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Così si muore (Sulle bombe di Londra)

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COSI' SI MUORE

Le terribili bombe esplose a Londra dimostrano una cosa sola: il terrore che
gli Stati e i capitalisti occidentali spargono in ogni angolo del mondo sta
tornando indietro. I morti di Londra - indiscriminati come i morti di tutte
le guerre - hanno portato in Europa un pezzo di Baghdad, di Jenin, di Kabul.
Assieme alla merce, alla tecnologia, alla miseria, si globalizza anche la
paura.

Non avendo voluto o saputo dissociarsi praticamente dai propri governi
esportatori di bombe e di massacri, le popolazioni si espongono a cieche e
odiose rappresaglie. "La guerra è anche qui" non è più un semplice
avvertimento antimilitarista. È una verità fredda come un cadavere.

"La prossima volta toccherà all'Italia" - si ripete ormai con insistenza.
Può essere. E tutti sanno - per primi i vari rappresentanti dei Ministeri
della Paura e della Propaganda - che è impossibile impedire simili gesti con
i dispositivi polizieschi, fossero pure i più imponenti e sofisticati del
mondo. Colpire a caso una popolazione è il gesto militare più imprevedibile
e più facile. Facile come l'accecamento e la disperazione da cui proviene.

L'isteria securitaria serve solo a rafforzare il controllo sociale ai danni
dei dissidenti e degli immigrati. Una società blindata non tollera alcuna
critica e giustifica ogni repressione. Non a caso sono aumentate le
espulsioni di stranieri privi di documenti. Non a caso sono in preparazione
leggi speciali "antiterrorismo" che stritoleranno le già magre libertà
individuali. La nozione di "terrorismo", del resto, è così opportunamente
generica da ricoprire ormai ogni forma di opposizione sociale. Non a caso,
subito dopo le bombe londinesi, la falsificazione mediatica si è spinta fino
ad ipotizzare una "matrice anarchica" dietro la strage. Eh no, servi vestiti
da giornalisti, canaglie vestite da ministri, la sola violenza che gli
anarchici accettano è quella contro gli oppressori. Colpire nel mucchio,
massacrare gente qualsiasi è una pratica che appartiene unicamente agli
Stati e ai loro concorrenti.

I morti di Londra per noi si uniscono a quelli d'Iraq, d'Afghanistan, di
Palestina. Sono il prezzo che questa società basata sul profitto e sulla
guerra vuole farci pagare. Sono uno spietato atto d'accusa contro la nostra
indifferenza. Non ci uniremo all'ipocrisia di chi piange i morti europei
mentre applaude le devastazioni in Medio Oriente. I responsabili maggiori
delle bombe londinesi sono i governi occidentali, quello inglese in testa.

Quali sono, infatti, i tanto sbandierati "valori occidentale"? In nome della
pace e dell'umanità sono stati sterminati - dal 1991 ad oggi - un milione e
mezzo di iracheni. Il fine giustifica i mezzi: non è forse questa la morale?
Dopo le bombe di Madrid, il governo spagnolo ha ritirato le truppe dall'
Iraq. Il fine giustifica i mezzi. La logica è la stessa.

Che il dolore si faccia coscienza, perché è troppo tardi per le lezioni di
educazione civica impartite a chi è gonfio di odio e di lutti.

Che la coscienza diventi ostinato rifiuto di continuare così. Perché così si
muore.

(trato da Adesso - Foglio di critica sociale - Rovereto, 10 luglio 2005 -
Numero 21)
 

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