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DECRETO LIBERALIZZAZIONI

Movimento - Italia

UNA TRUFFA PER I LAVORATORI E LA POVERA GENTE.
UN VANTAGGIO  PER BANCHE, INDUSTRIALI, COSTRUTTORI, ASSICURAZIONI, PETROLIERI

(22 Gennaio 2012)

documento

Il governo vara le “liberalizzazioni” e tutta la stampa borghese confeziona uno spot propagandistico trionfale: “tutelati i consumatori”,”provvedimenti per la crescita”, “ colpite le corporazioni ”.. Il tentativo è quello di vendere all'opinione pubblica, ed in particolare al lavoro dipendente, l'immagine di un governo che compensa i sacrifici imposti sulle pensioni, sulle prima casa, sull'IRPEF, con un colpo ai privilegi dei “ricchi”.

La verità non è “diversa”: è opposta.
Le misure del governo colpiscono duramente solo i settori popolari della piccola proprietà e dei servizi ( tassisti, edicolanti, gestori non proprietari delle pompe di benzina). A tutto vantaggio di banche, assicurazioni, industriali, costruttori, petrolieri: che ingrassano ulteriormente le proprie posizioni sociali e di potere.
Basta leggere il decreto.


UN DECRETO PER LE BANCHE

Le banche escono rafforzate. Incassano l'obbligo di apertura dei conti correnti “base” di milioni di pensionati poveri ( già varato dal decreto salva Italia) senza alcuna gratuità del servizio: il governo prevede unicamente un possibile “tetto” alle commissioni. Risultato? Un guadagno netto per i banchieri sulla pelle di tanta povera gente. Non solo. Le banche ottengono assieme alle imprese il libero ingresso dei capitali privati nel “finanziamento, realizzazione,gestione” delle infrastrutture ( project financing). Cosa significa? Che avranno la possibilità di partecipare agli utili di gestione per rifarsi, con gli interessi, delle spese di finanziamento. Come? Per esempio spingendo per elevare i prezzi del servizio ( altro che protezione dei consumatori!).
Ancora. Le banche possono entrare nel nuovo business dei servizi pubblici locali e delle ferrovie. I servizi pubblici locali dovranno essere messi a gara a partire dai 200000 euro di contratto ( non più 900000). Chi possiede oggi i capitali adeguati  per mangiarsi la torta? Le banche innanzitutto che si rifaranno sui prezzi. Le ferrovie a loro volta diventano libero mercato non solo sull'alta velocità, ma sugli stessi treni pendolari che dovranno essere messi a gara: è facile immaginare che essendo meno “appetibili” per i profitti saranno comprati a prezzi stracciati, e quindi richiederanno costi del lavoro altrettanto stracciati. Soluzione: consentire ai privati acquirenti di calpestare il contratto nazionale ferrovieri. Domanda: chi sono i primi soggetti titolati ad entrare nel nuovo mercato? I capitalisti e i banchieri. Che con Banca Intesa partecipano già a pieno titolo all'impresa di Montezemolo e Della Valle in fatto di treni di lusso. Chi è il ministro che ha varato il decreto? L'ex amministratore delegato di Banca Intesa. I conti tornano.
Nel frattempo le banche continueranno a gestire il binomio ricattatorio mutuo/polizza ( il “dovere” di esibire altre possibili polizze è ridicolo). Mentre i lavoratori bancari si ritrovano un contratto che allunga l'orario di lavoro, abbatte i salari dei nuovi assunti, accresce i poteri delle banche nella gestione dei rapporti di lavoro. Ecco la “liberalizzazione”: la massima libertà ..dei banchieri contro lavoratori e clienti.

PETROLIERI: LA LIBERALIZZAZIONE DELLA TRIVELLA

I petrolieri plaudono al decreto. Hanno ragione. La propaganda li annunciava come vittime designate dell'operazione. Ne escono rafforzati. La vendita annunciata delle azioni detenute nella rete di trasporto del gas( Snam) era già stata proposta dalla stessa Eni e può essere un buon affare per la compagnia ( v. intervista di Scaroni al Corriere del 22/1). Per il resto, tutto come prima, e meglio di prima per i petrolieri. I petrolieri ottengono la libertà di trivellare nelle stesse “aree protette” ( articolo 17 del decreto). E sapete la ragione? Il fatto che le famose agenzie di rating nel valutare la solvibilità di un paese verso le banche, e quindi le sue potenzialità di sviluppo economico, misurano il suo grado di autosufficienza in  tema di idrocarburi. Più alto è il numero delle trivelle ( e lo scempio di ambiente e salute), più i banchieri apprezzano! Il resto del decreto in tema di benzinai, si pone sullo stesso solco. Solo i proprietari degli impianti di distribuzione del carburante potranno scegliere la compagnia da cui servirsi. Ma sono 500 su 25000. Per gli altri 24500 le cose peggiorano: i petrolieri potranno fissare le condizioni contrattuali che vogliono con ogni singolo benzinaio, senza nessuna tutela, nessuna contrattazione collettiva. Ecco la “liberalizzazione”: la massima “libertà”.. dei petrolieri. Contro i gestori non proprietari, più servi di prima delle compagnie, e contro i consumatori: che continueranno a pagare un costo enorme per un litro di benzina.

MENO TASSE AI COSTRUTTORI

I costruttori non sono da meno. Il decreto riduce la tassa dell' IMU sui cosiddetti immobili di “magazzino”, cioè sugli immobili invenduti. Siccome i tempi delle compravendite di case sono più lunghi in tempi di crisi, si tratta di un bel regalo. Cui si aggiunge la parallela riduzione dell'IVA, e l'abolizione della tassa prevista dal 1949 che imponeva ai costruttori di accantonare il 2/% di un opera pubblica per il suo abbellimento ( opere d'arte, giardini, e simili). La qualità della vita può attendere, assieme all'estetica di un quartiere. Sommando a tutto questo il libero ingresso nella partita del project financing, in particolare nella costruzione delle nuove carceri, si tratta di un bottino rilevante. In compenso continueranno a crepare senza cura migliaia di lavoratori supersfruttati che affollano i cantieri edili, privi di tutela e di riconoscibilità. La “liberalizzazione” riguarda la libertà.. dei loro padroni, non la loro.

LE ASSICURAZIONI.. RASSICURATE

Le Assicurazioni partecipano all'affare. Ed è buffo. Per anni si è blaterato sulla necessità di porre un freno all'arroganza delle assicurazioni, al caro auto, all'”onnipotenza” del settore. Persino la stampa borghese liberale ha chiacchierato spesso al riguardo. Risultato? Il decreto rassicura.. le Assicurazioni. Dà ad esse la possibilità di riparare direttamente il guasto legato all'incidente con proprie officine convenzionate. Chi non si fidasse dell'assicurazione, chi temesse una riparazione al ribasso per qualità dei pezzi ( ed è indubbio che un officina legata alla assicurazione lavorerebbe al massimo ribasso), ha la possibilità di chiedere il contante: ma alla condizione di rinunciare al 30% di ciò che gli è dovuto. In altri termini: per difendere l' assicurazione dal rischio frode da parte del cliente, si espone il cliente alla probabile frode dell'assicurazione.  Quanto al vantaggio per i consumatori,solo un cretino può pensare che tutto questo comporti un abbassamento delle tariffe delle assicurazioni. Lo stesso vale per la trovata dell'esibizione da parte dell'agente  assicurativo di tre diverse polizze di altre compagnie. Siccome l'agente è dipendente della propria compagnia ( “monomandatario”) è del tutto evidente che non farà propaganda  per la concorrenza, a meno di non voler perdere il posto. Persino Sole 24 Ore, grande sponsorizzatore delle liberalizzazioni, non ce l'ha fatta a vendere quest'ultima patacca(v. Sole 24 Ore 21/1). Si conferma dunque la regola generale: l'unica libertà che si tutela è quella del capitale.

LA “GIUSTIZIA” DEGLI INDUSTRIALI

Gli industriali sono, assieme ai banchieri, i sostenitori più entusiasti del decreto. Lo credo. Alla vigilia dell'annunciato incasso sulla maggiore libertà di licenziamento, assaporano le delizie delle liberalizzazioni. Dopo aver ottenuto dal governo la riduzione dell'IRAP ( a danno della sanità pubblica), la riduzione dell'IRES per gli investimenti di capitalizzazione, 6 miliardi di incentivi ACE, 20 miliardi per il fondo di garanzia dei crediti alle PMI, Confindustria ottiene oggi altre regalie. Innanzitutto l'apertura del mercato delle infrastrutture e dei servizi pubblici locali. E poi l'incasso annunciato di 60/80 miliardi di rimborsi da parte delle pubbliche amministrazioni: 5 miliardi sono subito stanziati come acconto, gli altri si pensa di darli, eventualmente ( e su richiesta delle imprese), attraverso BOT e BTP. Le imprese venderebbero a loro volta questi titoli, capitalizzando il ricavato. Lo stesso ministro Passera che ha bastonato lavoratori e pensionati per ragioni di “debito pubblico”, oggi dichiara che il mastodontico rimborso pubblico agli industriali non insidierà il debito italiano. E' la riprova che il debito è solo questione di classe e non di numeri. Ma c'è dell'altro. Confindustria ottiene la sua “riforma della Giustizia”: una magistratura speciale e rapida chiamata a dirimere in tempi record le controversie societarie. I comuni cittadini che attendono da anni, e forse invano, la soddisfazione delle proprie ragioni nelle aule di giustizia, non solo dovranno ancora aspettare, ma dovranno mettersi in coda agli industriali, cui lo Stato borghese da la precedenza. Gli industriali sono più uguali degli altri. Per loro si trovano a tambur battente quelle risorse, strutture, uomini, che non si trovano per la “Giustizia” ordinaria. Perchè? Perchè- si osserva- i “mercati” finanziari giudicano le opportunità di investimento in un paese anche in base ai tempi di risoluzione delle controversie giudiziarie in cui le imprese possono incappare. Insomma: è il mercato che fa il tribunale. Non poteva esserci illustrazione  simbolica più semplice della natura di classe della “Giustizia” in regime capitalista.


IL MONDO DEL LAVORO PRENDA LA TESTA DELLA DISPERAZIONE SOCIALE

E' necessario denunciare e contrastare questa truffa.
Tutti i partiti borghesi la sostengono, a partire dal PD.
Di Pietro apre nuovamente al governo ( dopo il voto di fiducia iniziale) dichiarando che.. ha finalmente copiato il suo programma.
Le sinistre balbettano. Con Vendola unicamente interessato ( assieme a Di Pietro) a non farsi scaricare dal PD. E la burocrazia CGIL unicamente interessata a non essere scaricata da Confindustria. E' penoso e irresponsabile.

Il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL)- sin dall'inizio all'opposizione del governo e del PD che lo sostiene- pone tanto più oggi la necessità di una mobilitazione generale del mondo del lavoro contro il governo degli industriali e dei banchieri. Non è possibile continuare a subire passivamente l'onda d'urto della politica dominante e della sua propaganda. E non è possibile limitare la protesta a qualche ora di sciopero o a qualche manifestazione ordinaria. La crisi sociale va precipitando, e si annunciano due anni di nuova recessione. La distruzione del contratto nazionale di lavoro è in atto, e non solo tra i metalmeccanici. La FIOM viene sbattuta fuori dalle fabbriche, come non accadeva dagli anni 30. Vasti settori di piccola borghesia impoverita e allo sbando, subiscono i colpi congiunti della crisi capitalista e del governo del capitale: e accumulano un senso di disperazione. Se a tutto questo non corrisponderà una opposizione di massa, unitaria , radicale, continuativa, da parte del mondo del lavoro, capace di unificare attorno a sè la disperazione sociale delle più grandi masse popolari, questa disperazione cercherà prima o poi nuovi riferimenti e canali contro i lavoratori italiani. Questo è il rischio.

E' dunque l'ora della svolta. Il PCL si batterà in questa direzione, con tutte le proprie forze, e in ogni sede.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

http://www.pclavoratori.it  -  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

SEZ. PROV. DI BOLOGNA

http://sites.google.com/site/pclbologna - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

LAVORO: di sicuro c'è solo la mancanza di sicurezza

Movimento - Cagliari

LAVORO: di sicuro c'è solo la mancanza di sicurezza

19/01/2012

Gli incidenti e gli infortuni sul lavoro non accadono mai per fatalità, ma

per scarsa o inesistente prevenzione e spesso coinvolgono nelle tragedie

anche i territori circostanti, sempre più spesso sviluppati disordinatamente

ed in spregio a vincoli di rispetto ambientali e di sicurezza.

 

E' il caso della esplosione del metanodotto a Tresana, provincia di Massa

Carrara, che è esploso provocando una decina di feriti, tra cui tre operai

che sono i più gravi più alcuni abitanti, il tutto avvenuto dentro uno

scenario terrificante: un boato avvertito come un terremoto, fiamme alte

decine di metri che hanno distrutto parte del bosco confinante, coinvolte

automobili sia in sosta che in prossimità della vicina autostrada A15, tre

case distrutte ed altre pesantemente danneggiate. Resta un cratere largo 25

m. e profondo 8 m. Il bilancio dei feriti non è stato peggiore perché gli

abitanti delle case distrutte, in quel momento, erano altrove. Loro sì,

salvi solo per fatalità, nonostante la colpevole scelta di far convivere in

prossimità stabilimenti con materiali esplosivi e civili abitazioni.

 

 

Il motivo di tale disastro? Una scintilla, che riferiscono si sia

sprigionata  da un pezzo di conduttura, staccata e poi caduta

accidentalmente nella fase di montaggio. Da lì pochi secondi per causare il

disastro, non c'è scampo per chi è nei paraggi.

 

 

Ancora una volta ci si chiede: se gli operai siano stati informati e

formati, come la Legge prevede, sui rischi che potevano derivare dal loro

lavoro e come prevenirli; se il datore di lavoro aveva messo in atto tutto

quanto necessario nella organizzazione delle attività per ridurre al minimo,

fino all'obiettivo zero, il rischio di incidenti; se erano in uso tutti gli

accorgimenti, a partire dagli indumenti fino agli attrezzi di lavoro, atti a

proteggere il lavoratore; se erano stati votati o nominati gli RLS

(Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza). Non senza un pensiero, che

ci riguarda tutti, ai ritmi resi sempre più ossessivamente accelerati per

assecondare logiche di profitto a tutti i costi, anche a costo delle vite

umane.

 

 

Si registrano poi, in questo come in altri contesti, pericolose aggravanti.

La prima è che, ancora una volta gli operai feriti sono di una Ditta in

appalto e purtroppo il decreto 81, con buona dose di ambiguità,

deresponsabilizza il Datore di Lavoro in caso di delega e subdelega, per cui

ora potrebbe iniziare il solito balletto sulla individuazione dei

responsabili e poi sulla certezza della pena. La seconda è che gli Ispettori

del Lavoro sono talmente pochi, e continuano colpevolmente a non essere

assunti, per cui ognuno di loro potrebbe fare un sopralluogo preventivo di

tipo ordinario nello stesso luogo di lavoro ogni 25/30 anni circa, è del

tutto evidente che si interviene praticamente sempre dopo che l'evento

tragico si è già compiuto.

 

 

Per chi è sensibile al tema della sicurezza e della salute sul lavoro,

automaticamente il pensiero corre ad altre tragedie che hanno coinvolto non

sono i lavoratori, ma anche - e pesantemente - gli abitanti dei territori

circostanti. Ricordiamo l'Ilva di Taranto, l'Eternit di Casale Monferrato e

la tragedia di Viareggio. L'Italia, con i suoi 3 morti sul lavoro ogni

giorno, ha registrato 1170 morti nel 2011  con un incremento dell'11,61%

sull'anno precedente, nonostante l'aumento di lavoro nero e precario che

sfugge alle statistiche.

 

Per tutti, anche per chi è meno "famoso", chiediamo giustizia  ed invitiamo

le forze politiche, tutte, ad  astenersi dalle frasi di rito, visto che si

adoperano per far applicare neppure le Leggi che ci sono, per quanto

lacunose e poco efficaci.

 

 

USB Lavoro Privato  -  SNATER

 

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Movimento - Cagliari

25 novembre 2011:

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Basta femminicidi!

 

Il 25 novembre si celebra la giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne. Certamente non ci serve un giorno per dover commemorare le 129 donne finora uccise dall'inizio di quest'anno [fonte: www.bollettino-di-guerra.noblogs.org], però si può usare questa giornata per far luce sulla realtà delle donne che vivono in Italia.

Inutile tirar fuori liste sull'emancipazione del genere femminile rispetto agli altri Stati europei, è troppo relativo il concetto di libertà e di emancipazione allo stato attuale delle cose dove vige ancora un "produci-consuma-crepa" sempre più sfrenato, dove l'oppressione del capitale sulle donne è sempre più pressante.

Quello che si vuole ricordare oggi è che serve eliminare la violenza sulle donne, e che va fatto partendo da un lavoro continuo e costante, che certamente non finirà con oggi.

Partiamo da un sondaggio svolto recentemente tra le studentesse dell'università Alma Mater di Bologna. Come scrive Loredana Lipperini [fonte: http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/11/24/girls-just-want-to-have-troll/]:

"Su 3.531 ragazze, sono 1.937 quelle che hanno confessato di aver subìto delle molestie: dunque, molto più che una buona metà.

164 hanno risposto affermativamente rispetto alla violenza sessuale e 662 per lo stalking. Insomma, sul campione delle studentesse

bolognesi che hanno completato il questionario,

78 su cento risultano vittime della violenza di genere, proprio negli anni dedicati allo studio accademico."

 

La violenza sulle donne, troppo spesso non riconosciuta, troppo spesso sottovalutata, è in realtà uno dei fenomeni principali nel nostro Paese, come rileva il sondaggio sopracitato, e c'è chi l'ha capito.

Alemanno, non a caso, si servì del corpo di una donna morta, Giovanna Reggiani, per fare la sua campagna elettorale e vincere al comune di Roma in nome di un securitarismo che non ha fatto bene a nessuno, e ha peggiorato la situazione delle donne. Ha fatto un danno, inoltre, agli stranieri e alla comunità ROM in particolare, generando un clima d'odio da far ribrezzo.

Per quanto riguarda la dimensione lavorativa, le donne vengono pagate molto meno degli uomini nei posti di lavoro (le quattro donne morte sul lavoro a Barletta venivano pagate poco meno di quattro euro l'ora con un contratto al nero), e spesso ci muoiono.

Oltre al carico del lavoro fuori casa, quasi sempre si devono sobbarcare il lavoro in casa, non riconosciuto nel nostro Stato, ma anzi che sia le politiche di centro destra che di centro sinistra hanno usato come ammortizzatore sociale, come pezza ad un Welfare inesistente.

Relegate ancora, da sempre, nonostante le lotte degli anni passati, al ruolo di madre-moglie, che non fa che alimentare un odio contro chi fa una vita diversa da quella che è stata loro imposta, e su cui movimenti come “Se non ora, quando?” fanno le loro battaglie dividendo le donne in una guerra eterna tra Sante e Puttane, crediamo ci sia bisogno di femminismo, un femminismo che coinvolga sia gli uomini che le donne in una riflessione culturale, che punti a mettere in discussione i ruoli cui ci hanno sempre relegato (a entrambi i generi), che punti a liberare finalmente le donne da qualsiasi forma di violenza legata alla storia e alla cultura, influenzate entrambe dallo strapotere del Vaticano che usa da sempre e oggi più che mai i corpi delle donne per affermare la propria morale bigotta, promuovendo una visione della famiglia tradizionale che influenza tutt'ora le scelte politiche del nostro Paese. In realtà la violenza sulle donne, è bene ricordare, avviene soprattutto negli ambienti domestici da parte di conoscenti e famigliari, e questa non è altro che la conseguenza di una visione globale del genere femminile che vede le donne al servizio dell'uomo.

Blocchiamo questo circolo vizioso, una volta per tutte, superiamo questo sistema oppressivo con il socialismo.

 

Serena Ganzarolli, sezione PCL Roma.

 

http://pclroma.blogspot.com/

 

http://www.pclavoratori.it  -   Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Movimento - Cagliari

25 novembre 2011:

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Basta femminicidi!

 

Il 25 novembre si celebra la giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne. Certamente non ci serve un giorno per dover commemorare le 129 donne finora uccise dall'inizio di quest'anno [fonte: www.bollettino-di-guerra.noblogs.org], però si può usare questa giornata per far luce sulla realtà delle donne che vivono in Italia.

Inutile tirar fuori liste sull'emancipazione del genere femminile rispetto agli altri Stati europei, è troppo relativo il concetto di libertà e di emancipazione allo stato attuale delle cose dove vige ancora un "produci-consuma-crepa" sempre più sfrenato, dove l'oppressione del capitale sulle donne è sempre più pressante.

Quello che si vuole ricordare oggi è che serve eliminare la violenza sulle donne, e che va fatto partendo da un lavoro continuo e costante, che certamente non finirà con oggi.

Partiamo da un sondaggio svolto recentemente tra le studentesse dell'università Alma Mater di Bologna. Come scrive Loredana Lipperini [fonte: http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/11/24/girls-just-want-to-have-troll/]:

"Su 3.531 ragazze, sono 1.937 quelle che hanno confessato di aver subìto delle molestie: dunque, molto più che una buona metà.

164 hanno risposto affermativamente rispetto alla violenza sessuale e 662 per lo stalking. Insomma, sul campione delle studentesse

bolognesi che hanno completato il questionario,

78 su cento risultano vittime della violenza di genere, proprio negli anni dedicati allo studio accademico."

 

La violenza sulle donne, troppo spesso non riconosciuta, troppo spesso sottovalutata, è in realtà uno dei fenomeni principali nel nostro Paese, come rileva il sondaggio sopracitato, e c'è chi l'ha capito.

Alemanno, non a caso, si servì del corpo di una donna morta, Giovanna Reggiani, per fare la sua campagna elettorale e vincere al comune di Roma in nome di un securitarismo che non ha fatto bene a nessuno, e ha peggiorato la situazione delle donne. Ha fatto un danno, inoltre, agli stranieri e alla comunità ROM in particolare, generando un clima d'odio da far ribrezzo.

Per quanto riguarda la dimensione lavorativa, le donne vengono pagate molto meno degli uomini nei posti di lavoro (le quattro donne morte sul lavoro a Barletta venivano pagate poco meno di quattro euro l'ora con un contratto al nero), e spesso ci muoiono.

Oltre al carico del lavoro fuori casa, quasi sempre si devono sobbarcare il lavoro in casa, non riconosciuto nel nostro Stato, ma anzi che sia le politiche di centro destra che di centro sinistra hanno usato come ammortizzatore sociale, come pezza ad un Welfare inesistente.

Relegate ancora, da sempre, nonostante le lotte degli anni passati, al ruolo di madre-moglie, che non fa che alimentare un odio contro chi fa una vita diversa da quella che è stata loro imposta, e su cui movimenti come “Se non ora, quando?” fanno le loro battaglie dividendo le donne in una guerra eterna tra Sante e Puttane, crediamo ci sia bisogno di femminismo, un femminismo che coinvolga sia gli uomini che le donne in una riflessione culturale, che punti a mettere in discussione i ruoli cui ci hanno sempre relegato (a entrambi i generi), che punti a liberare finalmente le donne da qualsiasi forma di violenza legata alla storia e alla cultura, influenzate entrambe dallo strapotere del Vaticano che usa da sempre e oggi più che mai i corpi delle donne per affermare la propria morale bigotta, promuovendo una visione della famiglia tradizionale che influenza tutt'ora le scelte politiche del nostro Paese. In realtà la violenza sulle donne, è bene ricordare, avviene soprattutto negli ambienti domestici da parte di conoscenti e famigliari, e questa non è altro che la conseguenza di una visione globale del genere femminile che vede le donne al servizio dell'uomo.

Blocchiamo questo circolo vizioso, una volta per tutte, superiamo questo sistema oppressivo con il socialismo.

 

Serena Ganzarolli, sezione PCL Roma.

 

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Fronte unico proletario contro il saccheggio sociale!

Movimento - Italia

PREPARIAMO LA MOBILITAZIONE GENERALE CONTRO IL SACCHEGGIO SOCIALE



Il governo reazionario di Berlusconi - dopo la manovra da 80 miliardi fatta passare in due giorni dalla finta opposizione parlamentare - ha approvato un saccheggio sociale senza precedenti.  Come i ladri, ha aspettato Ferragosto per devastare i CCNL e lo Statuto dei Lavoratori, permettere ai padroni libertà di licenziamento e flessibilità selvaggia, colpire le donne innalzando l’età pensionabile, aumentare le tasse per i lavoratori dipendenti, rapinare stipendi e liquidazioni dei dipendenti pubblici, privatizzare i servizi, ulteriormente tagliati. Inoltre, col pretesto dello spostamento, vengono di fatto aboliti il Primo Maggio e il 25 Aprile.

Il decreto Trichet-Napolitano-Berlusconi-Tremonti persegue la demolizione violenta di quello che rimane delle conquiste dei lavoratori, costate sangue e sacrifici. Una demolizione imposta della BCE, della UE, del Tesoro USA, per salvare gli sporchi interessi dell’oligarchia finanziaria di fronte all’aggravarsi della crisi economica capitalista.

Non solo la Presidenza della Repubblica e il Governo, ma tutti i partiti borghesi chiamano ai sacrifici, mentre si mantengono i privilegi di un’accozzaglia di usurai e politicanti, mentre aumentano le spese per le aggressioni militari all’estero e per opere dannose come la TAV, mentre si continuano a finanziare i parassiti del Vaticano, mentre le grandi ricchezze patrimoniali e immobiliari, l’evasione fiscale, i redditi da speculazione non vengono sfiorati. Questi reazionari fanno finta di combattersi fra loro, ma sono compatti quando si tratta di condannare milioni di lavoratori alla miseria.

Ribellarsi a questa situazione è doveroso. Ma come? Davanti a un attacco di queste proporzioni è doveroso realizzare il fronte unico di lotta di tutti i proletari contro l’offensiva capitalista e la politica reazionaria e guerrafondaia. 

E’ necessaria la più ampia unità di azione degli operai, dei disoccupati, dei lavoratori, dei giovani, delle donne del popolo, dei pensionati, di tutti coloro che vogliono combattere il capitalismo e difendere in maniera intransigente gli interessi delle grandi masse operaie e popolari.

Gli organismi politici e sindacali, le associazioni, i movimenti che resistono all’offensiva in corso  sono chiamati a mettere in campo una vasta e prolungata mobilitazione in cui convergano tutti i fronti di lotta, per cacciare Berlusconi e i suoi complici, impedendo l’avvento di qualsiasi altro governo che faccia la stessa politica antioperaia. 

Un passaggio cruciale di questa mobilitazione sta nella proclamazione dello sciopero generale, che deve essere effettuato il prima possibile ed assumere un carattere politico, senza affidarsi ai burocrati sindacali che collaborano con i padroni in nome della “coesione sociale”.

L’unità e la lotta sono la condizione della riscossa. Costruiamo Comitati operai e popolari per spingere alla lotta masse più ampie. Utilizziamo ogni occasione per esigere il lavoro, i contratti, il salario, le pensioni, la salute, i servizi sociali, per riprenderci le conquiste demolite.

Rivendichiamo l’uscita dalla UE imperialista e dalla Nato, il ritiro dall’Euro, il ripudio delle catene del debito, l’abolizione di ogni privilegio dell’oligarchia, dei politicanti, del Vaticano.

I lavoratori non devono pagare nulla! Sono i padroni, i ricchi, i parassiti responsabili della crisi, del debito e della speculazione che devono pagare!

Il tempo delle illusioni sul pacifico progresso nei limiti del capitalismo è finito. Più si accentuerà la crisi di questo sistema e più si porrà davanti ai lavoratori il dilemma decisivo: schiavitù politica ed economica, o soppressione dello sfruttamento e dell’oppressione capitalista.

Il rovesciamento del dominio borghese, la costruzione della società dei lavoratori, necessitano di una direzione politica. Perciò i migliori elementi del proletariato, i sinceri comunisti, devono separarsi dagli opportunisti, cooperare e fondersi con i marxisti-leninisti, per edificare un autentico partito comunista, dotato di una solida unità organizzativa e ideologica e di una combattiva linea politica. Organizziamoci!



13 agosto 2011                                                       Piattaforma Comunista


--
Piattaforma Comunista
www.piattaformacomunista.com
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