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manifesto per l'autoriforma dell'università - roma 06.11.05

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Movimento
A seguire il manifesto frutto dell'assemblea nazionale
degli atenei e delle scuole in agitazione e in rivolta
che si è svolta a roma ieri nella facoltà occupata di
scienze politiche. Presenti più di 400 tra studentesse
e studenti, ricercatrici e ricercatori provenienti da
tutta Italia (Trieste, Trento, Venezia, Padova,
Bologna, Pisa, Siena, Torino, Milano, Perugia, Napoli,
Bari, Catania oltre chiaramente ai 3 atenei romani)


MANIFESTO PER L’AUTORIFORMA DELL’UNIVERSITA’

Dopo le settimane di mobilitazioni, occupazioni,
blocchi della didattica, cortei e la grande
manifestazione del 25 ottobre che ha assediato il
parlamento, noi, studenti e studentesse, precari e
precarie dell’università e della conoscenza, ci siamo
incontrati per discutere sulle prospettive del
movimento.
L’inaccettabile approvazione del Ddl non ha intaccato
la nostra determinazione a voler proseguire la
mobilitazione. Fin da subito la protesta è esplosa a
partire dal nostro disagio, investendo l’assetto
complessivo dell’università e della formazione.
All’origine di tale disagio vi sono i processi di
precarizzazione e di riforma, il cui centro focale è
rappresentato dal 3+2 e dal meccanismo dei crediti,
introdotto dal centro-sinistra e peggiorato dal
centro-destra.
Per noi essere contro il Ddl vuol dire essere contro
il processo di riforma che interessato l’università
italiana negli ultimi anni.
Le occupazioni e le mobilitazioni sono state, da
subito, laboratori di sperimentazione di nuove e
molteplici pratiche di conflitto e di scardinamento
dell’università attuale e nello stesso tempo di
immediata costruzione  di un’altra università. A
partire da qui abbiamo iniziato a scrivere con i
nostri conflitti l’autoriforma dell’università.
Questo manifesto vuole raccogliere le pratiche e i
differenti contenuti che sono patrimonio comune delle
mobilitazioni e rilanciarne la generalizzazione.

1 - Ci siamo ripresi i nostri tempi e i nostri spazi,
attraverso blocchi della didattica, scioperi della
frequenza, occupazioni delle facoltà, autogestione di
aule. Perché i nostri tempi di vita  e di formazione
sono radicalmente incompatibili con la gabbia dei
ritmi che ci stanno imponendo. Il tempo
dell’università deve adattarsi al nostro, ne
pretendiamo dunque un altro: vogliamo una radicale
diminuzione dei ritmi di studio e rifiutiamo
l’obbligatorietà della frequenza.
Vogliamo studiare con lentezza.
 
2 - Ci stiamo riappropriando di ciò che ci viene
tolto. Pratiche diffuse di autoriduzione del pasto in
mensa, del costo dei trasporti, dei servizi culturali,
degli affitti, occupazione degli enti per il diritto
allo studio, diffusione libera dei saperi ostaggio di
brevetti e copyright. Nel mercato della formazione,
vogliono destinarci a un presente e a un futuro di
precarietà. Reclamiamo reddito, servizi e casa,
gratuità dell’accesso all’università e alla
formazione, rimozione di tutti i blocchi e gli
sbarramenti al percorso universitario, abolizione
della proprietà intellettuale, moltiplicazione delle
borse di studio e dei posti alloggio sganciati da
logiche meritocratiche, in opposizione radicale
all’attuale Dpcm sul diritto allo studio. E’
necessario incentivare i finanziamenti pubblici
destinati all’Università e alla Ricerca. Non è
pensabile una finanziaria che sottrae fondi all’intero
mondo della cultura per destinarli alla guerra.
Vogliamo studiare tutte e tutti.

3 - Abbiamo iniziato a costruire un’altra didattica.
Incontri, discussioni, convegni, seminari autogestiti,
feste, riappropriazione di spazi di socialità e di
relazione continuamente negati dalla riforma. La
nostra formazione passa innanzitutto attraverso questi
momenti. La produzione di saperi e relazioni è per sua
stessa natura “anti-economica", non misurabile in
unità di tempo e in crediti formativi. Il sapere vivo
non è riducibile a merce. È un processo collettivo e
cooperativo radicalmente alternativo ai linguaggi e
alla logica dell’università-azienda, individualista e
competitiva. La parcellizzazione, frammentazione e
dequalificazione dei saperi non produce altro che
precarizzazione e controllo. Affermiamo l’autogestione
e l’autogoverno della didattica e della ricerca, lo
scardinamento del sistema dei crediti attraverso
pratiche diverse: tanto l'inflazione dei crediti,
ossia il riconoscimento di tutte le attività formative
e di ricerca autogestite; quanto l’irruzione del
sapere critico nei programmi didattici.
Vogliamo costruire tutto il nostro sapere.

NON ABBIAMO ALTRE RIFORME DA ATTENDERE O GOVERNI DA
ASPETTARE:

IL NOSTRO TEMPO E’ QUI E CONTINUA ADESSO


gli atenei in rivolta,
assemblea nazionale degli studenti universitari, dei
ricercatori precari, degli studenti medi
(roma 06.11.05)

Ultimo aggiornamento (Venerdì 18 Novembre 2005 11:58)

 

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