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Eppoi non si può dire che sono assassini

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Eppoi non si può dire che sono assassini

Quando un essere umano muore per malattia o per vecchiaia ci si muove ad una na turale pietà verso colui che, magari anche soffrendo a lungo, è scomparso. Non ci si può appellare alla colpa di nessuno, fa parte della condizione umana.

Ma quando gli esseri umani sono costretti, per vivere e per far vivere i loro famigliari, ad attività lavorative disagiate e che comportano rischi più o meno alti, in condizioni di sicurezza carenti o del tutto assenti, le colpe - e che colpe – sono facilmente e sicuramente attribuibili.

Le migliaia di morti sul lavoro, a volte con vicende veramente orrende e terrificanti come quella della fonderia di Torino dei giorni scorsi, che invadono quotidianamente le cronache, non sono frutto del fato o dell’imprudenza dei lavoratori che operano in certi settori.

Esse sono la più diretta e logica conseguenza della concorrenza capitalistica come si è sviluppata in questi anni, basata tutta su una competitività esasperata e ricercata sui bassi costi e sulla assenza di investimenti “improduttivi” (così qualcuno giudica le spesa sulla sicurezza).

Mano d’opera malpagata e ricattata collo spettro del licenziamento, costretta a turni massacranti, forzatamente silenziosa rispetto alla mancanza del rispetto delle norme e dei diritti che potrebbero rendere la produzione più sicura e meno disumana.

Questo tipo di competitività è ovviamente accreditata ed avallata continuamente da politici, sindacalisti, giornalisti, giuslavoristi come parametro chiave per valutare lo sviluppo di una società economicamente avanzata.

Se la ricerca della produzione al più basso costo è scientificamente cercata e perseguita anche con l’abbassamento delle spese per la sicurezza, è ovvia la conclusione che le morti sul lavoro che ne costituiscono la conseguenza sono dei veri e propri crimini.

Anzi, sono un vero e proprio genocidio, perché le cifre ufficiali parlano di 1500 decessi, 39000 invalidi e un milione di infortuni e sono dati certamente al ribasso, perché se comprendessero anche il “sommerso” sarebbero sicuramente più gravi.

Eppure, mentre il Parlamento ed il Governo si affannano sulle espulsioni dei rom, nulla si dice e nulla si fa per realizzare una benché minima punizione per i datori di lavoro che persistono, in
grande numero, a fregarsene altamente delle norme e continuano ad arricchirsi sulle sofferenze e sulle mutilazioni di chi si trova costretto a lavorare sotto le loro grinfie.

Occorre unirci per esprimere tutta la nostra rabbia e per lottare contro questo modello di società che produce precarietà, insicurezza e guerre.

Giovedì 13 dicembre il comitato nomartilavoro alle ore 18 si incanta al centro sociale  ex snia per concordare le iniziative da intraprendere.


Comitato nomortilavoro

Ultimo aggiornamento (Martedì 11 Dicembre 2007 16:10)

 

Commenti  

 
0 #1 Damiano 2007-12-13 22:42
SERIAL KILLER!


L’ennesima tragedia con 3 operai morti, altri feriti - anche gravemente - per un’esplosione in un’ acciaieria a Torino ed ecco il solito scontatissimo e stucchevole bla,bla, bla del presidente della repubblica, del papa, dei sindacati, degli opinionisti, dell’azienda etc. etc.
Stavolta c’è più visibilità delle solite quattro righe in cronaca, forse perché avviene in un grande stabilimento. “E’ inaccettabile, non deve accadere , etc” dicono lorsignori e via di retorica e frasi fatte. I soliti ipocriti discorsi sulle misure di sicurezza che erano carenti perché bisognava risparmiare, lo straordinario per integrare i magri salari, una disattenzione umana, il caso ecc. ecc.
Come sempre. Come l’ultimo infortunio mortale. Come il prossimo.
Gli unici che non parlano sono i lavoratori, i colleghi; gli unici che ne avrebbero il diritto. E che ne sanno immensamente di più di tutti loro.
Fateci caso, dove i salari sono più alti gli infortuni e le morti sono proporzionalmen te più basse…

Compagni noi moriamo in 1400 ogni anno semplicemente perché siamo una MERCE CHE COSTA DAVVERO POCO sul mercato e come tale non importa molto al suo acquirente – il padrone - se si rompe o viene a mancare. Ma questo quasi nessuno ce lo dice.
Triste realtà, vero ?? Di sicuro.
Però è anche la realtà della stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti nel mondo, alcuni miliardi di persone, più o meno. Quindi, se vogliamo realmente porre davvero un argine a questo stato di cose va recuperato l’istinto e l’orgoglio di essere e sentirsi parte di una classe operaia internazionale.
Nel numero consiste la nostra forza, non nel padrino politico-sindacale cui deleghiamo la tutela dei nostri interessi (con risultati palesemente scarsi tra l’altro). Solo facendo argine collettivamente contro gli interessi del sig. Padrone gli possiamo imporre misure di sicurezza reali e salari più dignitosi, e solo con scioperi senza preavviso – specialmente quando c’è più bisogno di produzione - rallentamenti del ciclo produttivo, picchettaggi ecc. In breve, esattamente l'opposto di quanto fanno i sindacati, siano essi confederali – apertamente collusi col padrone – o quelli sedicenti di base, che agitano – non importa se in buonafede o meno – l'arma spuntata del sindacalismo rispettoso delle normative anti-sciopero.
Questo è l’unico linguaggio che i padroni capiscono: COSTI MAGGIORI per le LORO MERCI.
Tutto ciò è solo il primo, necessario passo da fare, senza però mai dimenticare che solo il superamento del sistema capitalistico ci può mettere al riparo da quel serial killer che è il capitale!
Vogliamo la LOTTA non I LUTTI !!

Così stanno le cose. E fintanto che non ne prendiamo coscienza per noi ci rimangono solo abbrutimento, rassegnazione e fatalismo.

P.C. Internazionalis ta – Battaglia Comunista

www.internazionalis ti.it
fip via jacchia 33 parma
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