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FS\ Comitato per la verità sulla morte di Massimo Romano

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Movimento
QUELLA CHE SEGUE E' LA LETTERA INVIATA AL PRESIDENTE NAPOLITANO DAL
"COMITATO PER LA VERITA' SULLA MORTE DEL FERROVIERE MASSIMO ROMANO".

VI PREGO DI DIVULGARLA E DI SOTENERE LE ADESIONI AL COMITATO ANCHE
ATTRAVERSO IL SITO www.ancorainmarcia.it

CIAO
Dante De Angelis
-------------------------------------------------------------------------------------------------

COMITATO PER LA VERITA' SULLA MORTE DEL FERROVIERE
MASSIMO ROMANO

Al Presidente della Repubblica Italiana
Onorevole GIORGIO NAPOLITANO

Onorevole Presidente,
siamo un gruppo di lavoratori, RLS/RSU di FS SpA, eletti nelle liste
delle varie organizzazioni sindacali di categoria.
Le sottoponiamo, il caso di un infortunio mortale avvenuto il 15
novembre scorso sui binari di Monterotondo, (RM) al ferroviere Massimo
ROMANO, per un Suo autorevole intervento.

La grande attenzione che Lei pone quotidianamente al tragico fenomeno
delle morti sul lavoro ci spinge a chiederLe un interessamento anche a
ciò che nella realtà succede "dopo". Quando i familiari affranti
dal dolore debbono misurarsi con i problemi materiali e pratici di un
sistema normativo assai complesso e con risvolti burocratici non facili
da dipanare.

Massimo Romano, aveva 44 anni, originario di Summonte, un piccolo
paese sopra Avellino, ha lasciato la moglie e due figli di 14 e 11 anni.

Una famiglia di grande dignità che a fatica ammette di non aver
ricevuto nessun aiuto: a tre mesi dalla morte del capofamiglia, unica
fonte di reddito; la liquidazione è bloccata in attesa dell'intervento
del giudice tutelare, l'INAIL di Avellino non eroga indennizzi in
attesa di un certificato di morte fermo alla Procura della Repubblica
di Tivoli, da RFI, l'azienda per cui Massimo lavorava, non è arrivato
alcun sostegno, il sindacato cui era iscritto non è intervenuto.

Il dolore, l'annientamento subito dalla perdita del proprio caro, la
distanza da Roma, le necessità di assistenza ai figli minori, rendono
i problemi burocratici quasi insormontabili. Il sostegno materiale e
psicologico è garantito solo dalla forte solidarietà dei parenti. Le
Istituzioni, semplicemente, sembra che non esistano.

Sentiamo il dovere di dimostrare, in primo luogo a quella vedova ed ai
suoi due ragazzi, che il nostro è un Paese civile e solidale in cui le
Istituzioni esistono e sono presenti anche nei momenti più difficili.
Ad un perdita affettiva ed umana irreparabile non dobbiamo aggiungere
l'oblio e l'emarginazione ma dobbiamo fare il massimo per restituire
loro, nei limiti del possibile, serenità e speranza.

Ci siamo costituiti in Comitato non soltanto per contribuire al
miglioramento delle condizioni di sicurezza nelle lavorazioni
ferroviarie e per tenere alta l'attenzione sulle controverse cause
di questo infortunio oggi al vaglio della magistratura, ma anche per
affiancare la famiglia nelle difficilissime fasi che seguono una cosi
grave vicenda umana.

Ciò che Le chiediamo è di intervenire, nell'ambito delle sue
prerogative, per sollecitare i soggetti istituzionali coinvolti, nel
rispetto delle leggi, ad attuare tutte le iniziative previste per la
tutela della dignità ed il sostegno, materiale e psicologico, ai
familiari dell'operaio Massimo ROMANO, morto sul lavoro, mentre
contribuiva a creare la ricchezza di questo Paese.

Certi di un Suo interessamento Le inviamo insieme ai nostri più
sinceri saluti un resoconto sintetico della vicenda.

Roma, 21 febbraio 2007
 

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