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Friday 28 April 2006
Viva il 1° Maggio, giornata internazionale dei lavoratori
La classe operaia impugni le bandiere dei maestri e del PMLI e marci verso l'Italia unita, rossa e socialista

di Emanuele Sala*
Nella ricorrenza del 1° Maggio, giornata internazionale dei lavoratori, o come la definiva Lenin in un celebre discorso del 1905 "Il giorno della grande festa degli operai di tutto il mondo", sentiamo anzitutto il dovere di ricordare e di rendere onore agli operai di Chicago che proprio il 1° Maggio del 1886 e il giorno successivo, mentre svolgevano delle importanti manifestazioni per rivendicare la giornata lavorativa di otto ore e contro la brutale repressione poliziesca furono trucidati e incarcerati. Fu a seguito di questo barbaro eccidio che, la Seconda Internazionale, di cui Engels era il capo riconosciuto, decise che dal 1900 in poi si tenesse in tutti i paesi e in tutte le città una grande manifestazione di lavoratori per proclamare "lavoro per tutti, libertà per tutti, eguaglianza per tutti", come ebbe a dire Stalin il 1° Maggio del 1912.
Lo stesso commosso ricordo e lo stesso alto omaggio lo rivolgiamo a tutti gli operai e lavoratori, di ambo i sessi, che hanno sacrificato la loro vita nella lotta contro il capitalismo e l'imperialismo, contro il fascismo e il nazismo, che si sono battuti per la causa dell'emancipazione del proletariato e del socialismo. Pensiamo ai comunardi parigini, ai caduti della Rivoluzione d'Ottobre di Lenin e Stalin e alla rivoluzione cinese di Mao. Pensiamo a coloro che nel nostro Paese si batterono nei primi anni dello scorso secolo per ottenere le prime conquiste in campo sindacale, politico e sociale; a coloro che perirono opponendosi alla dittatura mussoliniana e nella vittoriosa lotta di Liberazione dal nazi-fascismo, i partigiani di fede comunista in testa; a coloro che nell'ultimo sessantennio hanno sacrificato la loro esistenza stando in prima fila nella lotta contro i governi borghesi (democristiani, di "centro-sinistra" e di "centro-destra") e il grande capitale e per un avvenire migliore. In questo contesto rientra pienamente la recente dolorosa scomparsa della compagna Nerina Paoletti, alias Lucia, una dei primi quattro pionieri che fondarono il PMLI, dirigente nazionale del Partito, un fulgido esempio di vita marxista-leninista, di attaccamento alla causa del PMLI, del proletariato e del socialismo. Non è affatto vero che tutti i morti sono uguali! Non si può mettere sullo stesso piano lo sfruttatore e lo sfruttato, l'oppressore e l'oppresso, l'aguzzino e la vittima, l'invasore e il liberatore, chi si è battuto per la libertà, la democrazia e il progresso, per un mondo nuovo e chi ha usato le armi e la galera per la conservazione del capitalismo, la reazione e il fascismo.
In questo 1° Maggio pensiamo anche a tutti i popoli del mondo, a cominciare da quelli palestinesi, iracheno, afghano, ceceno, che lottano per la libertà e contro gli occupanti imperialisti, a quello nepalese che lotta per la democrazia e la repubblica.

Onoriamo e siamo eredi
Nell'onorare i martiri del proletariato, allo stesso tempo ci sentiamo eredi in Italia delle idee di emancipazione e di progresso e della causa del socialismo e del comunismo per cui si sono battuti in vita e ci sentiamo impegnati a portarle avanti nelle lotte politiche che ci stanno di fronte, ci sentiamo impegnati per realizzarle nel tempo. Consapevoli delle difficoltà titaniche che un'opera del genere comporta, specie considerando la sfavorevole contingenza politica internazionale e nazionale, ma pieni di ottimismo per il futuro, convinti che non esiste nulla di impossibile per chi osa scalare le vette più alte, per chi osa "disarcionare l'imperatore", certi comunque che alla fine il capitalismo finirà nel museo della storia. È un ottimismo, è una visione di ciò che avverrà negli anni, non importa quanti ne occorrerà, che noi vorremmo fosse patrimonio di tutto il proletariato, dei contadini poveri, delle larghe masse popolari, degli intellettuali di sinistra. Un risultato questo che però non può venire da solo, in modo automatico e spontaneo, ma come frutto di un lungo lavoro ideologico, politico e organizzativo e maturando certe condizioni soggettive e oggettive.
C'è da fare tanta strada, partendo dalle attuali condizioni e dall'attuale livello di coscienza e collocazione politica delle masse operaie e lavoratrici. Le quali, dagli anni '80 in poi stanno passando uno dei periodi storici più difficili. L'anticomunismo martellante e senza sosta che ha fatto seguito alla caduta del "muro di Berlino", alla liquidazione dell'Urss da parte del liberale e venduto ai dollari Gorbaciov, e al disfacimento dei regimi revisionisti dell'Est, gli attacchi infami e mistificatori al socialismo e in particolare a Stalin, l'autoscioglimento dell'ex partito comunista italiano, in realtà revisionista, per divenire un partito di tipo liberale, il revisionismo storico, hanno favorito un ritorno dei neofascisti, addirittura al governo grazie al neoduce Berlusconi, hanno permesso il dilagare del neoliberismo, del presidenzialismo e del federalismo razzista e xenofobo di Bossi. Le conseguenze per il proletariato sono state devastanti: deideologiz-zazione, sottomissione alle idee della classe dominante borghese, al riformismo, all'elettoralismo e al pacifismo, rinuncia al cambiamento della società in senso socialista, frantumazione dell'unità di classe, marginalizzazione sociale, arretramento collettivo nelle condizioni di vita e di lavoro.

L'arretramento e la regressione
Oggi più di ieri, gli operai nella scena politica italiana non contano quasi nulla, le loro esigenze sono totalmente ignorate dai partiti del regime e dalle istituzioni borghesi, non sono realmente rappresentati nel parlamento e nelle altre istituzioni rappresentative borghesi. Questo è apparso chiarissimo e in modo indiscutibile nella legislatura appena conclusa, dominata dalla casa del fascio berlusconiana, contrassegnata da una sequela di controriforme neofasciste, presidenzialiste, federaliste e liberiste, in campo economico, politico e sociale, con in testa quella sulla Costituzione. Ma anche nei precedenti governi di "centro-sinistra" Prodi, D'Alema e Amato della metà degli anni '90 era successo sostanzialmente la stessa cosa. La precarizzazione del lavoro, la privatizzazione della previdenza sociale, della sanità e della scuola, il federalismo e altro ancora furono loro ad iniziarli. E si illude chi pensa che il prossimo governo dell'economista borghese e democristiano Prodi, uscito vincitore di misura nelle elezioni politiche del 9-10 aprile scorsi, possa mutare profondamente e in senso positivo questa situazione. Rimarrà profondamente deluso chi si aspetta un radicale cambiamento rispetto al governo Berlusconi. Questo perché il passaggio del potere politico dalla destra borghese alla "sinistra" borghese - scrive l'Ufficio politico del PMLI - "non cambierà qualcosa a favore del proletariato, delle masse lavoratrici e pensionate e delle nuove generazioni".
Più tempo passa e più appare evidente e comprensibile che né il partito trotzkista di Bertinotti né quello revisionista di Cossutta e Diliberto sono stati in grado di fermare e invertire questa tendenza sfavorevole al proletariato. Anzi, questi partiti falsamente comunisti, col loro riformismo, col loro parlamentarismo, col loro pacifismo e legalitarismo borghesi, con la loro brama di scranni istituzionali hanno contribuito a ingannare gli operai e i giovani orientati politicamente a sinistra e soggettivamente rivoluzionari. Intruppati nella coalizione dell'Unione della "sinistra" borghese di Prodi e alleati con partiti apertamente anticomunisti, essi si preparano a condividere i posti e le responsabilità di governo e, nel caso del leader del PRC a salire sulla poltrona di Montecitorio, a ricoprire cioè la terza carica dello Stato borghese e anticomunista.

Cambiare strada al cento per cento
Per la classe operaia, a partire dai suoi elementi più avanzati e combattivi, dalla sua avanguardia, se vuole strappare migliori condizioni di vita e di lavoro, qui e ora, al governo e al padronato, se vuole riaprire una prospettiva di cambiamento della società a sua misura e immagine, se vuole riprendere il cammino per abbattere il capitalismo e conquistare il socialismo deve cambiare strada al cento per cento. Deve avere il coraggio di rompere con i vecchi e meno vecchi partiti che attualmente appoggia totalmente imborghesiti e integrati nel capitalismo. E nel contempo abbandonare l'elettoralismo e il parlamentarismo. Deve capire che "la questione delle questioni - ha scritto il compagno Giovanni Scuderi nel suo editoriale per il 29° Anniversario del PMLI - non è quella di 'moderare gli eccessi del capitalismo' come sostiene il rinnegato D'Alema, ma combattere e distruggere il capitalismo; non è quella di accontentarsi delle briciole del lauto banchetto della borghesia, ma di avere tutto ciò che oggi appartiene alla classe dominante borghese; non è quello di partecipare al governo della borghesia ma di conquistare il potere politico e di realizzare il socialismo".
Se la classe operaia vuole (noi diciamo deve) riorganizzare le sua file, se vuole recuperare la coscienza di essere una classe a sé (e antagonista per eccellenza alla borghesia) alla quale la storia ha affidato un compito storico: liberare se stessa e allo stesso tempo liberare l'umanità dalle contraddizioni e dalle ingiustizie derivanti dalla società divisa in classi; se vuole (noi diciamo deve) ottenere tutto ciò, occorre anzitutto che si appropri saldamente e in profondità della sua ideologia, della sua cultura, della sua concezione del mondo che sono contenuti nel marxismo-leninismo-pensiero di Mao. Altrimenti è assolutamente impossibile che possa sottrarsi all'influenza ideologica, al modo di pensare individualistico e egoistico, ai costumi, ai pregiudizi borghesi, ivi compresi quelli religiosi. Occorre che si organizzi nel suo partito politico che abbia un'ideologia, un'organizzazione e un programma politico adatti allo scopo. Senza teoria rivoluzionaria non ci può essere movimento rivoluzionario, ebbe a dire il grande Lenin. Senza un Partito marxista-leninista non si può fare e vincere la rivoluzione socialista ebbe a dire Mao. Sono verità comprovate dalla storia.
In termini più chiari e concreti noi diciamo alla classe operaia e anzitutto alla sua avanguardia che devono prendere nelle loro mani le bandiere dei cinque grandi maestri del proletariato internazionale Marx, Engels, Lenin, Stalin, e Mao, con tutto ciò che significa in termini teorici, pratici e organizzativi. Diciamo loro di prendere posto, alla base e al vertice, nel PMLI che ha ampiamente dimostrato, nei suoi 39 anni, se si considera anche il periodo di gestazione per la fondazione, di essere un Partito, l'unico, che ha le caratteristiche sopraddette e si batte realmente per il rovesciamento della macchina politica, istituzionale, economica, burocratica e repressiva capitalistica e la presa del potere politico da parte del proletariato. Ciò che noi vogliamo è che la classe operaia italiana, nient'affatto scomparsa, come cianciano alcuni intellettuali da strapazzo, faccia suo il nostro programma politico, che si può sintetizzare così: in una mano le bandiere dei maestri del proletariato, nell'altra quella per l'Italia unita, rossa e socialista.
Buon Primo Maggio a tutte le compagne e i compagni del PMLI, alla classe operaia, a tutti i fautori del socialismo, alle masse italiane!
Viva l'emancipazione del proletariato!
Non diamo tregua al governo della "sinistra" del regime!
Lottiamo per l'Italia unita, rossa e socialista!
Coi maestri e il PMLI vinceremo!

* Responsabile della Commissione per il lavoro di massa del CC del PMLI

26 aprile 2006

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