Agli student* francesi, ai ribelli di marzo, ai movimenti europrecari Sappiamo che l’incontro precede sempre la forma e apre un campo di possibilità. L’incontro che fa una ribellione, che articola una resistenza, che permette una fuga. Un incontro felice, quallo che abbiamo fatto raggiungendo la Sorbona, con le nostre carovane intermittenti; ospitandovi nelle nostre facoltà (a Roma, Padova, Napoli, Bologna, Torino). Un incontro che parla del comune delle nostre lotte: di quante cose straordinarie stanno accadendo adesso in Francia, di quante cose accadute in Italia nei mesi dell’autunno trascorso. “Siamo stufi del vostro ricatto, vogliamo vivere, vogliamo essere felici!” La precarietà è il ricatto che vogliono imporci, in Francia come in Italia, eppure ci chiedono di essere creativi, sorridenti, di saper inventare cose che nessun altro aveva fatto prima. La nostra unicità, il carattere irripetibile e singolare della nostra creatività non ha prezzo. È una pratica che non accetta ricatti, che non vuole povertà nè miseria, è una pratica che sta stretta nei diritti e nelle forme tradizionali del lavoro. Per più di un mese abbiamo occupato le nostre università durante l’autunno; in 150.000, respinti più volte dalle cariche della polizia, abbiamo assediato i palazzi del governo e della decisione illeggittima. Soli, al contrario vostro, abbiamo tentato di generalizzare il conflitto sulla precarietà e sui saperi. In Italia, però, una cultura politica e sindacale dura a morire pensa alla formazione come ad un terreno separato dalla produzione, agli studenti come ad un elite minoritaria, alle lotte sulla precarietà come ad un miscuglio di corporativismo e di scivolate concertative. E forse anche noi, piuttosto che invadere continuamente le strade, abbiamo troppo insistito sull’autogestione delle nostre università, non abbiamo saputo rischiare abbastanza le forme dello “sciopero metropolitano”. Queste forme le abbiamo viste all’opera, straordinarie, durante le giornate di marzo, a Parigi, a Marsiglia. La velocità del blocco, la rapidità e la gioia dell’indignazione. Abbiamo visto anche, a volte essendone vittime, la ferocia della repressione di un governo impopolare e bugiardo. 2.700 gli arresti e i fermi effettuati fino ad oggi: per tutt* chiediamo l’immediata libertà, così come libertà e amnistia chiediamo per le lotte sociali di questi anni in Italia (sono circa 8.000 i processi a carico del movimento dal G8 di Genova a oggi). La nostra rabbia, la nostra felicità non può essere processata! Come già hanno fatto alcuni nostri compagni, presenti ormai da settimane a Parigi, nella grande assemblea di Toulbiac di martedì 4 aprile, vogliamo aprire una nuova questione, definire la possibilità di un “nuovo incontro”. Sappiamo, infatti, che Sarko tenterà di aprire una trattativa ipocrita con i sindacati e che forse i sindacati faranno la loro parte. Sappiamo che il Cpe è un cuneo per aggravare le condizioni di precarietà giovanili, già diffuse ed estese in tutta Europa. Pensiamo che la MayDay parade di Parigi possa essere una grande occasione per allargare un tessuto comune di lotta alla precarietà. La MayDay si svolgerà, al pari dello scorso anno, in tante metropoli europee, ma riteniamo che quella parigina rappresenti la possibilità per tutti di cambiare di segno l’immaginario, il respiro materiale dei conflitti europei. L’unica Europa possibile, quella che ha in odio seriamente le sovranità nazionali e i confini, è l’Europa dei movimenti, delle pratiche radicali, delle istanze irriducibili alla rappresentanza politica. L’Europa dell’insorgenza pracaria che chiede diritti, reddito, felicità: questa è Parigi, questa è la nostra MayDay! Per questo ci diciamo disponibili ad aprire un processo in questo senso. Un processo che ci porti ad prendere i treni autoriducendo il biglietto - perchè la mobilità è un diritto - e a raggiungere Parigi nel giorno del primo maggio. Un processo che vorremmo composto anche di momenti di discussione, di elaborazione comune, di contaminazione reciproca. Proponiamo, infatti, che il 2 maggio possa essere occasione di una grande assemblea europea degli studenti e dei precari. Una proposta la nostra che è già ricerca pratica, materializzazione di una possibilità! Con le vostre lotte non siamo semplicemente solidali, le vostre lotte sono le nostre, la vostra vittoria è la nostra! “La felicità è sovversiva quando si collettivizza”, e noi non abbiamo bisogno di riparo alcuno, il vostro rischio è il nostro! Studenti e precari, dalle lotte dell’autunno, al marzo parigino (roma, padova, venezia, bologna, pisa, napoli, torino, trento, trieste, vicenza, alessandria)
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