giù le mani dal diritto di aborto!
| Movimento |
09/07/2007
QUANTE VOLTE SONO PENALIZZATE LE DONNE?
GIU’ LE MANI DAL DIRITTO DI ABORTO!
Fino agli anni ‘70, quando l’aborto era considerato ancora un reato, le
donne che non volevano o non potevano portare avanti la gravidanza, nella
maggior parte dei casi erano costrette a rivolgersi alle cosiddette mammane,
che in cambio di soldi procuravano l’aborto clandestinamente spesso in
precarissime condizioni igieniche e che in molti casi ha portato alle
morte tante donne, ragazze.
Le dure lotte scoppiate in quegli anni, in cui si è visto scendere in piazza
a protestare migliaia di donne, hanno portato alla conquista di diritti
irrinunciabili con l’affermazione del protagonismo delle donne nella lotta,
hanno portato alla promulgazione della legge 194 del 1978 che se
simbolicamente rappresenta quelle lotte, praticamente ha significato
l’uscita dalla barbarie degli aborti clandestini e dalla criminalizzazione
delle interruzioni volontarie di gravidanza.
Oggi però siamo di fronte ad un processo che vuole far ritornare indietro
le donne, lo si è visto nelle politiche portate avanti in questi ultimi anni
dai governi sia di centrodestra che di centrosinistra di attacco generale
alle condizioni di vita e ai diritti delle donne, primo fra tutti il
diritto di aborto, cercando di impedire, ad esempio, la piena applicazione
della legge 194, di cui si è parlato sempre più spesso in termini di
revisione/modifica per porre ulteriori paletti a quelli già contenuti nella
legge stessa, vedi ad esempio la questione dell’obiezione di coscienza, che
ne rendono già in molti casi difficile la sua applicazione.
E’ il caso di una città come Palermo: la situazione sui cinque ospedali
pubblici relativamente all’IVG è veramente disastrosa.
All’Ospedale Buccheri La Ferla non è possibile abortire perchè tutti i
medici ed infermieri si dichiarano obiettori di coscienza. L’ospedale Villa
Sofia da più di tre mesi ha chiuso le porte alle donne in procinto di
abortire perché non è più attivo il reparto per l’IVG, “mancanza di
personale” è stato detto per coprire in realtà i vergognosi sprechi dei
fondi venuti invece ultimamente alla luce da parte della direzione
sanitaria. Drammatica è poi la situazione nei rimanenti tre ospedali
pubblici cittadini, Civico, Policlinico e Ingrassia, le liste di attesa sono
a dir poco lunghissime anche solo per prenotare la visita preliminare prima
dell’intervento, che in questo modo viene spostato nel tempo a rischio di
superare i termini prescritti dalla legge, con serie conseguenze per le
donne sottoposte in questo modo ad un pericoloso stress fisico e
psicologico.
Ciò significa che o si è agiate economicamente per potersi rivolgere a
costosissime strutture private o a medici che nei loro studi , e
naturalmente a pagamento, praticano l‘interruzione di gravidanza , o si
rimane sempre più tagliate fuori dalle strutture pubbliche e in grosse
difficoltà, è il caso di tante donne lavoratrici ma anche le tante senza
reddito o le giovani e le immigrate. E purtroppo poi sono venuti alla luce
molteplici casi di aborti clandestini.
A tutto questo è necessaria una risposta forte delle donne, occorre che ci
si organizzi per lottare contro una condizione che peggiora di giorno in
giorno e che per le donne significa un arretramento sul piano dei diritti e
della loro libertà di scelta.
Sin da questi giorni ci mobiliteremo con volantinaggi di denuncia e
controinformazione presso gli ospedali e consultori della nostra città
lanciando anche la proposta di costituire un comitato in difesa del diritto
di aborto e della legge 194.
movimento femminista proletario rivoluzionario palermo
Via G. del Duca,4 - Palermo
349/5801281 - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
QUANTE VOLTE SONO PENALIZZATE LE DONNE?
GIU’ LE MANI DAL DIRITTO DI ABORTO!
Fino agli anni ‘70, quando l’aborto era considerato ancora un reato, le
donne che non volevano o non potevano portare avanti la gravidanza, nella
maggior parte dei casi erano costrette a rivolgersi alle cosiddette mammane,
che in cambio di soldi procuravano l’aborto clandestinamente spesso in
precarissime condizioni igieniche e che in molti casi ha portato alle
morte tante donne, ragazze.
Le dure lotte scoppiate in quegli anni, in cui si è visto scendere in piazza
a protestare migliaia di donne, hanno portato alla conquista di diritti
irrinunciabili con l’affermazione del protagonismo delle donne nella lotta,
hanno portato alla promulgazione della legge 194 del 1978 che se
simbolicamente rappresenta quelle lotte, praticamente ha significato
l’uscita dalla barbarie degli aborti clandestini e dalla criminalizzazione
delle interruzioni volontarie di gravidanza.
Oggi però siamo di fronte ad un processo che vuole far ritornare indietro
le donne, lo si è visto nelle politiche portate avanti in questi ultimi anni
dai governi sia di centrodestra che di centrosinistra di attacco generale
alle condizioni di vita e ai diritti delle donne, primo fra tutti il
diritto di aborto, cercando di impedire, ad esempio, la piena applicazione
della legge 194, di cui si è parlato sempre più spesso in termini di
revisione/modifica per porre ulteriori paletti a quelli già contenuti nella
legge stessa, vedi ad esempio la questione dell’obiezione di coscienza, che
ne rendono già in molti casi difficile la sua applicazione.
E’ il caso di una città come Palermo: la situazione sui cinque ospedali
pubblici relativamente all’IVG è veramente disastrosa.
All’Ospedale Buccheri La Ferla non è possibile abortire perchè tutti i
medici ed infermieri si dichiarano obiettori di coscienza. L’ospedale Villa
Sofia da più di tre mesi ha chiuso le porte alle donne in procinto di
abortire perché non è più attivo il reparto per l’IVG, “mancanza di
personale” è stato detto per coprire in realtà i vergognosi sprechi dei
fondi venuti invece ultimamente alla luce da parte della direzione
sanitaria. Drammatica è poi la situazione nei rimanenti tre ospedali
pubblici cittadini, Civico, Policlinico e Ingrassia, le liste di attesa sono
a dir poco lunghissime anche solo per prenotare la visita preliminare prima
dell’intervento, che in questo modo viene spostato nel tempo a rischio di
superare i termini prescritti dalla legge, con serie conseguenze per le
donne sottoposte in questo modo ad un pericoloso stress fisico e
psicologico.
Ciò significa che o si è agiate economicamente per potersi rivolgere a
costosissime strutture private o a medici che nei loro studi , e
naturalmente a pagamento, praticano l‘interruzione di gravidanza , o si
rimane sempre più tagliate fuori dalle strutture pubbliche e in grosse
difficoltà, è il caso di tante donne lavoratrici ma anche le tante senza
reddito o le giovani e le immigrate. E purtroppo poi sono venuti alla luce
molteplici casi di aborti clandestini.
A tutto questo è necessaria una risposta forte delle donne, occorre che ci
si organizzi per lottare contro una condizione che peggiora di giorno in
giorno e che per le donne significa un arretramento sul piano dei diritti e
della loro libertà di scelta.
Sin da questi giorni ci mobiliteremo con volantinaggi di denuncia e
controinformazione presso gli ospedali e consultori della nostra città
lanciando anche la proposta di costituire un comitato in difesa del diritto
di aborto e della legge 194.
movimento femminista proletario rivoluzionario palermo
Via G. del Duca,4 - Palermo
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