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Acqua di Napoli: bilanci e prospettive del movimento per l'acqua

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Movimento
(1) Innanzitutto la gestione del servizio idrico nell'ATO 3
(zona del Sarnese-Vesuviano) rimane privatizzata. Lì la lotta
continua, e bisogna fare in modo di ricomporre il fronte tra i
lavoratori a cui sono state raccontate frottole sui loro posti
di lavoro a rischio e i cittadini che si battono contro la
privatizzazione.

(2) In secondo luogo il ritiro della delibera dell'ATO 2 non
significa che il centrosinistra campano abbia rinunciato
definitivamente alla privatizzazione dell'acqua di Napoli e
Caserta. La gestione mista pubblico/privata anche per l'acqua
rimane il programma dei principali partiti al governo in
Campania, DS e Margherita, e questo retro-front potrebbe essere
solo una tattica pre-elettorale. E' necessaria la massima
vigilanza da parte dei comitati civici e di tutti quelli che si
sono mobilitati in questi mesi.

(3) Per terzo, la giunta regionale della Campania, nella sua
opera di maquillage pre-elettorale, ha presentato un progetto di
legge regionale per l'acqua pubblica, che anziché prescrivere
agli ATO campani la gestione pubblica del servizio idrico,
istituisce una SpA inizialmente a capitale pubblico che dovrebbe
svolgere solo le funzioni residuali non attribuite agli ATO, in
cui si va avanti con la privatizzazione.

(4) Infine, il nostro obiettivo di lotta non può essere limitato
alla richiesta di affidamento in house della gestione dell'acqua
ad una società per azioni, sia pure (inizialmente) a capitale
pubblico. Questa sarebbe una soluzione rischiosa per la
possibilità di successive privatizzazioni in momenti di
difficoltà economica degli enti pubblici (vendita delle quote
azionarie dei comuni). Sarebbe una soluzione inaccettabile
inoltre per chi si batte per un governo pubblico e partecipato
dei beni comuni, dato che le società per azioni pubbliche hanno
l'obbligo di comportarsi come un qualsiasi soggetto privato per
quanto riguarda la massimizzazione dei profitti dell'impresa e
l'esternalizzazione dei costi e dei disagi sulla società. Questo
è incompatibile con qualsiasi controllo democratico, Noi
vogliamo un settore pubblico ben diverso, in cui i cittadini e i
lavoratori possano esercitare un controllo reale e partecipare
attraverso assemblee democratiche alla gestione dei beni comuni,
come hanno scritto i movimenti toscani nella loro proposta di
legge regionale di iniziativa popolare per l'acqua pubblica che
ha ottenuto 40mila firme a sostegno della sua presentazione nel
Consiglio regionale della Toscana. Occorre una iniziativa
analoga dei movimenti su scala nazionale, per invertire il
processo di privatizzazione innescato dalla legge Galli sulle
acque.

Per vincere su ognuno di questi punti, i comitati di cittadini
che hanno ottenuto l'importante risultato di Napoli, devono
saper ricercare l'unità con gli altri movimenti che si stanno
battendo contro le privatizzazioni e dei diritti democratici
minimi, con i comitati dell'ATO 3, con gli altri comitati che
stanno lottando in tutta Italia e che si incontreranno dal 10 al
12 marzo prossimi per il primo Forum dei movimenti contro la
privatizzazione dell'acqua, con le lotte contro la TAV, il ponte
sullo Stretto e le altre grandi opere che stanno producendo
devastazioni ambientali a vantaggio dei soliti noti
(privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite).
Abbiamo bisogno di rafforzarci ognuno dell'esperienza dell'altro.

Tanto più che oggi le privatizzazioni e le devastazioni
ambientali sembrano non essere prerogativa di uno solo degli
schieramenti politici che si candidano a governare l'Italia nel
prossimo futuro. Il centrosinistra rincorre il centrodestra sul
terreno della difesa degli interessi delle multinazionali e dei
profitti privati, si vedano le preoccupanti dichiarazioni di
Prodi sulla TAV di questi giorni, ma anche il programma
dell'Unione che sostiene le “liberalizzazioni
generalizzate” dei
servizi pubblici e rimane ambiguo sull'acqua, dicendo che il
servizio idrico “deve rimanere pubblico”, quando è ormai
di una
ripubblicizzazione generalizzata che ci vorrebbe, dato che esso
è stato privatizzato già in diverse regioni amministrate dallo
stesso centrosinistra.

La lotta per l'acqua pubblica è ancora di là da essere vinta, in
Campania e a livello nazionale e internazionale. La
privatizzazione dell'acqua è ancora nell'agenda politica
dell'Unione europea, che con la direttiva Bolkestein lancia
un'offensiva su tutti i servizi pubblici e sulla dignità del
lavoro in questo settore; inoltre l'acqua è oggetto di
negoziazione nell'ambito del trattato sul commercio dei servizi
(GATS) che impone a tutto il mondo la liberalizzazione degli
investimenti esteri nei servizi pubblici, e quindi il loro
smantellamento. E' necessaria una iniziativa autonoma, unitaria
e dal basso dei movimenti per l'acqua in Italia e nel mondo, per
sconfiggere gli interessi delle multinazionali. Vincere si puo',
come è stato ormai dimostrato da tante e tante lotte locali, da
Cochabamba a Napoli. Il Forum sociale che si terrà ad Atene dal
4 al 7 maggio dovrà essere il luogo dove portare le nostre
esperienze di lotta per organizzarci con gli altri movimenti
sociali europei.

Napoli, 15 febbraio 2006
 

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