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contro gli attacchi al diritto d'aborto

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Movimento
7 poliziotti che intimidiscono una donna con gravidanza a rischio
7 poliziotti che intimidiscono, tentano di criminalizzare e colpevolizzare una donna appena uscita dalla sala operatoria
7 poliziotti che irrompono, senza neanche uno straccio di mandato, in un reparto di ostetricia, che mostrano a una donna appena sottoposta ad aborto terapeutico il feto abortito, che poi “sequestrano” come “corpo del reato” e per il quale viene anche”inventato” un nuovo reato: feticidio.

Quanto successo nel reparto di ostetricia del Policlinico di Napoli lunedì scorso richiama alla mente gli anni bui e dolorosi degli aborti clandestini. Il blitz è stato un  insieme di tragico e grottesco, di ignoranza e oscurantismo: truce e odioso. Ma il blitz è solo una “tragedia” annunciata dalla prolungata e accanita crociata clerico-fascista contro il diritto d’aborto che ha ormai raggiunto livelli di guerra aperta contro le donne.

I feroci attacchi della Chiesa che, in nome della “difesa della vita sin dal suo inizio”, non esita a definire l’aborto un omicidio e, quindi, le donne che vi ricorrono delle assassine hanno raccolto sempre più numerosi “paladini” della vita che, in questo si sono mostrati più realisti del re.
Non passa giorno senza che qualche esponente della Chiesa o qualche esponente istituzionale lanci i propri strali contro il “crimine” dell’aborto o senza che si esaltino la centralità e il “valore” della famiglia e, in essa, il ruolo di moglie e madre della donna.   
La gravità dell’attacco al diritto d’aborto è di portata enorme perché esso, sancendo il diritto all’autodeterminazione delle donne in materia di maternità, emblematicamente rappresenta, per le donne, la conquista della libertà di decidere della e sulla propria vita.
L’ideologia reazionaria vuole far tornare le donne di questo paese a un Moderno Medioevo, a un ruolo subordinato delle donne nella famiglia si incentivano le donne a “tornare” a casa con bonus bebè, si incentivano i lavori part-time quando ancora si muore di parto- e non solo- negli ospedali. Dov’è la tutela della vita ?  

Nell’esprimere la massima solidarietà alle donne così “violentate” in maniera militaresca, non possiamo dimenticare che la migliore solidarietà è lottare contro tutti i provvedimenti che hanno “preparato” e “istigato” a questo odioso fatto, in particolare in Lombardia che ha fatto da apripista con l’odioso articolo sulla sepoltura dei feti prima e con le linee guide proprio sull’aborto terapeutico, poi e, inoltre, insieme al Comune ha finanziato i centri di aiuto alla vita. Ma, è necessario lottare anche per la cancellazione della odiosa Legge 40 sulla procreazione assistita, per l’introduzione della RU486, per il miglioramento della 194, a partire dalla cancellazione dell’obiezione di coscienza , l’accesso alla pillola del giorno dopo.

Già da subito ci mobilitiamo, in continuità e con lo spirito espresso dalla grande manifestazione di Roma del 24 novembre scorso, con iniziative alla Mangiagalli con l’obiettivo di costruire una mobilitazione  verso Regione e Comune che sono stati parte attiva nel portare avanti questi attacchi.
Già da subito invitiamo le lavoratrici, le studentesse, le donne che hanno a cuore la difesa della loro stessa vita a partecipare.


Lavoratrici Slai COBAS per il sindacato di classe aderenti al movimento femminista proletario rivoluzionario
Per contatti : Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ; cell. 333-9415168
o tutti i martedì dalle 17,30 alle 19,00
c/o Centro documentazione proletaria in via Bolzano,18 (MM1 Rovereto) Milano
fip, 13/02/08vbolzano,18
 

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