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mercoledì 05 aprile 2006
Breve storia dei servizi segreti italiani

Tratto da www.misteriditalia.com

Non esistono i servizi segreti deviati, ma le deviazioni dei servizi segreti



I servizi segreti dell¹Italia democratica nascono ufficialmente il 1
settembre 1949, sulle ceneri - ma mantenendo in pieno uomini e strutture -
del vecchio SIM, il servizio d¹informazione militare, nato durante il regime
fascista: il suo nome è SIFAR (Servizio Informazioni Forze Armate).
Già nella costituzione del SIFAR c¹è qualcosa di anomalo: nessun dibattito
parlamentare, ma solo una circolare interna, firmata dall¹allora ministro
della Difesa Randolfo Pacciardi, repubblicano.
Dalla nascita della Repubblica, l¹Italia ha atteso più di tre anni, quindi,
per dar vita all¹organismo che dovrebbe tutelarne la sicurezza, il tempo
necessario a "scaricare" le sinistre dal governo e ad aderire al Patto
Atlantico.

Il primo direttore del SIFAR è il generale di brigata Giovanni Carlo Del Re
che opera sotto l¹esplicita supervisione dall¹emissario della CIA in Italia,
Carmel Offie.
In carica per tre anni, Del Re viene sostituito nel 1951 dal gen. Umberto
Broccoli ­ l¹uomo che ­ almeno sulla carta - darà l¹avvio a Gladio,
sostituito, neppure un anno e mezzo dopo, dal gen. Ettore Musco.
Anche Musco, che nel 1947 aveva formato l¹AIL (Armata Italiana per la
Libertà) - una formazione diretta da militari, sostenuta economicamente e
militarmente dai servizi segreti americani, incaricata di vigilare su
un¹eventuale insurrezione comunista ­ fu uomo di stretta osservanza CIA e
proprio sotto il controllo americano portò a termine l¹acquisto dei terreni
di Capo Marrargiu, in Sardegna, dove sarebbe sorta la base di Gladio.

GLI ANNI DI DE LORENZO
Ma è con l¹avvento ai vertici del Sifar del gen. Giovanni De Lorenzo che i
servizi segreti italiani si trasformano e cominciano a giocare un ruolo
preponderante sulla scena politica italiana. La nomina di De Lorenzo non è
casuale: a caldeggiarla, con insistenza, è l¹ambasciatrice degli USA Claire
Booth Luce, ma il generale è uomo molto gradito anche alle sinistre che per
anni equivocheranno sui suoi meriti resistenziali.
De Lorenzo assume le redini del SIFAR nel gennaio del 1956. Resterà in
carica fino all'ottobre del 1962: quasi sette anni filati, fatto mai
accaduto, neppure in seguito, nella storia dei servizi segreti italiani. E¹
sotto la gestione De Lorenzo che l¹Italia sottoscriverà il piano, redatto
dalla CIA, denominato "Demagnetize" il cui assunto è:

«La limitazione del potere dei comunisti in Italia e in Francia è un
obiettivo prioritario: esso deve essere raggiunto con qualsiasi mezzo».
Gli anni di De Lorenzo al SIFAR sono gli anni delle schedature di massa
degli italiani: verranno raccolti oltre 157 mila fascicoli, molti dei quali
abusivi e falsi, in gran parte del tutto superflui per la sicurezza, ma
utili strumenti di pressione e di ricatto.
Nominato sul finire del 1962 comandante generale dell¹Arma dei carabinieri e
quindi costretto a lasciare la guida del servizio segreto, De Lorenzo riuscì
comunque a mantenere il controllo del SIFAR, facendo in modo che al suo
posto venisse nominato un suo fedelissimo, Egidio Viggiani e che i posti
chiave del servizio stesso fossero occupati da suoi uomini di fiducia:
Giovanni Allavena - responsabile, contemporaneamente, dell¹ufficio D
(informazioni) e del CCS (controspionaggio) ed in seguito egli stesso ai
vertici del SIFAR­ e Luigi Tagliamonte che assumerà il doppio (e
incompatibile) incarico di responsabile dell¹amministrazione del SIFAR e
capo dell¹ufficio programmazione e bilancio dell¹Arma.
E¹ con De Lorenzo ai vertici dei carabinieri che si acuisce la tensione in
Alto Adige, una regione attraversata all¹epoca da una forte vena
irredentista filo-austriaca e, nel luglio del 1964, si ode il famoso "rumor
di sciabole" di cui parlò l¹allora segretario socialista Pietro Nenni,
allorché la formazione del secondo governo di centro-sinistra, guidato da
Aldo Moro, si realizzò sotto la minaccia, più o meno velata, di un colpo di
stato: il Piano Solo.

NASCE IL SID
Anche se lo scandalo delle schedature del Sifar e del Piano Solo verranno
alla luce solo tre anni dopo, nel 1967, grazie ad una campagna di stampa del
settimanale L¹Espresso, condotta dai giornalisti Lino Jannuzzi ed Eugenio
Scalfari, già nel 1965 il SIFAR viene sciolto.
E¹ uno scioglimento solo di facciata, l¹ennesimo: con un decreto del
Presidente della Repubblica, il 18 novembre 1965, nasce il SID (Servizio
Informazioni Difesa) che del vecchio servizio continuerà a mantenere uomini
e strutture.
Il comando del SID viene affidato all¹amm. Eugenio Henke, genovese, molto
vicino al ministro dell¹Interno dell¹epoca Paolo Emilio Taviani,
democristiano.

Sotto la gestione Henke ­ che resterà in carica fino al 1970 ­ prenderà
l¹avvio la strategia della tensione che avrà come primo, tragico, risultato
la strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969).
Henke lascia il SID il 18 ottobre 1970 per essere sostituito dal gen. Vito
Miceli che già dal 1969 guidava il SIOS (il servizio informazioni)
dell¹Esercito. Non trascorrono neppure due mesi dal nuovo cambio della
guardia ai vertici dei servizi segreti italiani, che nella notte tra il 7 e
l¹8 dicembre 1970 un gruppo di neofascisti, capeggiati dal "principe nero"
Junio Valerio Borghese, ex comandante della X MAS, mette in atto un ancor
oggi misterioso tentativo di colpo di stato, nome in codice "Tora, Tora",
passato alla cronaca come il Golpe Borghese.
E¹ noto che il tentativo di colpo di stato fallì, o meglio aveva al suo
interno forze che ne avevano preventivato il fallimento. Di quel golpe che
sapeva molto era proprio il neo capo del SID, il gen. Vito Miceli che nel
sottile gioco delle alleanze politiche era legatissimo ad Aldo Moro e nemico
giurato di una altro potente democristiano: Giulio Andreotti.

Miceli di quel tentativo di golpe tacque: in primis con la magistratura.
Quando nel 1975 l¹inchiesta giudiziaria sul Golpe Borghese arriverà alla sua
stretta finale, Miceli avrà già lasciato il servizio, travolto da una serie
di incriminazioni che porteranno al suo arresto per altri fatti ancora oggi
non del tutto chiariti, come la creazione della Rosa dei Venti, un¹altra
struttura militare para-golpista e lo scontro durissimo che lo opporrà al
capo dell¹ufficio D, un fedelissimo di Andreotti, il gen. Gianadelio
Maletti. Gli anni della gestione Miceli sono gli anni dello stragismo in
Italia: da Peteano, alla strage alla Questura di Milano, da Brescia
all¹Italicus.
Come era già accaduto a De Lorenzo, anche Miceli finirà in parlamento:
eletto, anche lui, nelle file del MSI-DN di Giorgio Almirante, così come
anni dopo succederà ad un altro capo dei servizi segreti, il gen. Antonio
Ramponi, nelle file di Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini.

LA RIFORMA DEI SERVIZI SEGRETI
La prima riforma organica dei servizi segreti ­ ma anche fino ad oggi
l¹ultima ­ risale al 1977. Sempre più vicino all¹area di governo, impegnato
in una politica improntata al consociativismo, il PCI partecipa direttamente
ed in prima persona, attraverso la figura del sen. Ugo Pecchioli, alla
riforma.
Per la prima volta viene introdotta una figura di responsabile dell¹attività
dei servizi segreti di fronte al Parlamento: è il Presidente del Consiglio
che si avvale della collaborazione di un consiglio interministeriale, il
CESIS che ha anche un compito di coordinamento. Inoltre i servizi devono
rispondere di quello che fanno ad un Comitato parlamentare.
Ma un importante novità introdotta dalla riforma dei servizi segreti
riguarda lo sdoppiamento dei servizi stessi: al SISMI (Servizio
d¹Informazioni per la Sicurezza Militare) il compito di occuparsi della
sicurezza nei confronti dell¹esterno, al SISDE (Servizio d¹Informazioni per
la Sicurezza Democratica) quello di vigilare all¹interno.

Con in più un¹altra differenza: se il SISMI resta completamente affidato a
personale militare, il SISDE diventa una struttura civile, affidata alla
polizia che è diventato un corpo smilitarizzato.
Una riforma, quindi, buona nelle intenzioni, ma che negli anni a seguire
produrrà soltanto risultati disastrosi, anche perché gli uomini che andranno
a far parte del SISMI e del SISDE saranno gli stessi che hanno già fatto
parte del SIFAR e del SID e, per quanto riguarda il servizio civile, del
disciolto ­ e famigerato ­ Ufficio Affari Riservati del ministero
dell¹Interno.

Retto dal 1974 al 1978 dall¹amm. Mario Casardi, il SISMI vedrà l¹ascesa,
nello stesso anno, del gen. Giuseppe Santovito, già stretto collaboratore di
De Lorenzo.
Il SISDE, la cui direzione sarebbe dovuta spettare ad Emilio Santillo, già
capo dell¹Ispettorato per l¹antiterrosimo, pur essendo una struttura non
militare finirà proprio ad un militare, generale dei carabinieri Giulio
Grassini.
Il primo scandalo in cui incappano i servizi riformati è quello della Loggia
P2. I nomi di tutti i vertici dei servizi segreti (SISMI, SISDE ed anche del
CESIS, l¹organo di coordinamento) sono compresi nella famosa lista del
maestro venerabile Licio Gelli, scoperta il 17 marzo 1981 dai magistrati
milanesi che indagano su Sindona.

IL RUOLO DEI SERVIZI SEGRETI NEI MISTERI DEGLI ANNI OTTANTA
E¹ questa forse una pagina che non è stata ancora scritta del tutto. Di
certo oggi sappiamo che entrambi i servizi segreti sono dentro fino al collo
nel caso Moro, i 55 giorni che trascorsero fra il sequestro del presidente
della DC da parte di un commando delle Brigate rosse e l¹uccisione dell¹uomo
politico.
Omissioni, inefficienze, tacite connivenze, depistaggi, forse anche qualcosa
di più.
Molto, ma molto di più invece nella strage di Bologna dove per depistaggio,
con sentenza passato in giudicato, sono stati condannati, assieme a Gelli,
alcuni uomini del SISMI, come il gen. Pietro Musumeci e il col. Giuseppe
Belmonte. E con loro anche il faccendiere Francesco Pazienza, in seguito
imputati anche per aver creato una superstruttura occulta (il c.d.
SUPERSISMI) all¹interno del servizio segreto militare, sospettato di aver
operato in collegamento con elementi della criminalità organizzata.

C¹è da aggiungere che uomini del SISMI sono rimasti implicati anche
nell¹inchiesta sulla strage di Ustica.
Nel 1984 arriva al vertice del SISMI colui che passa per un rinnovatore: è
l¹amm. Fulvio Martini. Resterà in carica fino al febbraio del 1991 quando,
assieme al suo capo di stato maggiore, il gen. Paolo Inzerilli, finirà
travolto dalla vicenda di Gladio.
Parallelamente al Sisde si succederanno i prefetti Vincenzo Parisi
(1984-1987), che diventerà subito dopo capo della polizia e Riccardo Malpica
(1987-1991), che verrà poi condannato per lo scandalo dei fondi neri del
SISDE.
Il resto è storia recente. Gli uomini che siederanno ai vertici di SISMI e
SISDE nell¹ultimo decennio sono, per fortuna del Paese, tutte o quasi figure
di scarso rilievo, ma, almeno all¹apparenza, tutte dotate di saldo spirito
democratico.
I servizi segreti italiani sembrano aver scelto la linea del basso profilo:
forse servono a poco o a nulla. Ma almeno non fanno danni.
Anche se ­ bisogna aggiungere - trattandosi di apparati di sicurezza
(sicurezza di chi?) bisogna sempre stare attenti a non pronunciare mai una
parola definitiva.

(fonte principale: G. De Lutiis ­ Storia dei servizi segreti in Italia,
Editori riuniti, varie edizioni)

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(http://www.disinformazione.it/storia_servizi_segreti.htm)
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