Comunisti Uniti Lazio: ricominciamo dal conflitto di classe
| Movimento |
Nello spirito dell’appello Comunisti Uniti, intendiamo la Costituente Comunista non come un’ennesima nuova organizzazione-partitino, ma come momento necessario per riunificare le forze di tutti i comunisti che, ad oggi, sono sparsi tra PRC e PdCI, in molte organizzazioni e coordinamenti comunisti (già da tempo extraparlamentari per scelta) ed in migliaia di individualità politiche (ormai la stragrande maggioranza) che non si riconoscono più nelle componenti comuniste organizzate esistenti.
La riunificazione dei comunisti deve avvenire attorno alla riconquista di un programma autonomo, un’indipendenza ideologico-culturale e un’organizzazione comunista che riconnetta anche a livello di sentimento di massa le idee e le prospettive del socialismo e del comunismo nel XXI Secolo.
La “Costituente Comunista” non può che essere completamente alternativa all’intero sistema bipolare/bipartitico (tanto alla PdL quanto al PD, quindi) con cui il capitalismo italiano intende governare questa fase. Né oggi né domani è possibile pensare ad alleanze con un PD che si presenta come l’altra faccia della governabilità. Allo stesso tempo, la Costituente Comunista non deve essere subordinata ai processi elettoralistici (è vero il contrario).
E’ perciò, secondo noi, una necessità storica e prioritaria quella di costruire da subito una “casa comune dei comunisti”, ovunque collocati, in cui questi si ritrovino a discutere ed organizzarsi per mobilitarsi in strutture unitarie.
Proponiamo, in questa prima fase, che il percorso che tutti insieme dovremo avviare preveda una “doppia appartenenza” e non lo scioglimento di questo quell’altro partito o gruppo organizzato.
Non pensiamo sia il momento di tirare il sasso e nascondere la mano. Pur mantenendo, in questa fase, ognuno la propria identità e autonomia politico-organizzativa c’è bisogno di scelte più coraggiose e di meno calcoli di rendita politica.
Non possiamo ripetere all’infinito gli errori del passato quando è stato fin troppo palese il ruolo subalterno delle comuniste e dei comunisti (appoggio ai governi filo-padronali e “neo-liberisti” dei Prodi, Padoa-Schioppa, Dini, ecc...; creazione del progetto subalterno della Sinistra Arcobaleno; assunzione dei paradigmi della compatibilità e della concertazione in luogo dell’anticapitalismo e del conflitto di classe, ecc...). Grave è il momento politico che stiamo vivendo di fronte alla crisi economica internazionale del capitalismo: debolezza e frammentazione del movimento comunista, governo ultrareazionario di destra, emergenza economica, sociale e democratica (attacchi ai diritti “civili”, sindacali, ecc...), guerre commerciali e militari a livello internazionale.
Di fronte a tutto questo scempio, è necessario tornare alla mobilitazione e non rimanere al carro della rappresentazione mediatica dei conflitti o della loro mera mediazione istituzionale. Per questo dobbiamo ripartire unitariamente tornando in piazza da protagonisti, luogo primo dove si deve esprimere il conflitto di classe. E’ con questo spirito che saremo in piazza alla manifestazione dell’11 ottobre, seppure questa è stata convocata su una piattaforma debole e che obiettivamente ancora non rompe con le prospettive fallimentari della Sinistra Arcobaleno.
Per gli stessi motivi saremo in piazza in maniera convinta anche allo SCIOPERO INDETTO DAL SINDACALISMO DI BASE PER IL 17 OTTOBRE per riaprire una stagione di lotte e conflitto sociale del movimento dei lavoratori contro le politiche del governo e gli attacchi del padronato.
Bisogna, infatti, approfittare della inevitabile ripresa dell’opposizione e della lotta contro le politiche reazionarie di Berlusconi e Confindustria per costruire una piattaforma anticapitalista che sappia rappresentare stabilmente, in questa fase presumibilmente non breve, gli interessi delle classi sfruttate e che sappia riconnettere le idee del comunismo alle aspirazioni di queste ultime. Molteplici saranno le occasioni da non perdere per ricostruire sul campo la credibilità persa dai comunisti nel nostro paese nei confronti del sentimento popolare diffuso.
Dalle mobilitazioni contro la manovra finanziaria, per la difesa ed il rilancio del contratto nazionale e dei salari. Fino a quelle contro la precarietà ed il carovita, in difesa del diritto allo studio e dei diritti dei lavoratori immigrati e contro le politiche razziste e securitarie del governo Berlusconi, a fianco dei movimenti in lotta per la difesa dell’ambiente e per il diritto alla casa. Per arrivare alla difesa dei diritti democratici residui oggi attaccati e contro le basi militari e al fianco dei popoli che resistono, contro le missioni italiane all’estero e le guerre imperialiste sia se sostenute dall’imperialismo USA che da quello a marca UE.
Su questi terreni saremo da subito al fianco delle mobilitazioni e delle vertenze delle reti territoriali di mutuo soccorso, dei movimenti studenteschi, degli immigrati, del sindacalismo di base e delle componenti anticoncertative.
Comunisti Uniti Lazio
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http://www.mercantedivenezia.org
La riunificazione dei comunisti deve avvenire attorno alla riconquista di un programma autonomo, un’indipendenza ideologico-culturale e un’organizzazione comunista che riconnetta anche a livello di sentimento di massa le idee e le prospettive del socialismo e del comunismo nel XXI Secolo.
La “Costituente Comunista” non può che essere completamente alternativa all’intero sistema bipolare/bipartitico (tanto alla PdL quanto al PD, quindi) con cui il capitalismo italiano intende governare questa fase. Né oggi né domani è possibile pensare ad alleanze con un PD che si presenta come l’altra faccia della governabilità. Allo stesso tempo, la Costituente Comunista non deve essere subordinata ai processi elettoralistici (è vero il contrario).
E’ perciò, secondo noi, una necessità storica e prioritaria quella di costruire da subito una “casa comune dei comunisti”, ovunque collocati, in cui questi si ritrovino a discutere ed organizzarsi per mobilitarsi in strutture unitarie.
Proponiamo, in questa prima fase, che il percorso che tutti insieme dovremo avviare preveda una “doppia appartenenza” e non lo scioglimento di questo quell’altro partito o gruppo organizzato.
Non pensiamo sia il momento di tirare il sasso e nascondere la mano. Pur mantenendo, in questa fase, ognuno la propria identità e autonomia politico-organizzativa c’è bisogno di scelte più coraggiose e di meno calcoli di rendita politica.
Non possiamo ripetere all’infinito gli errori del passato quando è stato fin troppo palese il ruolo subalterno delle comuniste e dei comunisti (appoggio ai governi filo-padronali e “neo-liberisti” dei Prodi, Padoa-Schioppa, Dini, ecc...; creazione del progetto subalterno della Sinistra Arcobaleno; assunzione dei paradigmi della compatibilità e della concertazione in luogo dell’anticapitalismo e del conflitto di classe, ecc...). Grave è il momento politico che stiamo vivendo di fronte alla crisi economica internazionale del capitalismo: debolezza e frammentazione del movimento comunista, governo ultrareazionario di destra, emergenza economica, sociale e democratica (attacchi ai diritti “civili”, sindacali, ecc...), guerre commerciali e militari a livello internazionale.
Di fronte a tutto questo scempio, è necessario tornare alla mobilitazione e non rimanere al carro della rappresentazione mediatica dei conflitti o della loro mera mediazione istituzionale. Per questo dobbiamo ripartire unitariamente tornando in piazza da protagonisti, luogo primo dove si deve esprimere il conflitto di classe. E’ con questo spirito che saremo in piazza alla manifestazione dell’11 ottobre, seppure questa è stata convocata su una piattaforma debole e che obiettivamente ancora non rompe con le prospettive fallimentari della Sinistra Arcobaleno.
Per gli stessi motivi saremo in piazza in maniera convinta anche allo SCIOPERO INDETTO DAL SINDACALISMO DI BASE PER IL 17 OTTOBRE per riaprire una stagione di lotte e conflitto sociale del movimento dei lavoratori contro le politiche del governo e gli attacchi del padronato.
Bisogna, infatti, approfittare della inevitabile ripresa dell’opposizione e della lotta contro le politiche reazionarie di Berlusconi e Confindustria per costruire una piattaforma anticapitalista che sappia rappresentare stabilmente, in questa fase presumibilmente non breve, gli interessi delle classi sfruttate e che sappia riconnettere le idee del comunismo alle aspirazioni di queste ultime. Molteplici saranno le occasioni da non perdere per ricostruire sul campo la credibilità persa dai comunisti nel nostro paese nei confronti del sentimento popolare diffuso.
Dalle mobilitazioni contro la manovra finanziaria, per la difesa ed il rilancio del contratto nazionale e dei salari. Fino a quelle contro la precarietà ed il carovita, in difesa del diritto allo studio e dei diritti dei lavoratori immigrati e contro le politiche razziste e securitarie del governo Berlusconi, a fianco dei movimenti in lotta per la difesa dell’ambiente e per il diritto alla casa. Per arrivare alla difesa dei diritti democratici residui oggi attaccati e contro le basi militari e al fianco dei popoli che resistono, contro le missioni italiane all’estero e le guerre imperialiste sia se sostenute dall’imperialismo USA che da quello a marca UE.
Su questi terreni saremo da subito al fianco delle mobilitazioni e delle vertenze delle reti territoriali di mutuo soccorso, dei movimenti studenteschi, degli immigrati, del sindacalismo di base e delle componenti anticoncertative.
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