Solidarietà a Jihad Mohammad Issa
| Movimento |
A una settimana dal suo arrivo è stato condannato a
22 anni di
reclusione con l’accusa, mai comprovata, di attentato e di appartenenza
ad un gruppo di resistenza palestinese.
Aveva 22 anni e per due anni è stato tenuto in pieno isolamento. Dopo
aver scontato 12 anni di carcere pieno, dal 1996 ha ottenuto la
semi-libertà con i benefici della legge Gozzini, che prevede per i
detenuti la possibilità di lavorare “fuori”.
Dopo aver lavorato in una Casa famiglia per ragazzi portatori di
handicap, ha trovato una occupazione stabile come tecnico di computer e
insegnante di informatica presso la Cooperativa “Abaco”.
Dal 2004, in merito agli ottimi riscontri della sua buona condotta, ha
ottenuto l’affidamento sociale, essendone stata riconosciuta la
non-pericolosità sociale.
Jihad, dunque, da oltre sette anni ha una casa, degli amici, una
compagna con cui convive, si è iscritto all’Università, oltre ad aver
stabilito ottimi rapporti con i propri datori di lavoro e con gli
studenti dei suoi corsi; tutto ciò testimonia del suo ottimo livello di
inserimento nella nostra società e nel nostro Paese.
Ma per Jihad non è affatto finita: la libertà pagata con 21 anni di vita
alla Stato italiano e dallo stesso Stato legalmente riconosciuta, nella
realtà dei fatti, gli viene nuovamente negata.
Espulso: ma dove?
Jihad è privo di qualsiasi documento.
Il governo giordano gli ha negato la cittadinanza dopo che il passaporto
giordano con cui è entrato in Italia è scaduto ormai da anni.
La sua presunta appartenenza a “Fatah-Consiglio Rivoluzionario”,
un’organizzazione dichiarata fuori legge da Israele e da numerosi Paesi
arabi, gli comporterebbe il rischio di eventuali ritorsioni e ulteriori
pene in qualsiasi Stato mediorientale.
Jihad ha ampiamente pagato qualsiasi presunto debito con lo Stato
Italiano, ora DEVE poter riprendere la sua vita di persona libera,
lavorare e vivere nella sua abitazione insieme alla propria compagna.
Chiediamo la restituzione della piena libertà per Jihad Mohammad Issa,
subito, e denunciamo l’assurdità di una legge che costringe migliaia di
persone ad una detenzione di fatto nei CPT pur non avendo commesso alcun
reato specifico.
reclusione con l’accusa, mai comprovata, di attentato e di appartenenza
ad un gruppo di resistenza palestinese.
Aveva 22 anni e per due anni è stato tenuto in pieno isolamento. Dopo
aver scontato 12 anni di carcere pieno, dal 1996 ha ottenuto la
semi-libertà con i benefici della legge Gozzini, che prevede per i
detenuti la possibilità di lavorare “fuori”.
Dopo aver lavorato in una Casa famiglia per ragazzi portatori di
handicap, ha trovato una occupazione stabile come tecnico di computer e
insegnante di informatica presso la Cooperativa “Abaco”.
Dal 2004, in merito agli ottimi riscontri della sua buona condotta, ha
ottenuto l’affidamento sociale, essendone stata riconosciuta la
non-pericolosità sociale.
Jihad, dunque, da oltre sette anni ha una casa, degli amici, una
compagna con cui convive, si è iscritto all’Università, oltre ad aver
stabilito ottimi rapporti con i propri datori di lavoro e con gli
studenti dei suoi corsi; tutto ciò testimonia del suo ottimo livello di
inserimento nella nostra società e nel nostro Paese.
Ma per Jihad non è affatto finita: la libertà pagata con 21 anni di vita
alla Stato italiano e dallo stesso Stato legalmente riconosciuta, nella
realtà dei fatti, gli viene nuovamente negata.
Espulso: ma dove?
Jihad è privo di qualsiasi documento.
Il governo giordano gli ha negato la cittadinanza dopo che il passaporto
giordano con cui è entrato in Italia è scaduto ormai da anni.
La sua presunta appartenenza a “Fatah-Consiglio Rivoluzionario”,
un’organizzazione dichiarata fuori legge da Israele e da numerosi Paesi
arabi, gli comporterebbe il rischio di eventuali ritorsioni e ulteriori
pene in qualsiasi Stato mediorientale.
Jihad ha ampiamente pagato qualsiasi presunto debito con lo Stato
Italiano, ora DEVE poter riprendere la sua vita di persona libera,
lavorare e vivere nella sua abitazione insieme alla propria compagna.
Chiediamo la restituzione della piena libertà per Jihad Mohammad Issa,
subito, e denunciamo l’assurdità di una legge che costringe migliaia di
persone ad una detenzione di fatto nei CPT pur non avendo commesso alcun
reato specifico.
Ultimo aggiornamento (Giovedì 23 Giugno 2005 10:25)




