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mercoledì 26 aprile 2006
"L'accordo Atesia è pessimo"

inviato da: Rsu Slc-Cgil Cos Roma e Lazio · il 23/4/2006 · alle: 11:15 ·
email:


I DELEGATI DEL GRUPPO COS

«L'accordo Atesia è pessimo. Adesso serve un referendum»
*Sentiamo la necessità di esprimere la nostra condizione, visto che la
discussione ha preso vita sul manifesto, giornale che ha seguito dall'inizio
la nostra vertenza, il caso Cos-Atesia.
L'11 aprile è stato siglato un'ulteriore accordo con Atesia, call center
oggetto di grande discussione, di conflitto sindacale e di dibattito
politico pre-elettorale, questo soprattutto grazie al clamore sviluppatosi
con le lotte degli ultimi 2 anni. La sua grandezza è legata innanzitutto ai
numeri: 25.000 giovani sono passati in 15 anni per questa società,
producendo super guadagni per i padroni, nel 2003 gli utili sono stati pari
a 10 milioni 612.557 di euro su un fatturato di 94 milioni 387.459 di euro.
Ci riferiamo a un'anomalia sviluppata ben prima della legge 30, nella
Holding Almaviva, capofila del gruppo Cos, composta da: 1) Finsiel Spa
(società d'informatica acquisita da Telecom); 2) Gruppo Cos (che con diverse
società tra cui Cos e Atesia, svolge attività esternalizzate di call
center).
L'Italia Cos: uno su quattro non ha diritti
Facciamo allora il quadro dell'andamento e della qualità del lavoro: 1) Alla
Cos di Roma è in corso una cassa integrazione per diverse decine di persone
che ormai si protrae da più di 6 mesi (ultima proroga firmata dalle
strutture di categoria del Lazio, nonostante il parere negativo dei
delegati), che segue a una procedura di mobilità aperta nel 2004. 2) Alla
Cos Napoli lo scorso anno è stata aperta una cassa integrazione per 6 mesi
per diverse decine di persone e sono presenti centinaia di cocoprò. 3) Xcos
nel Lazio è stata messa in liquidazione licenziandone il personale a tempo
indeterminato, 36 persone che non hanno neanche avuto accesso alla mobilità.
4) Per le diverse società che compongono Finsiel spa dopo le dichiarazioni
dell'azienda su costi eccessivi ci sono timori per i possibili esuberi e per
un cambiamento contrattuale (sono metalmeccanici). 5) Alla Alicos di Palermo
(proprietà 60% Cos, 40% Alitalia) ci sono forti tensioni tra i lavoratori
che hanno il contratto dei trasporti. 6) Su un altro call center Cos di
Palermo si è stipulato un accordo che fa vivere 1300 lavoratori
contrattualizzati part time al 50% con circa 2000 lavoratori cocoprò a
cottimo. 7) Al call center Inaction di Milano si susseguono le iniziative di
lotta per la stabilizzazione, anche qui ci sono moltissimi cocoprò. 8) Nel
call center Cos di Catania lavorano 900 cocoprò e per questo ci sono
fortissime tensioni e lotte.
Insomma, in tutta Italia solo un quarto dei 12.000 lavoratori Cos sono
subordinati con diritti sindacali, la prospettiva di una pensione, la
malattia e le ferie. Per rimanere nel Lazio, negli ultimi 2 anni si è
passati da 830 a 610 dipendenti, e dopo la fusione prospettata per il 2007
tra Cos e Atesia su Roma si avranno quindi: 836 lavoratori a tempo
indeterminato; 294 assunti a tempo indeterminato con l'accordo in questione,
part time a 5 ore e reddito 650 euro lordi; 426 inserimento lavoro (18 mesi,
650 euro lordi); 1100 apprendisti (36 mesi e 650 euro lordi). I restanti
lavoratori Atesia, cioè circa 2680 persone rimarranno cocoprò, a cottimo e
senza diritti per svolgere la stessa attività dei colleghi subordinati. Più
la possibilità per l'azienda, come è stato sottoscritto, di poter continuare
ad assumere a progetto.
I lavoratori sottoposti alla trasformazione contrattuale avranno stipendi
più bassi di quelli che percepivano prima e orari peggiori, saranno
considerati disponibili 24 ore su 24 e avranno la clausola di flessibilità
prevista dalla legge 30. Tutto questo rende evidente il processo in atto,
liberarsi del lavoro che costa per utilizzare le forme atipiche e questo
avviene mentre il gruppo cresce occupando fette sempre più ampie di mercato
e con l'intenzione esplicitata di lanciarsi in borsa.
Troviamo inopportuno, anche alla luce di questo andamento, la sottoscrizione
di un accordo che «normi» il lavoro a progetto, creando la commistione tra
lavoro autonomo e subordinato, accettando la logica dell'azienda che chi
utilizza il contratto a tempo indeterminato è fuori mercato.
Inoltre ci chiediamo dove sia finita la piattaforma che qualche mese fa con
fatica si era costruita e diffusa tra i lavoratori, avendone un riscontro
positivo. Essa definiva con nettezza alcune questioni irrinunciabili:
1) Assunzione a tempo indeterminato di coloro che avevano un anzianità
superiore ai 5 anni (si valutava 500-600 persone). 2) Inserimento e
apprendistato per circa 1500-1700 persone per le quali si sanciva
l'assunzione a tempo indeterminato dopo x mesi per tutti; 3) Part time al
75% e full time; 4) Progressiva trasformazione dei restanti cocoprò presenti
in lavoratori subordinati fino a totale assorbimento e blocco di nuove
assunzioni con tale tipologie contrattuali; 5) Diritti sindacali per tutti i
lavoratori.
La Cgil e il nodo cruciale della democrazia
L'ultimo sciopero del Gruppo Cos del 9 settembre scorso, nel quale si
rivendicava il secondo livello di contrattazione, cioè la redistibuzione
della ricchezza prodotta e la stabilizzazione dei precari, si è perso nel
silenzio nonostante il successo. Noi pensiamo che il sindacato non debba
rincorrere né attendere la politica, bensì usare tutti i suoi strumenti per
la soddisfazione dei bisogni che rappresenta anche attraverso il superamento
in avanti del quadro normativo. Pensiamo che gettare i frutti di quella
straordinaria capacità di mobilitazione espressa negli ultimi anni perché si
vogliono fare i conti con la «triste realtà» sia limitativo per un
sindacato, di cui noi ci sentiamo parte, e che aspira a «riprogettare il
paese».
Per la prima volta nella nostra storia, la nuova generazione ha una
condizione di lavoro e di vita peggiore dei propri genitori, per la prima
volta si è invertito un processo evolutivo, e la riflessione non può solo
essere legata all'evento Berlusconiano, si dovrebbe avere la volontà di
analizzare le scelte fatte dalla classe dirigente negli ultimi quindici
anni.
Infine, questione centrale per noi della Cgil, la democrazia: riteniamo,
visto il numero enorme di lavoratori e la loro ricattabilità, come unico
strumento di validazione dell'accordo quello del referendum. Ci va
riconosciuto di essere coloro che vivono la condizione del lavoro precario,
il che ci dà diritto di votare, contestare e lottare in prima persona per il
nostro futuro.

*Rsu Slc-Cgil Cos Roma e Lazio


www.ilmanifesto.it


Assemblee agitate, verso il voto
by reporter Sunday, Apr. 23, 2006 at 11:12 AM mail:


Due assemblee agitatissime ieri nel call center Atesia
di Roma. Erano state convocate dai sindacati confederali per discutere
il testo siglato con la Cos. Avrebbero partecipato circa 400 persone (gli
operatori Atesia, lo ricordiamo, sono oltre tremila). L'accordo è stato
subissato di critiche,
le risposte sul destino degli inseriti e degli apprendisti sarebbero state
evasive. Criticato il mantenimento di gran parte degli addetti nello stato
di cocoprò e la possibilità di assumere nuovi lavoratori a progetto anche
per il futuro. Diversi iscritti alla Cgil hanno chiesto un referendum, e per
il voto sarebbe stata fissata la data del 15 maggio. Critici anche i
lavoratori del Collettivo Precari Atesia, che pongono il problema della
gestione del referendum e della sua trasparenza. Sandro Medici, presidente
del X Municipio, ha offerto di svolgerlo
con i crismi dell'ufficialità presso lo stesso municipio.


www.ilmanifesto.it


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Naturalmente il manifesto ligio ai suoi finanziatori confederali si guarda bene dal dare la parola agli unici soggetti titolari di intervenire sulle vicende Atesia e cioè le lavoratrici ed i lavoratori di Atesia. Riporto qui di seguito l'articolo che da una settimana è stato inviato al manifesto e che tale giornale padronale si è ben guardato di pubblicare:
 
"
La realtà fa i conti con i lavoratori
 
Siamo felici di costatare che sul manifesto si sia aperto un dibattito sull’accordo firmato da confederali ed Atesia in merito alla sorte di circa 4000 persone impiegate oggi con contratto a progetto (lap). In quanto lavoratori, oltre che diretti interessati, ci premeva intervenire nel dibattito con alcune osservazioni. Il nostro giudizio sull’accordo è pesantemente negativo, mentre da ciò che si evince dall’articolo Cgil, e dall’accordo stesso, la Legge 30 si elimina applicandola.
Nella sostanza l’intesa prevede l’utilizzo di contratti d’apprendistato ed inserimento e solo 170 contratti a tempo indeterminato (meno del 5%), tutti part-time ovviamente. Per l’apprendistato, come rilevato nell’articolo di Sciotto, si va perfino oltre la legge, derogando al vincolo del rapporto tra indeterminati impiegati in azienda ed apprendisti, che deve essere di uno a uno.
Quanto ai richiamati conti con la realtà. Si può vivere con uno stipendio di 650 euro? E’ forse uscire dalla precarietà? No. Gli stessi contratti di apprendistato ed inserimento, comunque a termine, non garantiscono altro se non l’assoluta ricattabilità in vista di un agognato contratto stabile, come ci insegna l’esperienza di Telecontact.
Miceli e Rocchi ci parlano poi di democrazia, evidentemente costoro ignorano che in Atesia nessuno li ha eletti. Essendo lap, infatti, noi non abbiamo il diritto di decidere chi ci deve rappresentare. E poi, quale strana forma di democrazia permette al sindacato di sottrarsi ad incontri  pubblici, anche in sedi istituzionali come la Regione o di non indire assemblee in cui chiedere ai lavoratori il loro punto di vista? D’altronde se la situazione in Atesia è abnorme è sicuramente a causa dell’accordo firmato nel 2000 tra Telecom e confederali. In esso si riconosceva la natura non subordinata del lavoro, altro paradosso. Tutte queste contraddizioni sfociano poi nello stucchevole e fantasioso stereotipo: precario uguale giovane. Dirlo è funzionale solo alla falsa idea che il lavoro precario sia una fase di passaggio, in media i lavoratori Atesia hanno più di trent’anni. Sorvolando poi, il fatto che l’accordo sia stato firmato il giorno successivo alle elezioni, rimangono in ogni caso molti punti oscuri. Come suggeriscono i rappresentanti Cgil, in Atesia lavorano 4000 persone: se 1820 diverranno dipendenti e circa 1000 a progetto, che fine faranno gli altri? Probabilmente saranno di troppo, e allora perché attualmente Atesia sta selezionando circa 800 persone da inquadrare con contratto lap? E poi, come verranno organizzate le turnazioni? Quante ore lavoreranno i lap? Ci sarà come a Telecontact una liberatoria per la rinuncia ai diritti pregressi? Ciò dimostra come sia stato firmato un accordo in bianco, e se i sindacati hanno il dovere di guardare il prodotto finito e giudicare solo quello, a noi, che in Atesia lavoriamo e che non siamo ne illusionisti ne antagonisti ne sindacalisti, questo prodotto fa schifo. Come ci faceva schifo l’altro accordo, quello del maggio 2004, fratello maggiore dell’attuale, già fermamente respinto dai lavoratori. Adesso ci viene riproposto con l’aggiunta, a parziale consolazione, dei tempi indeterminati e dei part-time a 5 ore anziché 4. E’evidente che queste modifiche sono dovute alle lotte, con i conseguenti 5 licenziamenti politici fra i lavoratori invocati dai sindacati stessi, e al clamore che questi hanno determinato. Come collettivo Precariatesia abbiamo presentato una piattaforma che dal reintegro dei licenziati e al blocco del turn-over vuole recuperare la centralità del contratto a tempo indeterminato.
collettivo precari atesia
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