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Perché DOWN non indica solo una carenza cromosomica ma vuol dire anche GIU'

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Ora invece  il fattore mediatico è predominante, e i media sono in competizione, tranne qualche rara eccezione,  per dare della guerra una idea da gioco
virtuale. Riguarda "altri".
Si veicola la  convinzione incosciente  che una parte non sarà mai toccata da quella che si considera una iattura, convinzione che viene confermata da alcuni fatti concreti: è stata abolita la leva obbligatoria, per esempio, e quelli che partono come crociati sono
volontari, le donne non sentono più il figlio, il fratello, il compagno strappato dal nemico interno, prima ,per andare, poi, a  farsi accoppare dal nemico esterno: fare il soldato è un mestiere come un altro, non è più sentito come una prepotenza dello Stato e come un mestiere viene accettato con i suoi rischi, al di là delle
parole retoriche di parate ufficiali, questa è la cruda sostanza.
C'è una paura, è vero, diffusa e strombazzata di possibili attacchi terroristici, ma diciamocelo chiaro anche questi vengono vissuti  come una eventualità scontata e remota,  che può succedere o no; un conto e la sirena che ti suona per l'allarme aereo incombente, un conto sono Tizio e Caio che ti dicono di possibili attentati.
Tizio e Caio, ministro o esperto militare, non sono presi sul serio per tante cose:  quando parlano. Tizio e Caio si sa che dicono le cose per fini che sono sottaciuti, per scopi loro.
Sostanzialmente c'è una estraniazione dalla realtà della guerra, che poi si traduce nei fatti nel parteggiare per una fazione o l'altra  come quando
allo stadio si fa il tifo per una squadra o per l'altra, senza il coinvolgimento che c'è nella partite di pallone, per di più.

Infatti gli appelli alla DISERZIONE da QUALSIASI
FONTE , parola d'ordine storica del proletariato e dei rivoluzionari nei confronti della guerra  è dimenticata;  il massimo che si esprime è un pacifismo generico che  parteggia per una resistenza che il più delle volte è una guerra civile o una guerra fra bande reazionarie e retrograde, di contro al bellicismo di chi sta dalla parte degli aggressori.

L'estraniazione porta ad accettare la logica di guerra
e più o meno piano, come un cancro,questa logica di guerra allarga le sue metastasi.
Sono convinta che gli effetti collaterali di cui parlo sono più devastanti delle bombe e dei missili e degli attentati che devastano, lontano, gli "altri".

Così invece delle lettere dal fronte che arrivavano un tempo alle mamme e alle donne, ora arrivano queste immagini di degrado.
Perché non si può portare degrado e pensare di restare immuni dal degrado.
Come crescono  i figli dei "vincitori"? crescono vedendo immagini di tortura, di sangue, di morte, di rovine: pochi flash alternati da immagini rassicuranti
di spot e di programmi idioti che li rassicurano che loro non saranno mai toccati da tanto macello: loro vivono nel paese dei balocchi, dove, tra l'altro, i barbari premono al Limes  per togliergli una porzione di balocchi.
Cosa imparano da queste orrende immagini sul versante pedagogico? c'è una sostanziale immunità per chi compie torture ed eccidi: imparano che chi è prepotente coi diversi, coi vinti se la cava sempre.
E così padri, madri, insegnanti, psicologi e articolisti
si trovano con dei ragazzi che arrivano al massimo della ferocia nell'età in cui ci dovrebbe essere il massimo di voglia di giustizia e di lotta per il
cambiamento.

Non vogliono dei giovani ribelli e si ritrovano con dei giovani mostri.

Questa è la società schizofrenica che passa dall'imbelle pacifismo alla truculenza più cruda: due facce di un unico fallimento.
Nel mezzo quelli che fanno finta di nulla.

Come crescono i figli dei "vinti"?
con un accumulo di desiderio di vendetta, che aumentando in maniera esponenziale porta ad altre efferatezze: quando penso a quello che avviene
a Bagdad dove con gli attentati per colpire 1 di numero nemico straniero si colpiscono indiscriminatamente centinaia di bambini e donne, il mio pensiero va subito a Napoli e mi dico:  la distanza l'estraneità è solo fittizia, virtuale.
Quando sento degli attacchi feroci di questi giorni nella striscia di Gaza penso a tutti i migranti che trovano la loro tomba nel mediterraneo: "ero straniero e mi avete accolto" diceva un Tale e i credenti nel Tale, presunti difensori della civiltà del Tale, fanno certe accoglienze.

La guerra non ha confini, lo spirito, la logica di guerra non ha confini, non sta "al di là", è in mezzo a noi e fra noi.
Il Limes vale solo per la geopolitica.
C'è un Limes, più intimo e insieme sociale che è stato oltrepassato e che ci vede tutti coinvolti e che ci porterà tutti alla distruzione proseguendo su
questa strada.
Vedo una povertà di spirito, di intelletto e di critica in mezzo all'opulenza delle merci e  di contro una povertà materiale che si nutre della sua ferocia, a ragione pure, visto che non c' è altra RAGIONE.
e la disperazione di essere una voce che grida nel deserto fa sentire il suo morso.
Anche questo senso di sconfitta deve essere vinto.
QUESTA E' L'UNICA  GUERRA CHE VALE LA PENA DI COMBATTERE.

In ogni caso anche questo episodio passerà come un malaugurato accidente, sarà velocemente messo da parte, come tutte le cose che esprimono la crudeltà del momento, con pochi che abbiano voglia di ragionarci su e di combatterci contro sopratutto.

Chi si fermerà a ragionare sul fatto che se invece di
libri avessero avuto pietre quei ragazzi avrebbero lapidato il Down, il GIU'?

Un malaugurato accidenti come un altro da dimenticare per correre verso la "sicurezza" in un mondo che è insicuro in sé.
Un mondo in cui l'ECCEZIONALE diventa REGOLA che SICUREZZA può cercare o dare?.

vittoria
L'Avamposto degli Incompatibili
www.controappunto.org
 

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