Bologna 2 agosto 1980 per non dimenticare. Saluti rossi.
| Movimento |
DA RIVOLUZIONE COMUNISTA giornale Nr. 8/12 -agosto-dicembre1980
LA STRAGE DI BOLOGNA
Il massacro alla stazione di Bologna apre l'autunno di fuoco degli
industriali e dei banchieri, tesi a imporre i licenziamenti in massa,
la riduzione dei salari, il governo militare.
Nessun dubbio sulla matrice fascista e statale del massacro. Si levi
un'ondata di protesta proletaria contro lo squadrismo nero e lo Stato
protettore.
Guai a impaurirsi o tentennare di fronte al terrore statale o alla
Sua variante nera.
Ingaggiare la guerra di classe contro, padroni, Stato, seminatori di
stragi, a salvaguardia delle condizioni di vita e dello sviluppo
proletario.
Organizzarsi nei comitati di difesa di classe, in ogni fabbrica e in
ogni quartiere.
Organizzarsi nel partito rivoluzionario.
------------
E' questo il titolo,un vero e proprio compendio, della presa di
posizione espressa attraverso un volantino, dal nostro Esecutivo
subito dopo l'attentato. Stiamo scrivendo a quattro mesi circa
di distanza dalla sanguinosa ecatombe (bilanc. definit. 85 morti e
200 feriti).Fino ad oggi nessuna traccia dei ben riconoscibili
seminatori
di morte: i giudici di Bologna "brancolano nel buio" ! Una
dimostrazione ulteriore, questa, della stretta convivenza tra organi
giudiziari, reparti speciali e servizi segreti dello Stato.
I famigliari delle vittime non finiranno di subire umiliazioni se lo
sviluppo della lotta proletaria non scioglierà certi nodi: se non
metterà sotto processo lo Stato, i suoi apparati speciali, le sue
squadre "irregolari"; ecc.
Rivoluzione Comunista si è mossa e si sta
muovendo su una chiara linea di lotta al marciume politico-statale e
di organizzazione delle masse proletarie contro le tendenze di sviluppo
dell'economia di guerra. E chiede sostegno e appoggio su questa linea.
Prima di riportare, e col dovuto risalto, questa presa di posizione,
dobbiamo menzionare la intensa, estesa, mobilitazione messa subito in
atto dal nostro raggruppamento.
Il 2 agosto pomeriggio, nonostante il clima feriale, le sedi di
Milano e di Busto Arsizio sono nei quartieri e nelle piazze con
manifesti, ta-ze-bao e spikeraggi. Il 3 il raggruppamento organizza
interventi a Bologna. Il 4 attua piccole manifestazioni a Bologna e Torino. Il 5,
il 6, il 7, il 9, articola una serie di azioni capillari a Bologna, Genova,
Busto A. Milano (da Baggio a Sesto San Giovanni, dalle fabbriche dei
nostri nuclei operai ai punti di concentrazione operaia).
Questi i sintetici dati della nostra mobilitazione.
Ecco ora il testo della presa di posizione.
Compagni, proletari, donne, giovani,
sabato 2 agosto[1980], alle 10,25, uno scoppio terrificante disintegra un’intera ala della stazione ferroviaria di Bologna (quella delle sale di attesa del ristorante tavola fredda).
E’ un massacro di uomini, donne, bambini; della massa di gente che gremisce la stazione. Fino a questo momento(disponiamo delle notizie della sera del 2) si parla di circa 80 morti e di 200 feriti. Nel dare notizia, la radio e la televisione parlano di “sciagura” (alludendo allo scoppio allo scoppio di una caldaia o ad una fuga di gas) e non danno peso alla rivendicazione del massacro, che viene fatta subito dopo, dal gruppo fascista NAR. Solo in serata esse lasciano trapelare la probabilità dell’attentato.
Questo massacro è il frutto naturale di un tipico attentato reazionario, fascista e statale, attuato con una bomba ad alto potenziale, collocata, com’è costume dei “ bombardieri” neri e di Stato, in mezzo ai proletari, dove c’è la gente del popolo; ed in mezzo ai ferrovieri (una categoria operaia da tempo in agitazione). Nella sua fredda logica assassina questo ultimo attentato sintetizza e supera la atrocità della strage di piazza Fontana del 1969 (Milano) e di quelle di Brescia e del treno Italicus
( a S. Benedetto Val di Sembro) del 1974.
E’ fin troppo chiaro, contro ogni interpretazione interessata che si rifiuta di capire o si rifugia nell’ “allucinamento” o la “follia”, il significato politico di questo eccidio. E’ un “progrom”, di mano fascista, manovrato dal potere statale, diretto a generare paura e psicosi nelle masse proletarie al fine di far passare la politica dei licenziamenti di massa programmati dai grossi gruppi industriali (Fiat, Montefibre, Snia, ecc.), l’ulteriore riduzione dei salari, la restrizione dei consumi alimentari, l’aumento della disoccupazione; e consolidare il governo militare. Altro che “destabilizzare” la situazione politica, come rimasticano i segretari dei partiti parlamentari, stabilizza la violenza statale, il controllo militare, l’autoritarismo statale.
Questo massacro apre “l’autunno di fuoco” degli industriali e dei banchieri, che, coi licenziamenti di massa, la riduzione dei salari, il prelievo forzoso sulle buste paga, cercano di salvaguardare i loro profitti, i pacchetti azionari, vogliono un governo che sia all’altezza della situazione, più aspra, di scontro sociale che si sta determinando. E’ uno spintone alle forze di destra a prepararsi a questo scontro; a mettere a tacere i dissenzienti del loro campo che ritardano, con le loro esitazioni, il cammino dello Stato autoritario e lo sviluppo dell’economia di guerra verso cui è arrivata l’Italia e il sistema imperialistico nel suo insieme.
Potremo avere, nei prossimi giorni, questo o quel particolare sul potenziale della bomba (o delle bombe) collocata nella sala di attesa di seconda classe; questa o quella ipotesi sugli attentatori (NAR); ma ciò non potrà intaccare il giudizio sulla matrice fascista e statale del massacro, sul suo inconfondibile significato controrivoluzionario, terroristico anti-proletario.
Guai ai proletari, ai giovani, alle donne; guai alle masse salariate, a non trarre le debite conseguenze da questa ennesima strage e a stemperarsi in esecrazioni verbali o in ripetizioni stantie di antifascismo democratico. L’unico modo di essere ANTIFASCISTI è lottare contro lo Stato cosiddetto “democratico”, i suoi commessi di destra e di sinistra (fascisti e democratici); battersi contro il controllo militare per la difesa degli interessi proletari, per l’iniziativa politica e l’organizzazione autonoma proletaria.
Non si deve dimenticare che la realtà d’oggi è una realtà militarizzata e che il governo Cossiga-Craxi è già un governo che si regge sui militari (Dalla Chiesa ecc.). Si levi, quindi, un’ondata di protesta proletaria, da ogni fabbrica e da ogni quartiere, contro i padroni, Stato squadrismo nero e seminatori di stragi.
Non impaurirsi, né tentennare, di fronte al terrorismo statale e alla sua variante nera; ma ingaggiare la guerra di classe, proletaria e rivoluzionaria, contro questi apparati dell’imperialismo della putrefazione e della violenza sanguinaria.
ORGANIZZARSI NEI COMITATI DI DIFESA DI CLASSE. ORGANIZZARSI NEL PARTITO RIVOLUZIONARIO.
APPOGGIARE, SOSTENERE, LE INIZIATIVE DI LOTTA E LA LINEA POLITICA DI RIVOLUZIONE COMUNISTA!
Milano, 3 agosto 1980.
P.zza Morselli, 3 cicl.in. prop.
L’esecutivo milanese e centr. di Rivoluzione Com.
------------------
Edizione a cura di: RIVOLUZIONE COMUNISTA
SEDE CENTRALE: P.za Morselli, 3 - 20154 Milano-
e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/
-------------------------------------------------------------
"La premessa anticipatoria del governo Cossiga": Il fermo di polizia….
SULLE MISURE STRAORDINARIE
Comunicato dell'Esecutivo Centrale
14-15 dicembre 1979, emesso e diffuso il 16 successivo.
Il governo consegna i centri industriali del Nord alla divisione dei
carabinieri "Pastrengo", affidandone il comando al generale Dalla
Chiesa ed istituendo prefetture militari. Decreta il fermo di polizia e
un "nuovo codice" da galera permanente. Progetta altre misure
soffocatrici dirette a statalizzare il comportamento delle masse. È
una
tappa avanzata nella militarizzazione della vita sociale a difesa
degli
interessi imperialistici, degli industriali e dei banchieri, del
profitto e della rendita. Creare, sviluppare, rafforzare gli
strumenti
di difesa proletaria. Stabilizzare i comitati di difesa di classe
nelle
fabbriche, nei cantieri, nelle scuole. Sostenere, potenziare il
partito
rivoluzionario.
Nella notte tra il 14 ed il 15 dicembre il consiglio dei ministri, ha
adottato una serie di "misure straordinarie", "rivolte" - come ha
detto
Cossiga nel comunicato letto alla TV - "a rafforzare la difesa dello
Stato". Riassumiamo, sulla base delle scarne notizie date dal citato
comunicato e dalla stampa, il contenuto di queste "misure
straordinarie".
Nel complesso, lo "storico" consiglio dei ministri ha varato due
decreti-legge e tre disegni di legge. Dei due primi provvedimenti,
che
entrano in vigore immediatamente, uno contiene "norme di
coordinamento
delle forze di polizia"; l'altro "norme di tutela dell'ordine
democratico". I tre disegni di legge contemplano: 1) "norme contro la
criminalità terroristica"; 2) "incorporamento di unità di leva nella
pubblica sicurezza"; 3) "norme di reclutamento di ufficiali di
pubblica
sicurezza".
1°) DAL PO IN SU COMANDA IL GENERALE DALLA CHIESA - Questo il
contenuto del primo provvedimento (più gli atti di nomina).
A) Il "nucleo antiterrorismo" viene sezionato in due: i reparti del
centro-sud entrano nei ranghi del SISDE; quelli del nord nella
divisione dei carabinieri "Pastrengo" con sede a Milano, avente
potere
in Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli
Venezia Giulia. A capo di questa divisione, che conta 25.000 uomini e
che assume il ruolo di armata "anti-guerriglia" è posto il generale
Dalla Chiesa.
B) Milano, Torino, Genova vengono considerate "zone sensibili"; da
sottoporre, cioè, a costante controllo militare.
C) A prefetto di Genova viene preposto il generale di divisione dei
carabinieri Edoardo Palombi. Il questore di Roma Emanuele De
Francesco,
viene nominato prefetto di Torino. Enzo Vicari, prefetto di Pavia,
viene posto alla prefettura di Milano. Il generale di brigata dei
carabinieri, Alberto De Lellis, sostituisce Dalla Chiesa nella
vigilanza esterna delle carceri.
D) Tutte le forze di polizia sono immediatamente coordinate da due
organismi: a) dal comitato nazionale dell'ordine e della sicurezza
pubblica; composto dal direttore generale di P.S., dai comandanti dei
C.C. e G.d.F., dal direttore delle carceri e da alti magistrati e
funzionari; b) dall'ufficio di coordinamento, vero organo operativo a
disposizione del ministro dell'interno, composto da burocrati delle
stesse specialità.
E) Inoltre, Cossiga ha comunicato di avere costituito il 13 dicembre,
nell'ambito del comitato esecutivo per i servizi di informazione e
sicurezza (CESIS), un "gruppo di analisi e valutazioni del fenomeno
del
terrorismo".
2°) IL NUOVO CODICE DA GALERA PERMANENTE - Questo il contenuto del
secondo provvedimento.
A) Chiunque verrà sospettato di attività "sovversiva" potrà essere
fermato per 48 ore e tenuto in carcere per 96 ore anche se non ha
violato alcuna legge (fermo di polizia).
B) La polizia potrà perquisire (rastrellare) interi caseggiati se
sospetta che dentro si nasconda un elemento "sovversivo".
C) È stabilita la pena dell'ergastolo per chi uccide a "fini
eversivi"
e per chi uccide magistrati o appartenenti alle forze dell'ordine.
D) Tutti i reati compiuti per "finalità terroristiche" ed "eversive"
subiranno un aumento di pena fino alla metà. Inoltre sono
accompagnati
da una "aggravante speciale" che impedisce ogni comparazione con
qualsiasi attenuante.
E) Per i predetti reati è previsto il mandato di cattura
obbligatorio;
non può essere concessa la libertà provvisoria; sono aumentati i
termini per la scarcerazione automatica.
F) Per polizia e giudici cade qualsiasi limite all'intercettazione
telefonica (legalizzazione piena della prassi di polizia da tempo in
atto).
G) È prevista una "speciale attenuante" con sensibile riduzione della
pena, per chi confessa o denuncia i propri compagni di azione.
3°) SARÀ REATO ANCHE LEGGERE UN VOLANTINO - Il primo dei tre disegni
di legge, da noi sopra elencati, prevede.
A) Verrà punita la detenzione di documenti attinenti al "terrorismo"e
all'"eversione".
B) Costituisce reato la diffusione di documenti di questo tipo.
C) L'inasprimento delle pene per gli imputati di reati di
associazione.
D) Il parere contrario del pubblico ministero sospenderà le decisioni
di scarcerazione e di libertà provvisoria emanate dal giudice
istruttore.
E) Sono stabilite misure di vigilanza contro chi viene messo in
libertà provvisoria.
Sono queste solo una parte delle "misure straordinarie", adottate dal
consiglio dei ministri nella "storica" notte tra il 14 e il 15
dicembre. Il governo Cossiga può passare alla storia, non per essere
stato il primo governo europeo a ratificare l'impianto dei missili
americani Cruise e Pershing 2, ma per aver portato a completamento la
militarizzazione della vita sociale in Italia.
Nella risoluzione del 10° Congresso, dei primi di novembre scorso,
ricapitolando le tappe percorse dalla militarizzazione della vita
sociale così delineavamo questo processo: "La militarizzazione della
vita sociale si è, finora, manifestata in tre aspetti principali.
Dapprima come controllo preventivo, poliziesco, di massa. In un
secondo
tempo come coazione al lavoro (precettazione). In terzo e ultimo
tempo
come impiego di reparti dell'esercito in compiti di polizia". Ora
bisogna aggiungere quest'ultimo aspetto: la trasformazione dei
reparti
specializzati di repressione in armata contro-rivoluzionaria;
l'unificazione formale nell'arma dei carabinieri (e nello stato
maggiore di questa), del comando direttivo e operativo di tutti i
corpi
e reparti di repressione e controrivoluzione (P.S., G.d.F., ecc.);
l'instaurazione della reggenza militare sui centri industriali del
paese (Milano, Torino, Genova). Con ciò la militarizzazione sociale
raggiunge la pienezza.
L'Esecutivo Centrale di Rivoluzione Comunista denuncia queste "misure
straordinarie" come codificazione della linea autoritaria,
compendiata
il 29 novembre, dal comandante dei carabinieri Corsini. Denuncia il
governo Cossiga, interprete di questa linea, per il lurido pretesto di
giustificare questi provvedimenti autoritari come contromisura alle
azioni armate dei gruppi clandestini (riferimento all'incursione
nella
scuola manageriale della Fiat a Torino di "Prima Linea"). È una
volgare
menzogna. Altro che lotta al terrorismo; qui siamo di fronte al
terrorismo aperto dello Stato imperialistico per soffocare le masse
proletarie e salvaguardare, così, gli interessi della grande finanza,
degli industriali e dei banchieri, degli speculatori e degli
sfruttatori! Non a caso sono stati sottoposti a reggenza militare i
centri operai del Nord!
Rivoluzione Comunista denuncia, in particolare, il fermo di polizia
come la misura più autoritaria, disposta - in ordine di tempo - dalla
"democrazia parlamentare". Ed osserva che con esso non solo il
sospetto
diventa reato; ma ogni proletario, ogni giovane che si discosta dal
modello di condotta statale, rischia di trovarsi in galera da un
momento all'altro. Fermo di polizia e pene feroci attestano il livore
reazionario del marciume parlamentare; che, comunque, non potrà
sfuggire alla propria bancarotta; e, alla fine, alla resa dei conti
col proletariato.
Di fronte alla gelida determinazione degli agenti dello stato
imperialistico (del governo e dei partiti parlamentari, del padronato e
degli apparati di repressione) è necessaria una inflessibile volontà di
lotta rivoluzionaria, piena di classismo sul piano tattico e su quello
strategico. Per questo Rivoluzione Comunista, sottolineando le
indicazioni date al 10° Congresso invita i proletari e i giovani più
generosi e combattivi a non attardarsi o perdersi su posizioni di
democratismo o radicalismo armato, che, nonostante il "livello di
fuoco", restano sempre posizioni interclassiste o aclassiste; e a
schierarsi risolutamente sulla linea della difesa proletaria. Creiamo e
stabilizziamo in ogni luogo di lavoro e in ogni situazione di lotta i
comitati di difesa di classe. Sviluppiamo e rafforziamo il partito
rivoluzionario.
(Tratto dal Supplemento Murale n.45 del 31/12/1979
Edizione a cura di: RIVOLUZIONE COMUNISTA
SEDE CENTRALE e
redazione - stampa: Piazza Morselli 3 - 20154 Milano
- Milano: P.za Morselli 3 aperta tutti i giorni dalle ore 21 -
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LA STRAGE DI BOLOGNA
Il massacro alla stazione di Bologna apre l'autunno di fuoco degli
industriali e dei banchieri, tesi a imporre i licenziamenti in massa,
la riduzione dei salari, il governo militare.
Nessun dubbio sulla matrice fascista e statale del massacro. Si levi
un'ondata di protesta proletaria contro lo squadrismo nero e lo Stato
protettore.
Guai a impaurirsi o tentennare di fronte al terrore statale o alla
Sua variante nera.
Ingaggiare la guerra di classe contro, padroni, Stato, seminatori di
stragi, a salvaguardia delle condizioni di vita e dello sviluppo
proletario.
Organizzarsi nei comitati di difesa di classe, in ogni fabbrica e in
ogni quartiere.
Organizzarsi nel partito rivoluzionario.
------------
E' questo il titolo,un vero e proprio compendio, della presa di
posizione espressa attraverso un volantino, dal nostro Esecutivo
subito dopo l'attentato. Stiamo scrivendo a quattro mesi circa
di distanza dalla sanguinosa ecatombe (bilanc. definit. 85 morti e
200 feriti).Fino ad oggi nessuna traccia dei ben riconoscibili
seminatori
di morte: i giudici di Bologna "brancolano nel buio" ! Una
dimostrazione ulteriore, questa, della stretta convivenza tra organi
giudiziari, reparti speciali e servizi segreti dello Stato.
I famigliari delle vittime non finiranno di subire umiliazioni se lo
sviluppo della lotta proletaria non scioglierà certi nodi: se non
metterà sotto processo lo Stato, i suoi apparati speciali, le sue
squadre "irregolari"; ecc.
Rivoluzione Comunista si è mossa e si sta
muovendo su una chiara linea di lotta al marciume politico-statale e
di organizzazione delle masse proletarie contro le tendenze di sviluppo
dell'economia di guerra. E chiede sostegno e appoggio su questa linea.
Prima di riportare, e col dovuto risalto, questa presa di posizione,
dobbiamo menzionare la intensa, estesa, mobilitazione messa subito in
atto dal nostro raggruppamento.
Il 2 agosto pomeriggio, nonostante il clima feriale, le sedi di
Milano e di Busto Arsizio sono nei quartieri e nelle piazze con
manifesti, ta-ze-bao e spikeraggi. Il 3 il raggruppamento organizza
interventi a Bologna. Il 4 attua piccole manifestazioni a Bologna e Torino. Il 5,
il 6, il 7, il 9, articola una serie di azioni capillari a Bologna, Genova,
Busto A. Milano (da Baggio a Sesto San Giovanni, dalle fabbriche dei
nostri nuclei operai ai punti di concentrazione operaia).
Questi i sintetici dati della nostra mobilitazione.
Ecco ora il testo della presa di posizione.
Compagni, proletari, donne, giovani,
sabato 2 agosto[1980], alle 10,25, uno scoppio terrificante disintegra un’intera ala della stazione ferroviaria di Bologna (quella delle sale di attesa del ristorante tavola fredda).
E’ un massacro di uomini, donne, bambini; della massa di gente che gremisce la stazione. Fino a questo momento(disponiamo delle notizie della sera del 2) si parla di circa 80 morti e di 200 feriti. Nel dare notizia, la radio e la televisione parlano di “sciagura” (alludendo allo scoppio allo scoppio di una caldaia o ad una fuga di gas) e non danno peso alla rivendicazione del massacro, che viene fatta subito dopo, dal gruppo fascista NAR. Solo in serata esse lasciano trapelare la probabilità dell’attentato.
Questo massacro è il frutto naturale di un tipico attentato reazionario, fascista e statale, attuato con una bomba ad alto potenziale, collocata, com’è costume dei “ bombardieri” neri e di Stato, in mezzo ai proletari, dove c’è la gente del popolo; ed in mezzo ai ferrovieri (una categoria operaia da tempo in agitazione). Nella sua fredda logica assassina questo ultimo attentato sintetizza e supera la atrocità della strage di piazza Fontana del 1969 (Milano) e di quelle di Brescia e del treno Italicus
( a S. Benedetto Val di Sembro) del 1974.
E’ fin troppo chiaro, contro ogni interpretazione interessata che si rifiuta di capire o si rifugia nell’ “allucinamento” o la “follia”, il significato politico di questo eccidio. E’ un “progrom”, di mano fascista, manovrato dal potere statale, diretto a generare paura e psicosi nelle masse proletarie al fine di far passare la politica dei licenziamenti di massa programmati dai grossi gruppi industriali (Fiat, Montefibre, Snia, ecc.), l’ulteriore riduzione dei salari, la restrizione dei consumi alimentari, l’aumento della disoccupazione; e consolidare il governo militare. Altro che “destabilizzare” la situazione politica, come rimasticano i segretari dei partiti parlamentari, stabilizza la violenza statale, il controllo militare, l’autoritarismo statale.
Questo massacro apre “l’autunno di fuoco” degli industriali e dei banchieri, che, coi licenziamenti di massa, la riduzione dei salari, il prelievo forzoso sulle buste paga, cercano di salvaguardare i loro profitti, i pacchetti azionari, vogliono un governo che sia all’altezza della situazione, più aspra, di scontro sociale che si sta determinando. E’ uno spintone alle forze di destra a prepararsi a questo scontro; a mettere a tacere i dissenzienti del loro campo che ritardano, con le loro esitazioni, il cammino dello Stato autoritario e lo sviluppo dell’economia di guerra verso cui è arrivata l’Italia e il sistema imperialistico nel suo insieme.
Potremo avere, nei prossimi giorni, questo o quel particolare sul potenziale della bomba (o delle bombe) collocata nella sala di attesa di seconda classe; questa o quella ipotesi sugli attentatori (NAR); ma ciò non potrà intaccare il giudizio sulla matrice fascista e statale del massacro, sul suo inconfondibile significato controrivoluzionario, terroristico anti-proletario.
Guai ai proletari, ai giovani, alle donne; guai alle masse salariate, a non trarre le debite conseguenze da questa ennesima strage e a stemperarsi in esecrazioni verbali o in ripetizioni stantie di antifascismo democratico. L’unico modo di essere ANTIFASCISTI è lottare contro lo Stato cosiddetto “democratico”, i suoi commessi di destra e di sinistra (fascisti e democratici); battersi contro il controllo militare per la difesa degli interessi proletari, per l’iniziativa politica e l’organizzazione autonoma proletaria.
Non si deve dimenticare che la realtà d’oggi è una realtà militarizzata e che il governo Cossiga-Craxi è già un governo che si regge sui militari (Dalla Chiesa ecc.). Si levi, quindi, un’ondata di protesta proletaria, da ogni fabbrica e da ogni quartiere, contro i padroni, Stato squadrismo nero e seminatori di stragi.
Non impaurirsi, né tentennare, di fronte al terrorismo statale e alla sua variante nera; ma ingaggiare la guerra di classe, proletaria e rivoluzionaria, contro questi apparati dell’imperialismo della putrefazione e della violenza sanguinaria.
ORGANIZZARSI NEI COMITATI DI DIFESA DI CLASSE. ORGANIZZARSI NEL PARTITO RIVOLUZIONARIO.
APPOGGIARE, SOSTENERE, LE INIZIATIVE DI LOTTA E LA LINEA POLITICA DI RIVOLUZIONE COMUNISTA!
Milano, 3 agosto 1980.
P.zza Morselli, 3 cicl.in. prop.
L’esecutivo milanese e centr. di Rivoluzione Com.
------------------
Edizione a cura di: RIVOLUZIONE COMUNISTA
SEDE CENTRALE: P.za Morselli, 3 - 20154 Milano-
e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/
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"La premessa anticipatoria del governo Cossiga": Il fermo di polizia….
SULLE MISURE STRAORDINARIE
Comunicato dell'Esecutivo Centrale
14-15 dicembre 1979, emesso e diffuso il 16 successivo.
Il governo consegna i centri industriali del Nord alla divisione dei
carabinieri "Pastrengo", affidandone il comando al generale Dalla
Chiesa ed istituendo prefetture militari. Decreta il fermo di polizia e
un "nuovo codice" da galera permanente. Progetta altre misure
soffocatrici dirette a statalizzare il comportamento delle masse. È
una
tappa avanzata nella militarizzazione della vita sociale a difesa
degli
interessi imperialistici, degli industriali e dei banchieri, del
profitto e della rendita. Creare, sviluppare, rafforzare gli
strumenti
di difesa proletaria. Stabilizzare i comitati di difesa di classe
nelle
fabbriche, nei cantieri, nelle scuole. Sostenere, potenziare il
partito
rivoluzionario.
Nella notte tra il 14 ed il 15 dicembre il consiglio dei ministri, ha
adottato una serie di "misure straordinarie", "rivolte" - come ha
detto
Cossiga nel comunicato letto alla TV - "a rafforzare la difesa dello
Stato". Riassumiamo, sulla base delle scarne notizie date dal citato
comunicato e dalla stampa, il contenuto di queste "misure
straordinarie".
Nel complesso, lo "storico" consiglio dei ministri ha varato due
decreti-legge e tre disegni di legge. Dei due primi provvedimenti,
che
entrano in vigore immediatamente, uno contiene "norme di
coordinamento
delle forze di polizia"; l'altro "norme di tutela dell'ordine
democratico". I tre disegni di legge contemplano: 1) "norme contro la
criminalità terroristica"; 2) "incorporamento di unità di leva nella
pubblica sicurezza"; 3) "norme di reclutamento di ufficiali di
pubblica
sicurezza".
1°) DAL PO IN SU COMANDA IL GENERALE DALLA CHIESA - Questo il
contenuto del primo provvedimento (più gli atti di nomina).
A) Il "nucleo antiterrorismo" viene sezionato in due: i reparti del
centro-sud entrano nei ranghi del SISDE; quelli del nord nella
divisione dei carabinieri "Pastrengo" con sede a Milano, avente
potere
in Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli
Venezia Giulia. A capo di questa divisione, che conta 25.000 uomini e
che assume il ruolo di armata "anti-guerriglia" è posto il generale
Dalla Chiesa.
B) Milano, Torino, Genova vengono considerate "zone sensibili"; da
sottoporre, cioè, a costante controllo militare.
C) A prefetto di Genova viene preposto il generale di divisione dei
carabinieri Edoardo Palombi. Il questore di Roma Emanuele De
Francesco,
viene nominato prefetto di Torino. Enzo Vicari, prefetto di Pavia,
viene posto alla prefettura di Milano. Il generale di brigata dei
carabinieri, Alberto De Lellis, sostituisce Dalla Chiesa nella
vigilanza esterna delle carceri.
D) Tutte le forze di polizia sono immediatamente coordinate da due
organismi: a) dal comitato nazionale dell'ordine e della sicurezza
pubblica; composto dal direttore generale di P.S., dai comandanti dei
C.C. e G.d.F., dal direttore delle carceri e da alti magistrati e
funzionari; b) dall'ufficio di coordinamento, vero organo operativo a
disposizione del ministro dell'interno, composto da burocrati delle
stesse specialità.
E) Inoltre, Cossiga ha comunicato di avere costituito il 13 dicembre,
nell'ambito del comitato esecutivo per i servizi di informazione e
sicurezza (CESIS), un "gruppo di analisi e valutazioni del fenomeno
del
terrorismo".
2°) IL NUOVO CODICE DA GALERA PERMANENTE - Questo il contenuto del
secondo provvedimento.
A) Chiunque verrà sospettato di attività "sovversiva" potrà essere
fermato per 48 ore e tenuto in carcere per 96 ore anche se non ha
violato alcuna legge (fermo di polizia).
B) La polizia potrà perquisire (rastrellare) interi caseggiati se
sospetta che dentro si nasconda un elemento "sovversivo".
C) È stabilita la pena dell'ergastolo per chi uccide a "fini
eversivi"
e per chi uccide magistrati o appartenenti alle forze dell'ordine.
D) Tutti i reati compiuti per "finalità terroristiche" ed "eversive"
subiranno un aumento di pena fino alla metà. Inoltre sono
accompagnati
da una "aggravante speciale" che impedisce ogni comparazione con
qualsiasi attenuante.
E) Per i predetti reati è previsto il mandato di cattura
obbligatorio;
non può essere concessa la libertà provvisoria; sono aumentati i
termini per la scarcerazione automatica.
F) Per polizia e giudici cade qualsiasi limite all'intercettazione
telefonica (legalizzazione piena della prassi di polizia da tempo in
atto).
G) È prevista una "speciale attenuante" con sensibile riduzione della
pena, per chi confessa o denuncia i propri compagni di azione.
3°) SARÀ REATO ANCHE LEGGERE UN VOLANTINO - Il primo dei tre disegni
di legge, da noi sopra elencati, prevede.
A) Verrà punita la detenzione di documenti attinenti al "terrorismo"e
all'"eversione".
B) Costituisce reato la diffusione di documenti di questo tipo.
C) L'inasprimento delle pene per gli imputati di reati di
associazione.
D) Il parere contrario del pubblico ministero sospenderà le decisioni
di scarcerazione e di libertà provvisoria emanate dal giudice
istruttore.
E) Sono stabilite misure di vigilanza contro chi viene messo in
libertà provvisoria.
Sono queste solo una parte delle "misure straordinarie", adottate dal
consiglio dei ministri nella "storica" notte tra il 14 e il 15
dicembre. Il governo Cossiga può passare alla storia, non per essere
stato il primo governo europeo a ratificare l'impianto dei missili
americani Cruise e Pershing 2, ma per aver portato a completamento la
militarizzazione della vita sociale in Italia.
Nella risoluzione del 10° Congresso, dei primi di novembre scorso,
ricapitolando le tappe percorse dalla militarizzazione della vita
sociale così delineavamo questo processo: "La militarizzazione della
vita sociale si è, finora, manifestata in tre aspetti principali.
Dapprima come controllo preventivo, poliziesco, di massa. In un
secondo
tempo come coazione al lavoro (precettazione). In terzo e ultimo
tempo
come impiego di reparti dell'esercito in compiti di polizia". Ora
bisogna aggiungere quest'ultimo aspetto: la trasformazione dei
reparti
specializzati di repressione in armata contro-rivoluzionaria;
l'unificazione formale nell'arma dei carabinieri (e nello stato
maggiore di questa), del comando direttivo e operativo di tutti i
corpi
e reparti di repressione e controrivoluzione (P.S., G.d.F., ecc.);
l'instaurazione della reggenza militare sui centri industriali del
paese (Milano, Torino, Genova). Con ciò la militarizzazione sociale
raggiunge la pienezza.
L'Esecutivo Centrale di Rivoluzione Comunista denuncia queste "misure
straordinarie" come codificazione della linea autoritaria,
compendiata
il 29 novembre, dal comandante dei carabinieri Corsini. Denuncia il
governo Cossiga, interprete di questa linea, per il lurido pretesto di
giustificare questi provvedimenti autoritari come contromisura alle
azioni armate dei gruppi clandestini (riferimento all'incursione
nella
scuola manageriale della Fiat a Torino di "Prima Linea"). È una
volgare
menzogna. Altro che lotta al terrorismo; qui siamo di fronte al
terrorismo aperto dello Stato imperialistico per soffocare le masse
proletarie e salvaguardare, così, gli interessi della grande finanza,
degli industriali e dei banchieri, degli speculatori e degli
sfruttatori! Non a caso sono stati sottoposti a reggenza militare i
centri operai del Nord!
Rivoluzione Comunista denuncia, in particolare, il fermo di polizia
come la misura più autoritaria, disposta - in ordine di tempo - dalla
"democrazia parlamentare". Ed osserva che con esso non solo il
sospetto
diventa reato; ma ogni proletario, ogni giovane che si discosta dal
modello di condotta statale, rischia di trovarsi in galera da un
momento all'altro. Fermo di polizia e pene feroci attestano il livore
reazionario del marciume parlamentare; che, comunque, non potrà
sfuggire alla propria bancarotta; e, alla fine, alla resa dei conti
col proletariato.
Di fronte alla gelida determinazione degli agenti dello stato
imperialistico (del governo e dei partiti parlamentari, del padronato e
degli apparati di repressione) è necessaria una inflessibile volontà di
lotta rivoluzionaria, piena di classismo sul piano tattico e su quello
strategico. Per questo Rivoluzione Comunista, sottolineando le
indicazioni date al 10° Congresso invita i proletari e i giovani più
generosi e combattivi a non attardarsi o perdersi su posizioni di
democratismo o radicalismo armato, che, nonostante il "livello di
fuoco", restano sempre posizioni interclassiste o aclassiste; e a
schierarsi risolutamente sulla linea della difesa proletaria. Creiamo e
stabilizziamo in ogni luogo di lavoro e in ogni situazione di lotta i
comitati di difesa di classe. Sviluppiamo e rafforziamo il partito
rivoluzionario.
(Tratto dal Supplemento Murale n.45 del 31/12/1979
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