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Foibe: impressioni di febbraio

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Movimento
Impressioni di febbraio

La Giornata del Ricordo si avvicina. E gli amministratori rovistano negli scaffali.

 

Il manifesto, affisso in un centinaio di copie in città, è celeste e azzurro.

Impaginato con evidente fretta, esteticamente respingente.

Vi si legge: “10 febbraio, Giornata del Ricordo...”.

Cinque foto completano l’opera: del filo spinato, un volto di donna e – in basso a sinistra – dei bambini. Bambini, alcuni molto piccoli. Vestiti alla stessa maniera, con dei camici a righe. Fotografati in gruppo, sullo sfondo di un muro di pietra. Palesemente prigionieri.

La foto è di quelle più che famose. È uno scatto celeberrimo, paragonabile alla morte del repubblicano spagnolo o a quella del ghetto di Varsavia.

È una testimonianza di Auschwitz.

Superfluo dire: non c’entra nulla con le foibe. Nulla con l’esodo istriano. Nulla di nulla neppure con la Giornata del Ricordo. Stallone aveva finito le fotografie tristi e, non avendo quella di Campilongo a portata di mano, ha pensato bene di ricorrere ai bimbi ebrei.

 

Siamo laici e umanisti. Comprendiamo le debolezze, anche quando queste appartengono alle più alte cariche amministrative. L’ignoranza allo stato brado, un arguto tentativo di parificazione, un’urgenza tecnica, un’ansia amministrativa colmata alla meno peggio.

Qualunque sia il motivo che ha spinto la Provincia di Foggia ad onorare i “martiri” delle foibe con una foto di Auschwitz, beh, noi lo comprendiamo.

E ne facciamo tesoro.

Giacché è il segnale più evidente di quanto andiamo dicendo da anni, oramai.

La Giornata del Ricordo è un semplice contraltare alla Giornata della Memoria, una sorta di commemorazione riparatrice, una ricorrenza strappata ad un governo compiacente da una pattuglia di neofascisti, più o meno mascherati. Sul corpo vivo di un Paese immemore. E che, oltretutto, come la nostra amministrazione provinciale ha dimostrato in maniera lampante, non sa di cosa di stia parlando.

Noi lo sappiamo, l’abbiamo sempre saputo. Per questo abbiamo il coraggio e sentiamo il dovere, da quattro anni a questa parte, di denunciare la mistificazione della Storia e il miserabile tentativo di “pacificazione” nel segno di un presunto doppio orrore: quello nazista e quello comunista, quello repubblichino e quello partigiano.

 

Ma la Storia non si riscrive a suon di fiction.

Questo deve essere chiaro, molto chiaro, ai nostri revisionisti.

 

Siamo disponibili a parlare di quello che successe dopo la fine della Seconda guerra mondiale esclusivamente a patto che il dibattito cominci da quello che è successo prima. Altrimenti è semplice propaganda.

 

8 febbraio 2008 – Laboratorio Politico Jacob – via Mario Pagano, 38 – Foggia

www.agitproponline.com
 

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