Roma, 24 novembre: 150.000 donne in piazza. Saluti rossi.
| Movimento |
24.11.07
Roma, 24 novembre: 150.000 donne in piazza
Le donne Rom (una quarantina) hanno aperto il corteo. Dietro lo
striscione «La violenza degli uomini contro le donne comincia in
famiglia e non ha confini» oltre 400 associazioni femminili,
femministe
e lesbiche, centri antiviolenza, donne dei movimenti, donne singole.
Altri striscioni e cartelli: "L'assassino non bussa, ha le chiavi di
casa", "Donne, se ci ama da morire, preoccupiamoci"; "Se la violenza
è
sotto il tetto che ce faccio cò sto pacchetto"; "Giù le mani dalle
donne!"; ecc.
Il corteo si è snodato per via Einaudi, piazza dei Cinquecento, via
Cavour, largo Ricci, via dei Fori imperiali, piazza Venezia, via
delle
Botteghe oscure, largo di Torre Argentina, corso Vittorio Emanuele,
via
della Cuccagna, piazza Navona. Qui, le donne dell'Ugl che la
occupavano
sono state sloggiate, e il corteo si è concluso.
La manifestazione, organizzata molto in sordina, quasi ignorata fino
a
due-tre giorni fa, è stata messa in piedi da un gruppo di collettivi
femministi di Roma tra cui Amatrix, Libellule, Feramenta,
Associazione
femminista via dei Volsci, a cui sicuramente non fa difetto la rabbia
e
le idee chiare. "L'idea della manifestazione è stata nostra" spiega
Amelia, "non vogliamo cappelli politici anche perché delle scelte di
questa politica non condividiamo quasi nulla. E non vogliamo uomini,
abbiamo fatto una scelta sessista e separatista perché in questo modo
si capisca che il problema in Italia è di tipo culturale e serve
scardinare la società di tipo patriarcale...".
In quasi tutte le città italiane sono stati organizzati treni e
pullman: da Milano a Bari, da Cagliari a Bologna, da Genova a
Salerno,
Torino e Gorizia, da Potenza a Palermo. Moltissimi i boicottaggi,
soprattutto di mariti, fidanzati, padri ecc.
- Voci dal corteo -
http://www.autistici.org/ondarossa/index.php?dir=071124/&file=03.mp3
# posted by s.b. @ 19:47 0 comments links to this post
21.11.07
---------------------------------------------
CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA GIANCARLO LANDONIO VIA STOPPANI 15
(QUART.
SANT’ANNA dietro la p.zza princ.)
- ITALIA - 21052 – BUSTO ARSIZIO – VA – ( a poca strada dall'uscita
autostrada A8 Laghi)
-------------------------------
La violenza maschile è una manifestazione particolare della
contraddizione generale uomo - donna generata dal presente sistema
sociale.
Attuare l'autodifesa femminile.
Attaccare il potere statale, fonte di ogni violenza dominatrice.
Battersi per la parità effettiva tra i sessi.
Organizzarsi nel partito rivoluzionario.
(Riportiamo il testo di un volantino elaborato dalla nostra
Commissione Femminile sull'ondata di violenza maschile in corso e
diffuso e affisso in questi mesi)
Una nuova ondata di "violenza maschilista", indice dell'inasprimento
dei rapporti uomo - donna, sta investendo donne e ragazze in
famiglia,
nei luoghi di lavoro e sulle strade. Citiamo gli episodi più
indicativi: il 2 dicembre a Lanciano (Chieti) sono stati arrestati
quattro quindicenni che alla fine di ottobre avevano stuprato una
quattordicenne; il 6 gennaio a Precenicco (Udine) un artigiano di 43
anni ha accoppato la moglie di 38 anni, che voleva lasciarlo,
uccidendo
anche la figlia di 6 anni e poi togliendosi la vita; il 15 gennaio di
mattina in centro a Napoli quattro ragazzi spogliano del denaro e dei
cellulari due giovani che tornavano dalla discoteca e poi abusano di
loro; il 13 febbraio un trasportatore di polli di Grezzana (Verona)
massacra a martellate moglie e tre figli e poi si toglie la vita; il
21
febbraio all'uscita dalla metropolitana di Bisceglie (Milano) verso
le
ore 20 due giovani sequestrano una commessa, scorrazzano per la
città,
la violentano e rapinano il negozio; il 28 febbraio tre egiziani
sequestrano una giovanissima prostituta moldava, la violentano per
due
giorni in un alloggio di Corsico e poi chiedono a una sua amica 5.000
euro di riscatto.
Attualmente la "violenza maschile" contro la donna ha la sua spinta e
determinazione nella affermazione della superiorità maschile e nello
sbranamento sociale. A ben guardare, però, nella realtà di casa
nostra
si intrecciano due forme distinte di violenza anti-femminile: la
violenza metropolitana, che è quella menzionata prima; e la violenza
extra, connessa all'immigrazione, che ubbidisce alla logica di
asservimento e di ricatto della donna. E, quindi, operano nello
stesso
ambiente due spinte predominatrici che vanno combattute
contemporaneamente senza nulla concedere al maschilismo importato.
Come fronteggiare questa ondata di violenza maschilista? Prima di
tutto le ragazze e le donne in generale non debbono aver paura delle
nuove più micidiali forme di violenza; ma debbono reagire in modo
adeguato. In secondo luogo debbono trovare il bandolo della matassa
per
combattere e sconfiggere ogni logica di sopraffazione maschilista e
ogni violenza dell'uomo sull'uomo. Sul terreno immediato le cose da
fare sono queste:
1º) adottare e mettere in atto le forme più congeniali di autodifesa;
2º) stabilire contatti e collegamenti tra ragazze e donne nel
vicinato, nei quartieri, nei luoghi di lavoro, ecc. per contrastare
ogni forma di violenza mediante il sostegno reciproco, la
cooperazione,
l'azione collettiva;
3º) formare "Centri di Socialità" come punti di aggregazione di
ragazze e donne che intendono autonomizzarsi dalla famiglia o
sottrarsi
alla violenza familiare, fuori dal controllo di psicologi, assistenti
sociali e poliziotti; per affrontare in modo collettivo e
solidaristico
i problemi femminili;
4º) esigere la tutela delle ragazze costrette a prostituirsi, locali
od immigrate, mediante l'assegnazione di alloggi, posti di lavoro,
permessi di soggiorno;
5º) opporsi al ripristino delle "case chiuse" o all'apertura degli
eros center difendendo la piena libertà delle donne di decidere come
e
con chi stare; nonché ad ogni discriminazione nei confronti di
omosessuali e lesbiche;
6º) le donne immigrate, in particolare quelle provenienti dai paesi
musulmani, debbono ripudiare la soggezione tradizionale dell'uomo; e
unirsi alle donne più avanzate in un fronte comune di lotta per
combattere la violenza maschile senza affidarsi ai commissariati e ai
consultori;
7º) difendere la dignità femminile contro la crociata familistica e
sessuofobica di Stato Chiesa e marciume parlamentare affermando la
piena autodeterminazione della donna e il diritto della stessa a
disporre del proprio corpo contro ogni limitazione e manipolazione
sanitaria e normativa;
8º) sviluppare in tutte le forme possibili e con tutte le formule
organizzative la cooperazione e la solidarietà di classe.
Naturalmente tutte queste indicazioni non bastano a sconfiggere il
fenomeno. La violenza maschile, in tutte le sue forme e specie, è una
manifestazione concreta della contraddizione uomo - donna, la quale
non
può essere cancellata senza rovesciare l'attuale sistema sociale che
ne
è il fondamento. Per raggiungere questo risultato e realizzare
l'effettiva parità e il reale rispetto tra i sessi le ragazze non
debbono limitarsi a combattere la violenza maschile; debbono
combattere
fino in fondo la violenza statale, il sistema nel suo insieme.
Debbono
organizzarsi nel partito, promuovere la rivoluzione proletaria e
mirare
alla società senza classi.
-------------------------
Accoppare una donna, giovane o adulta,
appartiene ormai alla "routine" quotidiana
Alla base di questa "routine" dell’orrore c’è la società sfruttatrice
monetaria maschilista putrescente.
Le ragazze debbono porre un argine alla "macelleria" anti femminile,
stringendo reciproci legami, organizzandosi, avvicinandosi al partito
rivoluzionario, battendosi per una società paritaria e solidale.
Non passa giorno senza che un certo numero di donne non venga
accoppato, in modo sempre più orrendo, tra le mura domestiche, nel
vicinato, nel quartiere, nelle situazioni più "familiari" e
"confidenziali". Gli episodi di questi ultimi mesi mozzano il fiato.
Assassinio di Désirée a Leno. Strage a Chieri e in provincia di
Reggio
Emilia. Uccisione di Alenia Bortolotto da parte del fidanzato
(Milano),
di Manuela Orsini da parte del marito (Forlì); di Anita Di Luciano
(Siracusa) da parte del suo giovane amante; di Nadia Meneghini
(Torino)
da parte del fidanzato; delle due bambine di sette e nove anni di
Arbatax da parte del padre in reazione alla separazione dalla moglie.
Questa mattanza non nasce da situazioni "eccezionali"; né viene
attuata da "schegge impazzite". Scaturisce dalla quotidiana normalità
dei rapporti parentali, di coppia, di amicizia, di vicinato, ecc...
Essa
esprime la volontà di dominio dell’uomo sulla donna; sulla donna che
non sottostà al suo volere o che non accetta la sua supremazia. Essa
matura e si compie perciò nella coppia, nella famiglia, nelle
amicizie,
nel vicinato; nell’ambiente cioè considerato più sicuro e protetto.
In questo sviluppo della normalità dell’orrore c’è la "questione
femminile" che scoppia in tutta la sua portata . L’uomo, padre marito
fidanzato convivente amico conoscente ecc..., non accetta che la
donna
lo ripudi o lo sorpassi; e si scatena nei suoi confronti con la
prepotenza del proprietario frustrato che non esita ad eliminare il
soggetto considerato "proprio". C’è quindi in tutto questo il
risultato
evolutivo di una società divisa in classi, di ricchi e poveri, sempre
più parassitaria e putrida che più sta in piedi più schiaccia la
donna
e i bambini.
Per la donna la via d’uscita passa attraverso l’organizzazione, l’
unione e la lotta. Lotta contro il padronato lo Stato il potere
maschile , il sistema capitalistico. Lotta per difendere la propria
dignità, per conquistare il potere e per costruire una nuova società
di
liberi da ogni dominio e oppressione.
---------------
;(Tratti INTEGRALMETE DAL giornale suppl. di RIV. COM. 2006 -2007)
Edizione a cura di
RIVOLUZIONE COMUNISTA
SEDE CENTRALE: P.za Morselli 3 - 20154 Milano
e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/
Roma, 24 novembre: 150.000 donne in piazza
Le donne Rom (una quarantina) hanno aperto il corteo. Dietro lo
striscione «La violenza degli uomini contro le donne comincia in
famiglia e non ha confini» oltre 400 associazioni femminili,
femministe
e lesbiche, centri antiviolenza, donne dei movimenti, donne singole.
Altri striscioni e cartelli: "L'assassino non bussa, ha le chiavi di
casa", "Donne, se ci ama da morire, preoccupiamoci"; "Se la violenza
è
sotto il tetto che ce faccio cò sto pacchetto"; "Giù le mani dalle
donne!"; ecc.
Il corteo si è snodato per via Einaudi, piazza dei Cinquecento, via
Cavour, largo Ricci, via dei Fori imperiali, piazza Venezia, via
delle
Botteghe oscure, largo di Torre Argentina, corso Vittorio Emanuele,
via
della Cuccagna, piazza Navona. Qui, le donne dell'Ugl che la
occupavano
sono state sloggiate, e il corteo si è concluso.
La manifestazione, organizzata molto in sordina, quasi ignorata fino
a
due-tre giorni fa, è stata messa in piedi da un gruppo di collettivi
femministi di Roma tra cui Amatrix, Libellule, Feramenta,
Associazione
femminista via dei Volsci, a cui sicuramente non fa difetto la rabbia
e
le idee chiare. "L'idea della manifestazione è stata nostra" spiega
Amelia, "non vogliamo cappelli politici anche perché delle scelte di
questa politica non condividiamo quasi nulla. E non vogliamo uomini,
abbiamo fatto una scelta sessista e separatista perché in questo modo
si capisca che il problema in Italia è di tipo culturale e serve
scardinare la società di tipo patriarcale...".
In quasi tutte le città italiane sono stati organizzati treni e
pullman: da Milano a Bari, da Cagliari a Bologna, da Genova a
Salerno,
Torino e Gorizia, da Potenza a Palermo. Moltissimi i boicottaggi,
soprattutto di mariti, fidanzati, padri ecc.
- Voci dal corteo -
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CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA GIANCARLO LANDONIO VIA STOPPANI 15
(QUART.
SANT’ANNA dietro la p.zza princ.)
- ITALIA - 21052 – BUSTO ARSIZIO – VA – ( a poca strada dall'uscita
autostrada A8 Laghi)
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La violenza maschile è una manifestazione particolare della
contraddizione generale uomo - donna generata dal presente sistema
sociale.
Attuare l'autodifesa femminile.
Attaccare il potere statale, fonte di ogni violenza dominatrice.
Battersi per la parità effettiva tra i sessi.
Organizzarsi nel partito rivoluzionario.
(Riportiamo il testo di un volantino elaborato dalla nostra
Commissione Femminile sull'ondata di violenza maschile in corso e
diffuso e affisso in questi mesi)
Una nuova ondata di "violenza maschilista", indice dell'inasprimento
dei rapporti uomo - donna, sta investendo donne e ragazze in
famiglia,
nei luoghi di lavoro e sulle strade. Citiamo gli episodi più
indicativi: il 2 dicembre a Lanciano (Chieti) sono stati arrestati
quattro quindicenni che alla fine di ottobre avevano stuprato una
quattordicenne; il 6 gennaio a Precenicco (Udine) un artigiano di 43
anni ha accoppato la moglie di 38 anni, che voleva lasciarlo,
uccidendo
anche la figlia di 6 anni e poi togliendosi la vita; il 15 gennaio di
mattina in centro a Napoli quattro ragazzi spogliano del denaro e dei
cellulari due giovani che tornavano dalla discoteca e poi abusano di
loro; il 13 febbraio un trasportatore di polli di Grezzana (Verona)
massacra a martellate moglie e tre figli e poi si toglie la vita; il
21
febbraio all'uscita dalla metropolitana di Bisceglie (Milano) verso
le
ore 20 due giovani sequestrano una commessa, scorrazzano per la
città,
la violentano e rapinano il negozio; il 28 febbraio tre egiziani
sequestrano una giovanissima prostituta moldava, la violentano per
due
giorni in un alloggio di Corsico e poi chiedono a una sua amica 5.000
euro di riscatto.
Attualmente la "violenza maschile" contro la donna ha la sua spinta e
determinazione nella affermazione della superiorità maschile e nello
sbranamento sociale. A ben guardare, però, nella realtà di casa
nostra
si intrecciano due forme distinte di violenza anti-femminile: la
violenza metropolitana, che è quella menzionata prima; e la violenza
extra, connessa all'immigrazione, che ubbidisce alla logica di
asservimento e di ricatto della donna. E, quindi, operano nello
stesso
ambiente due spinte predominatrici che vanno combattute
contemporaneamente senza nulla concedere al maschilismo importato.
Come fronteggiare questa ondata di violenza maschilista? Prima di
tutto le ragazze e le donne in generale non debbono aver paura delle
nuove più micidiali forme di violenza; ma debbono reagire in modo
adeguato. In secondo luogo debbono trovare il bandolo della matassa
per
combattere e sconfiggere ogni logica di sopraffazione maschilista e
ogni violenza dell'uomo sull'uomo. Sul terreno immediato le cose da
fare sono queste:
1º) adottare e mettere in atto le forme più congeniali di autodifesa;
2º) stabilire contatti e collegamenti tra ragazze e donne nel
vicinato, nei quartieri, nei luoghi di lavoro, ecc. per contrastare
ogni forma di violenza mediante il sostegno reciproco, la
cooperazione,
l'azione collettiva;
3º) formare "Centri di Socialità" come punti di aggregazione di
ragazze e donne che intendono autonomizzarsi dalla famiglia o
sottrarsi
alla violenza familiare, fuori dal controllo di psicologi, assistenti
sociali e poliziotti; per affrontare in modo collettivo e
solidaristico
i problemi femminili;
4º) esigere la tutela delle ragazze costrette a prostituirsi, locali
od immigrate, mediante l'assegnazione di alloggi, posti di lavoro,
permessi di soggiorno;
5º) opporsi al ripristino delle "case chiuse" o all'apertura degli
eros center difendendo la piena libertà delle donne di decidere come
e
con chi stare; nonché ad ogni discriminazione nei confronti di
omosessuali e lesbiche;
6º) le donne immigrate, in particolare quelle provenienti dai paesi
musulmani, debbono ripudiare la soggezione tradizionale dell'uomo; e
unirsi alle donne più avanzate in un fronte comune di lotta per
combattere la violenza maschile senza affidarsi ai commissariati e ai
consultori;
7º) difendere la dignità femminile contro la crociata familistica e
sessuofobica di Stato Chiesa e marciume parlamentare affermando la
piena autodeterminazione della donna e il diritto della stessa a
disporre del proprio corpo contro ogni limitazione e manipolazione
sanitaria e normativa;
8º) sviluppare in tutte le forme possibili e con tutte le formule
organizzative la cooperazione e la solidarietà di classe.
Naturalmente tutte queste indicazioni non bastano a sconfiggere il
fenomeno. La violenza maschile, in tutte le sue forme e specie, è una
manifestazione concreta della contraddizione uomo - donna, la quale
non
può essere cancellata senza rovesciare l'attuale sistema sociale che
ne
è il fondamento. Per raggiungere questo risultato e realizzare
l'effettiva parità e il reale rispetto tra i sessi le ragazze non
debbono limitarsi a combattere la violenza maschile; debbono
combattere
fino in fondo la violenza statale, il sistema nel suo insieme.
Debbono
organizzarsi nel partito, promuovere la rivoluzione proletaria e
mirare
alla società senza classi.
-------------------------
Accoppare una donna, giovane o adulta,
appartiene ormai alla "routine" quotidiana
Alla base di questa "routine" dell’orrore c’è la società sfruttatrice
monetaria maschilista putrescente.
Le ragazze debbono porre un argine alla "macelleria" anti femminile,
stringendo reciproci legami, organizzandosi, avvicinandosi al partito
rivoluzionario, battendosi per una società paritaria e solidale.
Non passa giorno senza che un certo numero di donne non venga
accoppato, in modo sempre più orrendo, tra le mura domestiche, nel
vicinato, nel quartiere, nelle situazioni più "familiari" e
"confidenziali". Gli episodi di questi ultimi mesi mozzano il fiato.
Assassinio di Désirée a Leno. Strage a Chieri e in provincia di
Reggio
Emilia. Uccisione di Alenia Bortolotto da parte del fidanzato
(Milano),
di Manuela Orsini da parte del marito (Forlì); di Anita Di Luciano
(Siracusa) da parte del suo giovane amante; di Nadia Meneghini
(Torino)
da parte del fidanzato; delle due bambine di sette e nove anni di
Arbatax da parte del padre in reazione alla separazione dalla moglie.
Questa mattanza non nasce da situazioni "eccezionali"; né viene
attuata da "schegge impazzite". Scaturisce dalla quotidiana normalità
dei rapporti parentali, di coppia, di amicizia, di vicinato, ecc...
Essa
esprime la volontà di dominio dell’uomo sulla donna; sulla donna che
non sottostà al suo volere o che non accetta la sua supremazia. Essa
matura e si compie perciò nella coppia, nella famiglia, nelle
amicizie,
nel vicinato; nell’ambiente cioè considerato più sicuro e protetto.
In questo sviluppo della normalità dell’orrore c’è la "questione
femminile" che scoppia in tutta la sua portata . L’uomo, padre marito
fidanzato convivente amico conoscente ecc..., non accetta che la
donna
lo ripudi o lo sorpassi; e si scatena nei suoi confronti con la
prepotenza del proprietario frustrato che non esita ad eliminare il
soggetto considerato "proprio". C’è quindi in tutto questo il
risultato
evolutivo di una società divisa in classi, di ricchi e poveri, sempre
più parassitaria e putrida che più sta in piedi più schiaccia la
donna
e i bambini.
Per la donna la via d’uscita passa attraverso l’organizzazione, l’
unione e la lotta. Lotta contro il padronato lo Stato il potere
maschile , il sistema capitalistico. Lotta per difendere la propria
dignità, per conquistare il potere e per costruire una nuova società
di
liberi da ogni dominio e oppressione.
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;(Tratti INTEGRALMETE DAL giornale suppl. di RIV. COM. 2006 -2007)
Edizione a cura di
RIVOLUZIONE COMUNISTA
SEDE CENTRALE: P.za Morselli 3 - 20154 Milano
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