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mercoledì 19 aprile 2006
CASTELLI, ULTIMO ASSIST ALLA CIA
Dopo 5mesi il guardasigilli dice no alla richiesta di arresto per i
rapitori di Abu Omar «Con le spalle al muro» Rischiavo l'omissione
di atti di ufficio, dice il ministro. E allude a misteriose
trattative americane. La procura: ci riproveremo col prossimo governo

Ha aspettato cinque mesi. Poi ha risposto di no. Il ministro della
giustizia Roberto Castelli ha finalmente replicato alla procura di
Milano che chiedeva l'estradizione dei 22 agenti Cia indagati per il
rapimento dell'ex imam di viale Jenner Abu Omar. Quarantotto ore
dopo la sconfitta elettorale che per il guardasigilli leghista è un
avviso di sfratto, Castelli ha ufficialmente detto no. Non
presenterà agli Stati uniti la richiesta di estradizione «e di
diffusione delle ricerche all'estero» che avrebbe significato la
possibilità per qualsiasi paese extra europeo di fermare gli agenti
segreti nordamericani responsabili il 17 febbraio 2003 del rapimento
di Abu Omar in pieno giorno a Milano. Una «rendition» secondo il
codice delle operazioni «sporche» Usa, condannate dal Consiglio
europeo (che sta indagando, come il parlamento di Strasburgo, e ha
già elogiato il lavoro dei magistrati italiani). Se fossero fermati
in Europa gli 007 Usa rischierebbero ugualmente l'estradizione in
forza del mandato di arresto comunitario, che non ha caso ha visto
la Lega di Castelli fortemente contraria. «Sono stato messo con le
spalle al muro dalla procura di Milano», si è giustificato Castelli.
Il riferimento è alla lettera del 30 marzo scorso del capo dei
magistrati inquirenti Manlio Minale, che in termini molto duri
chiariva al ministro che non esiste alcun potere di non decidere. E'
vero che l'articolo 720 del codice di procedura penale lascia al
guardasigilli totale discrezionalità sulle richieste di
estradizione. Ma, spiegava Minale, esiste un problema di
ragionevolezza. «Il procuratore capo mi faceva velatamente intendere
che altrimenti sarei incorso in un'omissione di atti di ufficio», ha
detto ieri il ministro. Ipotesi piuttosto astratta, ma resta il
fatto che Castelli ha lasciato per 5 mesi i pm milanesi sulla
graticola, bloccando l'indagine. Che adesso invece potrà riprendere
perché resta in piedi la possibilità di processare gli agenti Cia in
contumacia. «Non me la sento di mandare agli Stati uniti il segnale
che ci occupiamo di arrestare i cacciatori di terroristi», ha
argomentato Castelli. «Presenteremo una nuova richiesta al prossimo
ministro della giustizia nella convinzione di poter ottenere una
diversa valutazione», ha risposto a stretto giro il procuratore
aggiunto di Milano Armando Spataro, titolare dell'inchiesta sul
rapimento di Abu Omar (ma a Milano stavano indagando sull'ex imam
già prima della rumorosa intromissione Cia). «La decisione del
ministro - ha aggiunto Spataro - seppure interviene dopo oltre
cinque mesi configura un'assunzione di responsabilità di cui la
procura non può che prendere atto». Non basta, perché il ministro ha
lasciato cadere un'estrema allusione, dicendosi dispiaciuto di
essere stato costretto a decidere «perché in questo modo si blocca
un'operazione che stavamo portando avanti con gli Stati uniti che
speravo andasse in porto. Ora non ho più alcuna arma di pressione».
Castelli non ha voluto spiegare meglio, solo che «poteva andare a
vantaggio del paese». Sembra un modo, obliquo, per accampare
possibili sviluppi del caso Calipari: la procura di Roma aspetta un
segnale per poter procedere contro Mario Lozano, il mitragliere che
il 4 marzo 2005 uccise Nicola Calipari sparando all'automobile dove
c'era anche Giuliana Sgrena lungo la strada per l'aeroporto di
Baghdad. Ma sciaguratamente per Castelli nulla sembra muoversi su
quel fronte, a dispetto delle sue «trattative». Tanto da autorizzare
il sospetto che ci siano anche altre partite aperte con la giustizia
Usa, una per tutte: le rogatorie Mediaset. «Il ministro mi aveva
effettivamente parlato di una trattativa complessa con gli Stati
uniti - ha confermato ieri sera il procuratore generale di Milano
Mario Blandini, il tramite tra Castelli e la procura, - ma anche che
intendeva attendere altri 15 giorni dopo di che avrebbe risposto
alla richiesta di estradizione». Era l'8 marzo scorso.

ANDREA FABOZZI
Dal "Manifesto" del 13/04/2006
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