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Copenaghen vergogna

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COPENAGHEN VERGOGNA !!





A Copenaghen , il borgomastro socialdemocratico e il governo danese passeranno alla storia come novelli Noske per avere fatto abbattere “ l’Ungdomshuset”, la casa del popolo che nel lontano 1910 ospitò la 2° Conferenza internazionale delle donne socialiste, dove il 29 settembre 1910 le compagne Rosa Luxemburg e Clara Zetkin proclamarono “ l’ 8 Marzo,giornata internazionale della donna” ( nella stessa casa del popolo Lenin e altri leader operai vi tennero conferenze ).

La vergogna dell’attuale distruzione, rimanda alla necessaria mobilitazione per la tutela dei tanti luoghi e territori simbolo delle grandi battaglie sociali e civili dell’ ‘800-‘900 , che invece di divenire memoria perenne e patrimonio dell’umanità finiscono nel verminaio dell’indifferenza e nelle mani dell’immonda speculazione immobiliare .

Per fortuna ci sono state le 3 giornate di scontri a ricordarcelo, che sono costati agli antagonisti (che occupavano dal 1982 la casa , ribattezzata “della gioventù” ) oltre 600 fermi – ben 189 tramutati in arresti – di cui 149 europei, tra questi 20 italiani( 9 tuttora in galera in attesa di processo).

Questa vicenda, oltre a farci attivare subito in solidarietà e per la rapida messa in libertà degli arrestati( alcuni avvocati italiani sono nel collegio di difesa), rimanda ad una attenta riflessione sulle similari condizioni vissute da centinaia di centri e spazi occupati in Italia, alcuni fin dal 1986.

Al di la delle differenze politiche tra le varie occupazioni e delle miserie dovute ad alcune gestioni opportuniste, c’è bisogno di giungere al riconoscimento e all’affidamento degli spazi occupati, in qualità della valorizzazione sociale che promuovono.

Non è sufficiente vivere l’occupazione come stato di fatto, ma è necessario che questa non viva sui soli rapporti di forza( che l’usura del tempo e il cambio di generazione possono consumare) ma di solidità futura, attuata attraverso l’imposizione del cambio originario della destinazione in “ uso sociale”( ovvero,sottratta definitivamente a logiche commerciali e immobiliari) e nell’affido permanente a chi lo utilizza per scopi sociali ( ovvero, non più subalterni alle decisioni delle mutevoli giunte locali ).

La liberazione e l’autogestione degli spazi non deve essere riconosciuta solo dalla comunità resistente, ma deve essere parte di quel pacchetto che va sotto il nome di “ condizione generale” , che la contrattazione sociale tende a stabilizzare in qualità di bisogni-diritti già nelle dinamiche della presente società .



Vincenzo Miliucci

Ultimo aggiornamento (Giovedì 08 Marzo 2007 13:06)

 

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