ARESE I dipendenti del call center contestano il trasferimento: equivale al licenziamento. <<Con 700 euro di stipendio a Basiglio lavoro gratis>> E’ durato per l’intera giornata il presidio dei lavoratori del call center In Action
di Roberta Rampini ARESE – “Per noi il trasferimento a Basiglio vuol dire licenziamento. Lavoriamo part time, guadagniamo 700 euro al mese con i quali ci dovremmo anche pagare le spese della benzina e del pranzo. Siamo qui per chiedere il mantenimento dell’attività e del lavoro ad Arese”. E’ questa la protesta delle lavoratrici del call center “In Action” di Arese.
Ieri mattina i 700 dipendenti hanno incrociato le braccia e manifestato davanti ai cancelli del centro direzionale fino al tardo pomeriggio. “Oggi in Assolombarda inizia la trattativa sul nostro futuro, noi siamo qui per far capire ai nostri rappresentanti sindacali di non mollare e di difendere i diritti dei lavoratori”, spiegano al microfono.
Com’è noto, nei giorni scorsi In Action (società di Fiat Auto per il 49,9% e Cos per il 50,1%) ha comunicato ai sindacati la divisione della società con il trasferimento a Basiglio (40 chilometri di distanza da Arese) di 404 lavoratori che resteranno del Gruppo Cos e la cessione del ramo di azienda e degli altri 263 dipendenti a una società del gruppo Fiat che sposterà la sede del call center dal centro direzionale al centro tecnico. Ma anche per loro si preannuncia un successivo trasferimento a Torino. “I nostri posti di lavoro sono tutti a rischio –spiegano le lavoratrici- ci spostano a Basiglio ma poi quando avremo insegnato il lavoro ai lavoratori con contratto a progetto ci licenzieranno. Di fronte a questa situazione i sindacati confederali ci hanno abbandonato”.
Per queste ragioni i lavoratori hanno deciso di costituire lo Slai Cobas e ieri mattina a fare da cornice al presidio c’erano le bandiere del sindacato di base.
In prima fila anche le lavoratrici dell’Onama, la società che si occupa del servizio mensa. “L’anno scorso la Fiat ha chiuso la mensa centrale e ci ha spostato qui al centro direzionale –spiega una di loro- adesso vuole spostarci al centro tecnico, al quinto piano in locali adibiti ad uffici: con la chiusura del call center e questo trasferimento anche i posti di lavoro in mensa sono a rischio. Taglieranno le ore di lavoro, lo stipendio, noi invece chiediamo garanzie per il futuro”.
Arrabbiati, ma non rassegnati, davanti ai cancelli del call center c’erano anche i cassintegrati dell’Alfa Romeo, “la loro lotta è anche la nostra lotta –spiega Corrado Delledonne, dei Cobas- i proprietari dell’area e le istituzioni devono rispettare gli Accordi sottoscritti in Regione e dare un futuro all’area industriale e a centinaia di lavoratori. Il presidente Formigoni quando è arrivato il Gruppo Cos ad Arese aveva strombazzato ai quattro venti che si sarebbero creati migliaia di posti di lavoro, adesso intervenga in difesa dei lavoratori”.
Uniti per tutta la giornata, in difesa del posto di lavoro. La mobilitazione è stata scandita da musica, partite a calcio e un pranzo frugale per tutti in attesa di notizie, che non sono arrivate, dalla sede di Assolombarda.
“Siamo qui per dimostrare la nostra solidarietà –spiega Mario Ricciardi, cassintegrato e sindacalista- sappiamo tutti come agisce la Fiat. Continua a dire che non è più proprietaria dell’area di Arese ma si comporta da padrona e tra qualche settimana smantellerà anche il centro direzionale, poi toccherà al centro tecnico”.
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