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note a margine sul 9 giugno

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Movimento
Note a margine del corteo noBush-noProdi del 9 giugno.



"Cantiere" in movimento...



Il corteo del 9 giugno, se da un lato registra la definitiva scomparsa del
movimento no-global dalla scena politica nazionale, dall'altro conferma l'ormai
quasi assoluta mancanza di coinvolgimento di settori di classe in queste
scadenze.

E' evidente la fine di quel movimento di opinione realmente di massa
prodottosi nel 2003 ( quello dei milioni di partecipanti ) che, seppure su
asettiche, ecumeniche ed interclassiste "domande" di "pace", comunque
coinvolse i "cittadini" ( anche cattolici, anche con le bandiere arcobaleno
esposte alle finestre ) rompendo il ghetto dei soliti marciatori di
professione ed includendo la "societa' civile".

Oggi, assistiamo al ripristino della normale marginalita' dei soliti
antiamericani, abbandonati dai papa-boys orfani del movimentista Woityla e
dalla sinistra radicale ormai piu' di governo che di "lotta"; l'arcipelago
degli antibush, costretto a gonfiare i ridotti numeri degli sfilatori, si
ritrova col solito popolo di minorenni in preda alla rota dei tecno-tir di
movimento.

Di operai, lavoratori, o di reale presenza di massa del sindacalismo di
base, neanche l'ombra;

in compenso, nonostante l'artificiosa amplificazione mediatica della
"frattura" con l'altra piazza

( ancora piu' disertata! ) della sinistra radicale, diffusa e' stata nel
corteo del 9 giugno la presenza istituzionale centrale e locale, tra
parlamentari, ex parlamentari, democratici municipalisti,     assessori
circoscrizionali e rappresentanze del "campanilismo localista".

Solo per citarne alcuni: Haydi Giuliani, Ferrando, Giannini, Cannavo',
Turigliatto, Rame, Caruso, Cremaschi; e poi la pletora dei "partiti
comunisti" ( dei lavoratori, di alternativa, di progetto, gli m.l., ), e poi
ancora "sinistra critica", la "rete 28 aprile", fino agli animalisti del
nostro vecchio amico Anderlini etc...

Questo pasticcio, questo pantano ammantato ed abbellito dalla trita
ideologia dell'unita' nella diversita' e messo insieme per una volta contro
il "demone" Bush, dovrebbe rappresentare la ripresa di parola e di azione
autonoma del movimento contro la guerra.

In realta', probabilmente, questo triste e striminzito arcipelago prelude a
prossimi schieramenti ed agglomerati para-parlamentari "a sinistra della
sinistra radicale" gestiti dall'asse fiom-sinistra critica-sinistra
democratica.

Per questo, il 9 giugno si e' aperto l'ultimo cantiere della sinistra, un
cantiere in movimento....



Fin qui, per noi, nulla di nuovo sotto il cielo delle capriole trasformiste
del politicismo dominante, incapace anche solo di comprendere le mutate
condizioni di svolgimento dell'attuale ciclo mondiale imperialista; e che
dire del sindacalismo "di base" che non riesce ad indire uno sciopero
generale unitario contro Bush e la guerra imperialista?

Nonostante tutto, il motivo tattico della nostra partecipazione al corteo
"contro ogni imperialismo per l'autoorganizzazione di classe" e' dovuto alla
esigenza di dare visibilita' cittadina e nazionale al percorso unitario
della autoorganizzazione di classe ed al proprio internazionalismo.

Da notare, ed e' uno dei pochi riscontri positivi del corteo, l'ampliamento,
all'interno di settori e strutture politiche romane e non, delle tematiche
internazionaliste che vedono la "prima nemicita' in casa nostra"; non e'
ancora l'abbandono delle ideologie del resistenzialismo nazionalista, ma e'
comunque un elemento da seguire e valutare con attenzione.





coordinamento per l'autonomia di classe
 

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