volantino Roma 17-03-07
| Movimento |
Volantino distribuito dall'Interfacoltà (coordinamnto collettivi universitari napoletani) durante la manifestazione nazionale contro la guerra e per il ritiro delle truppe da tutte le missioni all'estero, svoltosi a Roma sabato 17 marzo 2007
La lotta è l'unico cammino.
INTERFACOLTA'
(Coordinamento Collettivi Universitari Napoletani)-Italy
“La loro guerra distrugge ciò che alla loro pace è sopravvissuto"
Bertold Brecht
Nelle scorse settimane si è assistito alla prima “crisi” del governo Prodi: i partiti della cosiddetta sinistra “radicale” si sono stretti intorno al governo, chiarendo, una volta per tutte, che, per loro, la contrarietà alla guerra è sempre stato solo uno slogan pre-elettorale, e non certo una posizione politica da difendere ad ogni costo!
Noi, invece, che non abbiamo né riforme, né guerre, né governi amici, siamo ancora in piazza a manifestare il nostro NO a TUTTE le MISSIONI MILITARI, per il RITIRO di TUTTE LE TRUPPE D’OCCUPAZIONE. Ci riferiamo ai 25 fronti di guerra in cui l’Italia è coinvolta, dall’Afghanistan al Libano, paese nel quale, una vera e propria occupazione militare mascherata da “peace-keeping”, vede l’imperialismo italiano presente con un ruolo di primo piano e con il contingente più numeroso.
SIAMO IN PIAZZA COME STUDENTI UNIVERSITARI
PERCHE' SAPPIAMO BENE CHE NELL'"AFFARE-GUERRA"
ANCHE L'UNIVERSITA' ITALIANA E' SEMPRE PIU' COINVOLTA
Se nelle aule dei nostri Atenei si mistifica la realtà, creando consenso intorno alle “nuove guerre”, quelle “umanitarie” e “multilaterali”, nei nostri laboratori - di concerto con aziende, istituzioni europee e governi di altri paesi - si perfezionano gli “strumenti del mestiere”, si fa ricerca di guerra: si rendono sempre più letali le armi, i missili, gli aerei, le mine, gli elicotteri da combattimento.
Con lo sforzo dei suoi migliori ricercatori, l’Università favorisce – tanto ideologicamente quanto concretamente - la guerra, concorrendo, tra l’altro, a migliorane le “prestazioni”. Non ci ha stupito, perciò, la presenza dell’ex ministro Moratti nel giorno dell’accordo stipulato per la cooperazione militare tra Italia ed Israele nel 2003; un accordo che, con 181 miliardi di dollari d’investimento iniziale comune, sotto la bandiera della “guerra al terrorismo”, vede i due paesi impegnati a collaborare proprio a partire dalla coordinazione dei due sistemi nazionali di ricerca. Anche se la trentina di progetti avviati è coperta dalla più totale segretezza, è palese che, visto che la “lotta al terrorismo” in Israele si declina nell’espansione, nella repressione e nello sfruttamento dei popoli del mondo arabo (palestinesi e libanesi su tutti) - i futuri massacri dello stato israeliano – questo si terrorista! – sono, già oggi, responsabilità anche dell’Università italiana!
Il binomio Università-guerra trova terreno sempre più fertile, anche nella nostra città, nella Facoltà di Ingegneria della Federico II, dove sono ormai decennali e consolidati i rapporti con aziende e multinazionali impegnate nella ricerca bellica (Alenia e Dema su tutte). Non solo gli studenti sostengono i tirocini obbligatori in queste aziende, ma è la stessa Facoltà a stringere patti di collaborazione, fondazioni, accordi finalizzati principalmente alla ricerca, che concorrono materialmente al perfezionamento di tecnologie militari (fra tutti, i famigerati elicotteri da guerra Agusta).
Ma anche sul fronte ideologico, l’Università assolve al suo compito: l’Università Orientale forma i futuri cooperanti, funzionari e dirigenti celebrando, ad esempio, come laureata di spicco, Barbara Contini che, chiara espressione dell’”umanitarismo italiano”, è stata “Governatrice” di Nassyria durante i primi sei mesi di occupazione dell’Iraq (a guardia degli interessi dello stato italiano e dell’ENI): “Governatrice” di un governo locale fantoccio frutto di un’occupazione militare!
E’ chiaro ormai che siamo di fronte ad un’Università che si asservisce sempre più alle logiche di profitto e quindi, a quelle di guerra: non si può non riconoscere l’Università italiana come funzionale agli obiettivi dell'imperialismo, tanto quello degli Usa, quanto quello dell’Unione Europea e dell’Italia.
Esprimiamo la nostra massima solidarietà agli studenti e agli insegnanti greci - mobilitatisi in questi giorni contro le riforme europee del sistema formativo - brutalmente repressi dalla polizia ad Atene dopo aver organizzato una manifestazione di 35.000 persone. Riconosciamo nella loro lotta, la nostra lotta.
FUORI L’ITALIA DALL’AFGHANISTAN, DAL LIBANO E DA TUTTI I FRONTI DI GUERRA
CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA!
CONTRO TUTTE LE BASI MILITARI: ITALIANE, USA, NATO, UE
(COORDINAMENTO COLLETTIVI UNIVERSITARI NAPOLETANI)
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
La lotta è l'unico cammino.
INTERFACOLTA'
(Coordinamento Collettivi Universitari Napoletani)-Italy
“La loro guerra distrugge ciò che alla loro pace è sopravvissuto"
Bertold Brecht
Nelle scorse settimane si è assistito alla prima “crisi” del governo Prodi: i partiti della cosiddetta sinistra “radicale” si sono stretti intorno al governo, chiarendo, una volta per tutte, che, per loro, la contrarietà alla guerra è sempre stato solo uno slogan pre-elettorale, e non certo una posizione politica da difendere ad ogni costo!
Noi, invece, che non abbiamo né riforme, né guerre, né governi amici, siamo ancora in piazza a manifestare il nostro NO a TUTTE le MISSIONI MILITARI, per il RITIRO di TUTTE LE TRUPPE D’OCCUPAZIONE. Ci riferiamo ai 25 fronti di guerra in cui l’Italia è coinvolta, dall’Afghanistan al Libano, paese nel quale, una vera e propria occupazione militare mascherata da “peace-keeping”, vede l’imperialismo italiano presente con un ruolo di primo piano e con il contingente più numeroso.
SIAMO IN PIAZZA COME STUDENTI UNIVERSITARI
PERCHE' SAPPIAMO BENE CHE NELL'"AFFARE-GUERRA"
ANCHE L'UNIVERSITA' ITALIANA E' SEMPRE PIU' COINVOLTA
Se nelle aule dei nostri Atenei si mistifica la realtà, creando consenso intorno alle “nuove guerre”, quelle “umanitarie” e “multilaterali”, nei nostri laboratori - di concerto con aziende, istituzioni europee e governi di altri paesi - si perfezionano gli “strumenti del mestiere”, si fa ricerca di guerra: si rendono sempre più letali le armi, i missili, gli aerei, le mine, gli elicotteri da combattimento.
Con lo sforzo dei suoi migliori ricercatori, l’Università favorisce – tanto ideologicamente quanto concretamente - la guerra, concorrendo, tra l’altro, a migliorane le “prestazioni”. Non ci ha stupito, perciò, la presenza dell’ex ministro Moratti nel giorno dell’accordo stipulato per la cooperazione militare tra Italia ed Israele nel 2003; un accordo che, con 181 miliardi di dollari d’investimento iniziale comune, sotto la bandiera della “guerra al terrorismo”, vede i due paesi impegnati a collaborare proprio a partire dalla coordinazione dei due sistemi nazionali di ricerca. Anche se la trentina di progetti avviati è coperta dalla più totale segretezza, è palese che, visto che la “lotta al terrorismo” in Israele si declina nell’espansione, nella repressione e nello sfruttamento dei popoli del mondo arabo (palestinesi e libanesi su tutti) - i futuri massacri dello stato israeliano – questo si terrorista! – sono, già oggi, responsabilità anche dell’Università italiana!
Il binomio Università-guerra trova terreno sempre più fertile, anche nella nostra città, nella Facoltà di Ingegneria della Federico II, dove sono ormai decennali e consolidati i rapporti con aziende e multinazionali impegnate nella ricerca bellica (Alenia e Dema su tutte). Non solo gli studenti sostengono i tirocini obbligatori in queste aziende, ma è la stessa Facoltà a stringere patti di collaborazione, fondazioni, accordi finalizzati principalmente alla ricerca, che concorrono materialmente al perfezionamento di tecnologie militari (fra tutti, i famigerati elicotteri da guerra Agusta).
Ma anche sul fronte ideologico, l’Università assolve al suo compito: l’Università Orientale forma i futuri cooperanti, funzionari e dirigenti celebrando, ad esempio, come laureata di spicco, Barbara Contini che, chiara espressione dell’”umanitarismo italiano”, è stata “Governatrice” di Nassyria durante i primi sei mesi di occupazione dell’Iraq (a guardia degli interessi dello stato italiano e dell’ENI): “Governatrice” di un governo locale fantoccio frutto di un’occupazione militare!
E’ chiaro ormai che siamo di fronte ad un’Università che si asservisce sempre più alle logiche di profitto e quindi, a quelle di guerra: non si può non riconoscere l’Università italiana come funzionale agli obiettivi dell'imperialismo, tanto quello degli Usa, quanto quello dell’Unione Europea e dell’Italia.
Esprimiamo la nostra massima solidarietà agli studenti e agli insegnanti greci - mobilitatisi in questi giorni contro le riforme europee del sistema formativo - brutalmente repressi dalla polizia ad Atene dopo aver organizzato una manifestazione di 35.000 persone. Riconosciamo nella loro lotta, la nostra lotta.
FUORI L’ITALIA DALL’AFGHANISTAN, DAL LIBANO E DA TUTTI I FRONTI DI GUERRA
CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA!
CONTRO TUTTE LE BASI MILITARI: ITALIANE, USA, NATO, UE
(COORDINAMENTO COLLETTIVI UNIVERSITARI NAPOLETANI)
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.




