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| COMUNICATO SUL RINNOVO DEL CCNL CHIMICO-FARMACEUTICO |
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| Friday 19 May 2006 | ||||||||
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COMUNICATO SUL RINNOVO DEL CCNL CHIMICO-FARMACEUTICO La conclusione del contratto del settore chimico-farmaceutico apre indubbiamente una serie di interrogativi relativamente alle soluzioni trovate in materia di deroghe contrattuali e diritto di sciopero. Soluzioni che si possono tranquillamente definire non soddisfacenti, per questo bisognava interrompere la trattativa e reimpostare le basi del negoziato a partire dalla piattaforma sindacale. Vengono introdotti principi che potenzialmente minano la tenuta del contratto collettivo nazionale e pregiudicano il diritto di sciopero in settori non soggetti alla legislazione relativa ai servizi pubblici. Viene definito un articolo contrattuale che istituisce una commissione nazionale sulla contrattazione in deroga di secondo livello e vengono definite, in una appendice al contratto, le linee guida sulle procedure di conciliazione per la prevenzione del conflitto sindacale. Nell’articolato che istituisce la commissione nazionale bilaterale non si fa altro che strutturare (in peggio) un impegno tra le parti già presente nel precedente contratto. Viene introdotta la possibilità, ancorché mitigata dall’esclusione di interventi sui minini salariali e sui diritti individuali, di aprire la strada ad un processo che mette discussione il contratto collettivo nazionale di lavoro. Questo ancora prima di un eventuale confronto sul cosiddetto modello contrattuale, discussione questa che impone ben altri percorsi per essere consumata. Le linee guida sul diritto di sciopero codificano procedure che limitano l’esercizio del diritto di sciopero. Viene anche introdotto un appuntamento di conciliazione sovraziendale che potrebbe anche tramutarsi nell’esproprio a danno delle RSU della facoltà di proclamare sciopero. Questi sono elementi di natura generale che di per sé non possono essere considerati come riconducibili alla semplice autonomia negoziale delle singole categorie. Questi sono elementi sufficienti per esprimere un giudizio fortemente critico sulla conclusione della vicenda contrattuale. Nel merito risulta preoccupante la soluzione adottata sul fronte del mercato del lavoro dove si può riscontrare un aumento delle flessibilità. La parola deve ora essere data ai lavoratori per farli democraticamente esprimere sul contratto chimico-farmaceutico come bisogna tornare a pratiche democratiche anche in altre esperienze contrattuali, come quella del settore elettrico, dove la vertenza contrattuale si va consumando nell’assenza di regole partecipative e democratiche. Se per altre organizzazioni sindacali può essere facoltativo il rapporto democratico questo non può essere per la Cgil. Milano, 15 maggio 2006. Vincenzo Greco segreteria Filcem-Cgil di Milano
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