24 Novembre: il ritorno delle mummie pentite!
| Movimento |
A volte ritornano!
Su Repubblica torna a parlare oggi la storica Anna Bravo con i suoi
"filosofici" interrogativi sul significato della manifestazione del 24 a
Roma contro la violenza sulle donne.
"Più che un'analogia[si riferisce ai simboli femministi degli anni
70'rivisti durante la manifestazione del 24]è una ripetizione. Il segno
delle dita a triangolo aveva senso nella fase aggressiva della lotta per
l'aborto, ma oggi? Poi l'utero quando è "abitato" non è più solo mio, cioè
io ho il diritto di decidere, ma bisogna sapere che non decido solo per me,
ma anche per qualcuno o qualcos'altro, il feto. Se le più giovani non se ne
rendono conto, noi vecchie abbiamo una bella responsabilità!".
Ma come è brava la Bravo che approfittando della manifestazione di Roma non
perde occasione per spingere nuovamente le donne al ripensamento
sull'aborto, così come già fece nel suo saggio del 2005 "Noi e la violenza".
Con quel saggio la storica aprì, come scrivemmo nel foglio Mfpr Novembre
2005,"le iscrizioni alla fronda delle pentite dell'aborto, delle lotte degli
anni 70' allargando l'area delle ex "compagne", ex "femministe" piccolo
borghesi o, meglio, diventate negli anni medio-borghesi".
"L'interruzione della gravidanza per lei [la Bravo] rappresenta l'ultima
scelta "dolorosa" che la donna possiede, ma tanto se poi la società
capitalista crea difficoltà economico-sociali in cui gli uomini ancora oggi
si permettono di considerare la donna un oggetto sessuale, non importa, "il
feto è una vittima, e la donna soffre". In un paese dove i governi con leggi
che peggiorano le condizioni di vita delle donne, attaccano i diritti, anche
quello di decidere, e la Chiesa con il suo pesante intervento
ideologico-culturale stanno riportando la situazione femminile in una
condizione di moderno medioevo, alimentare dubbi sull'aborto, come fa [e
continua oggi a fare!] la ex compagna Anna Bravo vuol dire né più né meno
salire sul carro di chi invoca la repressione. Il suo essere reazionario è
evidente, cerca in maniera del tutto chiara di contrastare un possibile
nuovo movimento femminista, di contrastare l'unione di tutte le lavoratrici
e donne che vogliono ribaltare questo sistema sociale oppressivo
capitalista"
(dal foglio mfpr Novembre 2005)
Dal 2005 ad oggi, a quanto pare la " vecchia" Bravo ha perso il pelo ma non
il vizio!
Quel che è certo è che invece le donne "più giovani" e non solo che hanno
animato, arricchito, fatto grande e combattivo il corteo a Roma contro la
violenza sessuale, oggi si stanno rendendo via via sempre più conto di come
è necessario, analizzando cosa c'e stato prima di noi, quali pensieri, quali
azioni che hanno caratterizzato le lotte passate delle donne, trarre da esse
una spinta e una rabbia in più per lottare contro l'attuale stato di cose
alimentato anche da chi dice di parlare a nome delle donne ma proprio come
la Bravo contribuisce a rafforzare la marcia delle donne verso un moderno
medioevo.
E per non smentirsi la Bravo, ancora su Repubblica,s'interroga ancora a
proposito
della cacciata delle ministre e parlamentari: "Ma erano così minacciose per
la riuscita del corteo queste politiche?"
movimento femminista proletario rivoluzionario
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Su Repubblica torna a parlare oggi la storica Anna Bravo con i suoi
"filosofici" interrogativi sul significato della manifestazione del 24 a
Roma contro la violenza sulle donne.
"Più che un'analogia[si riferisce ai simboli femministi degli anni
70'rivisti durante la manifestazione del 24]è una ripetizione. Il segno
delle dita a triangolo aveva senso nella fase aggressiva della lotta per
l'aborto, ma oggi? Poi l'utero quando è "abitato" non è più solo mio, cioè
io ho il diritto di decidere, ma bisogna sapere che non decido solo per me,
ma anche per qualcuno o qualcos'altro, il feto. Se le più giovani non se ne
rendono conto, noi vecchie abbiamo una bella responsabilità!".
Ma come è brava la Bravo che approfittando della manifestazione di Roma non
perde occasione per spingere nuovamente le donne al ripensamento
sull'aborto, così come già fece nel suo saggio del 2005 "Noi e la violenza".
Con quel saggio la storica aprì, come scrivemmo nel foglio Mfpr Novembre
2005,"le iscrizioni alla fronda delle pentite dell'aborto, delle lotte degli
anni 70' allargando l'area delle ex "compagne", ex "femministe" piccolo
borghesi o, meglio, diventate negli anni medio-borghesi".
"L'interruzione della gravidanza per lei [la Bravo] rappresenta l'ultima
scelta "dolorosa" che la donna possiede, ma tanto se poi la società
capitalista crea difficoltà economico-sociali in cui gli uomini ancora oggi
si permettono di considerare la donna un oggetto sessuale, non importa, "il
feto è una vittima, e la donna soffre". In un paese dove i governi con leggi
che peggiorano le condizioni di vita delle donne, attaccano i diritti, anche
quello di decidere, e la Chiesa con il suo pesante intervento
ideologico-culturale stanno riportando la situazione femminile in una
condizione di moderno medioevo, alimentare dubbi sull'aborto, come fa [e
continua oggi a fare!] la ex compagna Anna Bravo vuol dire né più né meno
salire sul carro di chi invoca la repressione. Il suo essere reazionario è
evidente, cerca in maniera del tutto chiara di contrastare un possibile
nuovo movimento femminista, di contrastare l'unione di tutte le lavoratrici
e donne che vogliono ribaltare questo sistema sociale oppressivo
capitalista"
(dal foglio mfpr Novembre 2005)
Dal 2005 ad oggi, a quanto pare la " vecchia" Bravo ha perso il pelo ma non
il vizio!
Quel che è certo è che invece le donne "più giovani" e non solo che hanno
animato, arricchito, fatto grande e combattivo il corteo a Roma contro la
violenza sessuale, oggi si stanno rendendo via via sempre più conto di come
è necessario, analizzando cosa c'e stato prima di noi, quali pensieri, quali
azioni che hanno caratterizzato le lotte passate delle donne, trarre da esse
una spinta e una rabbia in più per lottare contro l'attuale stato di cose
alimentato anche da chi dice di parlare a nome delle donne ma proprio come
la Bravo contribuisce a rafforzare la marcia delle donne verso un moderno
medioevo.
E per non smentirsi la Bravo, ancora su Repubblica,s'interroga ancora a
proposito
della cacciata delle ministre e parlamentari: "Ma erano così minacciose per
la riuscita del corteo queste politiche?"
movimento femminista proletario rivoluzionario
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