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Fs, tutto si riduce tranne i manager PDF Stampa E-mail
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venerdì 05 maggio 2006
Binari morenti.
 Ai tempi di Ligato, 216 mila lavoratori e 658 capi.
Oggi, in epoca Catania-Testore, i primi sono scesi a 97 mila
e i secondi sono saliti a milleduecento
 
(CORRIERE ECONOMIA 21/4/2006)
 
Fs, tutto si riduce tranne i manager
In vent’anni dipendenti più che dimezzati. Traffico e mezzi in calo. I dirigenti? Raddoppiati
 
La colpa, dicono, è anche delle tariffe che sono ferme ormai da tempo immemore. L’adeguamento lo aspettano almeno dal 2001, quando il ministro dell’Economia Giulio Tremonti bloccò una decisione già presa dal suo collega delle Infrastrutture, Pietro Lunardi. Ma se le Ferrovie, dopo la brevissima stagione dei bilanci in pareggio, sono ripiombate nel profondo rosso, non è soltanto perché il governo non consente di aumentare i biglietti. Giulio Andreotti divise in due categorie i malati di mente: «C’è chi si crede Napoleone e chi pensa di risanare le Ferrovie». Il problema è, però, che matti della seconda categoria non se ne sono quasi mai visti.

L’incredibile storia degli ultimi vent’anni delle Fs è nella tabella pubblicata a pagina 10. Dove si racconta come l’unico risultato ottenuto sia stata la diminuzione di 120 mila dipendenti, la riduzione delle linee e dei mezzi, e il calo delle quote di mercato. Il tutto a un costo che si può stimare, fra perdite d’esercizio e contributi dello Stato, in 150 miliardi di euro di oggi: il 10% dell’intero debito pubblico nazionale. E questo senza considerare gli investimenti per l’Alta capacità, avviata nel 1991, iniziata materialmente nel 1994, e ancora da completare.

Nel 1985, quando al timone delle Fs c’era un signore che si chiamava Lodovico Ligato, i dipendenti erano ben 216.128, di cui 658 dirigenti. Pochi, strapagati, non licenziabili per legge. Una condizione tanto pregiata, e quindi altrettanto ambita, che quello dei dirigenti, negli ultimi vent’anni, è l’unico numero che sia aumentato. Nel 1995, all’epoca di Lorenzo Necci, il personale era già sceso a 126.061 unità. I dirigenti, invece, erano diventati 962. Nel 2000, con Giancarlo Cimoli, i ferrovieri si erano ancora ridotti a 106.180, e anche il numero dei dirigenti aveva accusato una lieve flessione, scendendo a 892. E si arriva al 2005, con Elio Catania. Secondo i numeri elaborati da Dimensione trasporti, l’associazione fra i dirigenti delle Ferrovie, sulla base dei dati aziendali, il personale è sceso sotto la soglia delle 100 mila unità: 97.600, per l’esattezza. I dirigenti, però, hanno ripreso a crescere, arrivando a 1.200.

Anche la rete, nel frattempo, si è assottigliata. Dai 16.183 chilometri del 1985 è scesa nel 2004 a 15.915 chilometri. Le linee a binario unico sono rimaste pressoché le stesse: da 10.709 a 9.554 chilometri. E quelle a doppio binario sono aumentate di poco: da 5.474 a 6.361 chilometri.

I dati più impressionanti, tuttavia, sono quelli che riguardano i mezzi. I locomotori, che erano 5.620 ai tempi di Ligato, con Catania si sono ridotti a 4.732. Ci sono ancora 22 locomotive a vapore, che nel 1985 erano 52. Le carrozze e i rimorchi, il cui numero era di 13.322 vent’anni fa, nel 2004 era sceso a 8.658.

Del resto, ci saranno anche delle ragioni se le Ferrovie dello Stato controllavano nel 1985 il 12,5% del traffico merci italiano e se questa quota si è ridotta ora all’11%. E la flessione non riguarda soltanto le merci. Nel 1985 l’11,25% dei viaggiatori italiani si spostavano con il treno. Ora chi sceglie questo mezzo di trasporto è appena il 9,09%.

Per avere un’idea più chiara della situazione, è sufficiente dare un’occhiata ai preconsuntivi del 2005, contenuti in un documento «strettamente riservato» per uso interno delle Ferrovie. Mentre in Italia il traffico di merci e persone continua ad aumentare, i «volumi» delle Fs continuano a scendere. Lo scorso anno è stata registrata una flessione dello 0,6% rispetto al 2004.
 
 
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Sarebbe bello se...
...se in tutti gli impianti le RSU, le segreterie regionali  e le organizzazioni territoriali dei sindacati decidessero, autonomamente, di aderire allo sciopero nazionale dei ferrovieri del 5/6 maggio p.v. (dalle ore 21:00 del 5.5 alle ore 21:00 del 6.5).
Come sapete, ancora le oo.ss. nazionali non hanno aderito a questo sciopero ma, ne siamo certi, lo faranno a breve.
Nel frattempo invitiamo tutti i lavoratori a sollecitare una presa di posizione da parte delle oo.ss. alle quali aderiscono, a cominciare dagli organismi periferici.
Sarebbe ancora più bello se singoli lavoratori, attivisti sindacali, RLS, aderissero pubblicamente allo sciopero del 5/6 maggio 2006, rinsaldando quella catena di solidarietà ai licenziati che trova forza proprio lì, fra la base dei lavoratori.
Scioperiamo compatti il 5/6 maggio 2006!
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