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Stefano, 20 anni, distrofia muscolare di Duchen. In Italia non si può curare perché la legge non permette il trattamento con le staminali embrionali.
In Ucraina per continuare a vivere


Costretto sulla sedia a rotelle dall'età di 10 anni perché affetto da distrofia muscolare di Duchen, una malattia ereditaria che porta gradualmente alla paralisi pressoché totale del corpo, Stefano Tricarico, 20 anni, pugliese, di nascita e residente a Termoli, in provincia di Campobasso, è partito ieri con i suoi genitori da Roma per l'Ucraina dove, in una clinica privata specializzata di Kiev, la Emicell, si sottoporrà per la quarta volta in due anni ad un trattamento con cellule staminali embrionali. «Sappiamo che quanto stiamo facendo solleverà molto clamore qui da noi - ha detto Giovanni Tricarico, il padre del ragazzo, prima dell'imbarco a Fiumicino - ma non avevamo altre alternative, visto che in Italia, con gli strumenti attuali, la malattia non è trattabile». I primi segnali che nel corpo del ragazzo ci fosse qualcosa che non andasse, sono cominciati quando Stefano, che ha una sorella poco più grande di lui, aveva 6 anni. «Fino a quell'età - ha raccontato la mamma, Grazia - nostro figlio ha camminato regolarmente. Poi, però, ha cominciato ad accusare dolori allo stomaco per poi perdere progressivamente l'uso delle gambe a 10 anni».
La signora ha quindi detto di aver subito capito che il figlio aveva ereditato la stessa malattia che in famiglia aveva già portato al decesso all'età di 22-24 anni tre suoi cugini di primo grado. «Abbiamo girato l'Italia nella speranza di trovare cure adeguate per una malattia che, così come ci hanno spiegato, colpisce solo i maschi. Purtroppo, però, non abbiamo trovato risposte incoraggianti e intanto Stefano continuava a peggiore al punto tale di perdere a 16 anni anche l'uso di braccia e mani. In queste condizioni, a scuola è stato affiancato da un professore di sostegno che lo ha aiutato negli studi». Alla decisione di rivolgersi a medici ucraini, la famiglia Tricarico è giunta due anni fa quando un cognato della signora Grazia, navigando in internet, ha scoperto che in una clinica di Kiev venivano trattati pazienti affetti dalla stessa malattia di Stefano. «A quel punto - ha aggiunto la donna, che nel viaggio con il marito ed il figlio è seguita anche da una troupe della Bbc - ci è parsa come l'unica via percorribile per cercare di far vivere nostro figlio. Sappiamo benissimo che non potrà mai più tornare a camminare, ma c'è quantomeno la speranza che possa continuare a vivere». E così, i coniugi Tricarico, lui dipendente comunale, lei casalinga, si sono rivolti ai loro concittadini che, con una colletta, li hanno aiutati ad intraprendere il viaggio della speranza.
 

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