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lunedì 22 maggio 2006
Lucia Annunziata contestata all'Università di Macerata


Il convegno organizzato ottimamente da Angelo Ventrone, docente di Storia
Contemporanea a Scienze Politiche dell'Università di Macerata, intitolato
³Nemico addio? Le memorie divise nella storia della Repubblica², del quale
si è parlato in tutti i giornali nazionali, si è concluso sabato mattina con
un dibattito particolarmente stimolante, con tanto di contestazione ad uno
dei relatori, la giornalista Lucia Annunziata.

di Gennaro Carotenuto http://www.gennarocarotenuto.it

Ineccepibili le relazioni di Maurizio Ridolfi (ma trovo non calzante la
comparazione tra la transizione italiana e quella spagnola di trent'anni
dopo), e quella di Giovanni Sabbatucci, che pure parte da una sostanziale
corresponsabilità nel ruolo del centrodestra e quello del centrosinistra
nell'attuale divisione dello spettro politico italiano, che chi scrive
condivide solo nell'impalcatura. Ascoltato con molto interesse è stato anche
Marco Tarchi, che ha favorevolmente colpito per la sua analisi sulla storia
della destra radicale in Italia.

Poi è stato il turno della relazione di Lucia Annunziata, l'unica non
storica tra i relatori dell'ultima giornata. E' stata una relazione tutta
tesa ad incolpare la sinistra per ogni rovescio della storia repubblicana. E
ad ogni affondo contro la storia della sinistra italiana ovviamente
corrispondeva la rivendicazione dell'Annunziata del suo dichiararsi di
sinistra, "e se lo dico io da sinistra...".

Annunziata ha sollevato il rumore del pubblico quando ha "rivelato" che un
numero importante di armi da fuoco partigiane fossero ritualmente passate
alle Brigate Rosse in Emilia Romagna, negli anni '70. Tesi gonfiata,
inventata, millantata, falsa, funzionale a disegnare la sua impalcatura
sull'irresponsabilità storica della sinistra italiana ed a gonfiare in
maniera insostenibile il rapporto PCI/BR. Notoriamente le armi furono poche
unità per lo più inutilizzabili. O forse crede l'Annunziata che nell'Italia
violenta degli anni '70 ci fosse bisogno di pistole e fucili seppelliti nel
'45? Ma tutto faceva brodo all'Annunziata, nella sua tirata ideologica da
sinistra contro la sinistra e nel sempre più visibile dissenso di una platea
composta soprattutto da storici contemporaneisti, tra i quali un buon numero
di ordinari e molti signori pacati come Massimo Salvadori o Angelo D'Orsi.

Della storia della sinistra italiana Annunziata salva solo Giorgio
Napolitano con questo argomento: Napolitano fa parte della generazione di
Togliatti, che con l'amnistia seppe riconciliarsi. Stiamo arrivando al
punto: l'unico merito della sinistra della quale rivendica di fare parte
Annunziata, mescolando cose incomparabili come l'amnistia ai crimini del
fascismo e l'attuale situazione politica, starebbe nella capacità di dare
colpi di spugna. Il rumore nel pubblico a quel punto non si poteva più
ignorare.

Questo si è trasformato in vera eruzione quando l'Annunziata ha
letteralmente imposto il suo curioso sillogismo: è vero che Berlusconi ha
violato la legge, ma proprio per questo è responsabilità della sinistra
riconciliarsi con lui. Riconciliarsi! A quel punto il pubblico -sempre
trinariciuti e giustizialisti 'sti storici- è letteralmente esploso. In
molti hanno alzato la voce: "chi viola la legge deve essere punito, deve
andare in galera, non imporre riconciliazioni". Massimo Salvadori, forse il
più autorevole e anziano tra i presenti, è andato al tavolo, quasi spinto
dal pubblico, ha preso la parola ricordando all'Annunziata -mentre questa
scuoteva la testa scandalizzata- l'ABC dell'importanza della legalità e
della caduta verticale della stessa in epoca berlusconiana.

La tesi di Salvadori, non nuova, ma importante da contrapporre
all'appeasement con l'illegalità proposto dall'Annunziata come unico rimedio
possibile alla divisione del paese, è che il berlusconismo passerà alla
storia come il vero trionfo di quell'Italia che vuole mani libere, il
partito dell'evasione, fiscale come edilizia, il "governo della malavita",
per usare la categoria salveminiana su Giolitti. La vera ovazione di
applausi che ha accompagnato l'intervento di Salvadori, testimoniava la
distanza siderale tra l'Annunziata e la quasi totalità dei convenuti.

Verso la fine è intervenuto chi scrive. Non condivido l'idea di un paese
spaccato in due dal nodo Berlusconi. Continuo a pensare che di quel 50% che
ha votato a destra, Berlusconi non è padrone dei cuori di tutti. Il paese è
spaccato da Berlusconi, non su Berlusconi. E non è una differenza da poco.

Certo, quelli che hanno votato CdL senza essere strettamente berlusconiani,
sono elettori che, se sono arrivati a turarsi il naso e votare Berlusconi,
non voteranno mai a sinistra. Ma non sono classificabili come berlusconiani
a prescindere. E quindi non sono iscritti al "partito della malavita" a
prescindere. Perciò la tesi dell'Annunziata è particolarmente insultante.
Perfino Berlusconi, con la tesi del complotto delle toghe rosse, è più
difendibile della tesi dell'Annunziata. Almeno Berlusconi si proclama
innocente, mentre l'Annunziata, che lo afferma colpevole, propone la
riconciliazione proprio con la sua colpevolezza. Ovvero Berlusconi
meriterebbe di essere criminalizzato -perché è un criminale, ammette
l'Annunziata- ma è responsabilità della sinistra riconciliarsi, amnistiarlo,
voltare pagina. Voltare pagina su cosa? Su tutti gli scandali presenti e
futuri che coinvolgono potenti? Su quali tipologie di reato? E' possibile
riconciliarsi dopo una guerra civile, è stato possibile riconciliarsi in
Sudafrica dopo l'apartheid. Ma è possibile riconciliarsi col falso in
bilancio?

Pensare che il paese sia spaccato su Berlusconi e non da Berlusconi
impedisce di vedere, è la seconda parte della mia tesi, che in questo
quindicennio la classe politica italiana, il mondo della cultura e una parte
dell'opinione pubblica, è andata avanti nella risoluzione di conflitti
pluridecennali. Salò, la Resistenza, gli anni '70, per una parte importante
della destra e per la quasi totalità del centrosinistra sono stati
ricollocati in una sfera che non inficia più l'agibilità della politica
attuale e dove il rispettivo riconoscimento di legittimità non è più in
dubbio.

Il caso più importante resta quello di Alleanza Nazionale. Quindici anni fa
nessuno avrebbe pensato ai post-missini come ad una destra "normale", non
votabile, giustamente lontanissima culturalmente dalla sinistra, ma non
eversiva, non un pericolo per la democrazia. Oggi nessuno intellettualmente
onesto può paragonare Fini a Le Pen e AN ai neofascisti britannici. Quindici
anni fa in pochi lo avrebbero immaginato, e probabilmente neanche gli stessi
missini sapevano dove portava il loro percorso. Forse non ne erano
coscienti, probabilmente non lo condividevano, ma questo percorso è stato
fatto. Né AN, né tantomeno i DS, ma neanche la sinistra radicale hanno mai
avuto interesse allo scontro frontale. Il pericolo fascista fu parte della
campagna elettorale '94 da parte dei progressisti, ma poi fu gradatamente
messo in ombra. Il pericolo comunista non è mai stato centrale nelle
campagne di AN e UDC. Ovvero la vita politica italiana è più agibile di
quanto Berlusconi ed i suoi vogliano rappresentarla. Gli altri gli vanno
dietro, a volte, ma non sempre con convinzione.

Resta dunque il problema Berlusconi e in subordine (ma in maniera
culturalmente forse perfino più profonda) quello della Lega Nord. E'
Berlusconi che fin dal 1994 è sceso in campo con campagne pubblicitarie
ossessive sul pericolo comunista che identifica con tutto il centrosinistra,
Rosi Bindi compresa.

In Italia non esiste un bipolarismo polarizzato ma esiste una
delegittimazione asimmetrica. La sinistra, che prima di rinunciarci ha
tentato di cooptare perfino la Lega (costola della sinistra), "demonizza"
Berlusconi, anche se in ordine sparso. Se è, quando è, è una demonizzazione
giudiziaria, non politica. Il "partito della malavita" invece replica con
una demonizzazione politica totale ed impone agli alleati di seguirlo.

In questo paese -in maniera quasi clandestina a causa della sovraesposizione
berlusconiana- destra e sinistra si parlano e tutto sommato si rispettano.
Ciò nonostante Berlusconi, nonostante il berlusconismo e anche nonostante
l'antiberlusconismo. E' e resta Berlusconi il problema, della destra come
della sinistra. AN e UDC hanno riconosciuto la sconfitta elettorale e
avrebbero votato Napolitano. E' Berlusconi che ha imposto il teatrino del
non riconoscimento e poi ai grandi elettori la vergogna di ripiegare la
scheda in quattro prima di entrare e uscire di corsa nel catafalco. E' una
testimonianza dello scadimento della vita politica che ci dice che oggi
Berlusconi teme i suoi franchi tiratori più di quanto non abbia ragione di
temerli Romano Prodi. E' Berlusconi che ha dato dell'immorale alla signora
Rita Levi Montalcini, classe 1909. Ma per l'Annunziata è con l'illegale
Berlusconi, con il colpevole di reati penali Berlusconi che dà dell'immorale
a Rita Levi Montalicini, non con il centrodestra, che bisogna riconciliarsi.
Sarebbe la resa definitiva al "Partito della malavita".

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