneggia il mondo del lavoro ma che è "un attentato alla popolazione". Per questi reazionari lo sciopero è diventato un atto terroristico.
Il segretario della CGIL, Epifani, condanna l'anticipo dello sciopero senza avviso agli utenti, sentenziando stoltamente che "quando si sciopera bisogna rispettare le regole". La segretaria della CISL milanese, Maria Grazia Fabrizio, rincara la dose urlando che è da irresponsabili "prendere in ostaggio un'intera città". I burocrati sindacali, che portano in giro i lavoratori in scioperi inutili o peggio, appena questi si tirano su sputano il loro veleno per deprimerne il coraggio. È questo il mestiere dei servi del padrone.
Infine il lavorista Ichino non è mancato di strolicare che la città è offesa dall'anticipo dello sciopero e che occorre applicare sanzioni severe contro i tranvieri nell'interesse degli stessi agenti sindacali che non sono più in grado di controllare i lavoratori.
È un coro unico, di mass-media autorità rappresentanti padronali politicanti responsabili aziendali, che strepita sulla città tradita e offesa e che reclama con furore sanzioni disciplinari e azioni penali contro gli scioperanti.
La precettazione e le minacce di sanzioni
Non c'è uno sciopero di una certa importanza che non si svolga sotto la cappa del controllo militare. I tranvieri, appena giunti nei depositi, trovano la polizia. Nel pomeriggio, quando dalle assemblee viene compatta la decisione di prolungare lo sciopero, si svolgono frenetiche riunioni in prefettura tra autorità e direzione aziendale. E senza tanto discutere il prefetto ordina la precettazione dei tranvieri. Lo sciopero dura 15 ore. Il traffico si normalizza alle 21.
La birbanteria aziendale, e non solo questa, pur inadempiente agli obblighi contrattuali, reclama sanzioni contro gli scioperanti richiedendo l'intervento urgente della Commissione di vigilanza sugli scioperi e della Procura della Repubblica. La Commissione, che da due anni tace sul fatto che le aziende violino il contratto, ha preso subito in serio esame lo sciopero con chiaro intento di intimidire pubblicamente i tranvieri. Anche la Procura ha sollevato la minaccia dell'indagine penale aprendo un procedimento contro ignoti.
Quindi tutti i meccanismi di controllo, interdizione, sanzionamento e punizione, si sono messi in moto per stroncare lo sciopero improvviso e castigare gli scioperanti.
Il "rispetto delle regole" e l'illegalità dei comportamenti istituzionali
Non c'è soggetto, gruppo, ente del mondo istituzionale che contro i tranvieri non accampi il "rispetto delle regole". Non manca persino qualche notista rozzo di cronache operaie che non scriva che "le regole i lavoratori dell'ATM le hanno infrante". Questo del rispetto delle regole è un teorema da bari, agitato per penalizzare l'iniziativa operaia. Stiamo ai fatti. Chi è che non ha rispettato le regole nel conflitto di specie? Dall'esame della vicenda risulta, con estrema evidenza, che a violare sistematicamente le regole sono state e sono le direzioni aziendali, che fin'oggi non hanno ancora corrisposto il recupero lordo di euro 106 mensili stabilito dal contratto collettivo di lavoro. Non sono bastati 12 scioperi nazionali e un'infinità di scioperi locali a consentire ai tranvieri di percepire il recupero pattuito. Quindi chi non rispetta, e pervicacemente, le regole sono prima di tutto le aziende.
La cosa diventa poi più scandalosa se si risale alla catena di responsabilità pubbliche. L'Asstra e l'Anav, rappresentanti delle aziende di trasporto municipalizzate e private, nel giugno 2001 avevano avvertito Regioni Province e Comuni che sarebbe stato impossibile onorare la parte del contratto relativa al biennio 2002-2003. Tra enti locali e governo c'è uno scaricabarile indecente sull'esecuzione del contratto, che non si vede neppure in una sala da giuoco; e che, comunque, non esime nessuno di essi dalla responsabilità. Lo scaricabarile è questo: il governo non versa alle regioni gli stanziamenti dovuti; le regioni lamentano di non avere i fondi da passare ai comuni; i comuni dicono di non potere ripianare i bilanci delle aziende municipalizzate; queste ultime non pagano i tranvieri. Insomma a violare le regole sono, guarda caso, i "tutori della legge"; nell'ordine: Governo Regioni Comuni. Quindi lo scenario che viene fuori dall'esame della catena delle responsabilità pubbliche sul contratto degli autoferrotranvieri è quello vergognoso di un insieme di organi istituzionali che si riproduce su un complesso reiterato di comportamenti illegali.
Il trasporto pubblico sempre più degradato
Se non si trovano i soldi per i tranvieri e per il trasporto pubblico, ciò non si deve al fatto che i soldi non ci sono, si deve al fatto che il governo sostiene il trasporto privato e dà precedenza al finanziamento delle aggressioni belliche contro i paesi deboli. C'è sotto una scelta politica. I progetti avanzati da Asstra e Anav sono quelli di degradare ulteriormente il trasporto pubblico, riducendo i chilometri di percorrenza i servizi di tram e metropolitane e aumentando le tariffe. Il modello di trasporto pubblico di chi urla contro i tranvieri, accusandoli di non rispettare le regole, è il modello della compressione del salario, dello scadimento dei servizi, dell'aumento dei prezzi, dell'assenza di manutenzioni, del mancato rinnovo del parco automezzi, dell'insicurezza e dei disastri crescenti. Questo sono i predicatori del rispetto delle regole.
Va detto ancora che questi predicatori hanno messo in onda un altro teorema inibitore, ancora più melenso, quello che "non si sciopera contro i cittadini". E c'è da osservare che questa bigotteria, propalata in nome dei cittadini ma per conto di interessi personalistici e parassitari, ha tutta l'aria di volere essere un ulteriore freno inibitore all'iniziativa autonoma dei lavoratori. Anche i bambini sanno che gli scioperi si fanno contro le aziende e non contro i cittadini e che i tranvieri milanesi protestano contro l'ATM e il Governo e non contro gli altri lavoratori nei cui confronti uno sciopero non potrebbe avere alcun senso. Perciò la grande furbizia di questi miopi sabotatori del trasporto pubblico, la cui arroganza ha costretto i tranvieri alla rivolta, di sfruttare le conseguenze dello sciopero per ricattare gli scioperanti non potrà andare molto lontano. Ben presto questi ciarlatani dovranno fare i conti, non solo con i tranvieri, ma anche con i cittadini e gli altri lavoratori fintamente difesi.
La soluzione regionale come passo per disfarsi del contratto nazionale
Quando c'è da domare i lavoratori autorità direzioni aziendali burocrati sindacali esperti invocano sempre "regole certe", vincoli cioè all'iniziativa autonoma operaia; ma non si accontentano soltanto di questi, escogitano nuovi strumenti, nuovi catenacci, per imbrigliare l'azione dei lavoratori o per dividerli. Dopo lo sciopero improvviso, tra le autorità lombarde e l'ATM ha preso interesse l'ipotesi di un accordo locale sulla base delle considerazioni che l'ATM è in pareggio e che a Milano, più ancora delle altre città, i soldi non bastano. Formigoni e Soresina stanno intrigando col governo sulla realizzabilità di un accordo separato a livello regionale. Il governatore lombardo pensa di prendere due piccioni con una fava: da un lato spezzare il fronte unitario di lotta degli autoferrotranvieri con la soppressione del contratto nazionale; dall'altro esercitare sul terreno negoziale la competenza regionale sul trasporto pubblico. Bolle quindi in pentola una soluzione di questo tipo.
A ciò spinge indirettamente l'Asstra, sia con la provocatoria proposta di chiudere la vertenza con una una tantum di 400 euro per il 2002-2003 più 15 euro al mese per il futuro, sia con l'inconcludente suggerimento al governo di reperire i 650 milioni occorrenti con una accisa di 3 centesimi al litro sulla benzina. Il punto fermo, da parte dei tranvieri, è che gli arretrati vanno pagati tutti e senza ulteriori dilazioni. L'atteggiamento dei tranvieri milanesi su questo punto è netto e irremovibile: i soldi entro oggi, 4 dicembre, se no si andrà a un nuovo blocco. E non si vede come si possa demordere da questo atteggiamento. Dunque il conflitto entra ora nella fase culminante.
Forza e limiti dello sciopero del 1º dicembre
La protesta dei tranvieri milanesi va apprezzata per la sua decisione autonoma, per la sua compattezza e generalità, per la volontà di proseguimento dell'azione, per l'emarginazione dei controllori sindacali. I tranvieri hanno deciso che non si poteva più continuare a fare scioperi che non incidono, consci che contro l'arroganza del governo e lo scaricabarile delle regioni e delle direzioni aziendali bisognava dare un segnale di fermezza e far capire che i diritti operai non si calpestano impunemente. Essa esprime uno stato d'animo che è comune a tutta la categoria ed è una manifestazione locale di una situazione generale. Nel 2003 la classe operaia ha acquisito la consapevolezza che si è elevato il livello di scontro sociale e che per affrontarlo è necessario un adeguato attrezzamento politico-organizzativo. Se le aziende si ostinano a non dare questi miseri soldini si andrà a scontri più duri. È questo l'elemento specifico dello sciopero; l'aspetto che ne fa un'espressione della nuova fase di contrapposizione delle classi in cui siamo entrati con l'autunno. Questo il lato forte dello sciopero.
I limiti della protesta sono invece particolarmente due. Il primo è che lo sciopero dei tranvieri milanesi è rimasto isolato, nel senso che nelle altre città lo sciopero, benché fosse ovunque plebiscitario, non è stato né anticipato né prolungato. E questa isolatezza, oltre a rendere i tranvieri milanesi facile bersaglio della canea reazionaria, non ha consentito alla protesta quella estensività che avrebbe dato una dimensione molto più vasta alla potenza operaia. Il secondo limite è che la protesta ha ceduto all'ondata reazionaria piegandosi alla precettazione prefettizia. Su questo limite facciamo due rapide considerazioni. Innanzitutto i lavoratori non si debbono fermare per un malinteso senso di responsabilità di fronte a un potere che usa contro di loro, ormai in modo stabile, il dispositivo militare. Il massimo senso di responsabilità è quello di combattere contro questo potere con ogni mezzo. In secondo luogo la precettazione è un arnese statale sempre più in uso contro gli scioperi. È giocoforza per gli operai in lotta fare i conti con questo meccanismo militarizzatore, e contrastarlo con iniziative opportune; praticando lo sciopero ad oltranza. Proprio ieri i conducenti dei bus di Los Angeles hanno concluso con successo, dopo 32 giorni continui di sciopero, la loro lotta contro la pretesa dell'azienda di trasporto locale di portare l'orario di lavoro da 10 a 12 ore settimanali per 4 giorni. Non si vede quindi perché lo sciopero debba piegarsi alla precettazione e debba finire prima senza ottenere il risultato.
Le lezioni da trarre e come attrezzarsi
Il fatto che nei depositi c'era già la Digos sin dalle prime ore del mattino indica che la direzione aziendale era ben al corrente dello stato d'animo dei tranvieri; e che, nonostante sapesse che poteva accadere di tutto, si è guardata bene dal comunicare in tempo utile ai cittadini la situazione. Per contro essa ha sfruttato il disagio degli utenti per criminalizzare gli scioperanti e montare il clima per la precettazione. Tutto ciò insegna che canea reazionaria e precettazione vanno a braccetto a protezione dell'arroganza governativa e dell'inadempienza aziendale. Quindi la prima lezione da trarre è che il diritto di sciopero non può sottostare a nessun limite e/o proibizione e che l'iniziativa operaia deve sormontare qualunque barriera con qualsiasi mezzo.
Un organismo che acquista sempre più importanza per il suo ruolo inibitorio e sanzionatorio dell'iniziativa operaia è la "Commissione di vigilanza sugli scioperi". Questa commissione è entrata subito in azione per colpire lo sciopero improvviso. Non dobbiamo permettere che essa pronunci giudizi validi sui comportamenti operai. In primo luogo essa va denunciata per collusione padronale e copertura delle violazioni aziendali nei confronti dei lavoratori. In secondo luogo essa va contestata nel caso concreto non potendo giudicare il comportamento degli operai in quanto i "fattori di insorgenza del conflitto" non derivano da una iniziativa rivendicativa operaia bensì dal mancato pagamento del recupero salariale da parte di ATM. Quindi la seconda lezione da trarre è quella di non accettare passivamente alcuna decisione di questa Commissione e di attaccarla come ingranaggio della militarizzazione del lavoro.
La circostanza che ai tranvieri vengono corrisposti meno soldi e che il trasporto pubblico venga progressivamente degradato non dipende né da fattori economici né da fattori tecnici. È la conseguenza diretta di una politica di potere. Per cui i tranvieri non possono limitarsi a reclamare i soldini restando agnostici su questa politica del potere e sul carattere di classe di questo potere. Perciò essi debbono agire con una chiara visione dell'una e dell'altra cosa e battersi non solo per i propri interessi professionali, individuali e di categoria, ma anche e in particolar modo per i propri interessi generali di classe sfruttata che aspira al potere. La terza lezione da trarre è quindi quella di abbandonare ogni posizione economicistica e di organizzarsi sul piano operaio e su quello politico.
Infine e soprattutto ciò che occorre, e che deve diventare un'acquisizione definitiva, è che gli operai ragionino con la propria testa; e che si rendano conto che la legalità statale è una macchina di guerra controrivoluzionaria lanciata contro i lavoratori e i popoli oppressi (mediterranei, balcanici, mediorientali, centro-asiatici). Pertanto una lotta operaia, che non si ancori a queste premesse, per quanto energica e risoluta, non potrà mai sfuggire all'azione disgregante dello Stato e dei suoi apparati di dominio.
Fronte proletario di tutti i lavoratori locali ed immigrati
Dopo l'1 dicembre l'azione degli autoferrotranvieri per il recupero salariale può ripartire da un gradino più alto. E dunque, nell'assicurare il nostro appoggio, possiamo guardare con più fiducia ai suoi sviluppi. A conclusione e per questi sviluppi tracciamo le seguenti indicazioni operative.
1) Sciopero ad oltranza fino al pagamento immediato del recupero maturato.
2) Respingere ogni accordo locale e/o regionale mantenendo l'unità di movimento della categoria e preservando il contratto nazionale.
3) Costituire un coordinamento a livello nazionale della categoria al fine di imprimere alla lotta tempi e modalità concordati e incisivi.
4) Formare in ogni deposito gli organismi di lotta proletari, convogliando questi organismi nella più vasta organizzazione operaia di tutti i lavoratori, nel sindacato di classe.
5) Contrattaccare la precettazione, la Commissione di vigilanza, le indagini delle Procure, e tutti gli altri meccanismi di militarizzazione del lavoro, mediante iniziative di lotta articolate su ognuno di questi terreni, ancorate al principio che lo sciopero è un diritto irriducibile di ogni sfruttato.
6) Creare ed estendere il collegamento e la cooperazione tra tutti i lavoratori in lotta.
7) Promuovere una lotta offensiva per l'aumento del salario, la riduzione dell'orario, la crescita della dignità, il miglioramento del trasporto e la gratuità dello stesso per i senza salario gli studenti gli operai i pensionati.
8) Fronte di tutti i lavoratori, locali ed immigrati, a difesa delle condizioni di vita operaie e contro il padronato il governo lo Stato.
9) Guerra sociale rivoluzionaria contro la guerra statale controrivoluzionaria. Tutto il potere ai lavoratori.
Piena solidarietà e appoggio agli autoferrotranvieri da parte di tutti i lavoratori arrabbiati e combattivi
Milano, 4 dicembre 2003
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Edizione a cura di
RIVOLUZIONE COMUNISTA
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» 2008-12-01 18:06 ANSA
STOP BUS-METRO BLOCCA CITTA', MALTEMPO COLPISCE NORD ROMA - Disagi e circolazione difficile nelle città italiane, alle prese con lo sciopero di 24 ore degli addetti al trasporto pubblico locale proclamato dalla Cub ed in molti casi anche con il maltempo. Lo stop di bus e metro, al momento, registra adesioni altalenanti da città a città: secondo i primi dati, si va dal 4% di Roma all'oltre 60% di Venezia, che peraltro sta facendo i conti con un livello di acqua alta eccezionale. Una situazione che ha indotto la segreteria veneziana della Rdb cub trasporti a sospendere ora l'agitazione in corso. Adesione modesta, ad ora, anche a Milano e Napoli. La giornata di agitazione, che segue lo sciopero del 30 settembre e lo sciopero generale di tutte le categorie indetto dal sindacalismo di base il 17 ottobre scorso, è stata indetta per il rinnovo del contratto nazionale degli autoferrotranvieri 2008-2011, scaduto il 31 dicembre 2007, "che a tutt'oggi vede assenti le controparti datoriali, Asstra, Anav, Stato, Regioni, ed Enti locali", sottolinea la Cub.
La situazione più complessa riguarda Venezia: nella città lagunare, l'adesione allo sciopero veniva segnalata questa mattina al di sopra del 60% dall'Actv, l'azienda di trasporti pubblici; tra pullman e vaporetti erano in servizio 120 lavoratori, mentre 205 risultavano assenti (una cifra su cui, secondo la stessa azienda, dovranno essere conteggiati anche i dipendenti che non hanno potuto raggiungere il posto di lavoro a causa dell'acqua alta). La marea, come non succedeva dal 1986, ha infatti raggiunto l'altezza di 156 cm. Tanto che, indipendentemente dallo sciopero, il servizio di trasporto acqueo è stato sospeso, per motivi logistici, ossia per l'impossibilità di predisporre passerelle per la discesa dei passeggeri dai vaporetti.
Oltre allo sciopero, a Milano ed in tutta la Lombardia la pioggia e la neve (dai 600 metri in su) stanno rendendo difficili gli spostamenti. Nel capoluogo, lo sciopero per i mezzi di superficie, autobus e tram, è cominciato alle 8.45 e durerà fino alle 15, per poi riprendere alle 18 fino a fine servizio, con un'adesione modesta: solo tre mezzi di superficie su dieci sono rientrati nei depositi. Regolari, secondo quanto riferito da Atm, le tre linee della metropolitana. Circolazione bloccata, in alcuni tratti cittadini, per la caduta di un albero a causa del maltempo o per allagamenti. Proprio in considerazione dello sciopero, il Comune ha deciso di sospendere l'Ecopass, cioé il biglietto di ingresso in centro città per le auto più inquinanti.
A Roma, invece, è stata finora del 4% l'adesione allo sciopero del trasporto pubblico per quanto riguarda il servizio di tram e autobus gestito dalla società Trambus Spa. Rallentamenti ci sono stati sulla linea A della metropolitana, mentre è risultato regolare il servizio della metro B e delle ferrovie Roma-Lido, Roma-Giardinetti e Roma-Civitacastellana-Viterbo. La società Tevere Tpl, che a Roma ha in gestione le linee di bus della periferia, ha reso noto che, fino alle 11:30, non si segnalava alcun disagio per l'utenza. Bassa, con una percentuale pari all'8,5%, anche l'adesione registrata dall'Azienda napoletana mobilità allo sciopero nazionale proclamato dal Cub Trasporti-Rsb autoferrotranvieri, mentre risulta regolare il servizio delle linee della metropolitana e delle funicolari. Disagi limitati, viene quindi sottolineato, per gli utenti di Circumflegrea e Vesuviana, mentre è stata rispettata la prima fascia di garanzia compresa tra le ore 5,30 e le 8,30; La seconda fascia sarà dalle ore 17 alle 20.
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