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cub e pensioni

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Movimento
Pensioni - Welfare
Nell’accordo su previdenza, lavoro e competitività del 23 luglio hanno perso lavoratori, precari e pensionati ha vinto la linea di banchieri, confindustria e governo perché, dopo il fallimento della raccolta del TFR, “si spinge” nuovamente verso la previdenza complementare. La contrarietà della Cub al protocollo è motivata da forti ragioni di merito/ metodo.

Cub ha comunicato alla presidenza del Consiglio dei Ministri che non sottoscriverà il protocollo su previdenza, lavoro e competitività per:

1.La totale contrarietà alla parte previdenziale in quanto rispetto alla legge Maroni hanno beneficio soltanto i lavoratori che maturano l’accesso alla pensione (con 35 anni di contributi) dal 1° gennaio 2008 al 30 giugno 2009, i quali andranno in pensione a 58 anni anziché 60, rimane sostanzialmente invariata dal 1° luglio 2009 al 31 dicembre 2012, addirittura peggiorativa dal 1 gennaio 2013 quando con 35 anni di contributi si andrà in pensione a 62 anni (viene così aumentata l’età pensionabile), nel 2014 la situazione torna simile alla legge Maroni.

2.La vera e propria presa in giro per i lavoratori che svolgono attività gravose o usuranti in quanto è previsto un intervento che riguarda solo un’esigua parte di lavoratori sui milioni che svolgono tali attività.

3.Il taglio delle pensioni con la riduzione dei coefficienti (circa 6-8% in meno rispetto agli attuali) per il calcolo del valore della pensione che, quindi sarà più bassa per i futuri pensionati dal 2010 in poi.

4.L’elemosina sulle pensioni basse (solo per chi ha almeno 64 anni e un reddito non superiore a 654 euro/mese, il 15% degli attuali pensionati…..) e che sarà rimangiata in breve tempo dall’aumento dei prezzi.


La parte del protocollo che riguarda gli ammortizzatori sociali è totalmente ininfluente rispetto alla esigenza di contrastare il lavoro precario e all’esigenza di interventi a sostegno del reddito.

In compenso vengono fatti ulteriori regali a Confindustria detassando gli straordinari che costeranno meno del lavoro normale rendendo gli straordinari meno costosi dell’assunzione di nuovi lavoratori o del passaggio da part-time a full-time e aumentando la quota di salario esentato dal versamento dei contributi previdenziali con un impatto negativo sui conti dell’Inps.

Nonostante i contributi scritti presentati sui vari argomenti in discussione, la Cub denuncia la propria esclusione dal percorso negoziale che è stato monopolizzato da Confindustria e Cgil-Cisl-Uil che nei fatti hanno avallato in modo notarile le posizioni del governo.
L’unica questione che i lavoratori e pensionati devono affrontare riguarda se continuare a considerare queste organizzazioni utili per una loro tutela o prendere atto della sostanziale inutilità per la tutela dei propri diritti.

La Cub propone ai lavoratori, ai pensionati, delegati la continuazione di una forte campagna di mobilitazione e di lotta per respingere i contenuti del protocollo e conquistare la ridistribuzione del reddito a favore dei ceti popolari, per lo scorporo tra previdenza e assistenza e dire basta alle politiche antisociali dei banchieri e del governo.

Firenze, luglio 2007
 

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